Rivista Anima fa Arte, n.10/2016; Zaira Cestari: L’invisibile, naturale sovranità. Riflessioni per e dal Seminario del Pensare 2015

Riflessioni per e dal Seminario del Pensare 2015

Invisibile, Naturale, Sovranità”

Mesi fa, Emilio Giacomo Berrocal, antropologo indipendente, mi ha invitata a partecipare come speaker alla seconda edizione del Seminario del Pensare, evento dal carattere interdisicplinare, tenutosi il 4 e il 5 settembre 2015 presso il Centro Studi Città di Orvieto, evento ideato e curato dallo stesso Emilio. Il Titolo dell’evento, composto da tre parole è stata, mi sembra. una guida decisa, sia per la struttura, sia per il senso in sé di quelle tre parole, che ha permesso all’interdisciplinarietà di essere comunicata al pubblico con una certa, se non omogeneità, armonia. Il titolo, Invisibile Naturale Sovranità mi è sembrato inzialmente una via diretta e maestra verso la disciplina che avrei rappresentato, la psicologia del profondo, e questo mi ha, per qualche tempo precedente al seminario, illusa di una certa comodità e privilegio. L’importanza e la pregnanza di quel titolo mi si è manifestato con la sua forza quando l’illusione di comodità si è dipanata in poco tempo. L’invito, da me presentato in forma bibliografica, teorica e astratta ad accedere a strati profondi del reale e a rinunciare alla pretesa di sovranità della luce della certezza razionale e oggettiva, l’ ho visto gradito dai colleghi del pensare, ma in qualche modo distante dagli obiettivi e dalle motivazioni dei dibattiti che vertevano per lo piu sullo stabilire una qualche soluzione concreta (nella realtà estera) alle urgenze che la contemporaneità pone alle coscienze dei pensatori odierni.

Inizialmente questa distanza ha attivato in me l’atteggiamento complessuale e proiettivo tipico di certi grandi introversi: l’eterno incompreso. Ho preso di li a poco però la briga di dare un occhiata a cio che era affar mio e vidi che io stessa non avevo incarnato appieno cio che andavo dicendo. La presentazione, che si poneva l’obiettivo di assumere una visione piu crepuscolare e interiore, aveva invece un linguaggio piu accademico, astratta e di spunto piu filosofico. A quale invisibile non avevo dato realtà?

La risposta è arrivata al momento della tavola rotonda, al termine dei due giorni plenari, presso la quale è emersa l’esigenza di rendere concreto il pensiero. Ho parlato allora della mia esperienza con ciò che andavo dicendo nella presentazione della mattinata precedente, addentrandomi nel senso che può assumere oggi la pratica clinica, cercando di non temere di usare un linguaggio metaforico e simbolico.

E’ con l’intento di dare forma a questa consapevolezza, che questo articolo si presenta in due parti: la prima è un riassunto della presentazione della conferenza tenutasi ad Orvieto, la seconda vuole essere una riflessione su ciò che rappresenta il polo pratico della proposta avanzata in forma di pensiero astratto, ossia la visione che può dischiudersi in un viaggio come quello della psicologia del profondo.

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