Tipi psicologici

LA NASCITA DEGLI OROLOGI una strana storia

L’ANIMA FA ARTE

OROLOGI no.15 – Rivista di Psicologia

pag. 25 di Zaira Cestari
LA NASCITA DEGLI OROLOGI
una strana storia

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Commento al film “Silence” di Martin Scorsese

SILENCE

th

Sono forse questi pensieri scomodi, a che forse potrebbero urtare, senza la mia intenzione, chi a fede, ma che forse hanno qualcosa del mondo, nè brutto nè bello. 

Fino alla comparsa dell’interprete giapponese che spiega a Rodriguez qual’è l’epistemologia di riferimento dell’agire giapponese nei confronti dei “conquistadores” cristiani, ho faticato a rimanere nella costanza di finire il film.

La fenomenologia cristiana, mi tocca con una violenza (ad un livello psichico) tale che la violenza giapponese  (fisica) la percepivo poco consistente

L’interprete placa quell’inflazione cristiana che appesantisce gli animi insegnando il rifiuto e la vergogna del male, tanto che la proiezione dell’ombra diventa feroce. L’interprete con grande calma, vede quel complesso che sta agendo ciecamente e che purtroppo ha agito per secoli plasmando la psiche e il pensiero europeo e lo osserva come se lo conoscesse, come se fosse una  delle tante forme dell’energia che agisce nella psiche umana. 

Ho vissuto quella fede estrovertita dei cristiani, questa proiezione di un sè fuori di sè, come qualcosa di distruttivo, come un movimento non verso il centro ma verso la periferia, un movimento che consuma la coscienza, mentre quella feroce dittatura giapponese come una compensazione inconscia a quella coscienza che abbraccia la consolazione di un perdono, la consolazione di fare a meno di sè, di essere stretti da un abbraccio di un padre gigantesco che porta tutte le croci. Mentre Rodriguez vive l’inflazione del buono, il cui orgoglio lo rende il figliol prodigo che lo farà entrare come un eletto tra i ranghi più alti vicino al Padrone chiamato Dio, la ferocia giapponese riporta questa inflazione alla natura, saggia e crudele. 

Nonostante tutta quella violenza, ieri sera, nello sdraiarmi nel fouton giapponese,steso su un tatami giapponese, ho sentito pace. Come se la visione avesse riequilibrato un poco quel sentore di violenza simbolica della chiesa dalla patristica in poi. 

Quei roghi, quelle torture non erano altro che l’ombra stessa di quella religione che ha agito nel nome del bene e del buono. Per servire il padrone. Servire il padrone è tradire se stessi e i propri fratelli. E’ il bravo scolaro la cui intera energia è conquistare il benestare dell’insegnante. 

Tradire se stessi è fidarsi dell’altro. Fede e spiritualità sono forse due opposti incarnati qui da occidente e oriente.  La fede può essere un tradire se stessi, e questo Ferreira lo comprende bene quando asserisce che il Giappone lo ha portato a riavvicinarsi alla propria natura. Rodriguez non può, è più fragile. I cristiani rincorrevano illusioni, lasciando dietro di sè, in una negazione profondissima, ciò che non va bene, pensieri, desideri, persone; mentre i giapponesi impongono saggezza, con violenza fisica. Da una parte i sentimenti, da una parte i pensieri. Non c’è cosa più giusta o cosa più vera. 

Le mie non sono parole politiche, ma dettate da un percepire che da voce a un vissuto spesso celato. Forse il tutto tende a un equilibrio. 

La violenza chiama violenza, l’amore chiama amore. Un estremo può essere riequilibrato solo da un altro estremo. Questo processo è stato chiamato eneantiedromia, e spesso è necessario. 

Spero di non aver urtato nessuno, in tal caso sono disponibile a proseguire il dialogo. 

I sabati di Danzaterapia alla Leopolda.

Cliccare qui per visualizzare il PDF:  volantino danzaterapia

Aria

Sentirsi vivi non è solo un fatto fisico, è un fatto psichico.

Siamo vivi quando ci sentiamo vivi.

Ciò che ci fa sentire vivi è il contatto con la psiche inconscia, per questa ragione i sogni sono così importanti.

(M.L.Von Franz, Il mondo dei sogni).

 

Respiro aria
l’aria mi parla
di me e del mondo
entro me la contengo ed essa
mi contiene

me è una forma che da forma
solo se respira aria
l’aria respira se incontra me e se la lascio all’altro

tra me e l’altro c’è aria
che è spazio e vicinanza
distanza e unione
e danzo nell’aria

danzo se respiro e danzo creando
creo in quanto sono forma e sono contenuta nella non forma,
nell’aria

ti dono il mio ballo
al suono del tuo canto

aria
fidati di essa
sempre c’è n’è.

Zaira Cestari

 

Dai Tipi agli Arche-tipi

Serata junghiana del 20 aprile 2016

Teatro Lux, Piazza S. Caterina 6, Pisa

ore 20.30-22.30

entrata libera

Dai Tipi agli Arche-tipi

” Se lei è se stessa può contattare la sua vita interiore, quando non è se stessa i suoi sintomi non le danno pace. I suoi sintomi la avvertono che sta rinunciando a vivere”

Maria Claudia Loreti, 16 aprile 2016, Livorno, seminario “Il gioco della sabbia”, presso “I Teatri dell’Anima”.

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In questi mesi ci siamo addentrati nelle dinamiche psichiche ove tipici movimenti e tipiche forme invisibili si creano. Invisibili ma proprio per questo molto presenti ed influenti.

Osservare e pensare di forme e di tipi non serve per creare criteri di patologia o per controllare l’energia emotiva che un essere umano in contatto con un altro crea, ma al fine di osservare le rotaie entro le quali ci muoviamo al fine di percorrerle con più consapevolezza e per poter aver maggiori gradi di libertà sul ritmo e l’andatura.

Prima di addentrarci sul nodo centrale della psicologia complessa , che è la funzione trascendente (quella necessità pischica d trasformarsi, che avviene mediante il conflitto nterno, dal quale nasce una nuova coscienza), assisteremo alla prima volta in cui la serata junghiana accoglie un ospite, il Dott. Paolo Minerva*, che ci parlerà e ci condurra nell’esperienza degli archetipi, che sono tipiche forme entro le quali i tipi psicologici si esprimono in concomitanza con vari eventi e fasi della vita.

Buona lettura, Zaira.

*
Paolo Minerva è psicologo, psicoterapeuta e formatore.

Ha sviluppato la sua formazione negli ambiti della Psicosociologia, della Gestalt Therapy, della PNL, dell’ipnosi ericksoniana, della psicanalisi junghiana. Ha ricoperto per molti anni incarichi di responsabilità nella gestione di servizi socio-sanitari. Si occupa di formazione aziendale, crescita personale, analisi delle organizzazioni, ricerca psicosociale, psicoterapia, marketing e comunicazione. Ha elaborato e coordinato diversi progetti in ambito europeo attraverso l’associazione culturale ARTNAT di cui è presidente, sull’utilizzo dell’arte come qualificatore della vita sociale.

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Paolo Minerva
psicologo, psicoterapeuta, counselor, formatore

https://www.facebook.com/ArchetipiGuida
paolominerva@gmail.com
+39 – 0523.1656139 – 388.1285758

skype: paolo.minerva

Gli Archetipi Guida

 

L’Archetipo, nel pensiero di Carl Gustav Jung, è una rappresentazione immaginifica primaria, che fa parte dell’inconscio collettivo e si manifesta in simboli presenti in tutte le culture e in ogni epoca storica.

L’archetipo è il prodotto delle esperienze primordiali dell’umanità relative agli aspetti fondamentali della vita.

Il Sé è esso stesso un archetipo, l’archetipo dell’unità e della totalità della psiche (Anima).

La struttura, l’architettura complessa e unitaria del Sé, può essere scomposta in funzioni archetipe che possono facilitare la comprensione di se stessi, e della relazione tra il mondo soggettivo e il mondo sociale.

“Se l’uomo affonda le proprie radici nell’inconscio collettivo e il suo corpo è il depositario di archetipi, allora attraverso riti, miti, immagini, che degli archetipi rappresentano la manifestazione sensibile, si può ricercare il senso unitario delle funzioni del corpo e della psiche e del rapporto tra queste e il macrocosmo.” (Carl Gustav Jung).

Possiamo individuare 7 Archetipi funzionali a questa “semplificazione”: Il Cacciatore, L’Amante, Il Capo Tribù, Il Guerriero, Il Saggio, L’Artista, Lo Sciamano.

Gli Archetipi Guida, interagendo tra loro, determinano lo stato delle cose, il modo di essere e di funzionare individualmente, collettivamente, politicamente, nella relazione.

 

Gli Archetipi Guida in sintesi:

 

1 – Il modello degli Archetipi Guida è un tentativo di definire un sistema di “immagini assiomatiche”, di simboli archetipici, rappresentativi della complessità del Sé per come esso si è formato fin dagli albori della coscienza, dalla nascita dell’Uomo. È dunque, in primo luogo, la rappresentazione di un Sé antropologico, filogenetico, generazionale.

 

2 – Gli Archetipi Guida rappresentano 7 funzioni irrinunciabili del Sé, raffigurati simbolicamente da altrettante immagini / entità. Ognuno di loro ha in “gestione” un territorio del Sé, e ognuno di loro, secondo le circostanze, i bisogni, i contesti, i periodi della vita, prende la guida del sistema, detta in qualche modo le regole, diventa l’espressione di maggiore pertinenza funzionale rispetto agli altri Archetipi. Sono dunque, in secondo luogo, l’espressione di una geografia sistemica del Sé, della sua mappa  profonda.

 

3 – Attraverso la loro potenza evocativa, sollecitata con specifiche tecniche di dinamiche di gruppo e di relazione, gli Archetipi Guida aggirano le difese razionali dell’Io, ponendoci gradualmente in contatto con la dimensione più inconscia del Sé. Sono dunque, in terzo luogo,  l’espressione di un potente strumento di consapevolezza, per la comprensione di  Sé e della natura umana.

Esempi di tipologie psicologiche pure. Estratti di letture delle serate junghiane.

La teoria dei tipi era un contributo al problema del punto di osservazione da cui l’individuo sperimenta l’inconscio. (…) Nietzsche aveva seriamente messo in discussione l’identità della coscienza come unità, sostenendo che quando ci si orienta verso la realtà non è attraverso un punto d’osservazione fisso, ma attraverso una serie di prospettive. (…) ..la teoria di Jung dei tipi psicologici, pietra angolare della sua psicologia complessa, può essere usata da uno psicoterapeuta per valutare lo sviluppo della coscienza nel corso dell’individuazione.

John Beebe, “Comprendere la coscienza attraverso i tipi psicologici”in J. Cambray (2004) “Psicologia Analitica. Prospettive contemporanee di analisi junghiana”, Roma: Giovanni Fioriti Editore, pp. 87- 89

Vivere in modo cosciente è la nostra forma di individuazione. Una pianta che si suppone produca un fiore non è individuata se non lo produce- e l’uomo che non sviluppa la coscienza non è individuato, perchè la coscienza è il suo fiore – quella – è la sua vita.

C.G.Jung (1934) The Visions Seminars, Vol. 2 . Spring Publications, New York, 1976, pp. 296-297

Legenda internazionale: 

E estroversione

I introversione

N intuizione

S sensazione

M sentimento

T pensiero

O osservazione (modalità di relazione con l’esterno è percettiva)

J giudizio (modalità di relazione con l’esterno è razionale)

Se O, la relazione con l’interno sarà  J e viceversa.

Una persona introversa sarà J se la funzione dominante è irrazionale, cioè intuizione o sensazione, e sarà O se la funzione dominante è razionale cioè pensiero o sentimento.

Una persona estroversa, viceversa sarà J se avrà come funzione dominante una funzione razionale, mentre sarà O se avrà come dominante una irrazionale.

La sensazione ti dice che c’è qualcosa. Il pensiero, detto in modo grezzo ti dice cosa è. il sentimento ti dice se è conveniente o meno, se accettarlo o rifiutarlo. L’intuizione – ora vi è una difficoltà. Normalmente non si sa come opera l’intuizione. Quando un uomo ha un’intuizione non si sa come l’ha avuta o da dove venga. Vi è qualcosa di buffo circa l’intuizione. (…). Quindi la mia definizione di intuizione è che sia una percezione attraverso l’inconscio. 

C.G.Jung (1957), Jung Speaking, W. Mc Guire  e R.F.C Hull (a cura di). Princeton University Press, NJ, Princeton, 1977, p. 306

Funzione dominante: Il pensiero estroverso ( ENTJ o ESTJ)

Il suo ideale dev’essere realizzato in tutti i casi perchè è convinto che esso è la formulazione più pura della realtà oggettiva e pertanto non può che essere una verità universalmente valida, irrinunciabile ai fini della salvezza dell’umanità. Lo guida non l’amore del prossimo ma un superiore criterio di giustizia e verità. Tutto ciò che per sua natura è ritenuto in contrasto con questa formula è giudicato imperfetto, destinato a fallire, senza prospettive, da eliminare appena possibile o, qualora non si riesca ad eliminarlo, patologico.  Se la tolleranza nei confronti di ciò che è patologico, sofferente e anormale, fa parte della formula, l’intellettivo estroverso si adopera onde promuovere apposite istituzioni: fondando ospizi, carceri, campi di lavoro ecc, o studiando piani e progetti di salvataggio.  (…)Il fatto che non è mai esistita e mai esistirà una formula intellettiva che comprenda e possa esprimere a pieno e in modo adeguato la vita e tutte le sue possibilità, fa siche vengano inibite ed escluse altre importanti forme di vita e di attività. In questo tipo verranno inibite per prime tutte le forme di vita che dipendono dal sentimento: le attività estetiche, il gusto, il senso dell’arte, la cura del’amicizia, etc. Forme irrazionali quali esperienza religiose, passioni e simili. Queste forme di vita, in casi straordinariamente importanti, sostengono un esistenza per la massima parte inconscia. Anche se esistono esseri eccezionali capaci capaci di sacrificare l’intera vita ad una data formula, la maggior parte delle persone, a lungo andare, non riesce a tollerare tale esclusività. Sentimento introverso come funzione inferiore (la più contaminata con l’inconscio e quindi con l’emotività): Più sono rimossi, più i sentimenti influenzano negativamente il pensiero, che per il resto può essere impeccabile. Il punto di vista intellettivo che, per il valore che effettivamente ha, meriterebbe il riconoscimento della sua validità generale, subisce ad opera della sensibilità personale inconscia una modificazione che lo rende — tipicamente – rigido e dogmatico. Su di esso si trasferisce l’autoaffermazione della personalità.

C.G.Jung, Tipi psicologici, Roma: Newton edizioni, 2006, pp. 275-277

Egli porrà sempre l’enfasi sull’oggetto, non sull’idea. (…). L’elemento soggettivo rimane sullo sfondo della sua personalità. Le premesse dei suoi alti ideali, restano entro il regno della sua funzione inferiore, il sentimento. L’attaccamento che prova verso i suoi ideali è mistico è basato sui sentimenti, ma per scoprire qualcosa di più su tali ideali dovreste metterlo spalle al muro. (…). Il tipo pensiero estroverso sembra non provare forti sentimenti. In un uomo politico, la funzione inferiore di sentimento può manifestarsi inconsciamente in una lealtà profondamente radicata, tenace e assoluta verso il proprio Paese. Ma potrebbe anche indurlo a sganciare una bomba o compiere qualche altro atto distruttivo. Il sentimento inconscio è barbaro e assoluto, e di conseguenza può improvvisamente sfociare in episodi di fanatismo distruttivo. 

Marie Louise Von Franz (1988), Tipologia psicologica. Novara: Red edizioni, 2004, pp 72-75

Funzione dominante:  Il pensiero introverso ( INTO o ISTO)

Il p. introverso non mira a ricostruire concettualmente i fatti concreti, mira a illuminarli, a farli diventare un immagine più chiara possibile.  Vuole raggiungere la concretezza, vuole vedere come i fatti esterni riempiono lo spazio della sua idea; e la sua creatività sta nel fatto che è capace anche di produrre l’idea che nei fatti esterni non c’era, ma dei quali tuttavia è l’espressione più conveniente e più astratta. Il suo compito termina quando l’idea da esso creata appare sia proveniente dai fatti esterni , sia resa valida da essi. Il pensiero introverso ha la pericolosa tendenza a coartare i fatti nella forma di un immagine, o a ignorarli addirittura, onde poter sviluppare la propria immagine fantastica. In questo caso l’idea rappresentata non potrà negare a sua esperienza dalla buia immagine arcaica. Avrà un carattere mitologico, che verrà interpretato come originalità o stranezza, se lo specialista che li studia ignora i motivi mitologici.”
Sentimento estroverso come funzione inferiore (la più contaminata con l’inconscio e quindi con l’emotività): “Piu il p. introverso è pronunciato, più le sua convinzioni sono inflessibili. Elimina gli influssi esterni. Sul piano personale risulta poco simpatico a chi non lo conosce bene, per cui diventa dipendente dalle persone che gli sono vicine:in quel caso il suo linguaggio diviene più personale e meno formale e le sue idee diventano più profonde, però sull’argomento in corso non riesce più a esprimersi sufficientemente. Rimpiazza questa carenza  con l’emotività e la sensibilità. L’influenzamento esterno, che al di fuori respinge con tutte le sue forze, lo raggiunge da dentro, partendo dall’inconscio, e deve raccogliere prove per fronteggiarlo, prove che ha chi sta fuori appaiono del tutto superflue. Poiche mancando il rapporto con l’oggetto, la coscienza si soggettivizza, gli appare importante ciò che segretamente è piu congeniale alla sua persona. Di conseguenza finisce per scambiare la propria verità soggettiva con la sua persona.”
 
C.G.Jung, Tipi psicologici, Roma: Newton edizioni, 2006, pp. 299- 303
 Il tipo di pensiero introverso fa sempre capo all’idea soggettiva, cioè all’apporto del soggetto nell’argomento in questione (…) Il (suo sentimento estroverso)  fluisce verso oggetti ben precisi. (..) Tutta la filosofia si occupa dei processi logici ella mente umana, del modo in cui si formano le idee. Questo è il campo preferito del pensiero introverso. Nella scienza, questo tipo è rappresnetato da quegli scienziati che fanno di tutto per convincere i loro colleghi a non perdersi nella sperimentazione e che, di tanto in tanto, cercano di riprendere i concetti di base, chiedendo quale sia, dal punto di vita mentale, la vera questione. 
Se lo valutate positivamente, direte che è fedele; se lo valutate negativamente direte che è appiccicoso. L’amore del tipo di pensiero introverso non conosce il calcolo. E’un amore totalmente rivolto verso il bene dell’altro, ma la sua forma è primitiva. (…) Ciò che la gente trova di toccante nei sentimenti degli animali domestici è questa assenza di calcolo. In entrambi i tipi di pensiero il sentimento è privo di calcolo, mente coloro nei quali il sentimento  è differenziato sono, nascostamente, dei calcolatori. Essi vi introducono sempre un pizzico di Io. (..). Mentre il tipo estroverso ama profondamente sua moglie ma dice, con Rilke: << Ti amo, ma la cosa non ti riguarda>>, il sentimento del tipo di pensiero introverso è legato agli oggetti esterni, dirà, con lo stile di Rilke: << Ti amo, e la cosa ti riguarda; farò in modo che ti riguardi!!>>.
 Marie Louise Von Franz (1988), Tipologia psicologica. Novara: Red edizioni, 2004, pp. 77, 78

Funzione dominante: Sentimento estroverso ( ENMJ o ESMJ)

“Gli esempi di questo tipo che ho presenti sono quasi sena eccezione femminili. Questo genere di donne vive sul filo della propria affettività, che l’educazione ha reso una funzione controllata dalla coscienza. I sentimenti di questi soggetti  corrispondono alle situazioni oggettive e ai valori generalmente accettati. Ciò si evidenzia nella massima misura nella cosiddetta scelta amorosa. Questa donna ama l’uomo “giusto”, l’uomo adatto, lui e nessun altro; ed esso è adatto, giusto, non perchè corrisponda alla natura soggettiva della donna – che essa stessa per lo più non conosce-  ma soddisfa le esigenze della ratio per quanto riguarda età, patrimonio, importanza e rispettabilità per lui e per la famiglia. (…). Si sentono “nel giusto” solo quando nient’altro turba il sentimento. Ma siccome nulla disturba il sentimento quanto il pensiero, in questo tipo, il pensiero viene represso il più possibile. Con questo non intendo dire che questo tipo di donna non pensa… (….) ma che il suo pensiero non è autonomo. “Non posso pensare una cosa che non sento” mi ha detto una volta una paziente in tono risentito. Entro i limiti posti dal sentimento sa pensare molto bene, ma ogni ragionamento che porterebbe a un risultato che turberebbe il sentimento, per logico che sia, viene respinto “a limine”. Semplicemente non viene pensato. Perciò questa donna apprezza e ama tutto ciò che è bene secondo il giudizio oggettivo; il resto per lei esiste solo fuori di lei.” Pensiero introverso come funzione inferiore (la più contaminata con l’inconscio e quindi con l’emotività).  “Il pensiero è ammesso come servo, anzi come schiavo del sentimento. ha la spina dorsale spezzata, non può realizzarsi secondo la propria legge. M poichè esistono una logica e deduzioni innegabilmente giuste, evidentemente siste anche un luogo nel quale esse si realizzano. Ebbene questo luogo non è la coscienza ma l’inconscio. Questo è il motivo per il quale in questo tipo il contenuto dell’inconscio  è primariamente un pensiero sui generis, cioè infantile, arcaico e negativo. Il pensiero inconscio ha una funzione compensatoria finchè l’attività conscia conserva il suo carattere personale, finchè la personalità no viene assorbita dai singoli stati affettivi. Il pensiero inconscio emerge sotto forma di idee, spesso ossessive, sempre negative e svalutanti. Pertanto nelle donne di questi tipo esistono momenti nei quali i pensieri più negativi si ancorano proprio agli oggetti che il sentimento apprezza maggiormente. Per spogliarli del loro valore  e ridurre il sentimento a “nient’altro che” il pensiero negativo si serve di tutti i pregiudizi infantili e di tutti i paragoni capaci di svuotare gli oggetti del loro significato e mobilita tutti gli istinti primordiali.”

C.G.Jung, Tipi psicologici, Roma: Newton edizioni, 2006, pp.281-284

Gli individui di sentimento estroverso sono di solito ben adattati, assai ragionevoli, se la cavano piuttosto bene nei rapporti interpersonali e riescono facilmente ad ottenere quello che vogliono, anzi, riescono a fare che tutti desiderano dar loro quello che vogliono. (…) In quanto possiedono la capacità di sentire oggettivamente la situazione altrui, tipi di sentimento  estroverso sono quelli che genuinamente si sacrificano per gli altri. Se una persona è sola in casa con l’influenza, sarà certamente un tipo sentimento estroverso a farsi vivo per primo e a chiedere chi fa la spesa, offrendo il suo aiuto. Gli altri tipi non sono così veloci e pratici nell’avvertire tempestivamente la situazione. Essi, che magari sono altrettanto prfondamente affezionati alla persona in stato di bisogno, non penseranno di telefonare per avere notizie o offrire aiuto, vuoi perchè sono introversi o vuoi perchè nel loro sistema prevale un’altra funzione. (…). In generale questo tipo sceglie i partner e gli amici con gusto buono ma un pò convenzionale. Non se la sente di affrontare i rischi connessi alla scelta di persone un pò fuori dal comune. ; desidera stare in un ambiente socialmente approvato. Il tipo di sentimento estroverso non ama pensare, perchè quella è la sua funzione inferiore, ma sopratutto detesta il pensiero introverso, che si estrinseca in discorsi su pensieri filosofici, astrazioni o grandi domande sul significato della vita. (…).Il tipo di sentimento estroverso tende a pensare in modo esageratamente critico, direi che formula giudizi di pensiero ipercritici. (…) E’ facile lasciarsi allettare dal tipo sentimento estroverso e salire sul carro ben lubrificato, in un’atmosfera del tipo <<ci vogliamo tutti bene e andiamo tutti d’accordo>>. Poi improvvisamente, può capitare che egli vi venga a dire qualcosa che vi darà l’impressione di aver ricevuto un blocco di ghiaccio in testa!

Marie Louise Von Franz (1988), Tipologia psicologica. Novara: Red edizioni, 2004, pp. 80-82

Quando usiamo il sentimento estroverso non organizziamo i dati in ordine sequenziale o logico, ma per principi. Li organizziamo secondo il genere di relazione che intratteniamo con essi. Le categorie di rapporto che stabiliamo con il mondo esterno, e il modo in cui lo facciamo, riflettono i nostri valori. (…).I tipi limite sentimento ignorano quali siano le impressioni che provano sul momento e si concentrano esclusivamente sui doveri sociali delle persone. La parola oggettivo significa semplicemente “dotato di esistenza concreta”. Tuttavia, noi siamo propensi a interpretarlo come indifferente ai fatti della vita. Così, i principi generali ci sembrano oggettivi perchè non hanno niente a che vedere  con i nostri comportamenti in quanto persone; sono semplici astrazioni, come le lettere dell’alfabeto o i concetti di unità e dualità. D’altro canto, i valori sono personali ed umani. Quando cambiano, cambiano anche i comportamenti. L’espressione valori familiari, per esempio, non è una verità impersonale che possa essere estrapolata dalal realtà. E’ un ideale comportamentale, che dipende da ciò che sappiamo sui rapporti in atto nella realtà. (…). Nella mitologia il sentimento estroverso è associato a Estia, dea del focolare. 

Lenore Thomson (1998), Il Libro dei tipi psicologici. Roma, Ubaldini Editore, 1999. pp 287-291

Funzione dominante: Sentimento introverso ( INMO o ISMO)

L’affettività introversa prevale principalmente nelle donne. Queste donne, (sono ) per lo più taciturne, difficilmente accessibili, incomprensibili, … si trincerano dietro ad una maschera di banalità o puerilità, dal temperamento prevalentemente melanconico. (…). Sono poco appariscenti e si mostrano poco. Poichè si lasciano guidare dall’affettività soggettivamente orientata, per lo più i loro motivi restano nascosti. All’esterno palesano una personalità armoniosa. All’esterno palesano una personalità armoniosa, piacevolmente tranquilla, dotata di un simpatico equilibrio che non vuole coinvolgere, impressionare, nè tanto meno manovrare e cambiare il prossimo. Ma quando è pronunciata, questa apparenza, fa pensare alla freddezza o addirittura all’indifferenza per le sorti, buone e cattive degli altri. Si avverte allora nettamente, il distacco affettivo dall’oggetto. (…) Poichè questo tipo è per lo più freddo e riservato, un osservatore superficiale può giudicarlo incapace di sentire. Un giudizio profondamente sbagliato in quanto i suoi sentimenti, se non si espandono, si sviluppano però, in profondità, in intensità. L’occhio dell’estroverso scambia questo tipo di compassione per freddezza; il giudizio estroverso non può credere a forze invisibili. Pensiero estroverso come funzione inferiore (la più contaminata con l’inconscio e quindi con l’emotività). Quando, in seguito alla totale sopressione degli influssi riduttivi (intellettivi inconsci) questo si verifica (L’io si eleva a dignità di soggetto – si identifica con il forte sentimento introverso), il pensiero inconscio entra in opposizione e si proietta negli oggetti. Così il soggetto diventa egocentrico , avvertendo il potere degli oggetti deprezzati. la coscienza comincia a percepire ciò che “pensano gli altri”. Naturalmente gli altri pensano tutto il male possibile, fanno progetti malvagi, sobillano e tramano di nascosto eccetera. Per prevenirli il soggetto incomincia a sua volta a intigrare, sospettare, spiare e tramare. Per sopraffare l’oggetto che minaccia di sopraffarlo è costretto a compiere sforzi enormi. Nascono così nascoste rivalità a non finire.

C.G.Jung, Tipi psicologici, Roma: Newton edizioni, 2006, pp.305-307

Essi, esercitano in genere sull’ambiente un’influenza positiva, stabilendo parametri ai quali gli altri, più o meno consapevolmente si conformano. Lo fanno silenziosamente, perchè sono troppo introversi per esprimersi oltre lo stretto necessario; ciò nondimeno la loro influenza è molto penetrante. Spesso, per esempio, sono i tipi sentimento introverso a costituire la spina dorsale etica di un gruppo: senza irritare gli altri con prediche morali o precetti etici, si comportano in prima persona secondo sistemi di valore talmente corretti da emanare segretamente un’influenza positiva sulle persone intorno a loro. Il loro sentimento differenziato introverso sa riconoscere il fattore interiore veramente importante. (…). L’inferiorità del loro pensiero estroverso  si esprime spesso in una certa monomania: finiscono con il servirsi di uno, forse due concetti, con cui compiono interminabili scorribande in una quantità enorme di materiale. (…) Il pensiero estroverso inferiore è caratterizzato da quelle stesse tendenze negative a diventare tirannico, rigido e intollerante (quindi non adatto all’oggetto) che caratterizzano tutte le altre funzioni inferiori. 

Marie Louise Von Franz (1988), Tipologia psicologica. Novara: Red edizioni, 2004, pp.87-89

E per concludere a proposito dei 4 tipi razionali….

Supponiamo di star montando una libreria:

-il pensiero estroverso ci indurrebbe a Ragionare secondo una logica causale, ad accertarci che abbiamo capito le istruzioni sul manuale e le conseguenze che è logico prevedere seguendo passo passo;

– il pensiero introverso ci indurrebbe a Ragionare secondo una logica legata alla situazione: affrontare le variabili che si presentano di volta in volta;

– il sentimento estroverso ci indurrebbe a Giudicare il lavoro finito in termini  di aspettative sociali generali. Per esempio, potremmo metterci a sfogliare libri e riviste di arredamento, cercando di stabilire se la nostra libreria sta bene in salotto;

– il sentimento introverso ci indurrebbe a “fare nostra” la libreria, vale a dire a darle un posto fra le cose che ci sono care. Forse la useremo per i libri che amiamo di più. Forse sullo scaffale in alto, sistemeremo la collezione di miniature. Proveremo in un modo, poi cambieremo, proveremo in un altro modo, finchè gli elementi non siano per noi in armonia e non siamo soddisfatti della sistemazione.

Lenore Thomson (1998), Il Libro dei tipi psicologici. Roma, Ubaldini Editore, 1999. pp 329, 330

Funzione dominante: Sensazione estroversa ( ESMO o ESTO)

…questo tipo è l’uomo della realtà che si tocca con mano: non è portato alla riflessione e non nasconde intenti prevaricatori. Suo costante motivo è: percepire l’oggetto, avere sensazioni e possibilmente godere. Non è una persona sgradevole, ma allegra e piena di vita. Può essere un compagno di bagordi, come pure un esteta. Nel primo caso i grandi problemi della vita dipendono da un posto più o meno soddisfacente, nel secondo appartengono al buon gusto. Per lui è essenziale sentire. Ammette “ipotesi” a margine, o al di là del sentire, solo se rafforzano la sensazione. Non che devano renderla più piacevole, perchè questo tipo non è un comune gaudente; solo vuole che la sensazione, che per sua natura egli non può ricevere che dall’esterno, sia più forte possibile. Poichè pensa e sente su basi oggettive e riporta ogni cosa a basi oggettive, cioè ad influssi provenienti dall’oggetto, per lui, a dispetto della logica più ferrea, ciò che proviene dall’interno è abnorme e da respingere (…) Secondo lui un sintomo psicogeno dipende dalle condizioni metereologiche, dalla bassa pressione atmosferica, mentre l’esistenza di un conflitto psichico è abnorme fantasticheria. (…) Il suo ideale, un ideale dal quale non demorde, è la concretezza. Non avendo ideali intellettivi, non ha motivo di comportarsi in modo difforme dalla realtà concreta. (…) E’ convinto addirittura che per amore dello stile sono opportuni determinati sacrifici. Però, più la sensazione prende il sopravvento, fino a scomparire il soggetto percepente, più questo tipo diventa sgradevole: diventa un rozzo crapulone o un raffinato esteta che non conosce scrupoli. Quindi l’oggetto, più gli diventa indispensabile, più perde valore fino a diventare una cosa che esiste e basta; viene violentato e ricattato, in quanto viene usato solo come suscitatore di sensazioni; finchè l’ancoramento all’oggetto diventa intollerabile. A questo punto  l’inconscio assume un ruolo compensatorio entrando in aperta opposizione. Intuizione introversa come funzione inferiore (la più contaminata con l’inconscio e quindi con l’emotività). Si affermano, sottoforma di proiezioni sull’oggetto, anzitutto le intuizioni rimosse. Nascono le congetture più avventurose. Se si tratta di un oggetto sessuale hanno un grosso ruolo sia le fantasie ispirate dalla gelosia sia gli stati d’angoscia. Nei casi più gravi si sviluppano fobie di ogni genere, e in particolare i sintomi della psicosi ossessiva. I contenuti patologici, spesso di natura morale o religiosa, hanno una forte impronta di irrealtà. Si sviluppano spesso una cavillosità da Azzeccagarbugli, una moralità intransigente fino al ridicolo e una religiosità primitiva, che si rifà a riti astrusi, i cui dominano la superstizione e la “magia”. Tutti questi fenomeni traggono origine da funzioni rimosse, ipodifferenziate, che si contrappongono con durezza alla coscienza e si manifestano in modi così bizzarri da apparire poggianti su presupposti assurdi, in stridente contrasto col senso conscio della realtà. In questa personalità sembra essersi tramutata in patologica primitività l’intera cultura del sentire e del pensare: la ragione è cavillosità, la moralità è arido moraleggiamento e palese fariseismo, la religione è superstizione, la capacità di presentire, dote peculiare dell’uomo, è almanacco fantasticante, inconsulta intromissione negli affari altrui.

C.G.Jung, Tipi psicologici, Roma: Newton edizioni, 2006, pp.288-289

 

Si tratta di individui che osservano tutto, fiutano tutto, e se entrano in una stanza sanno dopo un istante quante persone ci sono. (…). Il tipo di sensazione estroversa è un maestro nell’osservazione dei dettagli. (…) Egli non mostra alcun sentimento, e non sembra neanche pensarci. Inoltre è completamnete privo di intuzione: essa è per lui solo il segno di folle fantasia. Il tipo di sensazione estroversa trova tutto ciò che si avvcina all’intuzione non sia che insana fantasia o immaginazione idiota. Può arrivare addirittura a disprezzare il pensiero, perchè se egli è molto unilaterale, riterrà che il pensiero porta ad astrarre, anziché attanersi ai fatti.

(…) Un tipo così preciso a livello fattuale può avere improvvisamente premonizioni melanconiche e piene di sospetti, idee di possibilità oscure; e non riesce proprio a capire da dove gli siano venute fuori, cos’ tutto d’un tratto (questa è l’intuizione inferiore). (…) Normalmente, nel tipo sensazione estroversa l’intuizione inferiore ruota attorno alal posizione del soggetto, molto spesso sottoforma di impressioni oscure o presagi o premonizioni che riguardano malattie o altre disgrazie che potrebbero capitargl. Ciò significa che l’intuzione inferiore è, in generale egocentrica.

Von Franz M. (1988), Tipologia psicologica, Novara: Edizioni Red, 2004, pp 49-57

         

Funzione dominante: Sensazione introversa ( ISMJ o ISTJ)

…osservandolo dall’esterno non è mai possibile prevedere cosa lo impressionerà e cosa non lo impressionerà. E’ peculiare di questo tipo proprio la sua difficoltà ad esprimersi, a meno che non sia un artista produttivo. Altre volte questo tipo manifesta calma, passività, autocontrollo razionale, caratteristiche che portano fuori strada l’osservatore  superficiale, che può giudicarlo un tipo “razionale”, mentre in realtà esse dipendono da un assenza di rapporto con gli oggetti. (…) Anche se l’oggetto viene visto in tutta la sua realtà, la percezione soggettiva può influenzare enormemente molto prima sia la funzione intellettiva e affettiva sia l’azione. (…). Pur di ridurre l’effetto prodotto dall’oggetto, per contenerlo entro i limiti necessari essa innalza il troppo basso, abbassa il troppo alto, smorza ciò che entusiasma, frena ciò che è stravagante e riduce l’insolito alla forma “giusta”. Questo tipo viene giudicato oppressivo nei confronti di coloro che lo circondano perchè la sua totale innocuità non elimina ogni dubbio. Quando invece è realmente candido, innocuo, diventa facilmente vittima dell’aggressione e prepotenza altrui. Di queste persone di solito si abusa, per cui esse nel momento più inopinato si vendicano opponendo una resistenza tenacissima. (…).Questo tipo dispone di di possibilità di espressione unicamente arcaiche per le sue impressioni, poichè le funzioni affettiva e intellettiva sono inconscie, e se conscie, dispone soltanto di espressioni ovvie e banali. In quanto conscie, sono funzioni completamente inadatte ad esprimere le percezioni soggettive. Di conseguenza è molto diffcile capire questo tipo. Esso accede con grande difficoltà alla comprensione oggettiva. Ma ha difficoltà persino a capire se stesso. Intuizione estroversa come funzione inferiore (la più contaminata con l’inconscio e quindi con l’emotività). Il suo inconscio è contraddistinto  principalmente dall’intuito che ha un carattere estrverso e arcaico. Mentre l’intuito estroverso possiede un “buon naso” per tutte le possibilità della realtà oggettiva, l’intuito inconscio, arcaico, fiuta invece i retroscena, ambigui, oscuri e pericolosi della realtà. Per esso l’intenzione reale e consapevole dell’oggetto non significa nulla, per esso hanno importanza tutte le realtà arcaiche che precedono tale intenzione. Quindi questo intuito, che scava pericolosamente nei recessi bui, ha qualcosa di sinistro che spesso è in stridente contrasto con la benevola innocuità della coscienza. (…) Ne può derivare una psiconevrosi ossessiva…”

C.G.Jung, Tipi psicologici, Roma: Newton edizioni, 2006, pp. 309-312

Il tipo di sensazione introversa può sembrare molto lento; ma le cose non stanno affatto così. In realtà, le reazioni interiori procedono rapide sotto sotto, mentre la reazione esterna tarda a comparire. Si tratta di quel genere di persone che, se le si racconta una barzelletta a mezzogiorno, probabilmente riderà a mezzanotte. Spesso gli altri giudicano e interpretano questo tipo in modo erroneo, perchè non si rendono conto di ciò che accade sotto la superficie. (…). L’intuizione inferiore estroversa di questo tipo si occupa di eventi che si svolgono sullo sfondo; egli coglie le possibilità e il futuro dell’ambiente esterno. Ho visto in un tipo di sensazione introversa del materiale che definirei profetico: fantasie archetipiche che non rappresnetano principalmente il problema del sognatore, ma i problemi del suo tempo. L’assimilazione di tali fantasie è molto diffcile perchè la sensazione, la funzione dominante, è la funzione che serve a comprendere il qui ed ora. L’aspetto negativo della sensazione sta nel fatto che il tipo rimane bloccato nella realtà concreta. Jung una volta osservò: <<Per loro non esiste il futuro, non esistono possibilità future; essi vivono nel qui ed ora e, davanti a loro, vi è come una cortina di ferro>>. (…). Le intuizioni inferiori assumono un’aria sinistra; di conseguenza, se non vengono elaborate, i contenuti profetici che da esse emergono avranno un carattere pessimistico e negativo. (..). L’intuizione inferiore è primitiva, e il tipo sensazione potrà soprendersi con la precisione con la quale colpisce il bersaglio o, al contrario, esprimerà previsioni assolutamente false, frutto di pura invenzione.

Von Franz M. (1988), Tipologia psicologica, Novara: Edizioni Red, 2004, pp 57-60

Intuizione

L’intuizione è la funzione attraverso cui percepiamo le possibilità. Un tipo sensazione definirebbe questo oggetto semplicemente un campanello; un bambino, invece, immaginerebbe subito tutte le cose che con esso si possono fare. Potrebbe vederlo come il campanile di una chiesa, e potrebbe vedere in un libro un villaggio, e così via. Ogni cosa contiene una possibilità di sviluppo. (…). L’intuzione è perciò la capacità di intuire anticipatamentciò che al momento non è ancora visibile, le possibilità e le potenzialità future esistenti sullo sfondo di una situazione. (…).

L’intuizione per poter funzionare, per ricevere dall’inconscio qualche suggerimento, deve guardare le cose da lontano o in modo vago; deve socchiudere gli occhi e non analizzare i fatti troppo da vicino. Se una persona esamina le cose con troppa precisione, finisce con il focalizzarsi sui fatti, e allora il suggerimento non riesce a passare. Ecco perchè l’intuizione tende a essere vaga e imprecisa. Accade spesso che il tipo intuitivo semini senza sapere di raccogliere i frutti. (..). L’intuitivo è sempre quello che inventa, ma che alla fine, non ne ricava nulla. Quando invece è un po’ più equilibrato sa concedersi tempi di attesa e non si identifica con la funzione principale al punto da diventare completamente dissociato, allora avremo una persona capace di mettere in piedi qualcosa di nuovo in qualsiasi angolo di mondo si trovi.

Von Franz M. (1988), Tipologia psicologica, Novara: Edizioni Red, 2004, pp. 60-63

Funzione dominante: Intuizione estroversa ( ENMO o ENTO)

“Poichè si occupa di oggetti esterni e va a caccia di possibilità esterne, il suo intuito si rivolge ai mestieri o professioni in cui sviluppare le proprie capacità nel modo più unilaterale possibile. Appartengono a questo tipo psicologico molti commercianti, imprenditori, speculatori,spie, politici, etc. (…). Non si trova mai in situazioni stabili, solidamente fondate, esistenti da tempo e il cui valore è generalmente riconosciuto..Poichè è sempre alla ricerca di possibilità, nelle situazioni stabili si sente soffocare. Individua nuovi oggetti e nuove vie con grande impegno e con un entusiasmo qualche volta straordinario, per abbandonarli con la massima indifferenza, apparentemente cancellandoli dalla mente, appena ne ha constato l’importanza e non servono più al suo intuito. Finchè esiste una possibilità l’intuitivo estroverso si ancora ad essa con tutte le sue forze. Ha l’impressione di aver raggiunto il punto cruciale della sua vita e di non riuscire più a pensare a nient’altro.  Anche se fosse più opportuno e ragionevole fermarsi, anche se tutte le sua argomentazioni gli dimostrassero che gli conviene fermarsi, nulla gli impedirà alla prima occasione di considerare coartante una situazione che poco prima gli offriva una possibilità. (…). Più è forte il suo intuito, più il soggetto si ancora alla possibilità intravvista. Le dà vita, la presenta con grande calore, in modo convincente, in qualche modo la incarna. Non perchè intenda plagiare, ma poichè incalza una forza a cui non riesce ad opporsi. Questo atteggiamento comporta notevoli rischi perchè l’intuitivo è un dispersivo, si comporta con leggerezza, trascura la propria vita per dar vita a persone e cose e per diffondere intorno a sè pulsioni vitali da cui traggono vantaggio gli altri. Se fosse capace di fermarsi raccoglierebbe lui i frutti del suo lavoro; invece dopo non molto non può fare a meno di inseguire altre possibilità e di abbandonare il campo appena coltivato, che altri mieteranno. Per cui alla fine resta a mani vuote. Ma quando arriva a questo punto l’intuitivo ha già contro di sè anche il proprio inconscio. Sensazione introversa come funzione inferiore (la più contaminata con l’inconscio e quindi con l’emotività). L’inconscio dell’intuitivo assomiglia a quello del tipo sensoriale. (…) Si manifesta sottoforma di forti proiezioni e sono assurdi quanto quelli del tipo sensoriale, però, secondo me, non hanno l’impronta di misticismo che caratterizza questi ultimi; riguardano per lo più cose concrete, quasi reali, sono premonizioni che hanno a che fare con il sesso, le finanze, lo stato di salute. (…). L’intuitivo estroverso anela alla stessa libertà  e indipendenza a cui anela il tipo sensoriale; infatti subordina le sue decisioni non a un giudizio razionale ma unicamente alla percezione di possibilità fortuite. Si affranca dalle limitazioni imposte dalla ragione e così cade nella nevrosi, finisce alla mercè della falsa razionalità, dell’arrovellamento e dal forzato legame alla percezione dell’oggetto. Nella coscienza tratta la sensazione e l’oggetto percepito con sufficienza e supponenza, però non perchè pensi di essere superiore, ma perchè semplicemente non vede l’oggetto che ognuno può vedere, “egli passa sopra”, lo sorvola, come il tipo sensoriale, con la differenza che quest’ultimo non vede l’anima dell’oggetto. Per cui l’oggetto si vendica sviluppando idee ossessive, fobie ipocondriache e tutte le più assurde sensazioni fisiche.”

C.G.Jung, Tipi psicologici, Roma: Newton edizioni, 2006, pp. 290-292

Intuizione estroversa

Il tipo intuitivo estroverso applica questa facoltà al mondo esterno, e quindi è molto abile nel prevedere gli sviluppi futuri dell’ambiente che lo circonda. (..). L’intuitivo estroverso, con la sua capacità di fiutare il vento e sapere che tempo farà domani, vedrà che il tal pittore o scrittore, forse competamente sconosciuto oggi, è l’uomo del domani e ne resterà affascinato. La sua intuizione estroversa sa riconoscere il valore di queste personalità creative le quali invece, essendo introverse, sono troppo impegnate dalle proprie creazioni per prendersi la briga di pubblicizzare il proprio lavoro. Il lavor in sé consuma tanto della loro energia che essi non possono anche farsi carico del modo in cui presentarlo al mondo. Inoltre qualsiasi finalizzazione avvelena il processo creativo. Molto spesso allora, è l’intuitivo estroverso a occuparsi di tutti questi aspetti.(…). L’intuitivo estroverso, in genere non si occupa del proprio corpo e dei propri bisogni fisici. Non sa mai quando è stanco. Non se ne accorge; ci vuole un crollo perchè ne prenda atto. E neppure si accorge di quando ha fame. (…). Anche in questi individui la sensazione inferiore, come tutte le funzioni inferiori è lenta e pesante, carica di emotività. Essendo introversa e ritratta dal mondo esterno e dalle sue faccende.

Von Franz M. (1988), Tipologia psicologica, Novara: Edizioni Red, 2004, pp 60-63

 

Funzione dominante: Intuizione introversa ( INMJ o INTJ)

“L’intuitivo si sofferma sulla percezione, il suo problema piu importante è la percezione e, se è un artista produttivo, il modo di rappresentarla.  Invece il fantasioso si sofferma alla visione, si accontenta di essa e si lascia determinare da essa. L’approfondimento dell’intuizione provoca ovviamente, un allontanamento, spesso straordinario dell’individuo dalla realtà tangibile, per cui diventa egli stesso un enigma per le persone che lo circondano. (…). Il problema morale nasce quando l’individuo stabilisce un rapporto con la propria visione, quando non si accontenta più della mera visione e della sua valutazione estetica, ma arriva a chiedersi: che significato ha tal cosa per me, o per il mondo? Quale dovere o compito ne deriva per me o per il mondo?(…). L’individuo introverso moralmente atteggiato rende se stesso e la propria vita simbolici, cioè conformi al significato interiore ed eterno dell’evento, non alla realtà effettiva e presente. Per cui priva se stesso anche della capacità di agire su questa, infatti rimane incomprensibile. Il suo linguaggio non è quello che usano tutti gli altri, è un linguaggio esageratamente soggettivo. (Finchè non integra il pensiero) le sue argomentazioni non convincono: mancano della ratio che convince. E’ capace solo di professare o annunciare. E’ la voce di colui che predica nel deserto. L’intuitivo introverso rimuove in sommo grado la percezione dell’oggetto. Il suo inconscio è caratterizzato da questa rimozione. Nell’inconscio esiste una funzione sensoriale estroversa di tipo arcaico. (…) Questa percezione è contraddistinta da istintualità e assenza di misura, oltre che da uno straordinario ancoramento all’immagine sensoriale. Questa qualità compensa l’atmosfera rarefatta dell’attegiamento conscio impedendogli di “sublimarsi” del tutto. Tuttavia quando l’atteggiamento conscio diventa eccessivo e si instaura uan subordinazione totale alla percezione interna, l’inconscio entra in opposizione: per cui si manifestano sensazioni ossessive, con un esagerato ancoramento all’oggetto, che ostacolano l’atteggiamento conscio. La malattia è una nevrosi ossessiva i cui sintomi sono in parte ipocondriaci, in parte una ipersensibilità degli organi dei sensi.”

C.G.Jung, Tipi psicologici, Roma: Newton edizioni, 2006, pp. 314, 315

Il tipo intuitivo introverso è dotato della stessa capacità di fiutare il futuro dell’intuitivo estroverso. Anch’esso sa esprimere le giuste congetture o i giusti suggerimenti circa le possibilità future di una situazione. La sua intuizione, però, è rivolta verso l’interno, e perciò esso è il tipo di profeta religioso o del veggente. A livello primitivo, è lo sciamano che sa quello che vogliono gli spirit, gli antenati e che trasmette alla tribù i loro messaggi. In termini psicologici diremmo che consoce i lenti processi che avvengono nell’inconscio collettivo, i cambiamenti archetipici, e li comunica alla società. I tipi intuitivi introversi sono spesso terribilmente incapaci di moderarsi e spesso eccedono i ragionevoli limiti fisici e psichici a causa della loro sensazione inferiore. (…)

Troviamo molti intuitivi introversi tra gli artisti e i poeti. Si tratta, in genere, di artisti che producono opere molto archetipiche e fantastiche, come Così parlò Zarathustra di F. Nietzsche.

(…). Anche la sensazione inferiore di questo tipo fatica a tener conto dei bisogni del corpo e a controllare gli appetiti. (…). Anche l’intuitivo introverso, come quello estroverso, soffre di una tremenda vaghezza nei confronti dei fatti. (…) L’intuitivo introverso spesso è a tal punto ignaro dei fatti esterni che quanto riferisce va preso con grande cautela. Coscientemente egli non intende mentire, ma la completa noncuranza di ciò che ha sotto gli occhi può portarlo a dire le più grosse falsità. (…) Essi sorvolano su un numero assolutamente stupefacente di fatti esterni; semplicemente non li avvertono. (…) La sua sensazione inferiore possiede la caratteristica propria di tutte le funzioni di affiorare alla coscienza di colpo, ma di scomparire subito. Improvvisamente l’intuitivo introverso si accorge di un odore, lo avverte intensamente, mentre per tre quarti d’ora non lo aveva avvertito affatto; quando ne diventa cosciente lo percepisce con grande violenza. La sensazione inferiore di un intuitivo introverso è estremamente intensa, ma emrge solo di tanto in tanto, e quindi scompare nuovamente dal campo della coscienza. L’intuitivo introverso puro trova difficile accostarsi al sesso, perchè esso chiama in causa la sua sensazione inferiore.

In generale direi che i tipi intuitivi sono i più sensibili nei riguarddi degli stimoli subliminali. Devono esserlo, perchè devono mantenere la loro coscienza vaga, non concentrata su un unico punto, per poter percepire queste impressioni. Sono sensibili all’atmosfera di un certo luogo. (…). L’intuizione introversa è un tipo di percezione che ha luogo attraverso l’inconscio. (…) Se mai vi venisse in mente di aiutare uno di questi artisti o profeti, di pensarci bene, di studiare il caso con la massima attenzione e di verificare quanto lontano potete spingervi nell’aiutarlo. Potrebbe sentirsi tagliato fuori dalla realtà. Potrebbe perdere il senso del reale. Egli vi chiederà di solevarlo dai suoi problemi, in ginocchio, vi pregherà perchè gli venga rispramiata la tortura della realà esterna, cui non sa far fronte. Ma se lo “salverete” egli perderà il nucleo creativo della propria personalità.

Von Franz M. (1988), Tipologia psicologica, Novara: Edizioni Red, 2004, pp. 65.71

Leggi anche…

L’importanza della funzione inferiore

 

La propria croce o l’abisso.

L’importanza della funzione inferiore

(termine usato nella descrizione della tipologia psicologica)

“La differenziazione dei tipi ha inizio già nella primissima infanzia. Per esempio, in un bambino di un anno e mezzo si possono già scorgere i due atteggiamenti (estroversione o introversione). (…) I bambini, come gli adulti, tendono a fare spesso quello in cui riescono bene, e a evitare ciò in cui non riescono. (…) L’ambiente rafforza la tendenza unilaterali preesitenti, i cosiddetti “doni di natura”, contribuendo a questo modo a sviluppare ulteriormente la funzione superiore e a lasciare che l’altro lato della personalità degeneri lentamente.

(…) Alcuni incontrano qualche difficoltà a riconoscere il proprio tipo, cosa molto spesso dovuta al fatto che si tratta di tipi distorti. Non è un caso molto frequente, che tuttavia tende a verificarsi allorchè l’atmosfera che circonda un individuo lo costringe a sviluppare una funzione diversa da quella originaria. (…) La sua funzione principale, semplicemente, non viene valorizzata dall’ambiente in cui cresce.

I tipi distorti presentano vantaggi e svantaggi. Gli svantaggi risiede nel fatto che (…) rimangono un pò sotto il livello che avrebbero raggiunto se fosse stato loro consentito di svilupparsi in modo unilaterale. D’altro canto, sono stati obbligati fin da subito a fare qualcosa che avrebbero comunque dovuto fare nella seconda metà della vita.

(…) Quando studiamo i casi individuali, ci accorgiamo che la funzione inferiore tende a comportarsi alla maniera di un eroe “folle” di questo genere, il folle divino o l’eroe idiota. Egli rappresenta la parte disprezzata della personalità, la parte ridicola e non adattata, ma anche quella che costituisce il legame con l’inconscio e detiene quindi la chiave segreta per raggiungere il legame con l’inconscio  e detiene quindi la chiave segreta per raggiungere la totalità conscia dell’individuo. Possiamo dire che la funzione inferiore costituisce sempre il ponte con l’inconscio. Essa è costantemente diretta verso l’inconscio e il mondo simbolico. Ciò però non equivale ad affermare che essa è diretta verso l’interno o verso l’esterno: questo varia di caso in caso.

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(…)Uno dei guai maggiori della funzione inferiore è al sua lentezza, e questa è una delle ragioni per cui la gente detesta mettersi a lavorare su di essa. (…). Ma non possiamo farne a meno, è uno stadio che non possiamo saltare. Perdere la pazienza e mandare tutto al diavolo significa rinunciare. Bisogna lasciare tempo al tempo. Tendiamo a escludere la quarta funzione e a sostituirla con un meccanismo artificiale di qualche sorta, una specie di stampella

(…) Fare un osservazione sulla funzione inferiore di un’altra persona significa camminare sulle uova; si tratta di un argomento in cui la gente non sopporta la minima critica. Occorre un rite d’entree: aspettare il momento giusto, che l’atmosfera sia propizia. Solo allora con cautela, dopo un lungo discorso introduttivo, potremmo azzardare qualche leggera critica alla funzione inferiore. Se, al contrario investiamo la persona con le nostre critiche, questa rimarrà del tutto sopresa, faticherà a controllare le proprie emozioni e avremo rovinato tutto.

(…) I riti di passaggio vengono praticati ogni qualvolta si deve stabilire un rapporto con gli altri a livello della funzione inferiore.

(…) Il regno della funzione inferiore nasconde, un gran concentrato di vitalità. Tutto nel regno della funzione inferiore diventa eccitante, drammatico, ricco di possibilità positive e negative. La tensione è tremenda, sembra quasi che la funzione inferiore ci permetta di riscoprire il mondo. (…) La funzione inferiore porta a un rinnovamento della vita, se le permettiamo di occupare il suo legittimo spazio. 

(…) La vita non ha pietà per l’inferiorità della funzione inferiore. Questa è la ragione  per cui produciamo reazioni di copertura. Poichè la nostra reazione non è reale, non facciamo che prenderne in prestito una dal collettivo. Un tipo sentimento, quando è costretto a esprimere la propria funzione di pensiero, si compiace di sciorinare un sacco di frasi fatte o di pensieri che non sono i suoi veri pensieri. Questo succede perchè egli è obbligato a pensare velocemente, mentre il suo pensiero reale ha ritmi più lenti e gli manca quindi il tempo di elaborarlo prima di esprimerlo. 

(…) Nel dominio della funzione inferiore, l’individuo prova un senso di oppressione, di infelicità. (…) Qual’è la sua croce più pesante? Dov’è la sua sofferenza maggiore? Dove sente di continuare a battere la testa soffrendo le pene dell’inferno? 

Marie Louise Von Franz (1988). Trento: Edizioni Red, 2004. pp 19-45

 

 

 

Il lato concreto dell’ideale

Dualismo onda-particella della luce.

Tutta la materia è duale e cio significa che è sia onda sia particella.

Concretamente si può percepire solo come onda o solo come particella ma si può intuire e, si è osservato, che entrambe le condizioni accadono. (Esperimento della doppia feritoia e principio di complementarietà di Bohr.)

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Per partecipare al concreto è bene scegliere e sacrificare un po di intuito, avvicinandosi cosi alla proprietà duale della materia. Il concreto ha bisogno di sacrificare un po di dualità per riconoscere i due opposti. E cosi i due lati della percezione: intuizione e sensazione.

L’intuito per calarsi alchemicamente a terra (cosi’ in alto cosi’ in basso) deve sacrificare un po dalla sua non dualità, e la sensazione per elevarsi un po, ha bisogno di sacrificare un po della sua dualità.

C’è molta piu sensazione attualmente che intuizione, ma entrambe sono realtà.

Una più vicina al microscopico indagato dalla fisica quantistica (intuito) una piu vicina al macroscopico che segue le leggi della fisica classica. (Mi riferisco al paradosso del gatto di Schrödinger – sperando che non si usino piu gatti per queste cose-).

Ma credo che la natura umana risente di entrambe le leggi e questo sia applicabile alla medicina, oltre che alla psicologia (C.G.Jung).

E questo spiegherebbe perche vicino alla scienza concreta continuino ad esistere pratiche oracolari ancora oggi ridicolizzate, ma tuttavia consultate frequentemente in segreto.

La natura umana necessita di micro e di macro, di psiche e di materia, di astratto e di concreto anche se i due opposti non si possono esprimere nello stesso istante, ma si nella stessa casa.

 

Zaira Cestari

L’introversione non è associalità o malattia

Introverso non è associale o malato.

C’è moltissima letteratura ormai a proposito dello stile di educazione nutrito, e nutriente, per il tipo di mondo nel quale viviamo. Già con questa frase manifesto la volontà di introdurre il tema dei “tipi”. In questo campo, parlando di educazione, non intendo entrare nella sfera di competenza antropologica, comparando società monoteistiche con quelle animistiche, e luoghi dove la corsa tecnologica predomina, con paesi ove lo stile di vita non ha scelto la tecnologia. Parlo di tipi di mondi, dal punto di vista psicologico, ove un tipo di sguardo ha collettivamente predominato su di un altro.

Già Jung con il suo testo Tipi Psicologici approfondisce il problema dei tipi nella storia dello spirito, nella poesia e nella letteratura e  nella filosofia

Proiezione della caratteriologia nello zodiaco, vetrata.

Proiezione della caratteriologia nello zodiaco, vetrata.

Non è raro sentire la lamentela di come il modello educativo ancora vigente non vada bene.

Le lamentele, così come i sintomi, esprimono, più inconsciamente rispetto ad un assunzione di responsabilità più attiva,  esigenze di cambiamento. Il modello educativo spesso manifesta il tipo psicologico dominante in una data società. Quando esso non risponde più ai bisogni, si pongono a mio avviso due serie di problemi: il fatto che il collettivo e dunque ciò che è valido collettivamente tende a cancellare dalla coscienza ciò che da esso differisce;  e il fatto che più l’alternativa è rimossa, in ombra,  più il movimento di cambiamento è violento. L’inconscio che vuole manifestarsi esprime i suoi contenuti in modo autonomo, senza la collaborazione della coscienza: il modello smette di funzionare, non è più in contatto con il contesto al quale vuole applicarsi e il contesto  stesso inizia a produrre forme diametralmente opposte al modello.

Jung studiò e diffuse i concetti di introversione ed estroversione; questi termini sono entrati a far parte del linguaggio comune. Purtroppo lo spirito con il quale Jung approfondì la tipologia, ovvero osservare la differenza  e vivere con una coscienza che si confronta continuamente con cio che è da lei differente, con ciò che c’è nell’inconscio, non entrò a far parte del collettivo che invece ha assunto, anche in ambiti colti, questi termini dal punto di vista psicologico dominante: non osservare e accogliere le differenze, bensì innalzare ciò che è dominante e relegare nell’ombra ciò che non lo è.

In una cultura  tesa al materialismo, al trionfo dell’uomo sulla natura,  al qui ed ora ( e su questo scriverò in seguito) l’estroversione e la sensazione sono ciò che è visto come sano e bello. Per contro l’introversione è entrata nel linguaggio comune come qualcosa di malato. Nelle classificazioni psichiatriche e psicologiche americane, che hanno grande influenza anche negli atenei e negli ambienti culturali italiani, l’introversione è spesso un criterio per valutare la deviazione dalla norma e quindi la patologia.

Ma la cosiddetta patologia viene in parte, dalla repressione della propria personalità, la cui accettazione è il primo passo per accedere ad un essenza più ampia, più integrata. Cosi come il movimento femminile, e la ancora attuale rabbia femminile nei confronti del maschile nasce da secoli in cui il femminile è stato una sorta di ombra del collettivo, così, ma in forma differente, l’introversione presente a livello individuale, per una distorsione collettiva viene represso, portando cosi ad una distorsione della personalità individuale..

Dall’altra parte il disagio di chi ha una personalità di natura principalmente estroversa si nega la possibilità di integrare nella coscienza quella parte introversa, per la forte identificazione con i valori collettivi dominanti.

La psicologia analitica (junghiana) non si pone infatti come therapeia, ma come qualcosa che aiuta l’individuo a ricontattare, attraverso il processo individuativo, la propria natura. La via per giungere al Sè, la totalità psichica avviene attraverso il riconoscimento di varie parti di sè e la differenziazione di e da questa stesse parti: il centro è piu della somma di queste parti.

Spesso i pazienti che incontro, ovvero le persone la cui sofferenza è cosciente, hanno una personalità prevalentemente introversa ma distorta. In questo caso si crea proprio una scissione tra mondo interno e mondo esterno, e il complesso legato a questa scissione si manifesta con stati motivi intensi, legati principalmente ad un senso di insicurezza,  scarsa appartenenza, bisogno forte di accettazione. Ciò che è avvertito come nutriente è anche vissuto con ambivalenza: il mondo interno diventa esclusivo, non viene mai condiviso, viene nascosto portando l’individuo a manifestarsi all’esterno con un Falso Sè, con il quale tenderà progressivamente ad identificarsi, sentendolo quindi come distante da un vero nutrimento, da ciò che gli dà piacere ed energia.

Non c’è più un armonica alternanza tra sistole e diastole, non c’è più un flusso di elaborazione del mondo tra esterno ed interno e viceversa.

Il titolo di questo articolo mi riporta all’intenzione principale di questo frangente. Si inserisce al’interno della spinta a diffondere la conoscenza e la coscienza dell’esistenza di differenti coordinate psichiche, che portano i confini psichici a farsi flessibili e promuove  il “turismo” verso altri lidi psicologici, interni ed esterni, ma il nodo principale, qui,  è l’introversione. Che cos’è? come si esprime? quali sono le sue peculiarità?

Pare che molte delle categorie diagnostiche per indicare una psicopatologia si riferiscano a esigenze inconsce introverse che premono la coscienza per essere considerate e ascoltate. Nella citazione che pongo in seguito, Lenore Thomson accenna all’esigenza che molte persone esprimono,  di avere uno spazio esterno tranquillo a livelli diversi, ma tutti sembrano rispondere alla possibilità di creare spazi con poche stimolazioni ( visive, sonore, etc.), al fine da poter permettere all’introverso, di esprimere anche le sue parti estroverse.

In genere, gli Introversi si sentono più a loro agio quando l’ambiente è in perfetta sintonia con ciò che sentono di essere; in quei casi potranno sembrare dei perfetti Estroversi. Per esempio quando la situazione esterna è delimitata chiaramente e congeniale alle loro esigenze (una cena tra amici, un’ora di lezione in classe, una predica dal pulpito), saranno espansivi ed aperti, e non la finiranno più di parlare. Questo a rigor di termini corrisponderebbe a un comportamento Estroverso, ma in realtà non lo è. L’Estroversione ci spinge ad adattarci alla realtà esterna, mentre l’Introverso, in genere, è contento se la situazione esterna si adatta al suo mondo interno.

 Lenore Thomson, Il libro dei tipi psicologici.

 

Ripensiamo ora, alla luce del passo citato qui sopra, a come poniamo uno sguardo ben direzionato dalla scala di valori collettivamente vigenti, su come pensiamo e definiamo la persona ossessionata (gia questo termine pone l’attenzione su ciò che devia dalla norma, invece che sul bisogno inconscio di manifestare qualcosa che preme per essere vissuto) dall’ordine, dalla pulizia, alla persona molto emotiva in situazioni di folla, all’agitazione psicofisica in situazioni mondane, o all’apparente remissività, o ancora alla tendenza al controllo di quanto accade esternamente. Tendenzialmente queste manifestazioni, e il linguaggio già denota il giudizio, sono collettivamente viste come qualcosa che ha a che fare con una complessualità psicologica, con una psicopatologia o con un disagio all’adattamento.

Ma è veramente sbagliato non adattarsi? forse è solo l’opposto di un eccessivo adattamento.

Riporto un aneddoto: stavo scegliendo casa. La scelta si era ridotta fra due opzioni entrambe molto buone ed entrambe centrali. Ma una delle due era in una zona molto traqnuilla, mentre l’altra stava tra la ferrovia e una strada molto trafficata. Nella seconda entrai varie volte per verificare quanto l’inquinamento acustico fosse elemento non trascurabile. Non riuscivo a scegliere. Ma mi aiutò l’agente immobilare, che mi disse, a proposito della casa della ferrovia: “con il tempo ti abituerai”. Si accese in me la consapevolezza che già mi ero adattata a vivere in una città, ma abituarmi a qualcosa di velenoso non era certo un movimento di consapevolezza. Scelsi facilmente per l’altra.

Ritorniamo a quelle manifestazioni di disagio sopra accennate. E se l’ossessione per l’ordine fosse un bisogno di avere un esterno poco confuso, al fine da permettere all’introverso di esprimere i suoi contenuti all’esterno? E se la tendenza a controllare fosse una via per riuscire a bilanciare l’introversione con la spinta all’esterno? Allora il controllare sarebbe un concedersi in modo programmato, momenti di socialità e di vita esteriore. E se la remissività fosse un non colludere con le tendenze estroverse alla proiezione sull’Altro? E se l’emotività fosse un lasciarsi andare al contatto con l’esterno ma senza l’appoggio dell’abitudine a farlo, come se fosse quindi una genuina e primitiva espressione del piacere della condivisione?

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Foto di scena dal film “Il favoloso mondo di Ameliè” , 2001

Tutto ciò parla sì, della parte psichica meno sviluppata della persona principalmente introversa,  di quella parte che si comporta in modo autonomo, non consciamente. Ma collettivamente è questa stessa ombra che viene sottolineata, portando a mettere un velo sulle qualità introverse di questi individui. Le difficoltà estroverse che si notano in introversi estremi sono viste come patologie. Ma accade il contrario?

Proviamo  a metter luce su ciò che è visto normale, e su ciò che è esaltato come sano: arrivare un pò ritardo, dire tutto ciò che si pensa, esprimere la propria opinione sempre e dovunque, avere una stanza disordinata, non avere la giornata programmata, avere tanti amici, uscire spesso e viaggiare molto. etc etc. Nessun dubbio??

Non so se la mia è pigrizia, o come si direbbe in Campania “cazzimma”, ma non voglio terminare questo articolo rispondendo a questa domanda. Forse una domanda lasciata a aperta può generare riflessione.

Il dubbio può essere gia una prima porta verso se stessi. Verso un avventura interiore. L’introverso ama il viaggio interiore e per far questo, troppi stimoli esterni costituiscono un disturbo. Una casa ordinata può essere un luogo quieto ove esprimere l’avventura interiore. L’introverso ama la solitudine, ma sa che è sano avere un po di vita estroversa, ma questa la programma, la studia e per questo appare rigido. L’introverso ama rapporti profondi e questo non può avvenire su vasta scala.

In un collettivo estroverso, l’introverso ha esperienza di estroversione, a rischio di distorcere le sue preferenze in fatto di approccio alla vita, sentendosi spesso, in virtù di questa distorsione,inadatto, malato, sbagliato. Venire a patti con gli stimoli esterni è visto come indice di disturbo, di disagio. In effetti è in qualche modo così, ma non diversamente da quanto avviene al polo opposto. La proiezione di disagio sopravvaluta di molto quindi il versante patologico di queste persone.

Al polo opposto, per gli individui di personalità prevalentemente estroversa, eliminare le distrazioni del mondo interiore è qualcosa di sano. Non permettere al mondo interno di disturbare la vita esterna è collettivamente sostenuto e professato anche da nuove forme di spiritualità e di filosofia della crescita spirituale. Condividere è spesso la regola fondamentale.

Da un punto di vista introverso so che la vera condivisione emerge solo quando mi sono permessa una lunga introversione. Senza di essa la condivisione è sempre stata portata avanti da un Falso Sè.

La mia anima e la mia coscienza, ecco ciò che è il mio Sè, nel quale io sono contenuto come un’isola nelle acque, come una stella nel cielo. Così il Sè è infinitamente più vasto dell’Io. Amare se stessi dovrebbe significare amare questa totalità, attaverso la quale ameremmo l’umanità intera. E’ impossibile amare qualcuno se si odia se stessi.

(Jung, conferenze di Basilea, pp. 198, 199)

Quest’anno  (ciclo 2015/2016) a Pisa, la terza edizione delle serate junghiane tratterrà la tipologia psicologica. L’idea è nata dal vedere che il conflitto può essere affrontato e superato solo da una consapevolezza di diverse posizioni psicologiche e dell’accettazione della diversità, accettazione che riduce l’area del patologico. Per maggiori info, clicca qui:

La tipo-logia psicologica. Dalla concezione di pato-logia alla consapevolezza della differenza.

Zaira Cestari

La tipo-logia psicologica. Dalla concezione di pato-logia alla consapevolezza della differenza.

Commento al Seminario

“Dalla pato-logia alla consapevolezza delle differenze: la tipo.logia.” 28 ottobre 2015, Pisa.

“Quando ci interroghiamo sulla natura della coscienza, il fatto, meraviglia tra le meraviglie, che ci impressiona più profondamente, è che non appena avviene un evento nel cosmo, si crea simultaneamente un immagine di esso in noi, dove si sviluppa parallelamente, diventando cosi, cosciente.”

C,G.Jung, Conferenze di Basilea, p.44

Non so giudicare il seminario tenuto ieri sera al Teatro Lux, ma questa citazione vuole in parte esprimere ciò che mi sono portata a casa.

L’atmosfera era per me conflittuale: ambiente accogliente, persone partecipative e interessate, e accanto a tutto cio una distrazione continua data dalle persone che attraversavano il (in quel momento “nostro”) spazio per accedere al corso di inglese che si teneva nella saletta accanto.

Qual’era l’intento principale di questo seminario e delle serate junghiane che partiranno l’11 novembre? Quello di promuovere lo sguardo, l’osservazione, la coscienza. E quando la coscienza emerge le cose si illuminano e le differenze appaiono; le cose diverse iniziano ad essere accostate una all’altra e smettono di essere l’una l’ombra dell’altra.

Ebbene ciò che volevo affrontare si è incarnato: il conflitto si è palesato e si, lo vedo, appunto per questa sorta di “sincronicità”, un buon auspicio per queste serate, per il loro intento. l’attenzione del seminario si è in parte spostata su questo “inconveniente”. E domande sono sorte: è buona cosa affrontare il fastidio da dentro o da fuori? Accettare il limite del fastidio o sentire di aver ragione ad avere fastidio? quando si crea il conflitto? e quando viene superato?

I sintomi sono “simboli della trasformazione” (titolo Opere, V C.G.Jung) e quando si manifestano siamo, volenti o no chiamati al compito di divenire noi stessi.

Ringrazio Carlo Cantisani per la sua certosina ricerca musicale. I brani da lui presentati esprimono l’energia che ogni arche-tipo porta con sè, attirando ed evocando esperienze che ci accomunano.

Invito Carlo a postare sulla pagina Serate Junghiane la serie di brani ascoltati ieri. Grazie.

Mercoledi 28 ottobre 2015 ore 19.00-20.00, Piazza Santa Caterina 6, Pisa

Per le serate junghiane 2015/2016  

Seminario introduttivo alla Tipologia Psicologica: 

Dalla pato-logia alla consapevolezza delle differenze: la tipo-logia psicologica.

 

I conflitti ci sono, sempre. 
Tra sè e sè, tra le persone, tra gruppi, tra stati, tra credi politici e religiosi. 

Piazza Santa Caterina 6, Pisa

Piazza Santa Caterina 6, Pisa


Il conflitto non è stupido, il conflitto porta in se la difficoltà ad andare oltre a ciò che sappiamo bene e vediamo bene. Il conflitto parla della difficoltà e della paura dell’alterità. 

Il conflitto può essere un invito a osservare sè e il mondo un pò come le vignette di trova le differenze. Non c’è una vignetta migliore di un altra. Ci può essere una che ci piace più di un altra.  Cresciamo e coltiviamo quella che ci piace di più, mentre l’altra rimane piccola, bambina,  con le espressioni urgenti tipiche dei bambini: la fantasticheria romantica,  i bisogni di un corpo esigente che richiede soddisfazione immediata, pensieri enormi e autoritari, presentimenti agghiaccianti come se ci fossero qua e là mostri e streghe, per citare macrocategorie tipologiche.

Se concepiamo queste espressioni come malattie, con le relative categorie legate alla pato-logizzazione (pazzia, disturbo d’ansia, ossessione, depressione..) e come se concepissimo come malattia  l’essere bambino. Ma il bambino/a va amato/a e preso/a per mano. Solo così può crescere e interagire più democraticamente con il mondo.

 Zaira Cestari.

Serate junghiane 2015/2016

Mercoledi 11 novembre riprendono le serate junghiane. Questa terza edizione si differenzia dagli anni precedenti per due cambiamenti importanti: la sede e la modalità.

Si svolgeranno in una saletta del Teatro Lux, in Piazza Santa Caterina 6, Pisa. dalle ore 20.00 alle ore 22.00, generalmente il secondo mercoledi di ogni mese.  Per accedere a questa saletta è necessario passare dal palco principale, per cui non sarà possibile entrare dopo le 20.20. Nell’attesa sarà possibile godere dell’aperitivo del bar posto all’ingresso del teatro.

Quest’anno sarà all’insegna di un tema dominanteLa tipologia psicologica: la diversità fuori e dentro la psiche individuale. Ogni serata non avrà una conduzione identica: qualche volta leggeremo, qualche volta discuteremo, qualche volta sarà un piccolo seminario su questo aspetto, tenuto da me o da qualche ospite.

In particolare mercoledi 28 ottobre dalle 19.00 alle 20.00, nella sala principale del Lux, si terrà il seminario suddetto. Sarà un ora di studio introduttivo alla tipologia psicologica, sulle fondamenta di questo sistema di riferimento, sulla sua utilità per il proprio benessere e per il benessere della relazione.

 

Non esistono difficoltà che in ultima analisi non scaturiscano dall’interno di noi stessi

C.G.Jung

 

Brochures serate junghiane. Scarica qui.