L’altra metà della mela: l’introverso (traduzione di un articolo da “Quiet Revolution”)

” Venivo spesso chiamata “timida” quando ero piccola. Scommetto quanti di noi lo erano. I grandi gruppi di bambini mi rendevano ansiosa, e questo era un problema, perchè la scuola è qualcosa di conosciuto per i suoi grandi gruppi di bambini. Fuori da scuola, c’erano feste di compleanno con lotte, adunate rumorose da cercare di evitare. Niente mi faceva sorgere sintomi psicosomatici piu della frase “incontriamoci alla pista di pattinaggio”.

Con il passare degli anni cercavo di fare in modo di reprimere cio che gli altri percepivano come “timidezza”. Ho interiorizzato il concetto che sarei stata piu accettatata ad essere estroversa, cosi ho imparato ad essere una farfalla sociale e feci in tempo a sentirmi (una sorta) tale.

Cosi sono cresciuta e ho avuto un bambino, e si rivelò essere maldisposto alle feste come me.Io compresi da dove veniva, ma sarei stata bugiarda se avessi detto di essere stata a mio agio con ciò. Non ero a mio agio con me stessa, appunto; come avrei potuto abbracciare la natura di mio figlio?”

 

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    Immagine: Sheep Island, Ireland, agoust 2015, Zaira Cestari

 

Ho solo potuto rileggere in tempo i consigli di Priscilla Gilmann sul sito “Quiet Revolution“. E’ un dolce e sensibile invito a incoraggiare e stimolare un bimbo introverso (riservato) senza farlo sentire come un disadattato. Abbiamo bisogno di maggiori suggerimenti come questo: il suggerimento di rispettare il temperamento dei bambini, per sorreggerli invece che scoraggiarli, cosi da sollevarli da un senso di vergogna.” (traduzione mia dall’inglese all’italiano)


 

“I was called “shy” a lot when I was growing up. I bet many of us were. Large groups of kids made me anxious, which was a problem, because school is kind of known for its large groups of kids. Outside of school, there were birthday parties to contend with, rowdy gatherings to try to avoid. Nothing could cause me to break out into psychosomatic hives quite like the phrase “Let’s meet at the roller rink.”

As the years passed I managed to quash what others perceived as my “shyness”; I had internalized the notion that it was far more acceptable to be outgoing, so I acted like a social butterfly and in time came to (sort of) feel like one.

Then I grew up and had a child, and my child turned out just as party-averse as I was. I understood where he was coming from, but I’d be lying if I said I was totally comfortable with it. I wasn’t even comfortable with myself at that point; how could I embrace my kid’s nature?

If only I could go back in time to read Priscilla Gilman’s advice column on Helping Your Quiet Child Navigate Social Settings. It’s such a gentle, sensible take on encouraging and challenging a quiet kid without making them feel like they’re a bad fit with the world. We need more advice like this: advice that respects children’s temperament, that builds them up instead of breaking them down, that takes shame out of the equation.”

http://www.quietrev.com/

 

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