Archivi del mese: febbraio 2017

Il Cinema nella Psiche

In un paradigma positivista, ove la regola è la meccanica, mentre la complessità è l’eccezione, si può parlare di psiche nel cinema come di un intento rappresentativo delle dinamiche della psiche nel cinema. Da questo punto di vista la psiche può essere solo qualcosa che c’è accanto a tante altre e diverse cose.

In questa sezione del sito, che prende spunto dall’attività del Gruppo Cinema Costa (un gruppo di lavoro promosso dalla seziona toscana dell’Aipa), osserveremo i prodotti del cinema come dei reperti di vita ove osservare l’attività della psiche che tutto permea.

Non si tratterà di recensioni professionali ma di commenti psichici, per cui si consiglia di leggere un commento relativo ad un film solo dopo aver visto il film.

 

Dal Film "Persona" di Bergman

Dal Film “Persona” di Bergman

Questa sezione del sito può essere anche una guida che suggerisce di visionare certi film.

Saranno presenti commenti miei e di eventuali collaboratori. Per chi volesse scrivere un commento a qualche film può scrivermi a cestarizaira@gmail.com, che dopo l’approvazione sarà pubblicato su questa sezione del sito.

Buona visione e buona lettura!!!!

Commento al film “Sister” di Ursula Meier

Sister

Un film di Ursula Meier. Con Léa Seydoux, Kacey Mottet Klein, Martin Compston, Gillian Anderson, Jean-François Stévenin.

Titolo originale L’enfant d’en haut. Drammatico, durata 100 min. – Francia, Svizzera 2012.

 

Attenzione: non è una recensione!!!!Leggere solo dopo aver visto il Film.

 

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Commento di Zaira Cestari

Come di mia struttura, dicesi ingenua, non si è posto in me il dubbio “sorella o madre”. Da sorella e fratello si vivono, o si impegnano a vivere, e così li voglio osservare.
Vedo un fratello maggiore ed una sorella minore, a discapito dell’età e dell’aspetto fisico. Lo vedo negli occhi.
La sofferenza non è sempre misurabile con il metro della concretezza. la sofferenza non è sempre visibile, ma Simon percepisce quella di sua mamma, e sa che questa percezione la rende una sorella. Se è sorella non significa che non sia madre, figlia, amante, amica o quel che si vuole. Ma significa che non c’è più una relazione asimmetrica, ma si è fratelli o sorelle nell’umanità: ci accomuna l’umana sofferenza. Ecco Simon conosce il dolore di sua madre e sa che  invece il suo dolore è solo subordinato a quello di sua madre. Sa che se sua madre starà meglio, starà meglio anche lui. Sa che sua madre ha bisogno di libertà. La sofferenza crea anelito alla libertà. E’ sorella perchè soffre, è sorella così è libera.
Anche i soldi, Per Simon servono per cibarsi ma anche per avere calore, e si tramutano in libertà per la madre. Per Simon sono Calore, Sicurezza, per la madre Libertà.
La diade funziona finchè questi bisogni sono soddisfatti.
Una diversa pretesa, da parte di qualcuno dei due rompe quell’equilibrio.
Va rotto? non va rotto? Per la vita ogni equilibrio va rotto e ogni relazione ha in sè elementi della relazione rappresentata in questo profondissimo film. Ogni relazione ha in sè elementi di una follia a due. Ogni mamma ha, almeno nell’ombra elementi di questa mamma, e ogni figlio scorge questo aspetto, d’ombra o di luce nella madre.
Nel film lei, madre amorevole che dà sicurezza, lo è nell’ombra. Nella coscienza è costellato il desiderio di libertà. Forse nella società che pare indifferente, ma che forse semplicemente tiene distante l’ombra, la teme, perchè non comprende, la situazione, si rivela opposta: alla luce il buon comportamento, socialmente buono, nell’ombra l’individuazione, la realizzazione di sè.
Louise ama suo figlio, ma la realizzazione di sè si impone. La sua strada non la conosce ma la cerca disperatamente. Male si potrà dire. Ma non sappiamo. Non possiamo giudicare. Ogni cosa non vissuta urla disperata per essere vissuta. Simon cerca calore, il suo bisogno di figlo urla disperato. Il loro gioco scalda Simon e permette a Louise di stare vicino a lui senza perdere la sua libertà.
Quando Simon avverte la sua spinta individuativa sa che questo gioco lo ferma. Lo ha nutrito fino a quel momento ma ora non funziona piu. Non può più nutrirlo.
Ecco che allora anche in Louise si rompe qualcosa. Forse si ricorda di più di quell’amore che porta dentro.
Ma ognuno ha bisogno di crescere e ognuno lo fa da sè. Le relazioni fanno crescere nella misura in cui nutrono quel tanto per poi trasformarsi in energia che porta altrove.
Nella maturità, Sè e l’Altro, qui e l’altrove trovano comune convivenza, ma c’è un momento in cui la separazione, simbolica, è vitale per rompere una follia a due che ha portato oltre noi stessi, urla. Dice Hillmann:

L’amore è una follia; ma la follia in sé, cosa cerca? Forse di renderci ancora più folli? Forse di farci crescere le ali, come dice Platone? Il problema non è “perché questa donna o questo uomo”, ma “cosa cerca la follia?”. Cosa vuole la follia? Perché nella follia noi andiamo oltre noi stessi? Andiamo oltre. Ci spinge a scrivere lettere d’amore, ci spinge a telefonare, guidare per tutta la notte, ci spinge a fare cose incredibili, vogliono dire che siamo incredibili quando siamo dentro quella follia. Sei un quattordicenne che quattordici volte al giorno passa, con la sua bicicletta, davanti alla casa di lei, ti fai dei tatuaggi, sei completamente folle.

(James Hillman, Cent’anni di psicanalisi, p.203)

La disperazione che vedo è questa, quella della tensione tra restare e andare: se sto qui, questo gioco è meraviglioso, sono uscito da me, sono andato altrove con te, ma ora questo “con te” è un dentro che ha bisogno di aria nuova. E devo tornare a me, che ora appare un fuori. E il fuori è estraneo, non comprende questo dentro. E anelo al fuori, ora che sono stato tanto dentro. Riusciremo a giocare senza smettere di uscire ogni tanto?
Louise anela alla sua vita, ma il conflitto è terribile. Va e torna. Se ne va ma mai libera. Vuole la libertà ma non l’ha raggiunta. E’ libero solo colui che vive ciò che ha da vivere.
La scena finale fa pensare che la crescita a due per il momento è terminata.
Louise dovrà trovare il suo senso di essere la madre che è, giovane e sola. Che è madre anche se non le sembra che questo possa stare con altri desideri.
Simon dovrà vivere allontanandosi e crescendo oltre sua madre, accettando la madre che è. Che c’è e non c’è. Vivendo il lutto di una madre ideale.

Commento di Samuel Poma.

Vorrei principalmente soffermarmi sulla diade madre-figlio / sorella-fratello.
L’unica modalità dialogante e vicina(così solo in apparenza), nella duplicità di rapporti possibili che queste due persone possono avere è nella finzione del gioco sorella-fratello.
Porrei dunque una dicotomia tra fratello/sorella=vicinanza, figlio/madre=lontananza. E’ solo nella finzione che questi due mondi possono toccarsi, azzerando i propri personali sensi di colpa, in Simon la colpa di essere nato e in Louise il senso di colpa di non essere una buona madre, e le proprie personali frustrazioni per una relazione ideale disattesa. Le esigenze personali, l’esasperato bisogno di una madre affettuosa per Simon e l’esigenza di una libertà e di un’assenza di responsabilità in Louise, che la faccia sentire ancora una giovane donna, prevalgono il rapporto e costituiscono un muro, o per meglio dire una montagna silenziosa che i due mondi non fa abbracciare in maniera autentica. I due mondi, metaforicamente, possono incontrarsi solo in cima alla montagna, in una terra di mezzo e di nessuno, una sorta di limbo dantesco.Al momento, nella loro attuale condizione, nessuno può scendere nell’inferno dell’altro. Simon non può portare Louise nella metà della sua montagna, nel suo mondo, e viceversa Louise. Entrambi nella relazione è come se portassero con se le proprie archetipiche esigenze, aggirabili mediante la finzione di un rapporto traslato che apparentemente mima un contatto, un legame, quello della finzione sorella-fratello, che però è vuoto e inconsistente. Affinché le due persone possano individuarsi e trovare la loro strada, la loro identità di Persona devono accettare le parti di sé che vorrebbero mettere in ombra e percorrere il loro inferno l’uno senza l’altro. Simon è un figlio indesiderato e Louise è una cattiva madre irresponsabile. Bisogna che facciano pace con sé stessi, Simon non ha colpa d’esser nato e Louise non ha colpa se non può essere una madre modello-ideale. Entrambi possono migliorarsi e migliorare il loro rapporto e per farlo, qui sarò forse contraddittorio ed enigmatico, non possono avere un rapporto. Certi mondi possono stare in un autentico contatto solo se mai si toccano e si sfiorano. Simon per diventare uomo ha bisogno di stare lontano da suo madre e Louise può essere consapevole di essere una madre, paradossalmente, stando lontano dal figlio. Quando la sofferenza crea cristalli acuminati insolubili l’abbraccio tra i due mondi può essere letale portando ad una inflazione del Sè è ad una regressione.
Entrambi gli individui non sono ancora individuati e la loro individuazione può avvenire soltanto in direzioni contrarie(mi viene da pensare alla scena finale).
La teoria degli istrici di Schopenhauer, contenuta nei ‘Parerga e paralipomena’, sostiene che tanto più due istrici si avvicinano tra loro, molto più probabilmente si feriranno l’un l’altro. Simon e Louise sono come due istrici, i loro aculei non permettono di incontrarsi autenticamente. E solo nella lontananza, e nel proprio solitario percorso d’individuazione che potranno un giorno forse incontrarsi veramente, in cima alla montagna, per la loro prima volta, spogliandosi dei loro aculei e visitando, senza più annullarsi, l’uno il mondo dell’altro.

Serate junghiane a Firenze

Le Serate junghiane riprendono a Firenze

Nella splendida cornice della galleria La Rosa d’Oro dell’Arte in Via Ghibellina 92/rosso.

Saranno 4 serate all’insegna della lettura di parti scelte del Libro Rosso di Carl Gustav Jung:

martedi 7 marzo, martedi 11 aprile, martedi 9 maggio, martedi 13 giugno  dalle ore 19 alle ore 20.30

 

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Il Liber Novus o Libro Rosso è il diario dei processi interiori di un uomo, il cui daimon, l’intrinseca motivazione della vita, spingeva per realizzare e vivere la complessità che lo animava.

Si può leggere questo libro spontaneamente e approcciarsi ad esso ognuno con la propria personalità, ma lo scopo delle Serate Junghiane è cercare di stimolare una lettura che si avvicina al tipo di sguardo e di scrittura con cui è stato composto. L’intuizione rivolta interiormente capta percezioni psichiche. Cosi come le percezioni fisiche esistono prima di qualsiasi valutazione razionale, cosi lo sono le percezioni psichiche.
Nel Libro Rosso emerge chiaramente come le immagini psichiche sono autonome dalla coscienza ma la coscienza, l’Io, le intercetta e con esse intrattiene un dialogo, attraverso gli strumenti che la coscienza stessa conosce.
Durante le letture è possibile approcciarsi al testo e alle immagini del Libro Rosso, con lo stesso rispetto che si ha per le percezioni fisiche: per il freddo, la sete, la fame, il sonno, il calore, etc. Le percezioni trovano poco spazio di discussione razionale. Sono e basta. Si possono solo acquisire nuovi strumenti per descriverle e meglio comprenderle, ma non sono né buone, né cattive, né giuste né sbagliate. Invitiamo quindi ad una lettura tesa a risvegliare in noi l’intuizione introversa, che capta quelle immagini sia personali che archetipiche che muovono le nostre emozioni, convinzioni, azioni. E’ un invito all’introspezione che non fa il vuoto, ma anzi fa dialogo tra coscienza e inconscio tra l’Io (il centro della nostra coscienza) e il Sè (la nostra totalità, comprensiva di conscio e inconscio).
Approfondire quest’opera è anche comprendere e interiorizzare quell’ammonimento di Jung stesso che compare in diversi passaggi del testo: quella descritta nel Liber Novus è la sua via, solo sua. Parlare della sua via è ammesso solo nel senso descrittivo e non giudicante, perchè la razionalità parte dalle proprie percezioni e quelle parlano della propria via non di quella che si sta osservando e cercando di descrivere. Leggendo il Libro Rosso si comprende piano piano che questo viaggio è un percorso personale, all’interno di esperienze universali, archetipiche, ove Jung dà ascolto e attenzione alle vicende mitiche che si svolgono con connotazioni personali, che altrimenti potrebbero essere proiettate su oggetti e persone esterne in forma di conflitti.

Al termine di ogni serata, ci sarà lo spazio per domande e riflessioni.

Ingresso libero.

Per info: Zaira Cestari, 3737243845 cestarizaira@gmail.com