Archivi del mese: aprile 2017

I Sermoni ai morti. Terza Serata junghiana a Firenze

  • Domenica 14 maggio dalle ore 19:30 alle ore 21:00
     
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    Galleria la Rosa d’Oro dell’Arte, via Ghibellina 92 rosso, Firenze

     

    Da sempre l’essere umano ha trovato gli insegnamenti della vita dentro di sè. E c’è sempre qualcuno il cui compito è raccogliere gli insegnamenti antichi ed eterni per colmare l’abisso tra inconscio e conscio che separa i vivi dai morti. Riproponendo il mito gnostico, qui Filemone parlerà ai morti che ci tormentano nell’inconscio e nei drammi umani, per ammaestrarli sulle visione della totalità interiore.

    Conduce la serata: Zaira Cestari.

    Per info:

    www.cestarizaira.info
    cestarzaira@gmail.com

    Ingresso libero

La durata della psicoterapia

Articolo in costruzione…

Scrivo questa breve riflessione per cercare di chiarire molti dubbi e paure sull’impegno che comporta la psicoterapia.

la costanza

l’indeterminatezza della durata

l’importanza della ridefinizione  periodica  e di un eventuale chiusura

la dipendenza dall’analista

il limite della relazione terapeutica

Corpo primitivo e Corpo Tecnologico

Primitivo, Tecnologico, Cittadino.

Orvieto, 2016

Techne fuori, imago dentro. Corpo primitivo e corpo tecnologico.

Zaira Cestari

Abstract

La psiche è ovunque. Dentro e fuori.

Tutto ciò che immaginiamo, e quindi creiamo è psiche. Psiche non è solo dentro. Noi siamo nella psiche. Ma psiche non è la nostra coscienza. Non possiamo percepire tutto. Sapere tutto e controllare tutto. Più cerchiamo di controllare qualcosa, più qualcos’altro ci sfugge, come in una legge fisica di omeostasi.

Nella psicologia è clinicamente e fenomenologicamente chiaro che gli esseri umani proiettano all’esterno ciò che è a loro inconscio.

Gli uomini si sono fermati. Hanno costruito e costruiscono attrezzi indispensabili per concretizzare delle intuzioni e delle immagini che vivevano e vivono.

Dentro di sé, a volte impercettibilmente a volte chiaramente, ma fenomenologicamente evidente, gli uomini hanno artigli, zanne, volano e vanno sott’acqua, hanno caverne sicure e esseri viventi minacciosi.

Dentro hanno avventure al limite della sopravvivenza. Fuori di sé, come attraverso l’estensione del corpo, hanno trovato di dominare in qualche modo, attraverso qualche tcenica, il fuoco, hanno messo a punto coltelli e seghe, sottomarini, aeroplani, case meravigliose e guerre spaventose; hanno creato parchi di divertimento, film di vario genere ove rivivere comodamente ciò che è da sempre immaginato e musiche grazie alle quali le emozioni da sempre provate e da sempre umane si riattivano.
Così costruendo macchine che diventano autonome, spaventose e alienanti, l’essere umano ha riprodotto il mondo mesozoico, quello dei grandi sauri, esperienza che è rimasta nel nostro inconscio di scimmia.

E’ necessario tutto ciò? Può essere diverso? Recuperare allora la realtà della natura, nel bene e nel male, recuperare le nostre radici è di fondamentale importanza per vivere più armoniosamente senza dover incorrere in crisi esistenziali così forti come quella attuale.

Pensiero ed esperienza, sono il dentro e il fuori di cui sopra.

In noi vive il primitivo e il tecnologico vive forse fuori di noi. Esiste un ponte tar questi due funzionamenti. Questo ponte esiste nelle immagini, nei sogni, ma anche nel corpo.

Nel corpo è tutto scritto. E’ un documento scritto e orale allo stesso tempo, ed è scritto con una scrittura automatica che è forse possibile decifrare in modo non razionale ma percettivo.

In questa sede, dopo una breve relazione, proporrò un esperienza collettiva di esplorazione immagnifica e sensoriale, ove poter rintracciare quel lungo, complesso e circolare filo che unisce l’abitante della natura con il cittadino abitante tecnologico.

Testo

 

Le macchine che abbiamo inventato sono adesso i nostri padroni, esse sono i nostri nuovi demoni. Esse sono come i vecchi grossi sauri che sono esistiti quando l’uomo ( e donna) era una sorta di scimmia-lucertola (nel tardo mesozoico) e viveva condizionato dalla paura del suono dei loro versi. L’uomo ha ora, con il suo pollice opponibile, inventato di nuovo il mondo mesozoico un altra volta e ridando vita con nuove forme ai mostri che ci schacciano a migliaia con la loro voce e il loro peso:

le enorme macchine nelle fabbriche, le enormi navi e treni e automobili, e tutto quello che è diventato enormemente schacciante tanto che l’uomo è divenuto sua vittima.

Osserviamo la città di New York. Nessuno può dire che si sente un re a New York. Si può giusto sentire una formica sopra un cumolo di formiche e sentire che comunque non conta nulla, è superfluo lì, il cumolo di formiche è l’unica cosa che conta. E’ una città che sembra appartenere a dei giganti, mentre l’uomo è solo una vittima e un servo di quest giganti.

Una grande città rappresenta un relativamente lento olocausto dell’umanità, come Emile Zola si è espresso. L’uomo ha costruito la sua pira funeraria e essa compie il suo compito di distruggerlo, insieme alla terra che lo ospita.

Il compito più alto di un uomo è sottrarre gli animali alla crudeltà.
– Emile Zola

Jung, disse nel 60 (visions seminars, p. 502) : “L’uomo ha portato il pane lontano da milioni di persone,e questo processo di autodistruzione è ancora in corsa senza coscienza; che è davvero il nocciolo della crisi attuale “

Osservando da questa prospettiva vediamo bene come l‘arte è solo un modo particolare di decorare il nido in cui mettiamo le uova .

Ebbene , il punto di vista biologico è che la vita è mangiare, bere, propagare la specie, dormire, 
e morire; ridursi a ciò significa regredire ad uno stato di sola vita biologica. 
Non c'è spazio per lo psichico. 
E' sola natura materiale. E in contrasto con la natura , o al di là della natura è il punto di vista culturale , la nostra civiltà . 
Ma questa è la particolare realizzazione dell'uomo , nessun altro animale ha mai sognato e realizzato la cultura.
È una condizione di per sé , una creazione dovuta all'aumento della coscienza umana , e questo ha prodotto un mondo 
nuovo e diverso .La superficie del mondo è cambiata .Si hanno visioni sottoforma di convinzioni ad esempio, 
rispetto a dove deve andare l'acqua  e la si mette dove l'acqua non è mai stata e non dovrebbe essere : 
un canale che va anche oltre le colline , contro tutte le leggi della natura .
E si hanno visioni di  strade dritte e vengono realizzare , linee rette sulla terra , che non sono mai state viste prima ; 
l'unica linea retta che sia mai esistito in terra era il solco di una meteora .

" Ma la storia insegna che l'uomo civilizzato fin'ora ha distorto troppo la sua parte fisica animale, il suo passato animale, 
e così ciò si manifesta anche, nella realtà esterna: troppa civiltà rende gli animali  e la natura, malati" C.G.Jung, visions seminars, 1960. 

Gli uomini fanno agli animali ciò che sono capaci di fare ai propri simili: 
gli allevamenti di bestiame e i macelli sono il prototipo dei campi di concentramento 
così come c'è analogia tra l'uso degli insetticidi e le armi chimiche, e via dicendo.
S. Mordysnky 

Eppure le cose non sono così semplici come sembra. Il desiderio egoico  (Eros) dell'uomo, è una componente essenziale 
dell'uomo,  discutibile ma c'è e rimarrà sempre così, qualunque sia la filosofia spirituale che dica qualcosa a proposito. 
Il desiderio egoico appartiene proprio a quel lato di natura animale originale dell'uomo che durerà finché l'uomo ha un 
corpo animale.
L'altro lato dell'uomo è correlata alle più alte forme dello spirito, a immagini psichiche, non egoiche. 
L'uomo e le sue opere contribuiscono all'equlibrio solo quando lo spirito e l'istinto, o Il sé e l'ego sono in armonia cosciente.

Se uno o l'altro aspetto manca, il risultato è sempre un tipo o l'altro di rigidità che vira verso il patologico, che sia fisico, 
psichico, sociale, ambientale, politico.

Troppa animalità distorce l'uomo civilizzato ma troppa civiltà rende gli animali malati.

Questo dilemma rivela la grande incertezza rispetto al tema  del desiderio, della cultura, dell'arte e delal tecnologia. 
Perché, in fondo, Eros  (il desiderio) è un potere che trascende il singolo individuo, è archetipico, è comune a tutti. Ma il trionfo sulla natura viene pagato a caro prezzo.
La natura non richiede spiegazioni di principio, ma chiede solo tolleranza (ovvero non violenza) e la saggia misura. 

«Quando alzate lo sguardo al cielo e vi meravigliate della bellezza delle stelle, queste vi appaiono non come sono ora, ma come furono innumerevoli milioni di anni fa. Stando alle apparenze, è una nuova stella quella che vedete risplendere, ma quella stella brillò per la prima volta quando in Egitto regnava Tutankhamon e può darsi che oggi non esista più. Se per miracolo tutte le stelle del cielo venissero spazzate via da un momento all’altro, noi continueremmo a vederle […] ancora: dopodicchè, forse, inizierebbe a scomparire la prima, e venti o cinquant’anni più tardi potrebbero seguirla altre, ma il cielo continuerebbe a starsene là come prima, e ci vorrebbero innumerevoli milioni di anni prima che svanisse l’ultima.

Perciò noi viviamo sempre in tempi in cui cose che sono state esistono ancora. La sola cosa spiacevole è che non sia possibile vedere ciò che si trova nel futuro. Il nostro inconscio, però, è in qualche modo in anticipo rispetto ai nostri occhi e ha una qualche nozione delle cose che saranno, poiché è dal passato più remoto che viene creato il futuro.»

(C.G.Jung – dai seminari dello Zarathustra di Nietzsche tenuti del 1934-39. Edizioni B.Boringhieri, p.48-49, 2014)

 

In questa corsa tecnologica, alla misura, alla vivisezione, del desiderio adolescenziale distruttivo, occorre ritornare alla terra , alla Madre, a recuperare ciò che è stato calpestato per permettere questa corsa. Infatti, affinche questa corsa si riequilibri è necessario ricorrere anche a ciò che ricorda a questa corsa, che non è possibile controllare la natura, possederla, fermarla, e ricrearla.

Lowen suggerisce un atteggiamento di umiltà, di presa di coscienza della propria impotenza nei confronti dell’universo. I suoi esercizi di grounding della bioenergetica mirano proprio al radicamento a terra, al ripristino di un contatto sano con il suolo, con le origini.

L’atteggiamento tipicamente patriarcale del predone va abbandonato. Se l’uomo si fa piccolo, particella di una vastità più ampia, la sua coscienza può espandersi, la natura torna a vivere nella carne ed egli può tornare a sentire in sé la grandezza della forza immensa della natura. Può trascendere.

La bioenergetica si è ispirata dall’osservazione della forza e della sicurezza degli animali, padroni del loro spazio, e dei primitivi, in balia dei fenomeni naturali ma al tempo stesso fedeli alla divinità insita nella natura.

La pratica terapeutica della bioenergetica insegna ad affidarsi, lasciare andare il controllo, lasciarsi andare. Lowen fa la metafora del cavallo: se il cavaliere dovesse svenire, il cavallo lo porterebbe a casa. La parte inferiore del corpo, la parte psichica primitiva va riconosciuta, accetata, contemplata nella sua irrazionalità

Lowen dice: “la personalità integrata si costruisce a partire dal suolo”.

Gli esercizi di grounding che proporrò, sono volti a percepire la terra sotto i piedi, a distinguerne il ritmo e a riconoscere il proprio

Molti disequilibri chiamati disturbi fisici hanno a che fare con una non integrazione dell’inconscio nella vita cosciente e della memoria o coscienza corporea. La memoria del corpo si manifesta spesso con sintomi somatici, sensazioni corporee e sentimenti, tensioni muscolari, e movimenti divenuti abituali.

Riappropiarsi dell’esistenza corporea è una goccia importantissima per quel mare che può controbilanciare la corsa sfrenata del technè contro il primitivo, contro il corpo.

 

 

9 aprile 2017 Serata junghiana a Firenze: Il confronto con l’Io.

Ore 19, 30, Via Ghibellina 92, rosso. Ingresso gratuito.

Finalmente il tema dei prossimi incontri a Firenze finalizzati alla conoscenza del messaggio piu universale contenuto nel Libro Rosso, si è chiarito.

L’intero libro intreccia l’esperienza personale di Carl Gustav Jung con intuizioni che attingono a e colgono dinamiche archetipiche che sottendo al succedersi dei tempi e delle coscienze collettive.

Approfondiremo l’ultima parte del libro, “Le Prove” considerate dai curatori la terza parte del libro, come una sezione a se come le precedenti chiamate “Liber Primus” e “Liber Secundus”. Questa ultima parte chiarifica l’intero viaggio interiore testimoniato nelle parti precedenti. Jung è riuscito a contattare il Sè (la parte totale della psiche, più grane rispetto a cio con cui la nostra identità si, appunto, identifica) e ad osservare l’Io, quella parte della coscienza con il quale l’essere umano si identifica, con certi confini più o meno netti e più o meno saldi. Non si tratta quindi di un viaggio di fuga nell’inconscio come può avvenire in certe esperienze di forte disagio, ma un viaggio di esplorazione per riconnettere l’Io alla totalità.

La scelta di approfondire l’ultima parte dell’Opera si motiva da un osservazione quotidiana e clinica della più diffusa difficoltà dell’essere umano che gli procura regressioni, rigidità e conflitti sia interni che esterni. Il tempo attuale, caratterizzato da un ultima disperata ricerca di un ideale esterno e di una connessione con gli altri e con il mondo attraverso l’esperienza esteriore, manifesta una tendenza collettiva ad un irrigidimento identitario che porta con sè odio, sfiducia e diffidenza verso l’alterità rispetto all’identità dell’Io.

Suggerisco a tutti di leggere personalmente il testo intero per attivare la funzione che percepisce il mondo immaginale ed interiore. Ma in queste sessioni collettive, scelgo ora, di diffondere il senso del limite di questo Io, che penso sia l’unico modo per iniziare ad osservarlo come una parte di sè, e a scorgere che cè altro da osservare, conoscere e accettare per poterlo comprendere (intuitivamente) domare e umanizzare.

Questa sezione è la più connessa alle immagini mandaliche del Libro Rosso (O Liber Novus), come espressione dell’eperienza interiore della totalità psichica. Domenica inizieremo da…

Systema Munditiotius, C.G.Jung (1955)

“Sono riluttante, non riesco ad accettare questo nulla vuoto che sono. Che cosa sono io? Che cosa è il mio “Io”? Ho sempre dato per scontato il mio “Io”. Adesso è lui a stare davanti a me…e io sto davanti a lui. Adesso ti parlo o mio “Io”. (…) Ti lamenti che i tormenti non sono ancora terminati? Lascia che te lo dica: sono appena cominciati. Tu non hai nè pazienza nè serietà. Solo quando si tratta del tuo piacere, tu elogi la tua pazienza. Per questo raddoppierò i tuoi tormenti affinchè impari la pazienza. Tu trovi insopportabile il dolore, ma ci sono cose che fanno ancora piu male e puoi infliggerle agli altri con la massima ingenuità, adducendo come scusa di essere ignaro. ” P.333 Liber Novus, C.G.Jung