Convegni e Congressi

Corpo primitivo e Corpo Tecnologico

Primitivo, Tecnologico, Cittadino.

Orvieto, 2016

Techne fuori, imago dentro. Corpo primitivo e corpo tecnologico.

Zaira Cestari

Abstract

La psiche è ovunque. Dentro e fuori.

Tutto ciò che immaginiamo, e quindi creiamo è psiche. Psiche non è solo dentro. Noi siamo nella psiche. Ma psiche non è la nostra coscienza. Non possiamo percepire tutto. Sapere tutto e controllare tutto. Più cerchiamo di controllare qualcosa, più qualcos’altro ci sfugge, come in una legge fisica di omeostasi.

Nella psicologia è clinicamente e fenomenologicamente chiaro che gli esseri umani proiettano all’esterno ciò che è a loro inconscio.

Gli uomini si sono fermati. Hanno costruito e costruiscono attrezzi indispensabili per concretizzare delle intuzioni e delle immagini che vivevano e vivono.

Dentro di sé, a volte impercettibilmente a volte chiaramente, ma fenomenologicamente evidente, gli uomini hanno artigli, zanne, volano e vanno sott’acqua, hanno caverne sicure e esseri viventi minacciosi.

Dentro hanno avventure al limite della sopravvivenza. Fuori di sé, come attraverso l’estensione del corpo, hanno trovato di dominare in qualche modo, attraverso qualche tcenica, il fuoco, hanno messo a punto coltelli e seghe, sottomarini, aeroplani, case meravigliose e guerre spaventose; hanno creato parchi di divertimento, film di vario genere ove rivivere comodamente ciò che è da sempre immaginato e musiche grazie alle quali le emozioni da sempre provate e da sempre umane si riattivano.
Così costruendo macchine che diventano autonome, spaventose e alienanti, l’essere umano ha riprodotto il mondo mesozoico, quello dei grandi sauri, esperienza che è rimasta nel nostro inconscio di scimmia.

E’ necessario tutto ciò? Può essere diverso? Recuperare allora la realtà della natura, nel bene e nel male, recuperare le nostre radici è di fondamentale importanza per vivere più armoniosamente senza dover incorrere in crisi esistenziali così forti come quella attuale.

Pensiero ed esperienza, sono il dentro e il fuori di cui sopra.

In noi vive il primitivo e il tecnologico vive forse fuori di noi. Esiste un ponte tar questi due funzionamenti. Questo ponte esiste nelle immagini, nei sogni, ma anche nel corpo.

Nel corpo è tutto scritto. E’ un documento scritto e orale allo stesso tempo, ed è scritto con una scrittura automatica che è forse possibile decifrare in modo non razionale ma percettivo.

In questa sede, dopo una breve relazione, proporrò un esperienza collettiva di esplorazione immagnifica e sensoriale, ove poter rintracciare quel lungo, complesso e circolare filo che unisce l’abitante della natura con il cittadino abitante tecnologico.

Testo

 

Le macchine che abbiamo inventato sono adesso i nostri padroni, esse sono i nostri nuovi demoni. Esse sono come i vecchi grossi sauri che sono esistiti quando l’uomo ( e donna) era una sorta di scimmia-lucertola (nel tardo mesozoico) e viveva condizionato dalla paura del suono dei loro versi. L’uomo ha ora, con il suo pollice opponibile, inventato di nuovo il mondo mesozoico un altra volta e ridando vita con nuove forme ai mostri che ci schacciano a migliaia con la loro voce e il loro peso:

le enorme macchine nelle fabbriche, le enormi navi e treni e automobili, e tutto quello che è diventato enormemente schacciante tanto che l’uomo è divenuto sua vittima.

Osserviamo la città di New York. Nessuno può dire che si sente un re a New York. Si può giusto sentire una formica sopra un cumolo di formiche e sentire che comunque non conta nulla, è superfluo lì, il cumolo di formiche è l’unica cosa che conta. E’ una città che sembra appartenere a dei giganti, mentre l’uomo è solo una vittima e un servo di quest giganti.

Una grande città rappresenta un relativamente lento olocausto dell’umanità, come Emile Zola si è espresso. L’uomo ha costruito la sua pira funeraria e essa compie il suo compito di distruggerlo, insieme alla terra che lo ospita.

Il compito più alto di un uomo è sottrarre gli animali alla crudeltà.
– Emile Zola

Jung, disse nel 60 (visions seminars, p. 502) : “L’uomo ha portato il pane lontano da milioni di persone,e questo processo di autodistruzione è ancora in corsa senza coscienza; che è davvero il nocciolo della crisi attuale “

Osservando da questa prospettiva vediamo bene come l‘arte è solo un modo particolare di decorare il nido in cui mettiamo le uova .

Ebbene , il punto di vista biologico è che la vita è mangiare, bere, propagare la specie, dormire, 
e morire; ridursi a ciò significa regredire ad uno stato di sola vita biologica. 
Non c'è spazio per lo psichico. 
E' sola natura materiale. E in contrasto con la natura , o al di là della natura è il punto di vista culturale , la nostra civiltà . 
Ma questa è la particolare realizzazione dell'uomo , nessun altro animale ha mai sognato e realizzato la cultura.
È una condizione di per sé , una creazione dovuta all'aumento della coscienza umana , e questo ha prodotto un mondo 
nuovo e diverso .La superficie del mondo è cambiata .Si hanno visioni sottoforma di convinzioni ad esempio, 
rispetto a dove deve andare l'acqua  e la si mette dove l'acqua non è mai stata e non dovrebbe essere : 
un canale che va anche oltre le colline , contro tutte le leggi della natura .
E si hanno visioni di  strade dritte e vengono realizzare , linee rette sulla terra , che non sono mai state viste prima ; 
l'unica linea retta che sia mai esistito in terra era il solco di una meteora .

" Ma la storia insegna che l'uomo civilizzato fin'ora ha distorto troppo la sua parte fisica animale, il suo passato animale, 
e così ciò si manifesta anche, nella realtà esterna: troppa civiltà rende gli animali  e la natura, malati" C.G.Jung, visions seminars, 1960. 

Gli uomini fanno agli animali ciò che sono capaci di fare ai propri simili: 
gli allevamenti di bestiame e i macelli sono il prototipo dei campi di concentramento 
così come c'è analogia tra l'uso degli insetticidi e le armi chimiche, e via dicendo.
S. Mordysnky 

Eppure le cose non sono così semplici come sembra. Il desiderio egoico  (Eros) dell'uomo, è una componente essenziale 
dell'uomo,  discutibile ma c'è e rimarrà sempre così, qualunque sia la filosofia spirituale che dica qualcosa a proposito. 
Il desiderio egoico appartiene proprio a quel lato di natura animale originale dell'uomo che durerà finché l'uomo ha un 
corpo animale.
L'altro lato dell'uomo è correlata alle più alte forme dello spirito, a immagini psichiche, non egoiche. 
L'uomo e le sue opere contribuiscono all'equlibrio solo quando lo spirito e l'istinto, o Il sé e l'ego sono in armonia cosciente.

Se uno o l'altro aspetto manca, il risultato è sempre un tipo o l'altro di rigidità che vira verso il patologico, che sia fisico, 
psichico, sociale, ambientale, politico.

Troppa animalità distorce l'uomo civilizzato ma troppa civiltà rende gli animali malati.

Questo dilemma rivela la grande incertezza rispetto al tema  del desiderio, della cultura, dell'arte e delal tecnologia. 
Perché, in fondo, Eros  (il desiderio) è un potere che trascende il singolo individuo, è archetipico, è comune a tutti. Ma il trionfo sulla natura viene pagato a caro prezzo.
La natura non richiede spiegazioni di principio, ma chiede solo tolleranza (ovvero non violenza) e la saggia misura. 

«Quando alzate lo sguardo al cielo e vi meravigliate della bellezza delle stelle, queste vi appaiono non come sono ora, ma come furono innumerevoli milioni di anni fa. Stando alle apparenze, è una nuova stella quella che vedete risplendere, ma quella stella brillò per la prima volta quando in Egitto regnava Tutankhamon e può darsi che oggi non esista più. Se per miracolo tutte le stelle del cielo venissero spazzate via da un momento all’altro, noi continueremmo a vederle […] ancora: dopodicchè, forse, inizierebbe a scomparire la prima, e venti o cinquant’anni più tardi potrebbero seguirla altre, ma il cielo continuerebbe a starsene là come prima, e ci vorrebbero innumerevoli milioni di anni prima che svanisse l’ultima.

Perciò noi viviamo sempre in tempi in cui cose che sono state esistono ancora. La sola cosa spiacevole è che non sia possibile vedere ciò che si trova nel futuro. Il nostro inconscio, però, è in qualche modo in anticipo rispetto ai nostri occhi e ha una qualche nozione delle cose che saranno, poiché è dal passato più remoto che viene creato il futuro.»

(C.G.Jung – dai seminari dello Zarathustra di Nietzsche tenuti del 1934-39. Edizioni B.Boringhieri, p.48-49, 2014)

 

In questa corsa tecnologica, alla misura, alla vivisezione, del desiderio adolescenziale distruttivo, occorre ritornare alla terra , alla Madre, a recuperare ciò che è stato calpestato per permettere questa corsa. Infatti, affinche questa corsa si riequilibri è necessario ricorrere anche a ciò che ricorda a questa corsa, che non è possibile controllare la natura, possederla, fermarla, e ricrearla.

Lowen suggerisce un atteggiamento di umiltà, di presa di coscienza della propria impotenza nei confronti dell’universo. I suoi esercizi di grounding della bioenergetica mirano proprio al radicamento a terra, al ripristino di un contatto sano con il suolo, con le origini.

L’atteggiamento tipicamente patriarcale del predone va abbandonato. Se l’uomo si fa piccolo, particella di una vastità più ampia, la sua coscienza può espandersi, la natura torna a vivere nella carne ed egli può tornare a sentire in sé la grandezza della forza immensa della natura. Può trascendere.

La bioenergetica si è ispirata dall’osservazione della forza e della sicurezza degli animali, padroni del loro spazio, e dei primitivi, in balia dei fenomeni naturali ma al tempo stesso fedeli alla divinità insita nella natura.

La pratica terapeutica della bioenergetica insegna ad affidarsi, lasciare andare il controllo, lasciarsi andare. Lowen fa la metafora del cavallo: se il cavaliere dovesse svenire, il cavallo lo porterebbe a casa. La parte inferiore del corpo, la parte psichica primitiva va riconosciuta, accetata, contemplata nella sua irrazionalità

Lowen dice: “la personalità integrata si costruisce a partire dal suolo”.

Gli esercizi di grounding che proporrò, sono volti a percepire la terra sotto i piedi, a distinguerne il ritmo e a riconoscere il proprio

Molti disequilibri chiamati disturbi fisici hanno a che fare con una non integrazione dell’inconscio nella vita cosciente e della memoria o coscienza corporea. La memoria del corpo si manifesta spesso con sintomi somatici, sensazioni corporee e sentimenti, tensioni muscolari, e movimenti divenuti abituali.

Riappropiarsi dell’esistenza corporea è una goccia importantissima per quel mare che può controbilanciare la corsa sfrenata del technè contro il primitivo, contro il corpo.

 

 

Tarocchi: arte, scienza o magia ?

 

vicopisano-corretta

 

Una giornata per conoscere un fenomeno, un libro, una tecnica terapeutica antica ma oggigiorno riscoperta come sempre attuale e contemporanea: i Tarocchi.

Nella splendida cornice di Palazzo Pretorio, percorreremo insieme un viaggio tra gli Arcani Maggiori e Minori dei Tarocchi, sullo sfondo della dinamica dell’inconscio che si muove nel giardino che chiamiamo psiche.

Ci accompagnerà in questo viaggio Marco Bame, esperto di Tarocchi e Metagenealogia e Zaira Cestari, psicologa e psicoterapeuta junghiana.

PROGRAMMA

Mattina (10.00-13.00)

– Accoglienza tra i 78 Arcani dei Tarocchi

-Introduzione ai lavori

-Esperienza

PAUSA 10 MIN

-La razionalità prigioniera di se stessa

-La funzione dell’immagine e cenni di sincronicità

-La soggettività del tempo

-La predizione del futuro: la natura dell’inconscio e i rischi per la coscienza

-La proiezione: abitudine e necessità

-Esperienza

PRANZO (13.00-15.00)

Pomeriggio (15.00-18.00)

•Storia dei Tarocchi e del restauro dei Tarocchi di Marsiglia

•Storia della scienza intuitiva

•La struttura energetica dei Tarocchi

•La struttura dinamica della Psiche

PAUSA 10 MIN

– Spazio domande

– Esperienza finale

– Conclusioni

INGRESSO LIBERO e PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA

Per informazioni: marcobame@gmail.com 392 66118084
cestarizaira@gmail.com 373 7243845

III CONVEGNO DI PSICOLOGIA TERRORI ANTICHI E MODERNI Storie Psicologiche di Monoteismi – 2 Ottobre 2016

PROGRAMMA CONVEGNO 2016

« Qui chi non terrorizza | si ammala di terrore. »
(Fabrizio De André)
« Finora ignoravo cosa fosse il terrore: ormai lo so. E’ come se una mano di ghiaccio si posasse sul cuore. E’ come se il cuore palpitasse, fino a schiantarsi, in un vuoto abisso. »
(Oscar Wilde)
❖ Ecco il PROGRAMMA del III Convegno di psicologia
– TERRORI ANTICHI E MODERNI – Storie Psicologiche di monoteismi ❖
QUANDO?
2 Ottobre 2016
DOVE?
Chieti – Camera di Commercio (sala Cascella)
COME ISCRIVERSI?
Basta inviare una mail a lanimafaarte@gmail.com scrivendo
✓ NOME,
✓ COGNOME
✓ VCYL o foto del versamento
effettuato sul ccp 001014320707 intestato a L’Anima Fa Arte, via Vicoli 9 Chieti – 66100
Quota di partecipazione: 50 euro; 30 euro per studenti di psicologia, convenzioni e soci.
(PRANZO INCLUSO)
☎ Per info: 327.8404347 oppure 320.4822302
Per maggiori info clicca QUI

Primitivo Tecnologico Cittadino

Centro studi città di Orvieto, Orvieto 9-11 settembre 2016

PROGRAMMA

VENERDÌ 9
17.00:
Accoglienza Partecipanti

17.15:
Presentazione Lavori

17.30:
Racconto di Simone Signorini/Reading di Andrea Brugnera,
“La materia del libraio”

18.00-19.30: SESSIONE I –
PRIMITIVAMENTE
Silvio Marconi, “Il primitivo fabbricato dal tecnologico”
Enrico Marcore, “Moderni neo-rurali cittadini del mondo”
Zaira Cestari, “Techne fuori, imago dentro. Corpo primitivo e corpo tecnologico”

19.30-20.00: Aperitivo/Light Dinner

20.15-22.00: Pensieri Serali
Emilio G. Berrocal, “La dinamica crisi-riscatto e la questione del pensare”
con Andrea Brugnera e Arystan Petzold

SABATO 10
9.30-11.00: SESSIONE II –
MUSICA
Pierangelo Mezzabarba e Dario Pellegrini, “Il problema dell’uso della tecnologia nella musica”
Emiliano Li Castro, “Tecniche e tecnologie degli strumenti musicali nell’Europa del I millennio a.C.”
Antonio Bergami, “Gli archetipi della musica. Excursus tra antropologia e psicoanalisi”

11.15-12.45: SESSIONE III –
PROMESSE E MINACCE DEL TECNOLOGICO
Peppe de Ninno, “Computat, ergo est. E noi?”
Christian Nardella, “Smart working, smart life”
Andrea Moneta, “Figli di un Dio migliore: Prometeo e il mito dei robot”

15.00-16.30: SESSIONE IV –
IL CITTADINO AL TEMPO DELLA FINE
Franco Raimondo Barbabella, “La cittadinanza nella modernità”
Luca Costantini, “La via necessaria della resilienza: un nuovo approccio alle catastrofi naturali”
Studenti del Liceo Ettore Majorana di Orvieto, “La carta dei migranti ambientali”

16.45-18.15: SESSIONE V –
GUERRA
Fabio Marco Fabbri, ‘Le antidemocrazie naturali nella seconda questione d’Oriente. Analisi storico-geopolitica”
Claudio Bizzarri, “Guerra e suppellettili di prestigio”
Tiziana Mari, “Polemos come relazione, il coraggio del dialogo contro la forza delle armi”

18.30-20.00: SESSIONE VI –
TEATRO
Andrea Brugnera, “Dal paesaggio interiore alla maschera sacra: percorsi e ipotesi sul primitivo”
Angelo Crotti, “Preistorie di Arlecchino”
Riccardo Cambri e Alberto Romizi, “Totem”

22.00: Improvvisazioni Serali
Match di Improvvisazione Teatrale di Impropotamo presso il “Valvola”, Piazza del Popolo 17

DOMENICA 11
10.00-11.30: SESSIONE VII –
SALUTE/ALIMENTAZIONE
Pier Luigi Leoni, “La genesi rurale della cucina italiana di città”
Marco Cristofori, “Paradigmi alimentari fra lo spazio e il tempo…perduto”
Elisa Corteggiani, “Fiducia nella scienza e buona volontà: strade che si allontanano?”

11.30-11.45: Caffe’

11.45-13.15: SESSIONE VIII –
RIANNODANDO I FILI
sessione aperta di ragionamento collettivo – la più importante dell’edizione!

13.30: Conclusione dei Lavori

Rivista Anima fa Arte, n.10/2016; Zaira Cestari: L’invisibile, naturale sovranità. Riflessioni per e dal Seminario del Pensare 2015

Riflessioni per e dal Seminario del Pensare 2015

Invisibile, Naturale, Sovranità”

Mesi fa, Emilio Giacomo Berrocal, antropologo indipendente, mi ha invitata a partecipare come speaker alla seconda edizione del Seminario del Pensare, evento dal carattere interdisicplinare, tenutosi il 4 e il 5 settembre 2015 presso il Centro Studi Città di Orvieto, evento ideato e curato dallo stesso Emilio. Il Titolo dell’evento, composto da tre parole è stata, mi sembra. una guida decisa, sia per la struttura, sia per il senso in sé di quelle tre parole, che ha permesso all’interdisciplinarietà di essere comunicata al pubblico con una certa, se non omogeneità, armonia. Il titolo, Invisibile Naturale Sovranità mi è sembrato inzialmente una via diretta e maestra verso la disciplina che avrei rappresentato, la psicologia del profondo, e questo mi ha, per qualche tempo precedente al seminario, illusa di una certa comodità e privilegio. L’importanza e la pregnanza di quel titolo mi si è manifestato con la sua forza quando l’illusione di comodità si è dipanata in poco tempo. L’invito, da me presentato in forma bibliografica, teorica e astratta ad accedere a strati profondi del reale e a rinunciare alla pretesa di sovranità della luce della certezza razionale e oggettiva, l’ ho visto gradito dai colleghi del pensare, ma in qualche modo distante dagli obiettivi e dalle motivazioni dei dibattiti che vertevano per lo piu sullo stabilire una qualche soluzione concreta (nella realtà estera) alle urgenze che la contemporaneità pone alle coscienze dei pensatori odierni.

Inizialmente questa distanza ha attivato in me l’atteggiamento complessuale e proiettivo tipico di certi grandi introversi: l’eterno incompreso. Ho preso di li a poco però la briga di dare un occhiata a cio che era affar mio e vidi che io stessa non avevo incarnato appieno cio che andavo dicendo. La presentazione, che si poneva l’obiettivo di assumere una visione piu crepuscolare e interiore, aveva invece un linguaggio piu accademico, astratta e di spunto piu filosofico. A quale invisibile non avevo dato realtà?

La risposta è arrivata al momento della tavola rotonda, al termine dei due giorni plenari, presso la quale è emersa l’esigenza di rendere concreto il pensiero. Ho parlato allora della mia esperienza con ciò che andavo dicendo nella presentazione della mattinata precedente, addentrandomi nel senso che può assumere oggi la pratica clinica, cercando di non temere di usare un linguaggio metaforico e simbolico.

E’ con l’intento di dare forma a questa consapevolezza, che questo articolo si presenta in due parti: la prima è un riassunto della presentazione della conferenza tenutasi ad Orvieto, la seconda vuole essere una riflessione su ciò che rappresenta il polo pratico della proposta avanzata in forma di pensiero astratto, ossia la visione che può dischiudersi in un viaggio come quello della psicologia del profondo.

Scarica l’intero numero della rivista ove proseguire anche la lettura dell’articolo.

L’immaginazione attiva e Il problema della congiunzione degli opposti

Titolo: L’immaginazione attiva e Il problema della congiunzione degli opposti.

Zaira Cestari

Negli anni immediatamente precedenti le due guerre mondiali, alla coscienza dello psichiatra C.G. Jung, si impongono immagini che ritraggono questo continente invaso da un mare di sangue. Inizialmente egli crede di essere sull’orlo di una psicosi, ma quando la prima guerra scoppia, si rende conto del significato delle sue immagini ed inizia un viaggio interiore che poi chiamerà Immaginazione Attiva, la cui esperienza è illustrata e commentata nel Libro Rosso.
This paper parlerà della testimonianza che questo libro costituisce nell’ambito del problema delle polarità archetipiche. La pratica dell’immaginazione attiva, tutt’ora poco diffusa, costituisce una risorsa individuale e collettiva per far fronte alla crisi mondiale in un epoca in cui il vedere ipetrofico ed estrovertito ha condotto ad una profonda scissione degli opposti archetipici e il conflitto che ne deriva è proiettato nel mondo esterno in proporzioni notevolmente aumentate.
La visione interiore dell’immaginazione attiva è una via per riportare alla consapevolezza che ciò che non è risolto dentro di sé, confligge all’esterno, assunto che vale per la vita di un individuo e a maggior ragione per il riflesso sull’intera società.
L’immaginazione attiva si contraddistingue come percorso di trasformazione che si attua attraverso la visione della cosmologia interiore, senza la quale non è possibile avere coscienza degli opposti e dei conflitti che derivano dalla loro scissione.

Title: The Active Imagination and the problem of the conjunction of the opposites.

In the years immediately preceeding the two World Wars, from the consciousness of the psychiatrist C.G. Jung arose images portraying Europe flooded by a sea of blood. At first, he believed to be on the verge of psychosis, but then, when the war started, he began to realise what those images meant, and ventured himself into an exploration of the inner self, that he afterwards called “Active Imagination.” This whole experience is illustrated and commented in the Red Book.

This paper dwells on the testimony embodied by the book, regarding the issue of  the archetypal polarities. The practice of the Active Imagination, still not popular in mainstream culture, represents an individual and collective source apt to overcome the global crisis, in an Era, which we live in today, where the hypertrophic and extroverted vision has brought a profound division in the archetypal opposites. The outcoming conflict is projected to the outside world, in greater proportions.

The internal vision of the Active Imagination opens a path to reignite counsciousness, clarifying that whatever is unsolved in the inner self, conflicts externally. What we said has a value for the life of the individual, and, moreover, as a consequence to Society in its entirety. 

The Active Imagination is connotated as a way of  transformation wich is perpetrated through the vision of the inner cosmology: a process without which, to acquire consciousness of the opposites, and the conflicts deriving from their division, wouldn’t be possible.

Oracolo di Delfi, vista panoramica

Oracolo di Delfi, vista panoramica

Leggi l’articolo scaricandolo da Academia.edu.

Partecipazione come incaricata Isars ( International Society for Academic Research on Shamanism) presso il 12 congresso internazionale, tenutosi a Delphi, Grecia dal 9 al 13 ottobre 2015, dal titolo

Sacred Landscapes and Conflict Transformation:

History, Space, Place and Power in Shamanism

Zaira Cestari, Psicologa e Psicoterapeuta ad orientamento analitico junghiano e psicocorporeo

Invisibile Sovranità

invisibile sovranità

invisibile sovranità

Conference Presentation, DEFINIZIONI DEL REALE: LA REALTA’ DELL’INCONSCIO, L’APPARENTE INVISIBILE E IL RUOLO DELL’INTUIZIONE NELLA CONTEMPORANEITA’

C.G Jung, in una famosa e tarda intervista, pronunciò la semplice e celebre frase, pregna di tutta la sua opera, che l’uomo non puo vivere senza un senso.

Miti, religioni e arte manifestano nella loro produzione, la ricerca dell’essere umano, attraverso il simbolo, di un senso di ciò che non è visibile e quindi non comprensibile all’interno di una legge lineare di causa ed effetto. .

Osservando la coscienza collettiva, rimanendo quindi su un piano generale, appare un movimento di cambiamento che ricorda la crescita asimmetrica dell’embriogenesi delle piante: ad esempio i miti della Dea, nelle società matrilineari esistenti probabilmente già 30.000 anni fa sono state soppiantate 5000 anni fa, relativamente gradualmente, dal mito del Dio Solare, che ha sostenuto lo spirito patriarcale e bellico che ancora vige. Restando sul tema del cambiamento che porta a soppiantare il vecchio e restando anche nel tema della dominanza del principio maschile a scapito di quello femminile a partire da 5000 anni fa, ecco le parole di Michael Daniels

” Appartenendo a questa maggioranza, i destri ritengono che si tratti di uno schema naturale, normale, giusto o corretto. La difficoltà con cui usano la sinistra, associata all’evidente goffaggine dei mancini in molti compiti, ha portato inevitabilmente a credere alla superiorità della destra.
(…)
Esiste un pregiudizio culturale a favore della mano destra.
(…)
La distinzione primaria tra destra e sinistra sembra essere dunque non tra bene e male. E’ piuttosto una distinzione tra il principio femminile-luna-notte a sinistra e il principio maschile-sole-giorno a destra.” 

In tale situazione ciò quindi che non contribuisce allo sviluppo della parte collettivamente emergente, è relegato ai margini. Da quando il culto della Dea è stato sostituito dai miti del dio solare, simbolo che ancora influenza la razionalità, è stata sovrana l’immagine di quel tipo di coscienza che illumina, che separa, che misura, l’animus della psiche, il maschile. Il femminile rappresenta il pericolo per questa coscienza che innalza dall’inconscio arcaico e animale. Il femminile nell’accezione negativa è l’istanza della regressione. Di questa dinstinzione se ne trova traccia a partire da Anassagora (vedi la Tavola Pitagorica degli Opposti), ma l’attribuzione di giudizi di valore (positivo e negativo) si attribusce all’epoca il cui la succesione matrilineare è stata sostituita da patriarcato. Come dice di nuovo Daniels

“ il dispregio della sinistra e del mancinismo (per l’associazione con la debolezza, falsità, impurità, anormalità , disordine, male , tabù, etc) può essere un fenomeno storico relativamente recente. Queste associazioni possono allora non costituire il significato originario o fondamentale della sinistra. Analogalmente il significato originario della destra potrebbe non essere basato su concetti come forza, purezza, normalità, ordine, bontà o ortodossia. Queste attribuzioni, in altre parole, possono semplicemente riflettere un pregiudizio maschile o patriarcale.”

Quel che è sovrano rende invisibile ciò che destituirebbe la sua sovranità. Parlerò di intuizione proprio in virtù di questo rapporto sovranità-invisibile.

Forse l’opposizione tra questi due termini non è l’unica relazione possibile tra i due. Cosa succede se nella sovranità è inclusa un istanza che fa luce nel buio, e che vede il nero nel bianco e il bianco nel nero? E’ una sovranità che vede il suo essere limitata, che vede che confini ce ne sono ovunque e che vede che non può vedere tutto, non può controllare tutto. E’ una sovranità diversa. Ma è possibile?

Jung in Ricordi Sogni e Riflessioni, scritto alla fine della sua vita ed edito nel 1961, afferma che

“assimilare l’intuizione che la vita psichica ha due poli è un compito del futuro” (p.211).

Questa affermazione è pregna del fatto che anche in gran parte della psicologia e della ricerca spirituale moderna è come se vigesse ancora, o almeno fino a pochi anni fa, l’antico dogma trinitario, il dogma dell’hic et nunc, il dogma del padre, il dogma che è reale ciò che è presente, ciò che è già manifesto, ciò che è considerato oggettivo perchè cosciente per la collettività in un dato momento storico. Ancora vige la fascinazione per la luce. Tuttavia è intuitivo notare che l’energia antinomica degli opposti è presente anche dove c’è un tiranno. La luce del sovrano, piu è luminosa più annienta le luci dei sudditi, relegandoli nell’ombra del popolo dimenticato nei sobborghi della città o nei sobborghi della cultura umana, che da un punto di vita che considera la psiche come onnipresente, sono i sobborghi nella psiche, la cosiddetta Ombra e l’Inconscio.

La scienza cosiddetta oggettiva che rassicura il singolo e la collettività, relega il simbolico nell’inconscio proponendo invece il segno o l’allegoria, ovvero l’immagine che rappresenta chiaramente ciò che la coscienza vuole rappresentare, niente di più. Questo è il regno indiscusso dell’ego che si illude di essere il solo e di veder tutto. Questo è lo stadio dell’onnipotenza del bambino che ha bisogno di credere assolutamente in ciò che sa con chiarezza per poter proseguire nell’assimilazione del sapere e nell’accrescimento della coscienza. E’ la fiducia primaria in sé, necessaria per la nascita della coscienza .

Dice Neumann: “ Il collettivo trasmette come un bene culturale all’individuo che si va formando quei valori che nella storia dell’umanità hanno favorito lo sviluppo della coscienza, mentre interdice tutti gli sviluppi e tutti gli atteggiamenti contrari a quel processo.” 

Il bisogno e il tentativo di far fronte all’angoscia del buio, dell’incomprensibile, del non controllabile, rimanda solo un po più in là l’incontro con il buio, con il possibile e nello stesso tempo con il limite.

La negazione dell’inconscio, del simbolico e dell’intuizione si rivela chiaro nell’ambito della cura del corpo oltre che in certe forme della cura della psiche e della spiritualità. Subentra il conflitto tra reale ed irreale. Per esempio quando compare una difesa tipica come “si ma io sto male per un motivo reale, tangibile, mentre tu stai male solo per dei fantasmi creati dalla tua mente”, si rivela in tutta la sua drammaticità la sovranità di un tipo di realtà a scapito di un’altra realtà.

Concepire un tipo di sovranità, quindi un tipo di coscienza che non allontana il buio ma che muove la fonte della luce in modo dinamico e variabile, in modo tale da avere un’ idea il più completa possibile di ciò che c’è nella stanza buia, significa condurre la coscienza verso la consapevolezza delle sue stesse possibilità e dei suoi stessi limiti. E’ una coscienza, e quindi un tipo di sovranità che non dichiara guerra alle terre straniere per eludere l’angoscia che il confine attiva, ma è una coscienza che intuisce al di là dei confini ma rimane nel suo territorio al fine di coltivarlo con quel che gli è dato.

Ma esiste, è reale e quale è la parte che registra la presenza dell’invisibile? di ciò che non è qui ma di ciò che è là? È possibile dare realtà alla percezione di ciò che non è misurabile e non è percepibile con i 5 sensi fisici?

Jung parla d’ intuizione. E ne parla (ne scrive) come di una delle quattro funzioni psichiche. La pone quindi sullo stesso piano. Non è qualcosa di metafisico, o di illusorio o che ci può dire meno o più della realtà rispetto ad altre funzioni che collettivamente conosciamo meglio.

Riporto un’ eloquente citazione tratta da un libro inedito, curato da Elena Caramazza, consistente nelle trascrizioni di Roland Cohen alle conferenze di Basilea del 1934, ma ancora attuali, o meglio, ancora maestre sia in psicologia che in filosofia.

“L’intuizione, naturalmente, in quanto funzione irrazionale, non è facile da definire per l’intelletto. Nei miei “Tipi Psicologici”l’ho chiamata una “percezione per via inconscia”, poiché una delle sue caratteristiche consiste nella difficoltà a poter precisare dove e quando nasca. Essa sembra poter percorrere molte strade e, grazie al suo emergere, permette di vedere, per così dire, “dietro l’angolo”. Mi limito a questo, e confesso che non so, in fondo, come opera l’intuizione; non so cosa è successo quando un uomo sa improvvisamente una cosa che, per definizione, non dovrebbe sapere; non so come è giunto a questa conoscenza, ma so che è reale e che può servire come base per la sua azione. I sogni premonitori, la telepatia e tutti i fatti di questo tipo sono intuizioni. Ho constato questi fenomeni in grande quantità, e sono convinto che esistano; se ne incontrano tra i primitivi e da ogni parte, non appena prestiamo attenzione alle percezioni che ci giungono attraverso gli strati subliminlali del nostro essere, ossia che si trovano sotto la soglia della coscienza. L’intuizione è una funzione molto normale, perfettamente naturale e necessaria; si occupa di ciò che non possiamo né sentire né pensare, perchè manca di realtà, come il passato che non ne ha più, e il futuro che non ne ha ancora, per quanto possiamo immaginarlo. Dobbiamo essere molto riconoscenti al cielo di possedere una funzione che ci elargisce una qualche luce su ciò che è “molto al di là delle cose”. 

La psicoanalisi rappresenta un movimento della coscienza collettiva umana, che ha iniziato a riconsiderare reale, ciò che per secoli è stato collettivamente trascurato e relegato nell’ambito del falso.

Con la psicoanalisi in generale e con la psicologia analitica di Jung in particolare, si assiste ad una nuova risposta alla trasformazione della coscienza umana. Fa capolino il concetto di inconscio che porta con se il concetto di relatività della coscienza e di proiezione (all’esterno di ciò che inconscio) e il concetto di sincronicità, che delude la pretesa di sovranità della razionalità che coglie solo ciò che è lineare.

L’immaginario sull’ inconscio acquisisce nel corso del novecento validità grazie allo studio antropologico comparato della produzione simbolica nei sogni, nei sintomi, nei miti e nei riti. (si pensi ad esempio allo studio sulle religioni di Gerardus van der Leeuw)

Il guardare all’inconscio è lo sguardo nella notte, nella profondità della terra o appunto dietro l’angolo. Sovrana nella psicoanalisi è la funzione psichica che guarda in là, che percepisce ciò che non è visibile, ed è quella funzione che collettivamente per secoli è stata la quarta, ovvero l’ombra, quella inferiore, da deridere, da catalogare come falsa e pazza. Ciò o chi è caratterizzato da intuizione è cosi l’ombra per il collettivo. Ma si sa che è dall’ombra, che si accede alla trasformazione e quindi al cambiamento.

Dice Von Franz:

“La funzione inferiore è la ferita della personalità cosciente che mai si remargina e sanguina perennemente, ma è attraverso di essa che l’inconscio può entrare in ogni momento, apportando un ampliamento della coscienza e generando un atteggiamento nuovo.
Nella maggior parte delle società normali, la gente nasconde la propria funzione inferiore attraverso la Persona. La Persona trova una delle sue piu importanti ragioni di sviulppo nel desiderio di non esporre la propria inferiorità, specialmente l’inferiorità della quarta funzione.” 

Afferma inoltre che l’intuizione intuisce appunto il Sé e cosa avviene nel Sé (intesa come totalità psichica comprensiva di conscio e inconscio e che rappresenta la realizzazione piena di sé, al di là dell’imitazione di profeti ed eroi), e di come la collettività, rimuovendo l’intuizione si è allontanata dal Sé, da ciò che è invisibile agli occhi. Intuire il Sè significa intuire l’altra metà della mela. Significa non cedere alla sovranità indiscussa della coscienza che vede per polarità, ma può voler dire guidare la vita sapendo sempre che accanto al visibile c’è l’invisibile, accanto al sovrano ci sono sempre sudditi che possono in ogni momento divenire sovrani e che la natura ci insegna proprio questo: la presenza del dì e della notte.

L’auspicio è che lo sviluppo tecnologico teso a gestire la realtà esterna, possa essere bilanciato nella sua corsa da un’accettazione cosciente della realtà di ciò che è invisibile e incomprensibile razionalmente, e dalla consapevolezza che quello stesso sviluppo è nutrito dall’attività mitopoietica della psiche, e potendo cosi proseguire nell’opera di evoluzione umana in equilibrio con una più ampia fetta di ciò che è naturale, rinunciando ad un ideale di sovranità indiscussa della coscienza. Ancora Jung:

“ Il simbolo possiede il doppio carattere di realtà ed irrealtà. Il simbolo è inconoscibile poiché è mediatore tra coppie di opposti, quindi non si può comprendere né con il pensiero, né con il sentimento (pienamente). Si può solo intuire ed assimilare alla coscienza” 

Bibliografia

  •  M. Daniels, 1992, Alla scoperta di Sè, La psicologia junghiana e la tecnica del watchword. ( Self-discovery the jungian way. The watchword tachinique, 1992, London and New York: Routledge). Ubaldini Editore, Roma, 1996, (pp 30-34)
  • Ibidem, (p. 35)
  • Erich Neumann, 1949, Storia delle origini della coscienza ( Ursprungsgeschichte des nbewusstseins, Rascher Verlag, Zurich), Astrolabio Editore, Roma, 1978, (p.318)
  • C.G.Jung, 1934, Elena Caramazza (a cura di). Le conferenze di Basilea, Bergamo: Moretti e Vitali, 2015 (pp. 77, 78)
  • G. Van der Leeuw. 1933 Fenomenologia della religione (Phänomenologie der Religion),Torino, Boringhieri, 2002.
  • M.L.Von Franz, 1988, Tipologia Psicologica, ( Jung’s Typology), Edizioni red, Novara, 2004 (p. 95)
  • C.G.Jung, 1913-1936, Tipi Psicologici. Roma: Edizioni Newton, 2006 (p. 199 )

 

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