Riflessioni

La durata della psicoterapia

Articolo in costruzione…

Scrivo questa breve riflessione per cercare di chiarire molti dubbi e paure sull’impegno che comporta la psicoterapia.

la costanza

l’indeterminatezza della durata

l’importanza della ridefinizione  periodica  e di un eventuale chiusura

la dipendenza dall’analista

il limite della relazione terapeutica

Corpo primitivo e Corpo Tecnologico

Primitivo, Tecnologico, Cittadino.

Orvieto, 2016

Techne fuori, imago dentro. Corpo primitivo e corpo tecnologico.

Zaira Cestari

Abstract

La psiche è ovunque. Dentro e fuori.

Tutto ciò che immaginiamo, e quindi creiamo è psiche. Psiche non è solo dentro. Noi siamo nella psiche. Ma psiche non è la nostra coscienza. Non possiamo percepire tutto. Sapere tutto e controllare tutto. Più cerchiamo di controllare qualcosa, più qualcos’altro ci sfugge, come in una legge fisica di omeostasi.

Nella psicologia è clinicamente e fenomenologicamente chiaro che gli esseri umani proiettano all’esterno ciò che è a loro inconscio.

Gli uomini si sono fermati. Hanno costruito e costruiscono attrezzi indispensabili per concretizzare delle intuzioni e delle immagini che vivevano e vivono.

Dentro di sé, a volte impercettibilmente a volte chiaramente, ma fenomenologicamente evidente, gli uomini hanno artigli, zanne, volano e vanno sott’acqua, hanno caverne sicure e esseri viventi minacciosi.

Dentro hanno avventure al limite della sopravvivenza. Fuori di sé, come attraverso l’estensione del corpo, hanno trovato di dominare in qualche modo, attraverso qualche tcenica, il fuoco, hanno messo a punto coltelli e seghe, sottomarini, aeroplani, case meravigliose e guerre spaventose; hanno creato parchi di divertimento, film di vario genere ove rivivere comodamente ciò che è da sempre immaginato e musiche grazie alle quali le emozioni da sempre provate e da sempre umane si riattivano.
Così costruendo macchine che diventano autonome, spaventose e alienanti, l’essere umano ha riprodotto il mondo mesozoico, quello dei grandi sauri, esperienza che è rimasta nel nostro inconscio di scimmia.

E’ necessario tutto ciò? Può essere diverso? Recuperare allora la realtà della natura, nel bene e nel male, recuperare le nostre radici è di fondamentale importanza per vivere più armoniosamente senza dover incorrere in crisi esistenziali così forti come quella attuale.

Pensiero ed esperienza, sono il dentro e il fuori di cui sopra.

In noi vive il primitivo e il tecnologico vive forse fuori di noi. Esiste un ponte tar questi due funzionamenti. Questo ponte esiste nelle immagini, nei sogni, ma anche nel corpo.

Nel corpo è tutto scritto. E’ un documento scritto e orale allo stesso tempo, ed è scritto con una scrittura automatica che è forse possibile decifrare in modo non razionale ma percettivo.

In questa sede, dopo una breve relazione, proporrò un esperienza collettiva di esplorazione immagnifica e sensoriale, ove poter rintracciare quel lungo, complesso e circolare filo che unisce l’abitante della natura con il cittadino abitante tecnologico.

Testo

 

Le macchine che abbiamo inventato sono adesso i nostri padroni, esse sono i nostri nuovi demoni. Esse sono come i vecchi grossi sauri che sono esistiti quando l’uomo ( e donna) era una sorta di scimmia-lucertola (nel tardo mesozoico) e viveva condizionato dalla paura del suono dei loro versi. L’uomo ha ora, con il suo pollice opponibile, inventato di nuovo il mondo mesozoico un altra volta e ridando vita con nuove forme ai mostri che ci schacciano a migliaia con la loro voce e il loro peso:

le enorme macchine nelle fabbriche, le enormi navi e treni e automobili, e tutto quello che è diventato enormemente schacciante tanto che l’uomo è divenuto sua vittima.

Osserviamo la città di New York. Nessuno può dire che si sente un re a New York. Si può giusto sentire una formica sopra un cumolo di formiche e sentire che comunque non conta nulla, è superfluo lì, il cumolo di formiche è l’unica cosa che conta. E’ una città che sembra appartenere a dei giganti, mentre l’uomo è solo una vittima e un servo di quest giganti.

Una grande città rappresenta un relativamente lento olocausto dell’umanità, come Emile Zola si è espresso. L’uomo ha costruito la sua pira funeraria e essa compie il suo compito di distruggerlo, insieme alla terra che lo ospita.

Il compito più alto di un uomo è sottrarre gli animali alla crudeltà.
– Emile Zola

Jung, disse nel 60 (visions seminars, p. 502) : “L’uomo ha portato il pane lontano da milioni di persone,e questo processo di autodistruzione è ancora in corsa senza coscienza; che è davvero il nocciolo della crisi attuale “

Osservando da questa prospettiva vediamo bene come l‘arte è solo un modo particolare di decorare il nido in cui mettiamo le uova .

Ebbene , il punto di vista biologico è che la vita è mangiare, bere, propagare la specie, dormire, 
e morire; ridursi a ciò significa regredire ad uno stato di sola vita biologica. 
Non c'è spazio per lo psichico. 
E' sola natura materiale. E in contrasto con la natura , o al di là della natura è il punto di vista culturale , la nostra civiltà . 
Ma questa è la particolare realizzazione dell'uomo , nessun altro animale ha mai sognato e realizzato la cultura.
È una condizione di per sé , una creazione dovuta all'aumento della coscienza umana , e questo ha prodotto un mondo 
nuovo e diverso .La superficie del mondo è cambiata .Si hanno visioni sottoforma di convinzioni ad esempio, 
rispetto a dove deve andare l'acqua  e la si mette dove l'acqua non è mai stata e non dovrebbe essere : 
un canale che va anche oltre le colline , contro tutte le leggi della natura .
E si hanno visioni di  strade dritte e vengono realizzare , linee rette sulla terra , che non sono mai state viste prima ; 
l'unica linea retta che sia mai esistito in terra era il solco di una meteora .

" Ma la storia insegna che l'uomo civilizzato fin'ora ha distorto troppo la sua parte fisica animale, il suo passato animale, 
e così ciò si manifesta anche, nella realtà esterna: troppa civiltà rende gli animali  e la natura, malati" C.G.Jung, visions seminars, 1960. 

Gli uomini fanno agli animali ciò che sono capaci di fare ai propri simili: 
gli allevamenti di bestiame e i macelli sono il prototipo dei campi di concentramento 
così come c'è analogia tra l'uso degli insetticidi e le armi chimiche, e via dicendo.
S. Mordysnky 

Eppure le cose non sono così semplici come sembra. Il desiderio egoico  (Eros) dell'uomo, è una componente essenziale 
dell'uomo,  discutibile ma c'è e rimarrà sempre così, qualunque sia la filosofia spirituale che dica qualcosa a proposito. 
Il desiderio egoico appartiene proprio a quel lato di natura animale originale dell'uomo che durerà finché l'uomo ha un 
corpo animale.
L'altro lato dell'uomo è correlata alle più alte forme dello spirito, a immagini psichiche, non egoiche. 
L'uomo e le sue opere contribuiscono all'equlibrio solo quando lo spirito e l'istinto, o Il sé e l'ego sono in armonia cosciente.

Se uno o l'altro aspetto manca, il risultato è sempre un tipo o l'altro di rigidità che vira verso il patologico, che sia fisico, 
psichico, sociale, ambientale, politico.

Troppa animalità distorce l'uomo civilizzato ma troppa civiltà rende gli animali malati.

Questo dilemma rivela la grande incertezza rispetto al tema  del desiderio, della cultura, dell'arte e delal tecnologia. 
Perché, in fondo, Eros  (il desiderio) è un potere che trascende il singolo individuo, è archetipico, è comune a tutti. Ma il trionfo sulla natura viene pagato a caro prezzo.
La natura non richiede spiegazioni di principio, ma chiede solo tolleranza (ovvero non violenza) e la saggia misura. 

«Quando alzate lo sguardo al cielo e vi meravigliate della bellezza delle stelle, queste vi appaiono non come sono ora, ma come furono innumerevoli milioni di anni fa. Stando alle apparenze, è una nuova stella quella che vedete risplendere, ma quella stella brillò per la prima volta quando in Egitto regnava Tutankhamon e può darsi che oggi non esista più. Se per miracolo tutte le stelle del cielo venissero spazzate via da un momento all’altro, noi continueremmo a vederle […] ancora: dopodicchè, forse, inizierebbe a scomparire la prima, e venti o cinquant’anni più tardi potrebbero seguirla altre, ma il cielo continuerebbe a starsene là come prima, e ci vorrebbero innumerevoli milioni di anni prima che svanisse l’ultima.

Perciò noi viviamo sempre in tempi in cui cose che sono state esistono ancora. La sola cosa spiacevole è che non sia possibile vedere ciò che si trova nel futuro. Il nostro inconscio, però, è in qualche modo in anticipo rispetto ai nostri occhi e ha una qualche nozione delle cose che saranno, poiché è dal passato più remoto che viene creato il futuro.»

(C.G.Jung – dai seminari dello Zarathustra di Nietzsche tenuti del 1934-39. Edizioni B.Boringhieri, p.48-49, 2014)

 

In questa corsa tecnologica, alla misura, alla vivisezione, del desiderio adolescenziale distruttivo, occorre ritornare alla terra , alla Madre, a recuperare ciò che è stato calpestato per permettere questa corsa. Infatti, affinche questa corsa si riequilibri è necessario ricorrere anche a ciò che ricorda a questa corsa, che non è possibile controllare la natura, possederla, fermarla, e ricrearla.

Lowen suggerisce un atteggiamento di umiltà, di presa di coscienza della propria impotenza nei confronti dell’universo. I suoi esercizi di grounding della bioenergetica mirano proprio al radicamento a terra, al ripristino di un contatto sano con il suolo, con le origini.

L’atteggiamento tipicamente patriarcale del predone va abbandonato. Se l’uomo si fa piccolo, particella di una vastità più ampia, la sua coscienza può espandersi, la natura torna a vivere nella carne ed egli può tornare a sentire in sé la grandezza della forza immensa della natura. Può trascendere.

La bioenergetica si è ispirata dall’osservazione della forza e della sicurezza degli animali, padroni del loro spazio, e dei primitivi, in balia dei fenomeni naturali ma al tempo stesso fedeli alla divinità insita nella natura.

La pratica terapeutica della bioenergetica insegna ad affidarsi, lasciare andare il controllo, lasciarsi andare. Lowen fa la metafora del cavallo: se il cavaliere dovesse svenire, il cavallo lo porterebbe a casa. La parte inferiore del corpo, la parte psichica primitiva va riconosciuta, accetata, contemplata nella sua irrazionalità

Lowen dice: “la personalità integrata si costruisce a partire dal suolo”.

Gli esercizi di grounding che proporrò, sono volti a percepire la terra sotto i piedi, a distinguerne il ritmo e a riconoscere il proprio

Molti disequilibri chiamati disturbi fisici hanno a che fare con una non integrazione dell’inconscio nella vita cosciente e della memoria o coscienza corporea. La memoria del corpo si manifesta spesso con sintomi somatici, sensazioni corporee e sentimenti, tensioni muscolari, e movimenti divenuti abituali.

Riappropiarsi dell’esistenza corporea è una goccia importantissima per quel mare che può controbilanciare la corsa sfrenata del technè contro il primitivo, contro il corpo.

 

 

Poesia estemporanea di Giuseppe Belcore. Senza titolo

 

Red Sky

Red Sky

Il rosso è il colore migliore per

raccontare di un cambiamento

e navigare è la cosa migliore

che si possa fare per conoscere

ma parlare è la cosa più sublime

ci possa essere per testimoniare

chi io sono.

Sono di fronte a me stesso

ma non mi conosco abbastanza

da salvarmi

 

Pisa, 13/06/2016

Giuseppe Belcore

 

Per leggere altre poesia dell’autore: Amore Ovunque

Tributo a Jung a più mani: l’incontro con sè stessi.

Ieri, 6 giugno 2016, è ricorso il 55esimo anniversario dalla morte di C.G.Jung, uomo e psicologo che ha dedicato la vita e la ricerca all’accostarsi alla psiche con rispetto ed umiltà.

L’occasione è stata celebrata con un tributo a più mani.

 6 Giugno 1961.
Moriva il più grande psicologo al mondo:
Carl Gustav Jung.
Dedicò la sua vita all’anima…

(di Emanuele Casale)

Lo ricordiamo con alcuni inediti,
racconti e testimonianze di oggi

 «Nessuno sa quello che faccio; non è rappresentabile e non lo si può fotografare.»
(Jung in un’intervista concessa a Cleonie Carroll Wadsworth, 1 Marzo 1954, Countway Library of Medicine, Harvard Medical School)

Indice dell’articolo:

  • Introduzione
  • Tributo a Jung
  • Chi non era Jung. Una piccola parentesi
  • Il giorno in cui Jung morì: sincronicità e presenze. Racconto di Barbara Hannah.
  • Che cosa ci ha lasciato oggi Jung?
  • SPECIALE!! Testimonianze odierne: ognuno racconta il proprio incontro con Jung !!

Continua a leggere…

Uomo e donna: la relazione psicologica come strumento per una nuova coscienza collettiva.

Propongo dei passi di Ester Harding, psicoanalista junghiana che ha dedicato la sua ricerca alla psicologia femminile e alla relazione.
L’uomo e la donna, parlando riferendomi  alla mia esperienza di donna e terapeuta italiana, sono sempre più posti di fronte alla libertà relazionale. L’hanno forse sempre cercata, come eco di ciò che è più desiderabile e più creativo. La relazione psicologica come musa poetica è simbolo di quel processo alchemico della coniuctio interiore, ove maschile  e femminile, i primi due opposti che si scindono nella storia ontogenetica dell’essere umano, costituiscono il nocciolo da cui si sviluppa la vita in tutte le sue declinazioni e sfumature.
Relazionarsi, e con ciò intendo essere uno di fronte all’altro, completi di luci ed ombre, liberi di girare su se stessi e danzare la propria complessità dinnanzi all’altro, si palesa attualmente come un compito irrinunciabile per un rinnovamento culturale che andrebbe a nutrire diversi livelli della realtà sociale, dall’ambiente, alla politica, all’insegnamento fino alla spiritualità.
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Dice la Harding:
“Esaminiamo un matrimonio in cui i coniugi cerchino sinceramente di svilupparsi individualmente senza tuttavia vedere nella relazione psicologica una meta di eguale importanza. (…)Presto o tardi ecco scorgere una situazione nella quale tutti e due si sentono confusi ed urtati. (..). Il turbamento svanisce e ciascuno attribuisce la colpa all’altro o al proprio cattivo carattere. Ma senza fare alcun sforzo per arrivare alle radici delle difficoltà, essi non potranno raggiungere una comprensione costruttiva della sua causa. Più tardi o stesso turbamento si ripresenterà ed anche questa volta verrà represso. In questo modo essi potranno imparare un vero autocontrollo e potranno assumere un aria di serenità in momenti di agitazione,e se continueranno ad amarsi, aumenterà la tolleranza per le debolezze e le peculiarità dell’altro, ma al termine di una lunga vita in comune saranno ancora fondamentalmente estranei l’uno all’altro nonchè a se stessi.Essi hanno guadagnato in sviluppo personale, ma la relazione psicologica non può maturare in simili condizioni. Molti ritengono che questo sia il modo con cui ogni individuo ben educato e di buoni sentimenti deve passare sopra le divergenze con le persone che ama, senza dar peso a quei piccoli difetti del carattere o della condotta che turberebbero altrimenti la felicità e la pace della vita familiare. (…)Non tutti rimangono soddisfatti di questo modo di condursi. Gente più sensibile si rende più acutamente conto della disarmonia. Forse hanno una minor capacità di eliminare dalla coscienza le cose spiacevoli, o perchè sentono di più gli elementi inaccettabili, o perchè il loro desiderio di verità non viene soddisfatto da questo modo di condursi piuttosto cieco. Ed è così che  a molti oggi non basta avere come scopo felicità  ed armonia personali. Essi hanno da cercare l’effettiva verità della cosa per basarvi le loro relazioni. (…). La verità costituisce per loro un valore che sta al di sopra di quel’armonia e di quella felicità personali basati spesse volte sull’illusione. Agli occhi della generazione pi vecchia questo procedimento tendente alla “comprensione” potrebbe rassomigliare molto ad un contendere e disputare; ed effettivamente, se si perde di vista lo scopo, cioè la coscienza, il procedimento può degenerare in futilità del genere. Inoltre in queste discussioni vi è il preciso pericolo di perdere contatto con la situazione sentimentale in un analisi intellettualistica: solo una profonda sincerità di intenti potrà evitare questi sbagli. (…)la verità può essere servita soltanto se ciascuno tiene fede al proponimento di scoprire i propri moventi nascosti cercando di comprendere quel pezzo di vita che gli sta davanti. Se la discussione ha il fine di porre in luce gli elementi inconsci dell’incidente, allora le difficoltà che inevitabilmente sorgono tra due persone servono a strappare il velo dell’inconscio dove molti dei loro moventi si mascherano anche  a loro stessi. E’ in questo modo che sorge una relazione psicologica unica nel suo genere. 
Ester Harding (1951). La strada della donna, Roma: Astrolabio, p. 283- 285 
Pensare alla relazione psicologica,anche in questa chiave, di sincerità e sentimento, fatico a non temere che il tutto assuma un aria di pesantezza, in cui le ombre diventino il focus principale per  cui l’occhio inizia a focalizzarsi sul buio perdendo leggerezza e abitudine alla luce. Mi viene in aiuto lo zen, che tutto alleggerisce poichè nello zen, la verità e la non verità vanno insieme. Questo paradosso indica che la meta è la strada e che è possibile stare nel’incertezza della mente poichè è la mente che cerca se stessa attraverso la relazione. E la relazione non è mente, è prima di tutto qualcosa di percettivo e a-razionale che porta ad un incontro che profuma talvolta di compiutezza, di fermezza.  E allora l’ironia nel cercare la verità può divenire un habitus di casa che supera in compagnia qualsiasi programma televisivo o radiofonico. Rimandare ciò che non va attraverso l’ironia non è una pratica della mente, bensì è ironia solo quella che sgorga da una consapevolezza che la vita è complessa è il fine della mente umana è rivelarsi, aprirsi all’inafferrabilità della vita.
“Si è creduto nell’esistenza di qualcosa che si realizza o raggiunge fuori dalla mente e di conseguenza la mente viene usata per cercarla, non avendo capito che la mente e l’oggetto della sua ricerca sono una cosa sola. La mente non può essere usata dalla mente a cercare qualcosa.” 
 
Dottrina  zen dello Huang-po

L’attesa

L’attesa
non è altro che il vivere una dimensione più
in su o più in giù.
E’ la via tra due porte
è una porta che si apre verso
il sostegno del cielo.

L’attesa
non è più sospesa.
L’attesa è aria viva
azzurra,
è mia sorella.

Mentre attendo
apro,
e il mio corpo,
da tempo diventa spazio.
Per essere.

Zaira Cestari

Ascolta: Traditional Tao Mediation Music

Il lato concreto dell’ideale

Dualismo onda-particella della luce.

Tutta la materia è duale e cio significa che è sia onda sia particella.

Concretamente si può percepire solo come onda o solo come particella ma si può intuire e, si è osservato, che entrambe le condizioni accadono. (Esperimento della doppia feritoia e principio di complementarietà di Bohr.)

.
Per partecipare al concreto è bene scegliere e sacrificare un po di intuito, avvicinandosi cosi alla proprietà duale della materia. Il concreto ha bisogno di sacrificare un po di dualità per riconoscere i due opposti. E cosi i due lati della percezione: intuizione e sensazione.

L’intuito per calarsi alchemicamente a terra (cosi’ in alto cosi’ in basso) deve sacrificare un po dalla sua non dualità, e la sensazione per elevarsi un po, ha bisogno di sacrificare un po della sua dualità.

C’è molta piu sensazione attualmente che intuizione, ma entrambe sono realtà.

Una più vicina al microscopico indagato dalla fisica quantistica (intuito) una piu vicina al macroscopico che segue le leggi della fisica classica. (Mi riferisco al paradosso del gatto di Schrödinger – sperando che non si usino piu gatti per queste cose-).

Ma credo che la natura umana risente di entrambe le leggi e questo sia applicabile alla medicina, oltre che alla psicologia (C.G.Jung).

E questo spiegherebbe perche vicino alla scienza concreta continuino ad esistere pratiche oracolari ancora oggi ridicolizzate, ma tuttavia consultate frequentemente in segreto.

La natura umana necessita di micro e di macro, di psiche e di materia, di astratto e di concreto anche se i due opposti non si possono esprimere nello stesso istante, ma si nella stessa casa.

 

Zaira Cestari

L’ombra dell’amore

Non credo che l’amore puro sia come l’amore sofferente
L’amore puro è quello del bambino.
L’amore sofferente, ama quando vede che c’è qualcosa di opposto all’amore,
che è allo stesso tempo vitale. 
L’amore sofferente ferma per un istante la vita e ama, ma soffre
Quando vede che ci sono tutte quelle cose opposte all’amore,
le vede,
vede come impediscono l’amore e ama appunto per questo.
Sceglie l’amore
e muore.
E risorge
con l’amore nel cuore.
Anche quando non ama.
Rose dell'Irlanda. Agosto 2015

Rose dell’Irlanda. Agosto 2015

Il mondo fuori di me è specchio del mondo dentro di me.

Fedele al cosmo che nel mio interno sento rappresentato, scorgo che ogni accadimento esterno, è un ponte per i cerchi concentrici di questo stesso cosmo, che mi avvicinano, anche dolorosamente, al centro.

Zaira Cestari

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“Nulla favorisce la presa di coscienza tanto questo intimo confronto dei principi opposti. Non solo l’accusa presenta fatti del tutto insospettati, ma anche la difesa è costretta a scoprire argomenti fino a quel momento sconosciuti. Con questo, una parte considerevole del mondo esterno raggiunge l’interno, ma il mondo esterno ne risulta depauperato e alleggerito; d’altra parte il mondo interiore ha guadagnato altrettanto d’importanza, per essere stato innalzato al rango di tribunale per decisioni morali. Comunque l’io che prima era univoco, perde la prerogativa di semplice accusatore e acquista in cambio lo svantaggio di essere anche l’accusato. L’io diviene ambivalente e ambiguo, e si trova tra l’incudine e il martello: diviene consapevole di una bipolarità sopraordinata a lui stesso. (…). Non pochi .. si trovano cacciati fuori su una via individuale: impareranno prestissimo a conoscere gli aspetti positivi e negativi della natura umana.”

C.G.Jung, Ricordi, Sogni e Riflessioni, Milano: Edizioni Bur, 2013, p. 217

 

“L’individuazione ha bisogno, e si serve, del mondo intero per le sue varie operazioni di separazione e unione. Perchè l’individuazione…avvenga nella vita di una persona e per tutta la vita, si deve creare un tipo unico di atteggiamento psichico che abbraccia il paradosso che l’esteriore è l’interiore -talvolta anche viceversa, l’interiore è esteriore – e che la psiche e il mondo materiale sono in un certo senso due faccie di un unica medaglia. Questa consapevolezza cosciente, dell’intrecciarsi di psiche e mondo, abbraccia l’esperienza vissuta come totalmente simbolica, e si basa sul riconoscimento di un mondo specificatamente psichico nel quale c’è spazio per “giocare” e “realizzare” le operazioni dell’individuazione” 

Murray Stein, Il principio di individuazione, verso lo sviluppo della coscienza umana, Bergamo: Moretti e Vitali, pp. 101, 102

Le porte nella psiche

La psiche è ricca di immagini. Ci sono immagini di animali, così come dimostrano spesso i nostri sogni. E spesso per ritrovare quell’energia e integrarla consapevolmente ed armoniosamente nella nostra vita, ricorriamo all’incontro concreto con l’animale. Così con le pietre e le piante e la musica.

Esistono molte forme di terapie alternative, quali la pet terapy, la musicoterapia, la cristallo terapia, la cromoterapia.

La medicina classica ha depurato l’incontro con la natura, con i principi delle piante. Ma da lì, principalmente, proviene.

Più l’elemento è lontano dall’umano più sembra essere potente.

Dalla chimica delle piante si è creata sia la medicina, sia il fenomeno dei “viaggi” ( concetto legato alla “droga”, alla dipendenza, o alla ricerca spirituale).

Ma, come accarezzando un animale, cosi, approcciandoci a certi elementi, si scatenano in noi energie già presenti.

Il video che qui propongo è utile per riflettere su quali tipo di esperienza attivano certi principi naturali che spesso, o affascinano, portando alla ricerca coatta di essi, o al contrario, al controllo di essi.

In particolare questo video mostra la ricerca e l’uso del principio contenuto in certi funghi allucinogeni per trasformare l’esperienza di ansia e di paura della morte in una consapevolezza maggiore della connessione di tutte le cose, e della presenza di una facoltà in noi presente, che è la visione a-razionale, che non separa, ma amplia.

L’intento di questa mia riflessione non è per incitare l’uso dei funghetti allucinogeni, nè per sconsigliarne l’uso. Ma è quello di portare l’attenzione al fatto che spesso cerchiamo fuori quel che abbiamo dentro. Questo va bene, se fatto con la consapevolezza che quel che cerchiamo fuori è solo un mezzo per aprire delle porte già presenti in noi  e che fatichiamo ad aprire. Pena: la dipendenza e l’estraniamento, o la condanna di quelle esperienze e il nutrimento di meccanismi di controllo, di denigrazione ed etichettamento.

 

Clicca qui per il video:

http://anewunderstanding.org/

 

Zaira Cestari