Glossario di psicologia complessa

Avvertimento:

IL GL-OSSARIO. Reinvento così l’etimologia di questa parola, la cui esistenza parrebbe atta per governare le altre sue compagne. Ebbene si, governandole le riduce ad ossa spolpe. Come mi sento io ora, che in un pomeriggio sono riuscita a ossificare, tentando di far si che rimangano vive anche così scarnite, 4 parole e un quarto. E’ proprio alla parola “anima” che si è mostrata l’immagine di un ossario, invece che un glossario. La consapevolezza che per fare quest’operazione, qualcosa mi toccava sacrificare.

Zaira, quand’era ferma alla parola Anima

 Il Glossario seguente è frutto dello studio personale di varie fonti, alcune delle quali sono indicate in ogni voce, e dell’esperienza clinica. E’ riportata una descrizione sintetica  dell’analisi delle voci, diretta ad una fruizione non specialistica. Viene fornito per la consultazione e per l’uso strettamente personale.  In caso di citazione di una voce è necessario indicare la fonte.

 

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A

Aggressività –  Il termine, dal latino ad-gredior (mi muovo in avanti), indica sia una tendenza a comportarsi in modo auto od eterodistruttivo, sia a comportamenti e fantasie dirette all’autoaffermazione.  Ad esempio,  secondo Perls, l’aggressività è un’attività auto-affermativa con cui l’io può assimilare o rifiutare l’ambiente, a seconda che esso sia nutriente o nocivo. Secondo la psicoterapia della Gestalt nell’aggressività è  è possibile rintracciare un’intenzionalità di contatto, e in ogni conflitto che da  essa consegue,  c’è una potenzialità di contatto che da distruttivo può diventare creativo. In chiave junghiana l’aggressività distruttiva emerge da un conflitto tra coscienza ed inconscio, tra l’Io ed il Sè, e da una proiezione dei propri aspetti d’ombra sull’Altro. Approfondimenti suggeriti: Io, la Fame, l’aggressività. F.Perls.

Alchimia – Dall’arabo  al-kimya, pietra filosofale, consiste in un’insieme di saperi  filosofici ed esoterici, e di procedure sperimentali che mirano a trasformare l’umile e imperfetta materia in sostanza nobile, attraverso un processo descritto in 7 fasi. Le speculazioni filosofiche, gli aspetti simbolici e le pratiche sperimentali sono indistinti, poiche c’era il presupposto, forse inconscio che ci sia una corrispondenza tra la consapevolezza psicologica dell’alchimista e l’accadere fisico. Il declino dell’alchimia è avvenuto durante l’ascesa del metodo scientifico.  Jung ha intuito come le fasi alchemiche siano traccia del processo d’individuazione e di come i simboli alchemici siano in corrispondenza con gli archetipi dell’inconscio. Approfondimenti suggeriti: Anatomia della Psiche, E.F. Edinger; Studi sull’Alchimia, Opere XII-XII; C. G.Jung, Mysterium Coniuctionis, Opere XIV.

Alienazione – L’alienazione sorge dalla dipendenza dall’Altro, sul quale è proiettata un immagine numinosa, archetipica ed idealizzata. L’alienazione è in relazione con la distorsione dell’Io (Tipologia psicologica in C.G.Jung e  M.L.Von Franz) e con il Falso Sè (D. Winnicot). Approfondimenti suggeriti: Discorso sulla causalità psichica, Scritti I. J.Lacan.

Amplificazione – metodo di lettura delle produzioni inconscie, aggiunto da C.G.Jung al metodo delle libere associazioni – reductio in primam figuram (Jung) – di S.Freud. L’amplificazione, chiamata da Jung anche metodo concentrico, consente alla coscienza di giungere a contenuti dell’inconscio sia personale che collettivo. Per applicare questo metodo è necessario partire da un principio semplicissimo: <<io non capisco nulla del sogno, non so che cosa significhi e non posso nemmeno farmi un’idea di come l’immagine onirica si collochi nella mente di ciascun individuo. Amplifico l’immagine data finchè non diventi completamente visibile.>> (Jung).  Il metodo delle libere associazioni fa emergere una catena associativa che punta al complesso, mentre il metodo dell’amplificazione aiuta a cogliere il significato del sogno nella sua interezza, anche senza l’aiuto di associazioni personali, grazie alla conoscenza delle metafore linguistiche e dei simboli. Approfondimenti suggeriti: Gli archetipi e l’inconscio collettivo, Opere IX, C.G.Jung; I sogni dei bambini, Tomo I e II, Seminari, C.G.Jung.

Anima ( anima, Anima e Animus)  – E’ necessario distinguere i concetti che compaiono nelle descrizioni di Jung:  Anima e Animus che non sono anima.  Questo studio ci è facilitato  dall’approfondimento dedizioso di Anima e del fare Anima che compare negli scritti di Hilmann e dall’osservazione  trasversale del ruolo di concetto di anima nella storia  della filosofia e della religione. Hillman rintraccia nell’Anima l’archetipo della psiche; Anima è in questo caso la premessa per il lavoro psicologico. La via che conduce attraverso la comprensione psicologica passa attraverso Anima. Tracciando una linea sommatoria nel corso dei secoli nel pensiero filosofico e religioso  l’anima pare essere la totalità dei processi psichici: anima e psiche, compaiono spesso come sinonimi. Ma L’Anima per Hillman è l’Anima o l’anima di Jung? E in psicologia anima è psiche? Per Jung,  Anima e Animus sono forme elementari dell’anima generale che  è distinta dalla psiche.  La psiche è l’insieme di tutti i processi psichici, sia consci che inconsci, mentre anima è quel complesso di funzioni che potrebbe essere definito come personalità (opposto o complementare alla persona, cioè l’atteggiamento esterno, derivato dall’adattamento). Pare quindi essere quel luogo e quel tempo ove emerge psiche. Come dice Hillman rappresenta il movimento verso lo stadio adulto della coscienza, attraverso al comprensione psicologica degli eventi e il progressivo distacco dalla natura (opus contra naturam). L’atteggiamento interno, è rappresentato dall’ immagine dell’anima che è maschile  (Animus) per una coscienza (non sto parlando di persona) femminile e femminile per una coscienza maschile (Anima) . Anima è personificazione dell’inconscio dell’uomo e Animus dell’inconscio della donna. Nei casi in cui la coscienza è identificata più con l’anima che con la persona, l’immagine dell’anima sarà dello stesso sesso dell’individuo. La peculiarità dell’immagine dell’Anima è quella di aver la funzione di relazione tra coscienza e inconscio, tra anima e persona, mentre l’immagine dell’Animus, ha la funzione di tendere allo spirito ed esprime gli atteggiamenti mentali legati alle diverse visioni del mondo.  Questa voce avrebbe potuto essere esaurita da questa citazione che pongo invece a conclusione:

” A questo punto vorrei mettere in guardia contro un possibile equivoco. Il concetto di <<anima>> che qui uso è più vicina all’idea di anima dei primitivi (…) che all’idea cristiana, dove è evidente il tentativo di arrivare ad un costrutto filosofico…La mia concezione dell’anima non ha assolutamente nulla a che vedere con questo. ” 

C.G.Jung, Civiltà in transizione, Opere X.

Approfondimenti suggeriti: Anima, J.Hillman; Tipi Piscologici, Opere VI, C.G. Jung;  L’Io E l’Inconscio, Opere VII, C.G.Jung, 

Ansia – L’ansia è uno stato  di attivazione fisiologico e psicologico a stimoli manifesti (provenienti dall’esterno e dalla storia personale) o a stimoli provenienti dall’inconscio, come immagini e motivazioni, che possono essere stati introiettati e rimossi o non essere mai stati coscienti. L’ansia è una reazione che si manifesta al senso di impotenza che emerge in una situazione percepita come ostile.  Ostile può essere il mondo interno (sentimenti,  pensieri, immagini, sensazioni) o il mondo esterno (situazioni vissute come spiacevoli o difficili). L’ansia è un segnale che ci indica un conflitto tra due tendenze opposte (antinomia), tra un ritorno all’equilibrio precedente e tra un contaminarsi, andare verso, la situazione nuova. Spesso l’ansia è un sano indicatore dei nostri limiti, o al contrario ci indica quanto ci siamo limitati. E’ indice di quel conflitto sopra accennato. Più l’ansia sopraffà la coscienza più ci indica che la presa di coscienza di quel conflitto è necessaria. L’inconscio blocca così la coscienza che senza quell’ansia continuerebbe a ignorare uno dei poli del conflitto. Kern Horney individuò l’ansia di base che sorge dal conflitto tra dipendenza ed autonomia, tra l’individuazione di sè stessi e la regressione verso un amore materno fusionale, tra sviluppare il proprio movimento verso la vita e tra il soddisfare le immagini di sè createsi nel rapporto con i genitori.  Approfondimenti suggeriti:Nevrosi e sviluppo della personalità: la lotta per l’autorealizzazione, K.Horney.

 Antinomia – In chiave junghiana la nevrosi è indice di una lacerazione tra forze contrarie all’interno della psiche. Il sintomo nevrotico, psichico o somatico, è simbolo per questa scissione e richiama l’attenzione della coscienza. C’è infatti simbolo laddove c’è la necessità di una coniuctio oppositorum, per giungere, attraverso la funzione trascendente, ad una nuova situazione psichica. Le antinomie sono infinite e sono costituenti della coscienza umana. Sono antinomiche ad esempio, le coppie: sè ed altro, natura e cultura, giorno e notte, vita e morte, vuoto e pieno, stasi e movimento, individuale e collettivo, conscio e inconscio, corpo e spirito, pensiero e sentimento, sensazione e intuizione, giudizio e percezione.

Archetipo – E’ una rappresentazione mentale primaria, che fa parte dell’inconscio collettivo e si manifesta in simboli presenti a livello umano universale, in tutte le culture e in ogni epoca storica. L’archetipo è il prodotto delle esperienze primordiali dell’umanità relative agli aspetti fondamentali della vita. Non è possibile conoscere direttamente l’archetipo, ma si può essere coscienti dei suoi effetti, che vanno da un polo concreto a un polo immaginale ( da agiti e comportamenti a immagini simboliche presenti in ogni genere di manifestazione psichica quali sogni, sintomi, visioni, arte, fantasia, prodotti dell’immaginazione, miti, fiabe e religioni.). Essendo parti psichiche legate alla vita stessa, al bios, e non essendo direttamente accessibili alla coscienza, essi rappresentano una psiche oggettiva, opposta alla psiche soggettiva legata al complesso dell’Io.  Spesso gli archetipi si impongono all’Io, rendendolo passivo: in questi casi  si parla di stati di fascinazione. Quando l’Io si identifica con un energia proveniente dall’archetipo, si parla di inflazione. Il processo d’individuazione consiste nel differenziare l’Io dall’inconscio collettivo, passando attraverso il riconoscimento del carattere antinomico (vedi antinomia) degli archetipi e delle esperienze archetipiche. Approfondimenti suggeriti: Gli archetipi e l’inconscio collettivo, Opere IX, C.G.Jung; Psicologia archetipica: http://www.treccani.it/enciclopedia/psicologia-archetipica_(Enciclopedia_del_Novecento)/

Atteggiamento – In chiave junghiana, l’atteggiamento è l’orientamento della psiche ad agire e reagire in una specifica direzione, verso il soggetto o verso l’oggetto. Questa differenza è molto importante per uno studio psicologico che tenga in considerazione i processi psichici inconsci, e l’interazione tra la coscienza e l’inconscio. Ogni individuo, come ogni gruppo più o meno vasto, manifesta un atteggiamento predominante, che va a caratterizzare l’equazione personale dell’Io, e rende possibile la concezione di una psicologia individuale, che caratterizza la psicologia junghiana, ovvero la psicologia complessa.  Questo atteggiamento della coscienza, d’introversione o di estroversione, influenza tutto il processo psichico. L’atteggiamento opposto a quello predominante della coscienza, è in gran parte inconscio e quindi meno differenziato, caratterizzato da tratti infantili poichè contaminato dalla sfera emotiva. Riporto un passo dello stesso Jung:

“Per noi l’atteggiamento è una disponibilità della psiche ad agire o reagire in una certa direzione. Questo concetto è molto importante in particolare per la fenomenologia dei fenomeni psichici complessi, perchè esprime quel fenomeno psicologico peculiare per il quale normalmente in determinati momenti certi stimoli agiscono con forza, mentre in altri agiscono debolmente o non agiscono affatto. Avere un atteggiamento significa essere preparati  a un qualcosa di preciso, anche se questo qualcosa è inconscio, perchè atteggiamento significa aprioristico orientamento verso una data cosa, che può essere tanto rappresentata quanto non rappresentata (mentalmente). La disponibilità, per me atteggiamento equivale a disponibilità, consiste sempre nel fatto che esiste una certa costellazione (combinazione) soggettiva di fattori o contenuti psichici, che imprimerà alle azioni questa o quella direzione o percepirà uno stimolo esterno in questo o in quel modo. “

C.G.Jung, Tipi psicologici

Approfondimenti suggeriti: Tipi Psicologici, Opere VI, C.G.Jung. 

Autostima – In chiave junghiana il concetto di autostima va, a mio avviso, rivalutato alla luce della teoria della tipologia psicologica. W.James definisce l’autostima in termini di rapporto tra Sè ideale e Sè  percepito, e questo concetto va ad alimentare la connessione tra autostima ed efficacia personale. Introducendo la riflessione sulla tipologia, la questione può complicarsi. Subentra la riflessione sul rapporto tra mondo interno e mondo esterno, e il rapporto tra equazione personale e lo spirito del tempo.  Spesso viene infatti associata l’introversione alla timidezza e all’insicurezza. Introversione però non è nè timidezza ne insicurezza, ma con essa spesso si accompagna, nelle manifestazioni nel mondo esterno. Questo accade in una società il cui atteggiamento dominante è di orientamento opposto, ovvero estroverso. L’insicurezza dell’introverso emergerà nel momento in cui le attese del suo ambiente non coincidono con le aspirazioni e capacità del soggetto. Nel suo mondo interno, ove la sua soggettività trova ampio spazio egli si considererà abbastanza sicuro di sè, solo che quel mondo interno prezioso dovrà rimanere assai segreto e poco condiviso e allo stesso tempo la sua efficacia, ovvero la capacità di influenzare e incidere sulla vita e sul mondo interno, sarà percepita come inadeguata. L’autostima valutata in connessione con l’efficacia personale, è un concetto di stampo estroverso. Ma all’opposto, e l’esperienza clinica, oltre che lo studio di testi clinici, mi supporta, il soggetto prevalentemente estroverso, quando si approccia al suo mondo interno, entra in contatto con la stessa insicurezza e bassa autostima che prova l’introverso nella relazione con il mondo esterno. In questa chiave l’autostima può sganciarsi dal concetto di efficacia personale. Si può allora vedere l’autostima come indirettamente proporzionale alla scissione tra interno ed esterno, tra introversione ed estroversione. Approfondimenti suggeriti: Tipi Psicologici, Opere VI, C.G.Jung; Tipologia psicologica, M.L. Von Franz; Il libro dei tipi psicologici, Lenore Thomson.

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