Archivi del mese: settembre 2015

Intervista itinerante a Remo Roth a cura di Zaira Cestari 

Vi segnalo la pubblicazione sulla rivista di psicologia l’ Anima fa Arte dell’intervista itinerante a Remo Roth a cura di Zaira Cestari.

Qui potete scaricare la rivista

 

 

Abstract

Vivendo con l’intento di stare in ascolto di ciò che le vita mi propone e che parla al germe creativo che è in me (come c’è in ognuno di noi), ho conosciuto il Dott. Remo Roth. La nostra conoscenza è avvenuta nel momento in cui l’idea e il percepire, attraverso la pratica clinica, che la tipologia psicologica “junghiana” fosse una delle intuizioni fondamentali di Jung e che andasse sviluppata, stava assumendo la forma di una base dalla quale poter avventurarmi. Il mio interesse per Remo e per i suoi sviluppi clinici, e la decisione di, in qualche modo creare curiosità intorno al suo lavoro, nasce dalla comune attenzione alla tipologia psicologica di sè stessi e dei pazienti e alla trasformazione che può attivarsi dalla conoscenza di come funzionano le nostre funzioni psichiche e quindi dalla conoscenza dei diversi sguardi, della diversità presente in noi e fuori di noi.
Il nostro incontro ha avuto come sfondo e come contenitore costante il caldo di questo forte luglio e l’acqua riposante del lago di Zurigo. L’intervista si è svolta principalmente in viaggio verso I luoghi di Jung con alla guida Eva, la compagna di Remo. La conversazione è avvenuta in modo informale, e anche Eva ha contribuito al dialogo che si è reso così, più ampio, sia per quanto riguarda l’approfondimento dei contenuti, sia per quanto riguarda l’opportunità di fare esperienza dei fenomeni, delle idee e dei racconti da diverse angolature, come lo studio e l’osservazione della tipologia stessa ci invita a fare.
In questa sede riporterò solo ciò che concerne il titolo di questo articolo, ovvero la relazione maestro-allievo e di come tale relazione si pone nel e per il processo d’individuazione, sebbene ci vorrebbero altri 3 o 4 articoli per toccare tutti i punti affrontati in questo viaggio. Tuttavia spero che, dall’intervista qui riportata, sia possibile scorgere spunti teorici e particolari intuizioni che ritengo meritino approfondimento e che possono essere ritrovati nei libri scritti da Remo Roth, (“I cercatori di Dio”, 1992, Di Renzo Edizioni e “Return of the World Soul”, part I (2011) and Part II (2012) Pari Publishing, e altri in corso d’opera.

Zaira Cestari

 

 

L’immaginazione attiva e Il problema della congiunzione degli opposti

Titolo: L’immaginazione attiva e Il problema della congiunzione degli opposti.

Zaira Cestari

Negli anni immediatamente precedenti le due guerre mondiali, alla coscienza dello psichiatra C.G. Jung, si impongono immagini che ritraggono questo continente invaso da un mare di sangue. Inizialmente egli crede di essere sull’orlo di una psicosi, ma quando la prima guerra scoppia, si rende conto del significato delle sue immagini ed inizia un viaggio interiore che poi chiamerà Immaginazione Attiva, la cui esperienza è illustrata e commentata nel Libro Rosso.
This paper parlerà della testimonianza che questo libro costituisce nell’ambito del problema delle polarità archetipiche. La pratica dell’immaginazione attiva, tutt’ora poco diffusa, costituisce una risorsa individuale e collettiva per far fronte alla crisi mondiale in un epoca in cui il vedere ipetrofico ed estrovertito ha condotto ad una profonda scissione degli opposti archetipici e il conflitto che ne deriva è proiettato nel mondo esterno in proporzioni notevolmente aumentate.
La visione interiore dell’immaginazione attiva è una via per riportare alla consapevolezza che ciò che non è risolto dentro di sé, confligge all’esterno, assunto che vale per la vita di un individuo e a maggior ragione per il riflesso sull’intera società.
L’immaginazione attiva si contraddistingue come percorso di trasformazione che si attua attraverso la visione della cosmologia interiore, senza la quale non è possibile avere coscienza degli opposti e dei conflitti che derivano dalla loro scissione.

Title: The Active Imagination and the problem of the conjunction of the opposites.

In the years immediately preceeding the two World Wars, from the consciousness of the psychiatrist C.G. Jung arose images portraying Europe flooded by a sea of blood. At first, he believed to be on the verge of psychosis, but then, when the war started, he began to realise what those images meant, and ventured himself into an exploration of the inner self, that he afterwards called “Active Imagination.” This whole experience is illustrated and commented in the Red Book.

This paper dwells on the testimony embodied by the book, regarding the issue of  the archetypal polarities. The practice of the Active Imagination, still not popular in mainstream culture, represents an individual and collective source apt to overcome the global crisis, in an Era, which we live in today, where the hypertrophic and extroverted vision has brought a profound division in the archetypal opposites. The outcoming conflict is projected to the outside world, in greater proportions.

The internal vision of the Active Imagination opens a path to reignite counsciousness, clarifying that whatever is unsolved in the inner self, conflicts externally. What we said has a value for the life of the individual, and, moreover, as a consequence to Society in its entirety. 

The Active Imagination is connotated as a way of  transformation wich is perpetrated through the vision of the inner cosmology: a process without which, to acquire consciousness of the opposites, and the conflicts deriving from their division, wouldn’t be possible.

Oracolo di Delfi, vista panoramica

Oracolo di Delfi, vista panoramica

Leggi l’articolo scaricandolo da Academia.edu.

Partecipazione come incaricata Isars ( International Society for Academic Research on Shamanism) presso il 12 congresso internazionale, tenutosi a Delphi, Grecia dal 9 al 13 ottobre 2015, dal titolo

Sacred Landscapes and Conflict Transformation:

History, Space, Place and Power in Shamanism

Zaira Cestari, Psicologa e Psicoterapeuta ad orientamento analitico junghiano e psicocorporeo

Avvicinarsi al proprio mondo interno tra le immagini dei sogni e i segnali del corpo

11 febbraio 2015, Sulmona (CH), all’interno del ciclo di seminari  “Incontri con la psiche”  organizzati dalla Dott.ssa  Francesca Bellini e dal Dott. Gianni D’arcangelo.

30 aprile 2015, Piazza Attias, 21C, Livorno

I sogni sono le parole guida dell’anima. Come potrei non amare i miei sogni e non rendere le loro immagini enigmatiche oggetto delle mie quotidiane riflessioni? Tu pensi che il sogno sia cosa sciocca e brutta. Ma che cosa è bello e cosa è brutto? Che cosa intelligente e che cosa è sciocco? Il tuo metro di misura è lo spirito di questo tempo. Lo spirito del profondo però gli è superiore sotto ogni riguardo. C.G. Jung, Libro Rosso, p. 233

Questa splendida citazione ci introduce al seminario del 30 aprile in cui inizieremo a considerare i sogni, argomento per molti ancora misterioso e il corpo, elemento invece troppo oggettivizzato, dalla prospettiva del profondo.
Appoggiandoci ad antiche immagini alchemiche, riprenderemo i tipici opposti del celebre conflitto tra spirito e materia, per vederli accostati in quel viaggio verso l’ascolto di sé.
In un epoca intrisa di deresponsabilizzazione e di sensi di colpa, di conflitti e lacerazioni, i sogni e il corpo sono sempre li, compagni fedeli per comunicare , al di la del bene e del male, cio che sta avvenendo dentro di noi e per guidarci nonostante una nostra inconsapevolezza, verso il superamento di ostacoli sul nostro cammino.

Zaira Cestari, Psicologa e Psicoterapeuta ad orientamento junghiano e bioenergetico.

Partecipazione libera e gratuita.

La Teoria della clinica junghiana: introduzione alla psicologia analitica

7 febbraio 2015. All’intero  del ciclo di seminari Alla Ricerca dell’Anima, Livorno, organizzati da Aipa.

A seguire la presentazione delle fondamenta della psicologia analitica, ci si addentrerà in quello che è il tema di verifica delle basi della suddetta psicologia: l’equazione personale dello stesso Jung che lo ha portato alla creazione di un enorme opera, di cui parte è ancora inedita e forse anche per questo, la comprensione di essa è ancora in divenire. La personalità del creatore è lo specchio d’acqua da cui è nata la psicologia complessa che approfondiremo in questi seminari. La sua opera, da cui sono scaturiti numerosi ampliamenti di altri studiosi, si origina dalla conoscenza che l’autore ha fatto di se stesso e che ha lasciato traccia in due delle sue opere più pregnanti (il Libro Rosso e Ricordi Sogni e Riflessioni) e dalle numerose lettere a persone significative incontrate nel corso della sua lunga vita. Vedremo quindi quanto la comprensione delle sue intuizioni e dei suoi studi è imprescindibile da una curiosità rispetto alla sua poliedrica personalità.

Video: La ricerca dell’Anima, conferenza stampa, Comune di Livorno

Zaira Cestari

Processo Corporeo, Bioenergetica e Respiro

Sabato 5 marzo, inaugurazione di un gruppo di lavoro sul corpo e le emozioni.

Presso lo studio Yoga Shadana a pisa, dalle 10.30 alle 16, con pausa pranzo “Porta party”.

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Lavoreremo sul processo corporeo, quello che avviene ad un livello sia piu visibile, sia piu sottile, quale fenomeno che è linguaggio universale. Invito alla diffusione oltre che alla partecipazione.

La rinascita del mondo e della società, sia fa attraverso i singoli.

Non cerchiamo troppo lontano da noi (in filosofie il cui modello di pensiero è diversissimo dal quale siamo abituati, a meno che abbiamo un inclinazione naturale e non intellettuale verso tali “Vie”) ma avviciniamoci a ciò che ci è oscuro, spaventoso e disturbante, attraverso noi stessi.

Le energie che si muovono entro il nostro organismo non sono qualcosa da concettualizzare con concetti a noi sconosciuti. Troppo spesso vedo gente parlare di chakra senza avere una minima consapevolezza corporea,ma potendo tenere conferenze di ore su che cosa siano i chakra. La saggezza non sta nella conoscenza dei concetti, che sono convenzioni intellettuali.
Le convenzioni sono vuote se non hanno il loro substrato naturale: la percezione.
Da sempre i saggi non sono sono coloro che gareggiano con il sapere, ma coloro che rendono nuovo il sapere attraverso la loro peculiare esperienza.

Vi aspetto il 5 marzo. Ciao

Laboratorio esperenziale:

CORPO ed EMOZIONI

Siete tutti invitati Sabato 5 Marzo, presso il centro Studio Yoga Sadhana di Pisa, per un laboratorio esperenziale dal tema “Corpo ed emozioni”.

“Noi siamo nel corpo e siamo il corpo.

Noi sogniamo e siamo i nostri sogni.

Corpo e sogni hanno il loro vocabolario. 
Da lontano è diverso e i segni sono indistinguibili, indecifrabili, incomprensibili.

Da vicino il loro messaggio è sottilmente ma solidamente percepibile.”

Zaira Cestari

 

Cascate del Reno, luglio 2015

Cascate del Reno, luglio 2015

Proponiamo una giornata in cui grazie a degli esercizi psicocorporei (di bioenergetica) specifici, sistematizzati da Alexander Lowen, medico e psicoterapueta, e un lavoro in cui il vissuto corporeo trova uno spazio, così come il sogno trova uno spazio durante il nostro sonno, il corpo smette di essere un involucro pesante e preoccupante, e diviene messaggero saggio e fidato, ove i pensieri, le emozioni, i sentimenti, le azioni e le intuizioni trovano una casa comune.

Il laboratorio si svolgerà dalle 10,30 alle 16,00
con una pausa pranzo PORTA PARTY (ognuno porta qualcosa per sè e per gli altri).

Conducono:

Dott.ssa Zaira Cestari, psicologa e psicoterapeuta. Si occupa di corpo, sogni e danza. Per maggiori info: www.cestarizaira.info

Dott. Valerio Casini, conduttore di classi Bioenergetiche, musicista e sociologo.La giornata ha il costo di 40 euro.Prenotazione necessaria (posti limitati)

Per info e prenotazioni:
3398041610 – Zaira
3389142829 – Valerio

Evento Livorno

Segnalo un interessante, nonchè importante (per il recupero della piena vitalità e per l’autenticità) evento promosso dal collega Valerio Casini.

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Prossimamente anche a Pisa.

 

 

 

Per un’evoluzione globale di sè

Un corso che promuove la consapevolezza globale (intelletuale, emotiva, e somatica) del legame tra corpo e mente.

Gli esercizi proposti hanno hanno per obiettivo l’esperienza sensoria della propria psiche fisica in modo da includerla in una consapevolezza gobale di sé.

Ad un ampliamento della consapevolezza, si affianca un cambiamento nella percezione del proprio corpo, delle proprie tensioni muscolari e delle proprie posture, che a loro volta mettono in rilevo la complessità dell’insieme psiche-soma e facilitano l’emergere delle ricchezze interiori.

La finalità di chi si avvicina al corso è quella di migliorare l’armonia psiche-soma, che si realizza in un miglioramento del respiro, della postura, della percezione di sé e del mondo.

7 incontri bimensili

ogni due mercoledi dalle 21.30 alle 23.00

Costo dell’intero corso è 150 euro

Conduce Zaira Cestari, psicoterapeuta ad indirizzo analitico junghiano, approccio psicosomatico e corporeo.

É consigliato abbigliamento comodo e calzini 

Consulenza e Psicoterapia a distanza (Skype)

La psicoterapia a distanza è preferibile una volta avvenuta una tappa del percorso dal vivo, quando è già avvenuta una conoscenza vis a vis con l’espressione di tutte le difficoltà e le emozioni che si manifestano in una relazione concreta, ove a mettersi in relazione è anche la psiche incarnata, ove quell’inconscio che si manifesta nel corpo, si manifesta in tutta la sua potenza, quando sa che è in un contesto in cui può essere visto e accolto, seppure la coscienza possa far di tutto per controllarlo e metterlo a tacere. Lo schermo connette ma separa e questo può addirittura rivelarsi utile in certe fasi della terapia, ad esempio quando la dimensione non verbale è un contenitore regressivo che contrasta l’evoluzione di un indipendenza del pensiero e del sentimento. Ma quando invece ad essere regressivo è l’uso eccessivo di una funzione che pone distanza come appunto la razionalità del pensiero e del sentimento (intesa come funzione che dà giudizi di valore a oggetti interni od esterni) l’aspetto percettivo della relazione diventa essenziale.

In un’epoca in cui l’evoluzione tecnologica è stata veloce, l’adattamento umano si è rivelato in parte assai buono. Capaci di affidarci al nostro simbolizzare ed astrarre, riusciamo a sentirci interamente connessi anche a distanza. Tuttavia nei casi in cui la distanza è una difesa psichica abituale, uno schermo può rallentare il processo della discesa nelle profondità dell’inconscio e della relazione.

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Sapere questo è utile al fine di strutturare il percorso terapeutico online tenendo conto di limiti e risorse diverse. Negare la realtà delle forme preclude la possibilità di trascendere questi limiti e di renderli preziosi, e quindi è importante monitorare sempre gli effetti che lo schermo ha sulla relazione terapeutica.
Talvolta Skype si rivela necessario: quando avvengono spostamenti in Italia o all’estero prima che il percorso terapeutico abbia avuto una sua armonica chiusura o quando si verifica una difficoltà a trovare una psicoterapia in lingua madre nel paese estero ospitante.

Due aspetti: la chiusura della terapia e la lingua.

La chiusura armonica è qualcosa che avviene a livello percettivo, ma talvolta la coscienza del cliente ( e puo accadere anche nel terapeuta, anche se si spera che questo aspetto non venga agito in terapia) non è in accordo con questa percezione. Tale percezione riguarda il raggiungimento di un equilibrio, il superamento di un conflitto interno del paziente e la percezione che quella relazione non è funzionale al passo successivo. Forse si necessita ora di sperimentare la capacità di un introspezione indipendente e la capacità di tollerare la frustrazione di sentirsi impotenti di fronte alla propria natura, oppure si necessita di un terapeuta di sesso e età differenti. Quando questa chiusura armonica non è possibile, per paure o per eventi esterni di forza maggiore, spesso a distanza di tempo si riavverte la necessità di riprendere quel percorso, insomma, “tutti i nodi vengono al pettine”. Continuare la terapia a distanza può essere allora una buona alternativa ad una chiusura drastica nel caso di interruzioni per forti cause esterne (trasferimenti o malattie), ma anche in questo caso è opportuno portare alla luce gli effetti del forte cambiamento strutturale delle sedute, che possono essere percepiti in un modo e cambiare nel corso del tempo.

La spiegazione dell’importanza di affrontare una terapia in lingua madre è contenuta nel significato etimologico della parola madre stessa, nonchè della parola lingua. Madre: ciò da cui una cosa procede, che genera, che produce, che contiene. Lingua, da lambire: toccare leggermente qualcosa di umido.
Spesso sento dire che l’aver studiato o vissuto tanto all’estero o lavorare e studiare tanto con un lingua come l’inglese non crea problemi in una terapia in questa nuova lingua.
Forse non ne crea e ne crea. Intendo con questa contraddizione che per qualcuno sarà piu difficoltoso che per altri e che qualcosa di dificoltoso non significa che sia problematico. Tuttavia la lingua madre attinge e torna al livello più profondo, ove si è più vicini alla totalità psichica e ove è più possibile osservare meglio.
Tornando infatti, al signficato etimologico, la qualità di madre di una lingua è che si distingue dalle lingue apprese in un periodo successivo alla prima infanzia, poiché essa veicola toccando delicatamente cio che contiene a livello inconscio, e che a sua volta genera a livello inconscio dei significati e delle nuove narrazioni simboliche. La lingua è più di un insieme di parole traducibili. E’ qualcosa che è indossolubilmente legato al suono e alle immagini e a come risuona in noi. E’ qualcosa che va oltre il razionale ed attinge a strati profondi che difficilmente possono essere raggiunti imparando una lingua in un’età differente da quella neonatale. E solo una lingua che attinge al simbolico può raggiungere questi livelli.

Zaira Cestari

Pensare col Corpo

Pensare col Corpo:

integrazione tra esercizi di Bioenergetica , Mindfulness  e Yoga

 

 “Pensare col corpo” è un approccio psicocorporeo ad una dimensione psichica tralasciata da secoli dal mondo occidentale, difficilmente recuperabile da approcci totalmente “orientali” poichè siamo “geneticamente” occidentali nell’inconscio. Pensare col corpo è un primo passo per avvicinarsi autonomamente, e non attraverso saggie ed autorevoli (che cmq io apprezzo) discipline al comunicare sottile del corpo, che sembra così pesante se non ascoltato. 

Nell'immagine: Ma douce rose, John Waterhouse

Nell’immagine: Ma douce rose, John Waterhouse

Tale modello si inserisce naturalmente all’interno del percorso di psiche-analisi: in tal caso viene esplorata la propria dimensione psichica ove per psiche intendo l’intera esperienza, anche e a partire dal corpo.

Pensare col corpo può essere invece il livello principale d’intervento: in particolare presteremo attenzione all’anatomia esperenziale, ovvero all’ascolto, al riconoscimento e alla sperimentazione di come cambia il corpo in relazione alle diverse situazioni in cui si trova.

Nel caso di consulenze o terapie via Skype l’approccio corporeo sarà limitato a ciò che lo strumento virtuale consente, ma non sarà assente.

Il nome di tale aspetto della terapia è stato ispirato dall’omonimo libro “Pensare col corpo” di Jader Tolja e Francesca Speciani

Zaira Cestari

Cos’è l’utile in psicoterapia

Utile è cio che contribuisce direttamente al completare te stesso
Non è direttamente utile cio che devia dalla strada sopra menzionata
Utile è cio che soddisfa il centro e non la tirannia di sole parti
E’ utile cio che va verso l’integrazione e quindi l’espansione della coscienza ; non verso la regressione, un po come l’espansione dell’universo
Utile è cio che ti porta fin dove puoi arrivare
Non è utile cio cha ti porta a girare le spalle al limite, a cio quindi che ti porta a incontrarlo scontrandoti e a cio che ti porta a desiderarlo cosi fortemente da sbatterci contro
Utile è cio che quando è compiuto, senti per un po che c’è equilibrio, almeno finche non sopraggiunge un nuovo passo da compiersi.
Utile lo puoi menzionare solo in virtù di una relazione buona conscio-inconscio, e di un asse Io-Sè ben fluido.
Spero che questo ti sia utile.

Zaira Cestari

“Salomè non piangere!La felicità sta solo in cio che crei tu stessa, e non in cio che ricevi.” Carl Gustav Jung, Liber Novus, p. 325

L’altra metà della mela: l’introverso (traduzione di un articolo da “Quiet Revolution”)

” Venivo spesso chiamata “timida” quando ero piccola. Scommetto quanti di noi lo erano. I grandi gruppi di bambini mi rendevano ansiosa, e questo era un problema, perchè la scuola è qualcosa di conosciuto per i suoi grandi gruppi di bambini. Fuori da scuola, c’erano feste di compleanno con lotte, adunate rumorose da cercare di evitare. Niente mi faceva sorgere sintomi psicosomatici piu della frase “incontriamoci alla pista di pattinaggio”.

Con il passare degli anni cercavo di fare in modo di reprimere cio che gli altri percepivano come “timidezza”. Ho interiorizzato il concetto che sarei stata piu accettatata ad essere estroversa, cosi ho imparato ad essere una farfalla sociale e feci in tempo a sentirmi (una sorta) tale.

Cosi sono cresciuta e ho avuto un bambino, e si rivelò essere maldisposto alle feste come me.Io compresi da dove veniva, ma sarei stata bugiarda se avessi detto di essere stata a mio agio con ciò. Non ero a mio agio con me stessa, appunto; come avrei potuto abbracciare la natura di mio figlio?”

 

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    Immagine: Sheep Island, Ireland, agoust 2015, Zaira Cestari

 

Ho solo potuto rileggere in tempo i consigli di Priscilla Gilmann sul sito “Quiet Revolution“. E’ un dolce e sensibile invito a incoraggiare e stimolare un bimbo introverso (riservato) senza farlo sentire come un disadattato. Abbiamo bisogno di maggiori suggerimenti come questo: il suggerimento di rispettare il temperamento dei bambini, per sorreggerli invece che scoraggiarli, cosi da sollevarli da un senso di vergogna.” (traduzione mia dall’inglese all’italiano)


 

“I was called “shy” a lot when I was growing up. I bet many of us were. Large groups of kids made me anxious, which was a problem, because school is kind of known for its large groups of kids. Outside of school, there were birthday parties to contend with, rowdy gatherings to try to avoid. Nothing could cause me to break out into psychosomatic hives quite like the phrase “Let’s meet at the roller rink.”

As the years passed I managed to quash what others perceived as my “shyness”; I had internalized the notion that it was far more acceptable to be outgoing, so I acted like a social butterfly and in time came to (sort of) feel like one.

Then I grew up and had a child, and my child turned out just as party-averse as I was. I understood where he was coming from, but I’d be lying if I said I was totally comfortable with it. I wasn’t even comfortable with myself at that point; how could I embrace my kid’s nature?

If only I could go back in time to read Priscilla Gilman’s advice column on Helping Your Quiet Child Navigate Social Settings. It’s such a gentle, sensible take on encouraging and challenging a quiet kid without making them feel like they’re a bad fit with the world. We need more advice like this: advice that respects children’s temperament, that builds them up instead of breaking them down, that takes shame out of the equation.”

http://www.quietrev.com/

 

La psicoterapia del profondo: l’incontro con l’Altro, con il Diverso.

La realtà non è solo ciò che io penso, sento, intuisco, percepisco, ma anche ciò che mi si palesa davanti in modo inaspettato e che può indispormi.  Z.C.

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L’immagine: Featured Artist: Anne Bachelier – Luscious art, warm earth tones and dramatic spiritual suggestion.

Lavoro come psicoterapeuta ad indirizzo analitico junghiano, approccio che non è stato una scelta a scopi professionali, ma si è presentato come rappresentazione del mio mito personale, del senso dei miei disagi, problemi, gioie e delle motivazioni piu intense e tenaci. La visione che questa psicologia mi permette, è lo strumento principale di lavoro e di approccio alla vita, a ciò che mi accade nel quotidiano e nelle esperienze piu intense. Tuttavia la sfida e forse lo scopo di questo modus vivendi è quello di interagire con il diverso, con altri miti, altre motivazioni, altre aspirazioni, anche quindi con il mai immaginato e con cio che posso pensare come non utile per la propria crescita.

La richiesta che spesso mi viene posta nel lavoro di divulgazione della suddetta psicologia, ma anche nel quotidiano e nelle relazioni affettive, è quella di saggi consigli, mista però al timore, legittimo (e poi vedremo perchè) che io possa “psicanalizzare” nel corso di una chiaccherata.

La richiesta di cui sopra giunge per un sentimento umano che da valore alla crecita, al superamento di se stessi e all’aspirazione ad un ideale. In quest’ottica la richiesta appare allora legittima, in quanto la piscoterapia del profondo è la strada per giungere al centro di se stessi, da dove è possibile scorgere gli anfratti più oscuri della propria psiche, da dove è possibile intuire l’opposto della propia posizione cosciente, anche se non contemporaneamente e da dove le risorse per gestire gli eventi della vita esteriore e i turbamenti dell’anima sono raggiungibili nel modo più semplice possibile.

Dalla psicologia junghiana, oltre che dalla vita, apprendiamo che ogni cosa ha il suo opposto, e che il problema del male non si può evitare in questa strada. Anche questa stessa strada ha un suo opposto e anche essa, sebbene voglia ergersi al di sopra del bene e del male, getta un’immancabile ombra.

Da queste riflessioni emerge, nel percorso terapeutico, la necessità di considerare che anche l’individuazione junghiana è un mito. E allora, si può percorre la strada sapendo che il cammino non è mai finito. Nulla di cio che accade non ha un seguito.E nulla non ha il suo diverso. Ecco forse la difficoltà sta nell’accettare questo. Come se dovesse sempre esserci qualcosa di meglio, e scoprire che non è cosi, porta il conflitto inconscio ad una tragedia conscia.

Quando si scopre di non poter far altro che fare piccoli passi, diventa possibile percorerre la strada con impegno e serietà, mantenendo una visione ironica, e un energia giocosa.

La consapevolezza è importante, ma la differenza di consapevolezza tra gli esseri umani e tra un proprio prima e un proprio dopo è minuscola. Importantissima ma minuscola.

Tra la ricerca di una formula magica e il pregiudizio che la psicologia non serva a nulla, esiste qualcosa che rende entrambi gli enunciati veri ma limitati: il cambiamento è possibile, ma sarà visibile solo all’interno di aspettative umane. Nessun miracolo è prevedibile. Non impossibile ma questo come diceva Jung, dipende dal Deo concedente. La psicoterapia non può seguire le leggi scientifiche di previdibilità e replicabilità, poichè i fattori in gioco sono troppo complessi per essere estrapolati dal tutto che costituisce la relazione terapeutica. Eppure ci sono certi cambiamenti prevedibili che rendono poi a loro volta piu proabili successivi passi, come ad esempio l’iniziare a prestare attenzione ai propri sogni, aumenta l’accessibilità del sognatore ai propri sogni notturni e al proprio inconscio e

“sentirsi vivi non è solo un fatto fisico, è un fatto psichico. Siamo vivi quando ci snetiamo vivi. Ciò che ci fa sentire vivi è il contatto con la psiche inconscia, per questa ragione i sogni sono così importanti” (M.L.Von Franz, Il mondo dei sogni).

Comprendere prima e accettare poi sia la libertà ma anche la limitatezza del proprio cammino, ci pone in una dimensione in cui la coscienza è umanizzata. E l’essere umano è quello che può compiere sia il bene che il male. Il male esiste e non è solo assenza di bene. E’ una dimensione esistente al pari del bene. Non è la sola volontà che decide quale strada intraperendere, ed essere schiavi di un giudizio che condanna il male, non cancella il male.

Vadiamo questo punto con le parole di Jung:

“ (…)noi non abbiamo immaginazione del male, ma il male ci ha in suo potere. Alcuni si rifiutano di saperlo e altri invece si identificano con lui. Questa è la situaizione psicologica del mondo odierno: gli uni si chiamano cristiani e immaginano di calpestare il cosiddetto male soltanto volendolo; gli altri ne sono divenuti preda e non vedono più il bene. Il male oggi è divenuto una visibile grande potezna: metà dell’umanità si sostiene sulla base di una dottrina costruita dal raziocinio umano. Ma sono importanti proprio perche sono piccoli. Vedere il piccolo passo come importantissimo e tuttavia vedere che è solo un piccolissimo passo, ma bellissimo, comporta allo stesso tempo una liberazione da pesi assai opprimenti e un ridimensionamento dell’ego.”

C.G.Jung, Ricordi Sogni e Riflessioni

Sulla stessa linea di quanto affermato precedentemente in questo articolo, la psicoterapia del profondo non mira ad un idealità, come a prima vista, il linguaggio simbolico porterebbe a pensare, e quindi non mira alla guarigione, alla completezza come perfezione, alla completezza come bene assoluto, ma la direzione, ribadisco è quella verso il centro, da dove è possibile osservare meglio ciò che è nostro, con o senza l’accordo della volontà cosciente. La meta, che mai è raggiunta, per la natura dinamica della psiche, è quella di una coscienza il più ampia possibile e di una coscienza che rimane aperta proprio perchè vede che c’è qualcosa anche oltre a ciò che può vedere.

“O uomo, se sai quello che fai sei benedetto; ma se non lo sai sei maledetto e sei un trasgressore della legge”Vangelo aprocrifo (Codex Bazae ad Lucam)

“Faccio proprio quel male che non vorrei” S. Paolo

In questo fiume del percorso di vita e del percorso analitico, un primo importante obbiettivo dell’analisi psicologica può essere quello di iniziare a camminare sapendo che c’è sopratutto all’inizio, una forte e violenta forza di gravità che invita suadente alla regressione e quello, allo stesso tempo, di accettare che c’è tanto da fare, talmente tanto che i piccoli passi sono importantissimi

“Questo nucleo è costituito all’inconscio e dai suoi contenuti, sul quale non possiamo pronunciare alcun giudizio definitivo. Ne abbiamo necessariamente idee inadeguate, poiché siamo nell’impossibilità di comprenderne l’essenza con un atto conoscitivo, e di stabilirne i limiti razionali”

e ancora:

“La scienza si serve del termine “inconscio” e con questo ammette di non saperne niente, poiché non può conoscere nulla della sostanza dell’anima, in quanto l’anima è appunto l’unico suo mezzo di conoscenza”

(C,G.Jung, Ricordi, Sogni e Riflessioni)

E non c’è infatti una direzione giusta. L’esigenza di qualcosa di assolutamente giusto, emerge in una dimensione di ricerca di sicurezza. La sicurezza è un bisogno primario, biologico, ma su un piano psichico rappresenta la regressione. Mentre il cammino nell’oscurità, l’assunzione di un rischio che però racchiude energia psichica vitale, rappresenta un’evoluzione psicologica, e come dice E. Harding

“Evidentemente è una legge di vita che ogni essere vivente non debba ristagnarsi ma evolversi.”

La psicoterapia del profondo si svolge nella tensione tra conquista biologica (che ci da sicurezza) e conquista psicologica (che viene dal rischiare). In quest’ottica, non ci sarà mai la strada perfetta, come nemmeno una donna, un uomo, un figlio, un genitore, un amico, e cosi via, perfetto. Ci sarà un strada che ci piace e che si imparerà ad amare dopo gioie e sofferenze, dopo noie, dubbi e piaceri. Così come succede nelle relazioni.

Se qualcosa piace già è un buon segno. La ricerca di perfezione non è amore. Quando nasce amore e accettazione per la propria umanità, ci sarà la possibiità di amare anche l’Altro, lo Sconosciuto, il Diverso.

“La nostra psiche è costituita in armonia con la struttura dell’universo, e ciò che accade nel macrocosmo accade egualmente negli infinitesimi e piu soggettivi recessi dell’anima.” (C.G.Jung)

Amare il dolore e la sofferenza di se e degli altri è qualcosa che emerge in sincronia con la possibilità di rinuncia alla perfezione e quando la paura della contaminazione cessa. La psicoterapia del profondo conduce laddove è possibile lasciare emergere il caos a fianco della volontà che con calma e amore mette un po di ordine in quello stesso caos, senza urgenza o frenesia.

Zaira Cestari.

 

 

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