Pubblicazioni

Serate junghiane in Toscana e articolo sulla rivista L’Anima fa Arte

Ieri sera si è svolta l’ultima Serata junghiana di una lunga serie durata 4 anni. Assecondo il mio spirito mercuriale e lascio che le creazioni, donatemi da qualcosa di più grande di me, mutino, si evolvano e lascino il posto ad altre “creature”. Nel nostro paese, esperienze simili stanno già fiorendo, ad esempio a Lecce a cura di Silvana Forchetti e a Sulmona a cura di Francesca Bellini.

Ciò che esiste e ciò che nasce, anche se grazie al nostro lavoro non è nostro, ma è della vita. Nutrirlo e lasciarlo andare sono gli opposti di una stessa qualità, sia che si tratta di un’opera d’arte, di un progetto, di un’azienda o di un figlio. Grazie a tutti per aver contribuito alla vita delle Serate. Intanto vi lascio con l’ultimo numero della rivista (n. 14, dal titolo “Nuvole” ) l’Anima fa Arte, entro cui è presente anche un articolo da me composto, “Calde Nuvole. L’esperienza psichica nella capanna sudatoria” a p. 17.

Per scaricare la rivista in formato PDF: Nuvole

“Esperienze di parti”. In Anima fa Arte n. 13, gennaio 2017: Luci.

E’ uscito on line il numero 13 della rivista di Psicologia l’Anima fa Arte, il cui tema è “Luci”.

A pag. 40 il nuovo articolo della sottoscritta:

“Come è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire; esperienze di parti”

Clicca qui per accedere al Blog dell’Anima fa Arte e scaricare la rivista.

Anthony McCall. "Between You and I" (2006).

Anthony McCall. “Between You and I” (2006).

Qui di seguito una parte del testo dell’articolo della sottoscritta:

<<Accogliere l’altro è accogliere una vita intera, la sua imprevidibilità. Accogliere l’altro implica accettare che nell’incontro c’è anche il distacco; accogliere l’altro implica una morte di quel che c’era prima dell’incontro: nell’accoglienza di una vita, c’è anche l’accoglienza della morte.

Un figlio è una luce, poiché attiva quell’amore incondizionato che resiste nonostante l’oscurità. Solo quando l’oscurità non è un problema, la luce splende.

Dice Luce Irigaray in “Essere due” : “Ti percepisco, mi faccio un’idea di te, ti conservo nella mia memoria -nell’affetto, nel pensiero- per aiutarti nel tuo divenire. Mentre divengo io, mi ricordo di te. (…) Lasciare essere l’altro, possederlo per niente, contemplarlo come presenza irriducibile, assaporarlo in quanto bene inappropiabile, vederlo, ascoltarlo, toccarlo, sapendo che ciò che percepisco non è mio. Sentito da me, pur rimanendo altro, mai ridotto ad un oggetto.” Pp 54-57

Sebbene Luce Irigaray in questo passo si riferisce ad un amore di coppia maturo, qui lo pongo riferendomi al rapporto con l’Altro che le donne gravide portano dentro di sé. Prendersi cura dell’Altro senza impossesarsene racchiude quella capacità relazionale, non frequentemente scontata nemmeno nel rapporto con i figli, decantata dalla Irigaray.

Il passaggio da figlia a madre, sembra facilitare nella gravida, la creazione di una coppia genitoriale interna, che emana, dal Sè, quell’amore per se stessi, che è indice di un passaggio dalla fanciulezza all’età adulta, base per la capacità di amare l’Altro senza che sia il nostro bastone.

Nell’esperienza del parto, in quelle ora chiamate travaglio, il dolore fisico si intreccia, in forme inconoscibili dalla scienza più pura, a quel processo più o meno difficile, dell’affidarsi -in un momento acuto e preciso- all’accadere della natura, lasciando il sole della certezza e della razionalità, ad altri momenti. Lì avviene la morte, la nascita, il lutto e la gioia. Muore una figlia, nasce una madre, nasce il nuovo e muore il vecchio, il temporale si manifesta e l’antico si deve rivelare nella guida di nuove, ma eterne esperienze.>>

Il mondo interiore del trauma, di Donald Kalsched Riassunto del libro (a cura di Zaira Cestari)

Per leggere la recensione al suddetto libro, riportata sul blog Jung Italia, clicca qui!!!

Attacco di panico e psicoterapia

A pagina 43 della rivista di psicologia l’Anima fa Arte , il mio nuovo articolo: “Le Foglie di Pan. Dalla psicopatologia alla rinascita, dal controllo alla cura.”

CLICCA QUI PER SCARICARE IL NUMERO 12  DELLA RIVISTA IN FORMATO PDF

La mano sinistra: altra mano

Qui di seguito il link al blog Jung Italia dove è stato pubblicato l’articolo in oggetto, che a sua volta rimanda alla rivista l’Anima fa Arte, per la quale l’articolo stesso è stato scritto.

 

http://www.jungitalia.it/2016/07/09/psicologia-e-corpo-la-mano-sinistra-altra-mano/

Tributo a Jung a più mani: l’incontro con sè stessi.

Ieri, 6 giugno 2016, è ricorso il 55esimo anniversario dalla morte di C.G.Jung, uomo e psicologo che ha dedicato la vita e la ricerca all’accostarsi alla psiche con rispetto ed umiltà.

L’occasione è stata celebrata con un tributo a più mani.

 6 Giugno 1961.
Moriva il più grande psicologo al mondo:
Carl Gustav Jung.
Dedicò la sua vita all’anima…

(di Emanuele Casale)

Lo ricordiamo con alcuni inediti,
racconti e testimonianze di oggi

 «Nessuno sa quello che faccio; non è rappresentabile e non lo si può fotografare.»
(Jung in un’intervista concessa a Cleonie Carroll Wadsworth, 1 Marzo 1954, Countway Library of Medicine, Harvard Medical School)

Indice dell’articolo:

  • Introduzione
  • Tributo a Jung
  • Chi non era Jung. Una piccola parentesi
  • Il giorno in cui Jung morì: sincronicità e presenze. Racconto di Barbara Hannah.
  • Che cosa ci ha lasciato oggi Jung?
  • SPECIALE!! Testimonianze odierne: ognuno racconta il proprio incontro con Jung !!

Continua a leggere…

Antichi e nuovi sciamani

E’ online il nuovo e-book intitolato Antichi e Nuovi Sciamani, curato da Paolo Minerva, Luca Panseri e Massimo Soldati, costituito dagli interventi di molti professionisti della relazione d’aiuto, tra i quali anche la sottoscritta ha lasciato un piccolo contributo riguardante il rapporto tra disciplina, formazione e tipologia psicologica.
Siamo tutti sciamani o a tutti è utile uno sciamano? La differenza tra essenza e fascino.

Ecco la lista-indice di tutti gli autori:

Premessa 6
Introduzione 7
 Dibattito 9
Tullio Carere-Comes   9
 Luca Panseri 9
 Maurizio Romanò 9
Massimo Soldati 10
Pier Luigi Lattuada 11
Paolo Minerva 11
Benedetta Silj 12
Maurizio Romanò 12
Tullio Carere-Comes   12
Emiliano Disarò 13
 Pier Luigi Lattuada 14
Benedetta Silj 14
 Massimo Soldati 15
 Riccardo Zerbetto 15
Massimo Soldati 16
Tullio Carer-Comes 16
Laura Simeoni 17
 Luca Panseri 17
 Pier Luigi Lattuada 17
Riccardo Zerbetto 18
 Pier Luigi Lattuada 18
Sara Bergomi 18
Maurizio Romanò 18
 Tullio Carere-Comes 19
 Pier Luigi Lattuada 19
Riccardo Zerbetto 20
Massimo Soldati 20
Paolo Minerva 21
 Luca Panseri 21
Sara Bergomi 22
Pier Luigi Lattuada 23
Maurizio Romanò 24
Cecilia Edelstein 25
Tullio Carere-Comes   26
 Pier Luigi Lattuada 27
Riccardo Zerbetto 28
Marialfonsa Fontana Sartorio 28
 Cecilia Edelstein 29
Tullio Carere Comes 29
Paolo Minerva 30
Pier Luigi Lattuada 31
 Riccardo Zerbetto 32
Zaira Cestari 33
Tullio Carere-Comes 33
Anna Barracco 36
Mariangela Corrias 36
Sara Bergomi 37
Luca Panseri 37
 Zaira Cestari 40
Pier Luigi Lattuada 40
Tullio Carere-Comes 41
Pier Luigi Lattuada 41
Tullio Carere-Comes 41
 Paolo Minerva 42
 Tullio Carere-Comes 43
Emiliano Disarò 43
Pier Luigi Lattuada 43
Maurizio Secondi 44
 Tullio Carere-Comes 45
Paolo Minerva 46
Martine Bucci 46
Benedetta Silj 46
Maurizio Romanò 48
Riccardo Zerbetto 49
Tullio Carere-Comes 50
Conclusione 51

clicca qui:

Antichi e Nuovi Sciamani

 

Altra mano: sinistra

E’ uscito il nuovo numero della Rivista di Psicogia L’Anima Fa Arte: MANI

 

Editoriale n.11 – Maggio 2016

“Ti mangi le unghie? È una brutta abitudine. La gente dice sempre che gli occhi sono la finestra dell’anima… tutte cazzate! Le mani… sono quelle che distinguono un vero signore.” (dal film Paradiso perduto del 1998 regia di Alfonso Cuarón)

Le mani sono il vero specchio dell’anima? In questo primo numero monotematico della rivista parleremo di Mani per provare ad afferrarne segni e significati.

Tante sono le novità qui presenti con l’intento di dare un carattere unico ad ogni nuovo numero, ed una maggiore fruibilità a posteriori per i lettori, affinché l’archivio sia più facilmente consultabile. Novità, quindi, anche nei contenuti divisi in Articoli; inoltre è nuovissima sezione dedicata alla Micropsicoanalisi e ispirata all’analista svizzero Silvio Fanti. La sezione degli articoli conterrà i contributi più complessi, nel senso junghiano del termine, la sezione Micropsicoanalisi invece, avrà come protagonista i particolari del tema centrale, in questo caso, delle mani: piccoli frammenti di immagini che arricchiranno di significato ed importanza il tema Mani. Infine come di consuetudine la rivista sarà onorata dalla presenza di un ospite importante: abbiamo avuto l’onore di intervistare Giorgio Antonucci, che ci parlerà di psichiatria, antipsichiatria e di un ricordo “manuale” legato ad essa.

Valentina Marroni
L’Anima Fa Arte n.10

www.animafarte.it

Indice del Numero

Editoriale di Valentina Marroni
___________ di Michele Mezzanotte
S’io fossi mano: il simbolo della mano nei sogni di Luca Urbano Blasetti
Cinque esercizi di manutenzione di Federico Leoni
Altra mano: sinistra di Zaira Cestari
Le mani dei timidi di Aniela Corsini
Ri-mani accanto di Vincenzo Ampolo
Le mani di Rank di Michele Mezzanotte
Intervista a Giorgio Antonucci a cura di Michele Mezzanotte

Rivista Anima fa Arte, n.10/2016; Zaira Cestari: L’invisibile, naturale sovranità. Riflessioni per e dal Seminario del Pensare 2015

Riflessioni per e dal Seminario del Pensare 2015

Invisibile, Naturale, Sovranità”

Mesi fa, Emilio Giacomo Berrocal, antropologo indipendente, mi ha invitata a partecipare come speaker alla seconda edizione del Seminario del Pensare, evento dal carattere interdisicplinare, tenutosi il 4 e il 5 settembre 2015 presso il Centro Studi Città di Orvieto, evento ideato e curato dallo stesso Emilio. Il Titolo dell’evento, composto da tre parole è stata, mi sembra. una guida decisa, sia per la struttura, sia per il senso in sé di quelle tre parole, che ha permesso all’interdisciplinarietà di essere comunicata al pubblico con una certa, se non omogeneità, armonia. Il titolo, Invisibile Naturale Sovranità mi è sembrato inzialmente una via diretta e maestra verso la disciplina che avrei rappresentato, la psicologia del profondo, e questo mi ha, per qualche tempo precedente al seminario, illusa di una certa comodità e privilegio. L’importanza e la pregnanza di quel titolo mi si è manifestato con la sua forza quando l’illusione di comodità si è dipanata in poco tempo. L’invito, da me presentato in forma bibliografica, teorica e astratta ad accedere a strati profondi del reale e a rinunciare alla pretesa di sovranità della luce della certezza razionale e oggettiva, l’ ho visto gradito dai colleghi del pensare, ma in qualche modo distante dagli obiettivi e dalle motivazioni dei dibattiti che vertevano per lo piu sullo stabilire una qualche soluzione concreta (nella realtà estera) alle urgenze che la contemporaneità pone alle coscienze dei pensatori odierni.

Inizialmente questa distanza ha attivato in me l’atteggiamento complessuale e proiettivo tipico di certi grandi introversi: l’eterno incompreso. Ho preso di li a poco però la briga di dare un occhiata a cio che era affar mio e vidi che io stessa non avevo incarnato appieno cio che andavo dicendo. La presentazione, che si poneva l’obiettivo di assumere una visione piu crepuscolare e interiore, aveva invece un linguaggio piu accademico, astratta e di spunto piu filosofico. A quale invisibile non avevo dato realtà?

La risposta è arrivata al momento della tavola rotonda, al termine dei due giorni plenari, presso la quale è emersa l’esigenza di rendere concreto il pensiero. Ho parlato allora della mia esperienza con ciò che andavo dicendo nella presentazione della mattinata precedente, addentrandomi nel senso che può assumere oggi la pratica clinica, cercando di non temere di usare un linguaggio metaforico e simbolico.

E’ con l’intento di dare forma a questa consapevolezza, che questo articolo si presenta in due parti: la prima è un riassunto della presentazione della conferenza tenutasi ad Orvieto, la seconda vuole essere una riflessione su ciò che rappresenta il polo pratico della proposta avanzata in forma di pensiero astratto, ossia la visione che può dischiudersi in un viaggio come quello della psicologia del profondo.

Scarica l’intero numero della rivista ove proseguire anche la lettura dell’articolo.

Intervista itinerante a Remo Roth a cura di Zaira Cestari 

Vi segnalo la pubblicazione sulla rivista di psicologia l’ Anima fa Arte dell’intervista itinerante a Remo Roth a cura di Zaira Cestari.

Qui potete scaricare la rivista

 

 

Abstract

Vivendo con l’intento di stare in ascolto di ciò che le vita mi propone e che parla al germe creativo che è in me (come c’è in ognuno di noi), ho conosciuto il Dott. Remo Roth. La nostra conoscenza è avvenuta nel momento in cui l’idea e il percepire, attraverso la pratica clinica, che la tipologia psicologica “junghiana” fosse una delle intuizioni fondamentali di Jung e che andasse sviluppata, stava assumendo la forma di una base dalla quale poter avventurarmi. Il mio interesse per Remo e per i suoi sviluppi clinici, e la decisione di, in qualche modo creare curiosità intorno al suo lavoro, nasce dalla comune attenzione alla tipologia psicologica di sè stessi e dei pazienti e alla trasformazione che può attivarsi dalla conoscenza di come funzionano le nostre funzioni psichiche e quindi dalla conoscenza dei diversi sguardi, della diversità presente in noi e fuori di noi.
Il nostro incontro ha avuto come sfondo e come contenitore costante il caldo di questo forte luglio e l’acqua riposante del lago di Zurigo. L’intervista si è svolta principalmente in viaggio verso I luoghi di Jung con alla guida Eva, la compagna di Remo. La conversazione è avvenuta in modo informale, e anche Eva ha contribuito al dialogo che si è reso così, più ampio, sia per quanto riguarda l’approfondimento dei contenuti, sia per quanto riguarda l’opportunità di fare esperienza dei fenomeni, delle idee e dei racconti da diverse angolature, come lo studio e l’osservazione della tipologia stessa ci invita a fare.
In questa sede riporterò solo ciò che concerne il titolo di questo articolo, ovvero la relazione maestro-allievo e di come tale relazione si pone nel e per il processo d’individuazione, sebbene ci vorrebbero altri 3 o 4 articoli per toccare tutti i punti affrontati in questo viaggio. Tuttavia spero che, dall’intervista qui riportata, sia possibile scorgere spunti teorici e particolari intuizioni che ritengo meritino approfondimento e che possono essere ritrovati nei libri scritti da Remo Roth, (“I cercatori di Dio”, 1992, Di Renzo Edizioni e “Return of the World Soul”, part I (2011) and Part II (2012) Pari Publishing, e altri in corso d’opera.

Zaira Cestari