PSICOTERAPIA

 Psicoterapia psicosomatica

e psicologia junghiana a Pisa

 

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Quello che offro come psicoterapeuta per essere coerente con il mio ideale di cura e di benessere, e per rendere condivisibile ciò che mi anima è un percorso la cui meta è l’esperienza della totalità di se stessi, ove i disagi psichici sono indici di quella complessità spesso non libera, ma distorta, sconosciuta, negata, temuta, proiettata sugli altri e su fatti e cose esterne, ma che saggiamente si manifesta nei sogni e nel corpo indicandoci la via per il superamento dei nostri conflitti interiori . Fare esperienza dell’emotività che risiede in questa complessità, da accesso alla possibilità di osservarsi con serenità e  ad una comprensione e trasformazione della personalità.

 

 

6 risposte a PSICOTERAPIA

  • FEDERICO LEONI scrive:

    Esser vivi è sentimento ed esperienza di essere eterni, dice Spinoza, il mio beneamato filosofo. Eterni non vuol dire durare nel tempo. E’ un talento che va coltivato con la costante meditazione sulla vita e non sulla morte. Come quella che, ad esempio, ho svolto nel mio contributo al convegno “Un padre”. Ha a che fare con il “conatus”, la “cupiditas”, la “laetitia” e la “tristitia”, con l’immaginazione secondo il tempo, con la ragione secondo un certo senso dell’eternità e con l’intuizione secondo l’eternità (ancora Spinoza).
    Il “contatto con la psiche inconscia” è meditazione sulla vita? Il rapporto con i sogni? Medito il “sogno di Coleridge”, reso celebre da Borges; e queste parole di George Enesco, utilizzate da Wallace Stevens: “L’esercizio essenziale, la meditazione, non lo sospendo mai…Vivo un sogno permanente, che non si ferma né di giorno né di notte”.

    • Zaira Cestari scrive:

      Grazie Federico. Grazie del commento e del prezioso seminare e concimare terreni da cui puo nascere qualcosa di nuovamente nutriente. Credo che il contatto con la psiche inconscia non sia solo meditazione sulla vita, ma sia necessariamente vita umana.

      • FEDERICO LEONI scrive:

        Stevens utilizza Enesco in esergo alla sua splendida poesia intitolata “Il mondo come meditazione”, che parzialmente mi permetto di seminare nel terreno di questa meditazione che è essa stessa vita.

        “E’ Ulisse che sopraggiunge dall’oriente,
        il viaggiatore interminabile? […]
        […] Qualcuno sta muovendo

        all’orizzonte e alzandosi sopra esso.
        Una forma di fuoco avvicina le cretonnes di Penelope,
        […] anima il mondo che abita.

        […]

        Ma era poi Ulisse? O era il calore del sole
        sul guanciale? Il pensiero le batteva dentro come il cuore.
        I due continuavano a battere insieme. Era solo il giorno.

        Era Ulisse e no. Ma essi si erano incontrati,
        amico e amica cari e l’incoraggiamento di un pianeta.
        […]

        Avrebbe parlato un poco fra sé nel pettinarsi,
        ripetendo il nome dalle sillabe pazienti,
        mai dimenticando lui che continuava tanto ad avvicinarsi”.

  • FEDERICO LEONI scrive:

    Nel vangelo di Luca, Giuseppe sogna due volte, di Maria e di Gesù: dunque, interpretiamo e festeggiamo, nell’occasione del Natale, due sogni.
    Nella metafora semantica del Bambino-Che-Nasce v’è la convocazione di un istante della fine e un istante dell’inizio. Ciò rende la seguente poesia di Borges potente a dar senso (ontologia semantica!) all’accadere natalizio e a quello del calendario. La riscrivo ingiustamente abbreviata e manipolata con i necessari adattamento tra parentesi […].

    [NATALE E] FINE D’ANNO

    [Né un bambino che nasce]
    né la minuzia simbolica
    di sostituire un [cinque] con un [sei]
    metafor[e] che convoca[no]
    un attimo che muore e un altro che sorge
    [……………………………………….]
    sconcertano e scavano
    l’altopiano di quest[e] [due] nott[i]
    e ci obbligano ad attendere
    i dodici irreparabili rintocchi.
    La causa vera
    è il sospetto generale e confuso
    dell’enigma del Tempo;
    è lo stupore davanti al miracolo
    che malgrado gli infiniti azzardi,
    che malgrado siamo
    le gocce del fiume di Eraclito,
    perduri qualcosa in noi:
    immobile.

    Borges scrive “imòvil”. Preferirei tradurre “eterno”, o, con Kafka, “indistruttibile”
    Come che sia, siano, queste due, notti agite nelle metafore dell’esser vivi, dell’accadere sub specie aeternitatis.

    “Dall’altro lato della porta un uomo
    espelle la sua corruzione, […]
    […]
    […] Ringraziamo
    i vermi e l’oblio.”
    [BORGES, La prova]

    “Non c’è nulla di antico sotto il sole.
    Tutto inizia per la prima volta, ma in modo eterno.
    Chi legge le mie parole sta inventandole.”
    [BORGES, La felicità]

  • Zaira Cestari scrive:

    Grazie Federico. Bellissima.

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