Individuazione

Diventare sè: un immagine. In musica.

C’è un terreno.
tante freccie aspettano di poter volare sulla loro propria parabola,
godendo della propria corrente
e sorridere alla vista del proprio bersaglio.

Il terreno è lo stesso,
il cielo è lo stesso
l’aria è la stessa
le freccie sono tutte freccie e i bersagli sono tutti bersagli

Ma l’incontro tra il sorriso e la vista è unico ed irripetibile.

Si nasce e si muore
ma ogni bambino è diverso
anche da vecchio.

E l’anima questo vuole.
In ogni viaggio.

Camposanto, Pisa. Foto di Antonino Tamigi.

Camposanto, Pisa. Foto di Antonino Tamigi.

Zaira Cestari

Ascolta: Jeff Buckley, Just Like a Woman

Il mondo fuori di me è specchio del mondo dentro di me.

Fedele al cosmo che nel mio interno sento rappresentato, scorgo che ogni accadimento esterno, è un ponte per i cerchi concentrici di questo stesso cosmo, che mi avvicinano, anche dolorosamente, al centro.

Zaira Cestari

6C16EBF44

 

“Nulla favorisce la presa di coscienza tanto questo intimo confronto dei principi opposti. Non solo l’accusa presenta fatti del tutto insospettati, ma anche la difesa è costretta a scoprire argomenti fino a quel momento sconosciuti. Con questo, una parte considerevole del mondo esterno raggiunge l’interno, ma il mondo esterno ne risulta depauperato e alleggerito; d’altra parte il mondo interiore ha guadagnato altrettanto d’importanza, per essere stato innalzato al rango di tribunale per decisioni morali. Comunque l’io che prima era univoco, perde la prerogativa di semplice accusatore e acquista in cambio lo svantaggio di essere anche l’accusato. L’io diviene ambivalente e ambiguo, e si trova tra l’incudine e il martello: diviene consapevole di una bipolarità sopraordinata a lui stesso. (…). Non pochi .. si trovano cacciati fuori su una via individuale: impareranno prestissimo a conoscere gli aspetti positivi e negativi della natura umana.”

C.G.Jung, Ricordi, Sogni e Riflessioni, Milano: Edizioni Bur, 2013, p. 217

 

“L’individuazione ha bisogno, e si serve, del mondo intero per le sue varie operazioni di separazione e unione. Perchè l’individuazione…avvenga nella vita di una persona e per tutta la vita, si deve creare un tipo unico di atteggiamento psichico che abbraccia il paradosso che l’esteriore è l’interiore -talvolta anche viceversa, l’interiore è esteriore – e che la psiche e il mondo materiale sono in un certo senso due faccie di un unica medaglia. Questa consapevolezza cosciente, dell’intrecciarsi di psiche e mondo, abbraccia l’esperienza vissuta come totalmente simbolica, e si basa sul riconoscimento di un mondo specificatamente psichico nel quale c’è spazio per “giocare” e “realizzare” le operazioni dell’individuazione” 

Murray Stein, Il principio di individuazione, verso lo sviluppo della coscienza umana, Bergamo: Moretti e Vitali, pp. 101, 102

Delusione dell’Altro

Il sentimento di delusione verso un altro/a,implica la necessità, se no pena la stagnazione psichica, di comprensione dell’altro e di sè. Spesso la comprensione successiva alla delusione porta cmq lontano dall’altro. Oppure porta ad un rapporto più fecondo di prima, ma sempre comprensione è. Comprendere di aver tradito sè stessi o di essere cambiati anche grazie all’altro, cioè aver tradito l’altro, porta la trasformazione alla coscienza e a compiersi per dare spazio ad altri processi nuovi.

 

medium

Zaira Cestari

Terrore ed età della coscienza

“Come analisti junghiani, sappiamo bene che i dubbi e le ansie che colpiscono una persona che si trova alle prese del processo d’individuazione. Un apparente caos e una buona dose d incertezza accompagnano un viaggio psichico che si muove verso una nuova integrazione e una maggiore consapevolezza. Il principio d individuazione, applicato ai valori internazionali, richiede dialogo fra le posizioni opposte e contrarie, e in questi progetto dubbi e periodi di disperazione ci saranno sicuramente. Quando una posizione definita e tradizionale viene relativizzata, l identita culturale si destabilizza. Nelle questioni internazionali non c è un potere di controllo che abbia la responsabilita di questo processo, e il centro è invisibile.”

Murray Stein, Il principio d individuazione. P.140.

Dott. Jung, pensa che ci possa essere la terza guerra mondiale? Una guerra nucleare?

Jung: se le persone che avranno unito gli opposti dentro di se, saranno in numero maggiore di chi non sara arrivato a questo processo, allora non ci sará un disastro nucleare.

(Ho riportato questo passo a memoria, perdonatemi le imprecisioni).

Oggi su Facebook ho pubblicato una vignetta, tratta dalla pagina Bioenergetica Italia che descrive l’età della psiche umana, che sembra trascendere molto dal’età anagrafica. La descrizione divide i bambini dagli adolescenti perchè questi ultimi iniziano a rendersi conto che tutti gli altri sono imperfetti e non degli dei idealizzati, nel bene e nel male. Gli adulti invece iniziano a perdonare gli altri e i saggi perdonano pure se stessi!

 

Grazie a www.bioenergeticaitalia.org

Grazie a www.bioenergeticaitalia.org

Quanti like ho ricevuto. E tutte queste approvazioni mi hanno portato ad un ambivalenza: speranza o disperazione? Questa vignetta parla di qualcosa di medicamentoso, qualcosa che arriva a placare la sete ,la fame, la sofferenza. C’è dunque fame, sete e sofferenza.

Alla psiche sembra non bastare un nutrimento esclusivamente intellettivo, come mostra la rarità del binomio colto-saggio. Spero che questi like rappresentino la contingente evoluzione psichica dell’umanità che porta a pigiare mi piace nel momento in cui quel concetto lo sente come parte della propria sostanza psichica, della propria esperienza individuativa ( vedi Individuazione).

Questa speranza sarà forse realistica quanto l’opposta disperazione che emerge dal constatare che ciò che sta portando alla distruzione della nostra specie e della nostra terra è la scissione netta tra, usiamo metafore non metafore, testa e corpo, tra giorno e notte, tra vita esterna e vita interna:quante delle persone che hanno messo il like facevano parte di quelle persone che vivono in ascolto del richiamo ad osservarsi, a prendere in mano quello specchio, così pericoloso per Narciso, o quante invece  fanno parte di quelle persone che colgono con l’intelligenza razionale le parole sagge e le usano per allontanarsi ancora più da sè, per additare gli altri come bambini e identificarsi così con un falso saggio.

Ricordo i Nativi Americani, quegli esseri che sono stati spazzati via dal colonialismo europeo. Questo è stato concretizzato da uomini che volendosi evolvere come società e come individui, erano come posseduti. In psicologia analitica si dice che un archetipo aveva preso il sopravvento sulla loro coscienza, portando cosi a distruggere i loro simili che però rappresentavano dei vecchi saggi. Una volta distrutti l’Europa è diventata cosi il vecchio continente. E ancora si identifica con la saggezza. Falsa saggezza. Ancora l’Occidente è una società dipendente, che dipende dalla sicurezza, dal confort, dalla tecnologia, o da qualsivoglia cosa. Ancora la colpa è dell’altro. Dei musulmani o degli americani. Dei banchieri o dei politici, della tv o del calcio, delle soubrette o della Chiesa.

Il razionalismo occidentale si mostra ben meno saggio di quell’antica cultura che ancora i pochi nativi americani viventi, incarnano, così come la saggezza di altre culture sciamaniche.

 

Il razionalismo occidentale è giovane e per diventare saggio dovrebbe farsi prenedere per mano da saggezze ben più antiche, la cui essenza si radica in una conoscenza percettiva delle leggi della vita, una conoscenza che per il pensiero intellettuale è raggiungibile solo partendo dalla percezione, propria o altrui. Ma una coscienza intellettiva puerile che si crede saggia,è in realtà un ego bisognoso, spaventato e fragile. E’ un puer che se lasciato senza guida, con il suo bisogno insoddisfatto, si organizza nei modi più immediati per sopravvivere (rammento il libro Il Signore delle Mosche [William Golding, 1952] ), in modi lontani dalla coscienza e lontani dall’amore adulto, quello che perdona.

Quale età ha la nostra coscienza?

Il primo lavoro da fare (prendendo spunto dalla vignetta) è con i genitori. La maggior parte dei pazienti con cui ho fatto un tratto di strada insieme, temono di guardare alla propria infanzia per non dover vedere quell’aggressività e quelle emozioni negative che intuiscono di nutrire verso i genitori. Anche o sopratutto se questi sono già defunti. Negano qualsiasi emozione negativa depurando la loro storia dalle parti più interessanti, intese come più gravide, più dolorose, privandosi però del più grosso potenziale trasformativo. Dichiarano un amore che è ancora dipendente, negano l’emozione negativa rivelando così la necessità dell’altro. Negano e nascondono a sè stessi tutto ciò che parla di bisogno, di dipendenza. L’amore dipendente è’ ombreggiato,  e destinato a cambiare, come quello del bambino, che ha bisogno del genitore, ma che presto cercherà un amore sempre più  adulto. Quell’amore per le luci e le ombre, per il passato e per il futuro, quell’amore per il famigliare e per lo sconosciuto.

Vedere quest’ombra d’odio, di rabbia e di disprezzo è il primo passo per il perdono, per l’umanizzazione degli altri. Finchè gli altri e noi stessi siamo figure archetipiche, degli dei, è difficile che quel processo descritto nella foto abbia inizio.

Se ritorniamo alla vignetta vediamo che quando nutriamo emozioni negative verso l’Altro da sè, siamo, almeno in parte, nella fase del bambino, la fase della dipendenza, ovvero quella fase dell’esistenza in cui l’emozione negativa è di vitale importanza, perchè smuove il bimbo e il genitore verso quella necessità che è basilare, fisicamente e psicologicamente.

La coscienza adulta è quella che si assume le responsabilità, che di fronte a ciò che non può controllare, non si arrende ma nemmeno combatte, prende atto, accetta e trova le strategie migliori per convivere con questa forza più grande. Questa parte adulta è quella che può prendere in mano quello specchio per iniziare a guardare il proprio peggior nemico, che è dentro di sè. E’ peggiore perche è dentro e perchè è  diventato spesso un mostro dalla disperazione di non essere ascoltato. Ma l’inconscio non si puo ammazzare, incolpare, allontanare, zittire, negare. Una volta visto, induce la coscienza a divenire ancora più adulta, ancora più responsabile. E così inizia il perdono e da lì la saggezza.

Cosa si vede nello specchio? Pensieri, valori, sensazioni, paure, emozioni. Più lo specchio riflette, più questi elementi appaiono nitidi e distinti. Si separano, depotenziando cosi gli oggetti, le situazioni, le persone alla quali attribuivamo questo miscuglio incandescente ed inconscio.

Ma se la coscienza è bambina, far finta di essere grande e saggia, grazie ai titoli di laurea, grazie a milioni di libri letti, o sventolando la propria veneranda età e le proprie esperienza di vita dolorose, non la si permette di crescere. Quando i bambini prendono in mano lo specchio la coscienza inizia ad emergere da una nebbia che dava l’illusione che le cose esistenti fossero solo quelle visibili e vicine.

Si potrà penserà cosa c’entra tutto ciò con le guerre, gli attacchi terroristici, etc? Se stiamo pensando questo non abbiamo ancora preso in mano lo specchio.

Dopo questa domanda retorica snob, vi lascio con un video:

Zaira Cestari

Cos’è l’utile in psicoterapia

Utile è cio che contribuisce direttamente al completare te stesso
Non è direttamente utile cio che devia dalla strada sopra menzionata
Utile è cio che soddisfa il centro e non la tirannia di sole parti
E’ utile cio che va verso l’integrazione e quindi l’espansione della coscienza ; non verso la regressione, un po come l’espansione dell’universo
Utile è cio che ti porta fin dove puoi arrivare
Non è utile cio cha ti porta a girare le spalle al limite, a cio quindi che ti porta a incontrarlo scontrandoti e a cio che ti porta a desiderarlo cosi fortemente da sbatterci contro
Utile è cio che quando è compiuto, senti per un po che c’è equilibrio, almeno finche non sopraggiunge un nuovo passo da compiersi.
Utile lo puoi menzionare solo in virtù di una relazione buona conscio-inconscio, e di un asse Io-Sè ben fluido.
Spero che questo ti sia utile.

Zaira Cestari

“Salomè non piangere!La felicità sta solo in cio che crei tu stessa, e non in cio che ricevi.” Carl Gustav Jung, Liber Novus, p. 325

La psicoterapia del profondo: l’incontro con l’Altro, con il Diverso.

La realtà non è solo ciò che io penso, sento, intuisco, percepisco, ma anche ciò che mi si palesa davanti in modo inaspettato e che può indispormi.  Z.C.

psicoterapia-profondo-Anne-Bachelier

L’immagine: Featured Artist: Anne Bachelier – Luscious art, warm earth tones and dramatic spiritual suggestion.

Lavoro come psicoterapeuta ad indirizzo analitico junghiano, approccio che non è stato una scelta a scopi professionali, ma si è presentato come rappresentazione del mio mito personale, del senso dei miei disagi, problemi, gioie e delle motivazioni piu intense e tenaci. La visione che questa psicologia mi permette, è lo strumento principale di lavoro e di approccio alla vita, a ciò che mi accade nel quotidiano e nelle esperienze piu intense. Tuttavia la sfida e forse lo scopo di questo modus vivendi è quello di interagire con il diverso, con altri miti, altre motivazioni, altre aspirazioni, anche quindi con il mai immaginato e con cio che posso pensare come non utile per la propria crescita.

La richiesta che spesso mi viene posta nel lavoro di divulgazione della suddetta psicologia, ma anche nel quotidiano e nelle relazioni affettive, è quella di saggi consigli, mista però al timore, legittimo (e poi vedremo perchè) che io possa “psicanalizzare” nel corso di una chiaccherata.

La richiesta di cui sopra giunge per un sentimento umano che da valore alla crecita, al superamento di se stessi e all’aspirazione ad un ideale. In quest’ottica la richiesta appare allora legittima, in quanto la piscoterapia del profondo è la strada per giungere al centro di se stessi, da dove è possibile scorgere gli anfratti più oscuri della propria psiche, da dove è possibile intuire l’opposto della propia posizione cosciente, anche se non contemporaneamente e da dove le risorse per gestire gli eventi della vita esteriore e i turbamenti dell’anima sono raggiungibili nel modo più semplice possibile.

Dalla psicologia junghiana, oltre che dalla vita, apprendiamo che ogni cosa ha il suo opposto, e che il problema del male non si può evitare in questa strada. Anche questa stessa strada ha un suo opposto e anche essa, sebbene voglia ergersi al di sopra del bene e del male, getta un’immancabile ombra.

Da queste riflessioni emerge, nel percorso terapeutico, la necessità di considerare che anche l’individuazione junghiana è un mito. E allora, si può percorre la strada sapendo che il cammino non è mai finito. Nulla di cio che accade non ha un seguito.E nulla non ha il suo diverso. Ecco forse la difficoltà sta nell’accettare questo. Come se dovesse sempre esserci qualcosa di meglio, e scoprire che non è cosi, porta il conflitto inconscio ad una tragedia conscia.

Quando si scopre di non poter far altro che fare piccoli passi, diventa possibile percorerre la strada con impegno e serietà, mantenendo una visione ironica, e un energia giocosa.

La consapevolezza è importante, ma la differenza di consapevolezza tra gli esseri umani e tra un proprio prima e un proprio dopo è minuscola. Importantissima ma minuscola.

Tra la ricerca di una formula magica e il pregiudizio che la psicologia non serva a nulla, esiste qualcosa che rende entrambi gli enunciati veri ma limitati: il cambiamento è possibile, ma sarà visibile solo all’interno di aspettative umane. Nessun miracolo è prevedibile. Non impossibile ma questo come diceva Jung, dipende dal Deo concedente. La psicoterapia non può seguire le leggi scientifiche di previdibilità e replicabilità, poichè i fattori in gioco sono troppo complessi per essere estrapolati dal tutto che costituisce la relazione terapeutica. Eppure ci sono certi cambiamenti prevedibili che rendono poi a loro volta piu proabili successivi passi, come ad esempio l’iniziare a prestare attenzione ai propri sogni, aumenta l’accessibilità del sognatore ai propri sogni notturni e al proprio inconscio e

“sentirsi vivi non è solo un fatto fisico, è un fatto psichico. Siamo vivi quando ci snetiamo vivi. Ciò che ci fa sentire vivi è il contatto con la psiche inconscia, per questa ragione i sogni sono così importanti” (M.L.Von Franz, Il mondo dei sogni).

Comprendere prima e accettare poi sia la libertà ma anche la limitatezza del proprio cammino, ci pone in una dimensione in cui la coscienza è umanizzata. E l’essere umano è quello che può compiere sia il bene che il male. Il male esiste e non è solo assenza di bene. E’ una dimensione esistente al pari del bene. Non è la sola volontà che decide quale strada intraperendere, ed essere schiavi di un giudizio che condanna il male, non cancella il male.

Vadiamo questo punto con le parole di Jung:

“ (…)noi non abbiamo immaginazione del male, ma il male ci ha in suo potere. Alcuni si rifiutano di saperlo e altri invece si identificano con lui. Questa è la situaizione psicologica del mondo odierno: gli uni si chiamano cristiani e immaginano di calpestare il cosiddetto male soltanto volendolo; gli altri ne sono divenuti preda e non vedono più il bene. Il male oggi è divenuto una visibile grande potezna: metà dell’umanità si sostiene sulla base di una dottrina costruita dal raziocinio umano. Ma sono importanti proprio perche sono piccoli. Vedere il piccolo passo come importantissimo e tuttavia vedere che è solo un piccolissimo passo, ma bellissimo, comporta allo stesso tempo una liberazione da pesi assai opprimenti e un ridimensionamento dell’ego.”

C.G.Jung, Ricordi Sogni e Riflessioni

Sulla stessa linea di quanto affermato precedentemente in questo articolo, la psicoterapia del profondo non mira ad un idealità, come a prima vista, il linguaggio simbolico porterebbe a pensare, e quindi non mira alla guarigione, alla completezza come perfezione, alla completezza come bene assoluto, ma la direzione, ribadisco è quella verso il centro, da dove è possibile osservare meglio ciò che è nostro, con o senza l’accordo della volontà cosciente. La meta, che mai è raggiunta, per la natura dinamica della psiche, è quella di una coscienza il più ampia possibile e di una coscienza che rimane aperta proprio perchè vede che c’è qualcosa anche oltre a ciò che può vedere.

“O uomo, se sai quello che fai sei benedetto; ma se non lo sai sei maledetto e sei un trasgressore della legge”Vangelo aprocrifo (Codex Bazae ad Lucam)

“Faccio proprio quel male che non vorrei” S. Paolo

In questo fiume del percorso di vita e del percorso analitico, un primo importante obbiettivo dell’analisi psicologica può essere quello di iniziare a camminare sapendo che c’è sopratutto all’inizio, una forte e violenta forza di gravità che invita suadente alla regressione e quello, allo stesso tempo, di accettare che c’è tanto da fare, talmente tanto che i piccoli passi sono importantissimi

“Questo nucleo è costituito all’inconscio e dai suoi contenuti, sul quale non possiamo pronunciare alcun giudizio definitivo. Ne abbiamo necessariamente idee inadeguate, poiché siamo nell’impossibilità di comprenderne l’essenza con un atto conoscitivo, e di stabilirne i limiti razionali”

e ancora:

“La scienza si serve del termine “inconscio” e con questo ammette di non saperne niente, poiché non può conoscere nulla della sostanza dell’anima, in quanto l’anima è appunto l’unico suo mezzo di conoscenza”

(C,G.Jung, Ricordi, Sogni e Riflessioni)

E non c’è infatti una direzione giusta. L’esigenza di qualcosa di assolutamente giusto, emerge in una dimensione di ricerca di sicurezza. La sicurezza è un bisogno primario, biologico, ma su un piano psichico rappresenta la regressione. Mentre il cammino nell’oscurità, l’assunzione di un rischio che però racchiude energia psichica vitale, rappresenta un’evoluzione psicologica, e come dice E. Harding

“Evidentemente è una legge di vita che ogni essere vivente non debba ristagnarsi ma evolversi.”

La psicoterapia del profondo si svolge nella tensione tra conquista biologica (che ci da sicurezza) e conquista psicologica (che viene dal rischiare). In quest’ottica, non ci sarà mai la strada perfetta, come nemmeno una donna, un uomo, un figlio, un genitore, un amico, e cosi via, perfetto. Ci sarà un strada che ci piace e che si imparerà ad amare dopo gioie e sofferenze, dopo noie, dubbi e piaceri. Così come succede nelle relazioni.

Se qualcosa piace già è un buon segno. La ricerca di perfezione non è amore. Quando nasce amore e accettazione per la propria umanità, ci sarà la possibiità di amare anche l’Altro, lo Sconosciuto, il Diverso.

“La nostra psiche è costituita in armonia con la struttura dell’universo, e ciò che accade nel macrocosmo accade egualmente negli infinitesimi e piu soggettivi recessi dell’anima.” (C.G.Jung)

Amare il dolore e la sofferenza di se e degli altri è qualcosa che emerge in sincronia con la possibilità di rinuncia alla perfezione e quando la paura della contaminazione cessa. La psicoterapia del profondo conduce laddove è possibile lasciare emergere il caos a fianco della volontà che con calma e amore mette un po di ordine in quello stesso caos, senza urgenza o frenesia.

Zaira Cestari.

 

 

Creative Commons License