Serate junghiane 2015/2016

Commento alla serata del 25 maggio

Ieri sera abbiamo festeggiato l’ombra, la ferita, la bellezza della diversità che è possibile solo grazie alle crepe, ai ritmi, ai salti. La perfezione è stasi. E’ una pausa verso l’ulteriore trasformazione. L’ombra, il diasgio, il crollo, la crisi è quel momento dove le cose si creano. Occuparsi dell’ombra è come coltivare un humus nero per fare nascere la biodiversità.

Per onorare questi processi, oltre a un brindisi e a dolci vegani fatti da Clorofilla Veg and Bio, abbiamo avuto una sorpresa musicale: da Volterra Thomas Santarsiero con il suo duo d’improvvisazione: Didgeridoo e campanellini dal mondo.

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Gli aborigeni d’Australia nei secoli non hanno mai smesso di utilizzare il didgeredoo. Popolo in stasi, che non si evolve? O popolo che si trasforma interiormente? Questo strumento è ricavato dal cavo che le termiti lasciano negli alberi. Questo strumento è frutto di una trasformazione.  Ma cosa non lo è? Anche le pietre lo sono. Le roccie, le montagne, le dune, la sabbia. Allora preciso il mio lessico e dico che, la particolarità del didgeredoo è che è’ colto come trasformazione e non come deficit o scarto. Questo strumento amplifica suoni formanti, trasformanti. I suoni che ci ricordano le origini della coscienza. Dove c’è il vuoto, la ferita o chiamamolo pure deficit, errore, etc,c’è attiva una funzione formante, trasformante, che cresce raipidamente. Siamo ai gorgoglii della vita. La vita nascente. Le vibrazioni che lo strumento amplifica paiono arrivare da quello stato della coscienza che inizia ad approcciarsi al mondo attraverso l’acqua. Sono suoni e vibrazioni che colgono uno strato archetipico prenatale e preterreno. Uno stato al confine tra finito ed infinito.

Quest’anno il ciclo delle serate junghiane si è concluso in modo direi gnostico, ovvero intriso di vita, grazie al duo di Thomas e al didgeredoo, ma grazie anche ai partecipanti che mi hanno decisamente aiutata a rendere le serate qualcosa di autentico, aperto all’inconscio, alle immagini e a ciò che è inferior.

Grazie, arrivederci ad ottobre con il ciclo Jung e le Neuroscienze di frontiera.

Zaira Cestari

CLICCA QUI per la serata del 25 maggio, serata di chiusura del terzo ciclo, “la tipologia psicologica”: Ombra e Trasformazione.

Commento alla serata dell’11 maggio

Percorsi junghiani di vita e di cura: riflessioni cliniche su narcisismo e anoressia

I problemi patologici con quali chiunque può imbattersi non hanno probabilmente nulla a che vedere con il quadro clinico, ma è essenzialmente un espressione di quel preciso carattere.

Come è difficile uscire dalle strutture collettive e diventare sé, inventarsi e trovare altre strade. Percorsi junghiani di vita e di cura: la lettura del volume ci immerge in questa dimensione e ci da un esempio di ciò.

“A sei anni avevo chiaro che in famiglia dovevo rimanere il meno possibile.

Avvertivo spesso un senso di struggimento, di inquietudine, di noia che sentivo un po’ miei, molto miei ma anche rimandatimi dai diversi componenti familiari.”

Estratto dalla biografia di Mario Mengheri
Mercoledi  c’è stata la presentazione del suo ultimo volume ” Percorsi junghiani di vita e di cura. Riflessioni cliniche su narcisismo e anoressia”, contente per l’appunto, la riflessione intorno a due casi clinici, di anoressia e narcisismo.


L’individuazione, ovvero il divenire se stessi è una spinta spesso avvertita con disagio e proveniente dal disagio. Il compito dell’individuazione chiama tutti, in modo più o meno chiaro, più o meno violento, più o meno riconosciuto. La vita è la via dell’individuazione e se la madre e in senso più lato la famiglia, simboleggia quel calore da cui si origina quella stessa vita, l’individuazione richiede necessariamente un rivolgere la coscienza verso quel primigenio legame con la madre e con tutto ciò che è madre, famigliare. Dove c’è coscienza c’è differenziazione, separazione psichica, nonostante l’inscindibile legame. Essere sè stessi significa in primo luogo rinunciare alla protezione dell’identificazione.

Mario mercoledi sera ci  ha parlato del suo iter, e di come anoressia e narcisismo siano esempi di come le ferite siano gli abissi da cui scorgere quel profondo in cui si cela la totalità del Sè.

Serata del 11 maggio 2016, cliccami!

Commento alla serata del 20 aprile 2016

Ieri abbiamo toccato con l esperienza la funzione del fare anima e l immaginare i processi psichici che accadono al di la della nostra volontá. Immaginare forme e funzioni, ci permette di muoverci nel mondo delle forme imaginando. Mettere forma nell energia crea energia nella forma. Vivere diviene un immaginale che trascende la cesura che divide funzionale e dusfunzionale. Il concetto di disturbo perde la sua connotazione negativa, senza sganciarsi dall esperienza del dolore, ma anzi svelando il senso del dolore.
Ed ecco che l invenzione della tragedia e della drammatizzazione diviene ai nostri occhi esperenziali come un tesoro di inestimabile valore.

Ringrazio Paolo Minerva per aver visto in questo spazio delle serate junghiane un terreno fertile per la drammatizzazione immaginale.

E ringrazio i partecipanti per aver aperto le porte del proprio mondo interno.

La prossima serata sarà l’11 maggio con la presentazione di un libro inedito. A breve l invito.

Buona giornata, con l augurio che il vivere possa contattare una dimensione poetica.

 

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Per la serata del 20 aprile 2016 cliccami!

Mercoledi 16 marzo, ore 20.30 Cantiere S. Bernardo, via Pietro Gori, Pisa

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Serata junghiana,

la 4a del terzo ciclo.

Questa volta ci addentreremo in quelle tendenze psichiche della coscienza, meno riconsociute dal linguaggio, proprio perchè non veicolano i loro messaggi mediante il linguaggio, ma mediante altri canali.

Sono tendenze, facoltà, caratteristiche che sono poco afferrabili dai concetti razionali. Per questo le definiamo “funzioni irrazionali”.

E’ una serata importante, più di altre, per lo stesso motivo per cui le cause per le minoranze fanno più scalpore, rispetto alle cause delle maggioranze.

In mezzo a noi ci sono tante persone che hanno represso o non hanno ancora potuto riconoscere queste funzioni irrazionali,per cui emergono senza che il pensiero o il nostro sistema di valori gli abbia trovato un posto, o rientrano nelle nostre categorie di ciò che è sbagliato, che non va bene. Diventano sintomi.

La psicologia complessa ( junghiana) percepisce il sintomo come portatore di cambiamento, quindi l’istanza più saggia di quel momento.

Ma queste funzioni non sono nemmeno sintomi: sono i lati oscuri di un collettivo che ha preferito le cosiddette funzioni razionali.

Entro queste ci sono quelle più accetatte e quelle piu svalutate.

Conosceremo allora le peculiarità della funzione sensazione e della funzione intuizione. Entrambe irrazionali, ma molto diverse tra di loro, opposte.

Vi invito a partecipare al fine di contribuire ad una vita che guarda dentro, alla propria natura, ove riconsce poi, fuori, la natura più vasta. Nè giusta né sbagliata. La natura. Saggia anche quando ci sembra senza senso.

Il significato più ampio è nella natura che non cerca un senso. Ce l’ha.

Serata gratuita di lettura e confronto.

Due ore.

Servizio Bar.

Vestitevi caldi: il Cantiere S. Bernardo è situato in una chiesa sconsacrata.

Per info:

cestarizaira@gmail.com

http://www.cestarizaira.info/serate-junghiane-2016/

Commento alla Serata junghiana del 10 febbraio 2016

Le serate junghiane non sono un’idea mia. E’ un’idea che ha usato me come canale espressivo affinchè l’idea prendesse forma viva.

Questa frase avrei potuto asserirla su mille altre cose e prima di averle sperimentate. Perchè sono una “tipa” intuitiva e di pensiero. Ma mi accorgo dall’osservazione di ciò che sta avvenendo negli ultimi mesi, che l’idea che “io” portavo con me e cercavo di metterla in pratica nella forma più fedele possibile a ciò che scaturiva da dentro, era già presente.

Alle serate sono giunte persone che ho sentito come se portino in grembo quell’idea. Poter riconoscere quello che avviene in noi senza giudizio, poterlo associare a qualcosa di umano e non solo di personale, porta alla pace dentro e fuori. Anche i conflitti possono essere visti come dei passaggi che portano le diverse parti e processi dentro di noi, ad esprimersi, a palesarsi. Vedere il conflitto come un espressione necessaria del processo di individuazione permette, in accordo con le vie di liberazione orientale, a disidentificarsi dal conflitto stesso e dalle parti in gioco nella “guerra”. Poter osservare se stessi come delle piccole stelle che concorrono a creare l’universo, permette alle stelle di poter brillare qualche istante senza la pretesa di essere altro.

Il cielo ci riporta all’infinito che non possiamo essere ma al quale apparteniamo.

La terra ci riporta all’evento che è il ciclo di nascita e di morte che permette a delle parti finite e peculiari di infinito di osservare il tutto.

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Ringrazio le piccole grandi stelle che incontro nel mio cammino e quelle che non incontro permettendomi di continuare ad immaginare l’infinito. Ringrazio inoltre il Cantiere San Bernardo per la pronta ed ampia ospitalità.

In questo link trovate i testi letti:

http://www.cestarizaira.info/esempi-di-tipologie-psicologi…/

Vi invito a iscrivervi al gruppo FB serate junghiane e/o alla mailinglist cestarizaira@gmail.com

Dalla prossima serata saranno disponibili dei video.
Per la prossima serata vi sarà comunicato giorno, orario e sede prossimamente sia per mail che su FB e su Google plus. Sarà circa a metà marzo.

Serata junghiana del 10 febbraio 2016

Mercoledi 1o febbraio ci addentreremo ancora più in profondità nel tema della volta scorsa: la differenziazione della coscienza.

Abbiamo scoperto o riscoperto che esistono diversi tipi di coscienza. Mercoledi andremo a leggere esempi specifici delle tipologie pure. Questo può essere un banale esercizio che ci aiuta però a distinguere due punti che da lontano sembravano un unica linea. Più individuiamo questi punti, più possiamo vedere che la loro presenza, di entrambi, crea una linea,  e da lì, potendo proseguire nel gioco, creano un cerchio, ovvero  quel simbolo che rappresenta la loro connessione.

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Jung ha iniziato questo lavoro distillando nell’alambicco delle sue osservazioni ed esperienze, 4 funzioni psicologiche che ci orientano nel mondo interno ed esterno. Ognuno se ne avvale in diverso modo e così esse si relazionano in differenti forme dando origine a mondi di vario colore e luce  (almeno 16 peculiari tipologie). Ogni mondo ha diritto di esistenza. Talvolta ci sono mondi che vogliono essere gli unici legittimi ed è questa la forma in cui queste 4 coscienze non collaborano armoniosamente. Dentro e fuori la psiche individuale. E nella psiche collettiva.

Leggeremo e dialogheremo passo passo motivati  scoperta di queste  diverse coscienze all’interno di noi e in relazione con chi ci è caro e con chi ci è estraneo. Conoscere la nostra forma ci permette di essere empatici e di essere coscienti dei nostri confini, che appunto confinano con l’infinito.

 

Mercoledì 10 febbraio 2016, ore 20.30- 22.30

Cantiere San Bernardo, Via Pietro Gori, Pisa.  (http://www.cantieresanbernardo.com/)

Potrete seguire le letture cliccando alla seguenti pagine: 1 e 2

Per info: cestarizaira@gmail.com

Commento alla serata junghiana del 13 gennaio 2016

ritornare sui propri passi significa approfondire

più l’esperienza si apre alla complessità più ci si addentra in profondità

Questo breve pensiero mi è stato necessario per iniziare a scrivere questo commento.

Le serate sono alla terza edizione, ma qualcosa di nuovo è iniziato. La fase preparatoria è forse terminata e ora il terreno per gli intenti iniziali ha cominciato ad essere vivo. Questo commento sarà quindi il primo nel suo genere.

Tenterò di mettere luce sulle cose affrontate con piu semplicità possibile al fine di vederne la complessità. Inserirò, tramite link e approfondimenti, accanto ad un commento che tenta di dare pensiero all’immagine complessiva della serata, anche qualche cosetta nozionistica utile a tutti, conduttrice compresa.

La piccola sala che sembra essere adibita ai retroscena del teatro, dell’espressione di ciò che avviene nella psiche, e della messa in relazione dell’individuo con altri individui ed oggetti, era piena, colma. Mi si è detto che siamo rimasti in 55, e circa una quindicina di persone se ne sono andate, mentre altre erano influenzate. Disposti a cerchio, lo sguardo era rivolto al centro. Servirà una nuova sala, ove disporci sempre a cerchio ma ove permettere a tutti di scegliere ove disporsi. Le serate junghiane, sebbene tutte le funzioni psichiche (vedi breve descrizione delle funzioni) possano esprimersi, si offrono come laboratorio interiore, ove convinzioni e credenze, valori, percezioni ed ideali, tutte espressioni delle funzioni psichiche e della propria equazione personale (la propria struttura della coscienza), si pongano in dialogo una con l’altra. Il cerchio  (Il Sè, la totalità psichica, composta da coscienza e inconscio) si rende visibile. Ognuno occupa un posto ma ognuno può vedere l’intero cerchio. Anche l’altra opposta parte esiste. Ed io (l’IO) la posso comprendere solo in minima parte. E quella minima parte è la misura che mi indica la relazione della mia coscienza (l’IO) con l’inconscio, con ciò che non conosco, che temo, che rifuggo o che mi affascina. Questa grande affluenza mi suggerisce che un archetipo (vedi glossario) si sta attivando.

Il teatro là fuori è bello, vitale, rumoroso o quieto, pieno e vuoto, ma non potremmo fruirne o nutrirlo senza un laboratorio, uno specchio, una sofferenza, un impegno e un approfondimento di ciò che fa il teatro, le azioni,i gesti e le espressioni. Nel mondo si parla di politica, di calcio, di scienza, di religione, di economia, di diritti, di guerra, di alimentazione, di pratiche spirituali e di crescita personale. Ma queste cose, sia per chi le fa sia per chi ne parla, riflettono la posizione psicologica di ognuno e della cultura che esprime. L’affluenza della serata di mercoledi mi parla di questa nuova immagine del mondo: il centro, il laboratorio, l’immersione, il guardare, il sentire, lo stare con ciò che non ha un nome preciso, con ciò che è sconosciuto dentro e fuori di noi. Guardare alla psiche come cardine di quello che accade anche nel mondo, riflette un movimento verso il centro. E questo è approfondimento, è ampliare la coscienza. Più si è al centro, in profondità, più si può vedere la complessità della superficie e della periferia.

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Siamo tutti all’inzio di questo processo. Epoche e culture che lavorano sull’interiorità sono già state viste nella storia dell’umanità, ma chissà che l’archetipo della coniuctio stia facendo capolino. La coniuctio parla della congiunzione degli opposti dalla quale nasce una terza cosa, quindi una terza visione, una nuova coscienza. E allora razionale e irrazionale possono inziare a essere visti entrambi come legittimi, importanti, utili, veri, possibili. La ricerca della verità  (funzione pensiero) e la ricerca della giustizia  (funzione sentimento) seppur espressione di principi opposti e quindi inconciliabili tra loro, possono essere entrambi presenti nel cerchio, così come la vita all’insegna della concretezza e la vita all’insegna dell’ideale possono smettere di considerarsi inferiori o patologici l’uno con l’altro. Il cerchio come immagine permette anche una certa circolarità dell’energia, una certa contaminazione, una crescita che è interiore, ma a livello inconscio si nutre di ciò che ci sta accanto. E allora quel che è accanto può bilanciare un pò ciò che è l’equazione personale, la posizione della coscienza, che meno è bilanciata tanto più è tipica ed è quindi patologizzante o vista come patologica.

L’esigenza di entrare nel vivo del principio delle serate junghiane, si è rivelato infine quando l’affluenza è stata molta. Quando al laboratorio sono confluiti diversi elementi chimici. Con solo aria, o con solo acqua, o terra o fuoco, non si fa un laboratorio, ma una bella respirata che puo bloccarsi in vista di un violento vento distruttivo, una bel mare che può se troppo, alluvionare, e cosi via per il fuoco che scalda ma brucia e la terra che sostiene ma sotterra.

E allora questi elementi si sono rivelati mostrando la loro funzione e caratteristica nei dialoghi. Una parola ha attivato una discussione che solo fra tanto tempo potremo vederne appieno la funzione di integrare coscienze differenti. Ho pronunciato la parola morte, per esemplificare qualcosa che in una società di sensazione estroversa (concreta ed esteriore,), è stato rimosso e temuto. Questo tema, in un ambiente creato da una coscienza  (intuitiva introversa) che incarna un pò l’opposto della coscienza sociàle in cui questa coscienza è cresciuta, è esploso con implicazioni filosofiche e speculative grandi e potenti ( archetipi, fisica quantistica, connessione inconscia delle persone) che si sono però dovute confrontare con dei sentimenti concreti che hanno voluto mostrarsi, rendersi visibili, stimolati da quella speculazioni intuitive e di pensiero che stavano prendendo possesso della sala, in virtù del sentirsi a casa, dato che l’ambiente delle serate junghiane ha sicuramente  un impronta più intellettuale che morale, e più ideale che concreta. Il dibattito è stato acceso ma aperto. Nessuno è uscito vinto o vincitore, se non l’intento stesso del progetto che dopo 3 anni ha visto a sua prima realizzazione. Ognuno ha un pò compreso l’altro punto di vista o comunque ne ha dovuto accettare l’esistenza e la presenza. Qualcosa, una nuova coscienza può ora nascere.

Si è forse così toccato anche l’intento della psicologia complessa di C.G.Jung, che tanto si è occupato di relazione tra razionalità e arazionalità, di introversione e di estroversione e di dialogo tra oriente e occidente, e di passato e presente e futuro. Abbiamo infatti affrontato il problema dell’oggettività e del soggettivismo, il cui confine è labile  e che diviene assoluto da un punto di vista estroverso, mentre relativo da un punto di vista introverso. I primi passi infatti del testo letto “Tipi Psicologici” di C.G.Jung, si addentrano nella disamina tra diverse concezioni all’interno della religione, della filosofia, e della poesia, di ciò che è reale e perseguibile. C’è un oggettività psichica e un oggettività dei limiti concreti della vita. Sono oggettività differenti, ma entrambi esistenti. La prima, che è vista oggi come soggettività,  è però tipica e atemporale, nel senso che non soggiace alle leggi del tempo, la seconda, quella che si confà ai limiti del livello concreto dell’esistenza, è molto mutevole a seconda del periodo storico. Vedere questo è la base del laboratorio alchemico ove la complessità può essere abbracciata ineteriormente e non più rifuggita e proiettata sull’altro da sè.

E così, un ideale, passando attraverso il pensiero (2 anni di valutazioni, commenti e analisi degli incontri) e sentimenti personali (mi sono affezionata alle serate moltissimo) è divenuto un pò concreto. Spero che questa avventura continui e che mi accompagnate in questo progetto ideale, affinchè prenda un pochino piede in questa cultura che ha molto bisogno di rinnovarsi.

Nel tempo nutrirò la pagina Tipologia psicologica ove inserirò passi letti e passi guida per questa avventura della scoperta delle varie coscienze, e dei vari mondi tipici che dimorano nello spirito del profondo.

La prossima serata sarà mercoledì 10 febbraio, alle ore 20.00, sperando di avere a disposizione una sala più capiente. Vi aggiornerò presto qui sul sito e tramite la newsletter. Continueremo la lettura e l’approfondimento di come si incarnano nelle persone le 4 funzioni vitali della coscienza.

Ringrazio tutte le anime presenti e quelle vicine con l’intento, per mostrare che esiste un reale nell’ideale, e un ideale nel reale.  

Zaira Cestari

 

Serata junghiana del 13 gennaio 2016

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Mercoledi 13 ci addentreremo nella differenziazione della coscienza. Ovvero nello scoprire o riscoprire che esistono diversi tipi di coscienza. Jung ha iniziato questo lavoro distillando nell’alambicco delle sue osservazioni ed esperienze, 4 funzioni psicologiche che ci orientano nel mondo interno ed esterno. Ognuno se ne avvale in diverso modo e così esse si relazionano in differenti forme dando origine a mondi di vario colore e luce. Ogni mondo ha diritto di esistenza. Talvolta ci sono mondi che vogliono essere gli unici legittimi ed è questa la forma in cui queste 4 coscienze non collaborano armoniosamente. Dentro e fuori la psiche individuale. E nella psiche collettiva.

Leggeremo per poi poter iniziare, nella serata stessa, una scoperta di queste coscienze all’interno di noi e in relazione con chi ci è caro e con chi ci è estraneo. Conoscere la nostra forma ci permette di essere coscienti dei nostri confini, che appunto confinano con l’infinito.

Mercoledi 13 gennaio ora 20.00-22.00, Teatro Lux, Piazza Santa Caterina 6, Pisa.

INGRESSO GRATUITO, CONSUMAZIONE CONSIGLIATA

Commento alla serata junghiana del 9 dicembre 2015

In risonanza con il motore che, mio malgrado, mi ha portato a pensare alle serate junghiane e a ripensarle come laboratorio ove fare esperienza della differenza, attraverso le letture sulla tipologia psicologica ( Ieri: C.G.Jung, Tipi Psicologici, Paragrafo “L’atteggiamento introverso”; Lenore Thomson, Il libro dei Tipi Psicologici, pp 124-130 , Astrolabio 1999), hanno attivato la riflessione psicologica, che trascende la comprensione intellettuale.

I movimenti di identificazione, confronto, rispecchiamento, hanno messo in circolo una condivisione di sè che è quel fare anima di cui parla Hillman.

La tipologia psicologica, già l’intuizione di Jung di approfondire il problema dei tipi ad un livello sia individuale che collettivo, sebbene serva a dividere, riconoscere e classificare e porta alla differenziazione della coscienza, è un fare anima. Veder la differenza è mettere in relazione. Parlare della differenza, porta con se i vissuti e l’esperienza della differenza.

In particolare la serata di ieri che partiva dall’introversione, ha portato nel gruppo il dramma attuale dell’introversione: la leggittimità. Soggettività è opinionismo? Questo è il punto di vista di un estroversione che non accetta l’opposta tendenza introversa. Anche un’introversione assoluta, che non accetta nessuna oggettività esterna e butta nell’ombra qualsiasi movimento estroverso, porta a un eccessiva soggettivizzazione della coscienza, ma la parola opinionismo,chiaramente denigratoria, è traccia di quell’estroversione che vede come unica realtà valida, quella esterna oggettiva. Il mondo interno (ove tra l’io e l’oggetto esterno, c’è il Sè, ovvero la psiche, la totalità psichica), è reale tanto quanto la realtà esterna.

Entrambe le realtà, quella del soggetto e quella dell’oggetto sono relative perchè soggette entrambe al mutamento (Eraclito), ma riferite all’uomo, sono entrambe valide. Una più riferita alla validità delle esperienze archetipiche, che trascendono un determinato periodo storico, una più riferita al tempo della vita fisica. Una natura più introversa è portatrice di quelle immagini archetipiche che trascendono le epoche. Individui più introversi hanno forse il compito di testimoniare questa ricchezza interiore della psiche oggettiva: il soggetto umano, lo spirito del profondo (Liber Novus, C.G.Jung). Individui più estroversi sono invece portatori della consapevolezza di quello che è manifesto in quel momento, e hanno forse il compito di testimoniare lo spirito del tempo (Ibidem).

Immagine presa dal web. Fotografia di un particolare del muro Tra lo stato di Israele e la Striscia di Gaza.

Immagine presa dal web. Fotografia di un particolare del muro Tra lo stato di Israele e la Striscia di Gaza.

Il risveglio introverso, in una società prevalentemente estroversa come la nostra in questa epoca, è una necessità che non può prescindere dall’urgenza del dialogo con il diverso. Se l’introverso si è alienato da se stesso, deve prima tornare a casa, deve incontrare se, dopo aver incontrato l’altro. Se l’estroversione ha bisogno di dare spazio al soggetto  e quindi alla possibilità che esista un altro diverso, l’introversione ha bisogno, ora, di approfondirsi e di darsi legittimità come lo riesce a dare all’estroversione ( proprio perche dall’esperienza di una realtà soggettiva, è più pensabile e accettabile che esista altro e quindi una realtà diversa da quella esperita). Una troppa introversione può essere segnale di un violento ritorno a casa e di una necessità urgente di difendere la propria realtà soggettiva. Un troppo soggettivismo è pericoloso per sè e per gli altri, proprio per questo la legittimità della realtà soggettiva, che le permette di esistere senza difendersi nè giustificarsi, è una necessità urgente dell’economia psichica sia individuale che collettiva.

Ho scordato di invitare i  nuovi partecipanti nella rete internet (mail, gruppo facebook e il presente sito). Tutti i commenti sono ispirati dalla presenza e dalla partecipazione degli individui che creano ogni volta un gruppo e un’esperienza diversa.

Ringrazio tutti e invito tutti a dare qualsiasi contributo: commenti scritti, semplici parole, immagini, musica,…

Ringrazio il Teatro Lux per l’ospitalità e per l’attenzione ai lamenti espressi rispetto alla serata di novembre (troppo rumore dall’altra sala). Ieri ci è stato garantito calore e intimità.

La prossima serata sarà mercoledi 13 gennaio alle ore 20.00, Teatro Lux, Piazza Santa Caterina 6, Pisa.

Zaira Cestari

 

 

Serate junghiane 2015/2016, terza edizione

Teatro Lux, Piazza Santa Caterina 6, Pisa

Mercoledì 9 dicembre 2015 ore 20.00-22.00

SERATA DI LETTURA SUL TEMA DELL’INTROVERSIONE

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immagine tratta dal web sul sito www.lateladicarlotta.com

scrive Jung (Tipi psicologici, 1921):

Trascurare, ignorare il fattore soggettivo significherebbe mentire, negare che dubitiamo che sia possibile raggiungere la conoscenza assoluta.

Se lo facessimo imboccheremmo la via del vuoto e insulso positivismo che ha imperversato all’inizio del XX secolo, e peccheremmo d’immodestia, di quell’immodestia mentale che è l’anticamera della durezza affettiva e della prepotente e ottusa presunzione.

Sopravvalutando la capacità di consocenza oggettiva rimuoviamo l’importanza del fattore soggettivo, cioè il valore del soggetto.”

Letture di C.G.Jung, Marie Louise Von Franz, Lenore Thomson.

PER INFO:

www.cestarizaira.info/serate-junghiane-2016/

cestarizaira@gmail.com

o

info@teatrolux.it

P.S. Il problema del rumore dovrebbe essere più contenuto rispetto alla volta scorsa. Cmq sia questo “ostacoluccio” si risolverà definitivamente a breve. Non abbandonateci soli tra le grida battagliere del gruppo musical al piano di sotto!!!

Commento alla serata junghiana del 11/11/2015

Sono contenta.
Serena si, ma qui parlo proprio di contentezza.
L’essere contenti ha a che fare con l’emozione e l’emozione emerge quando qualcosa per noi difficile, nasce e prende vita. L’emozione sta laggiù. dove siamo bambini.
Questa è un emozione positiva in virtù del fatto che ciò che era difficile era qualcosa, per me, auspicabile,un desiderio.

Che cosa è avvenuto?
Nonostante il disagio della stanza (pare che il rumore sia qualcosa con cui dobbiamo confrontarci, e forse, potremmo prenderlo come esempio costante per addentrarci nella difficoltà a dialogare con qualcosa di diverso da noi, un qualcosa che impedisce lo svolgimento perfetto di ciò che la coscienza vuole), si è forse manifestata l’anima di questo progetto.

Partire da sè ed aprirsi al dubbio, all’altro, al difficile, al mai pensato e porre la coscienza in uno stato di ascolto al di più da lei, all’oltre da lei, a cio che la mette in uno stato di di meno.

La bellezza delle parti del testo lette ieri sta nell’anima che le ha create. Un anima che mette in relazione. Che guarda alla vita e alle sue manifestazioni senza la paura nè di privarla del suo mistero, e senza la paura di perdere vecchi significati.
Sono frutti coltivati da Jung che a sua volta ha lasciato dei semi che forse stiamo iniziando a concimare, a prendercene cura.

Siamo tutti connessi, nel tempo e nello spazio. Esiste un tempo e uno spazio definito, ma anche una continuità, che rende tutto ciò che avviene pregno di senso.

Raccogliere la storia delle persone, gli anedotti, i grandi fatti e osservare essi come milioni di pietre diverse nel letto di un fiume, ci permette di entrare in uno stato di dia-logo tra noi, essere individuali e definiti, con il tutto da cui veniamo ed a cui torniamo.

Grazie a voi, grazie a Jung e grazie alle anime che mi hanno accompagnato fino qui.

Mi auguro che il rumore non spaventi e che questo viaggio continui il 9 dicembre, alle 20. Tuttavia mi impegnerò per migliorare le condizioni del luogo che ci accoglierà.

Lascio qui qualche frase-chiave letta e raccolta ieri sera.

” Come dimostra la biologia generale, le due vie [estroversione e introversione], sono entrambe percorribili e i due tipici atteggiamenti a modo loro portano entrambi al successo. Ciò che l’uno realizza intrattenendo molteplici rapporti, viene raggiunto dall’altro mediante un monopolio”

C.G.Jung, Tipi Psicologici,p. 263

Questo, come altre letture è stato spunto per un osservazione più profonda di ciò che spesso sono nostro cruccio odierno: le relazioni sentimentali (d’amore e d’amicizia). Una relazione tra persone affini è vista come narcisistica dagli estroversi. Una relazione tra opposti è vista come dipendenza dagli introversi. Ma le relazioni sono sempre vie per giungere a sè. C’è chi ha bisogno di conoscere il mondo perchè è stato dentro casa ( qui non intendo l’introverso ma colui, i cui certi aspetti della sua natura non sono stati distorti dall’ambiente)e andrà cosi alla ricerca di parti diverse dalla sua coscienza, e c’è chi è stato fuori casa (no perche sia estroverso, o introverso, ma perche l’ambiente ha esercitato su di lui un influenza tale da distorcere la sua natura) e ha bisogno di trovare la strada per casa, cosi avrà bisogno di relazioni con persone simili, che lo rispecchiano.

Queste vie si possono alternare nel corso di una vita, poiche siamo esseri complessi, la cui via passa attraverso l’ìintegrazione di parti molteplici e ricche di sfumature. Gli estremi sono sempre espressione di una scissione tra bianco e nero, tra notte e giorno. Una relazione equilibrata non è ne dipendente nè di simbiosi narcisistica, ma spesso l’equilibrio avviene solo dopo aver sperimentato gli opposti.

“Più la coscienza si rifiuta di conoscere le energie delle tendenze dell’inconscio, più queste oppongono resistenza alla rimozione; perciò quando non vengono riconosciute affatto cessano di essere compensatorie per diventare distruttive. E cessano di essere compensatorie precisamente quando raggiungono quella profondità che corrisponde a un livello culturale che è del tutto incompatibile col nostro. A partire da questo momento le tendenze inconsce formano un blocco che contrasta sotto ogni aspetto l’atteggiamento della coscienza, un blocco la cui esistenza porta ad un conflitto aperto”

C.G.Jung, Tipi Psicologici, p. 269

Ogni sintomo è simbolo di ciò che non è conosciuto dalla coscienza. Ogni sintomo è l’urlo di un bambino che non ha parole per esprimersi e per questo, se non percepito sottilmente, fatica ad essere pienamente compreso dall’adulto, del quale necessita cura ed attenzione. Il conflitto è l’urlo di due parti. Se anche il genitore urla, non è la voce dell’adulto che emette quel suono, ma la parte rimasta bambina che ancora esige attenzione. Insomma un sintomo nel sintomo. Un simbolo nel simbolo. Un’espressione nell’espressione. Vita che reclama vita.

Molto altro è emerso, ed è per questo che invito chi ha partecipato a lasciare commenti, ricordi della serata e riflessioni aggiunte. 

Ringrazio particolarmente Carlo Cantisani per la ricerca musicale e per l’impegno costante nell’ascolto di ciò che alle serate avviene. Carlo metterà nel gruppo FB Serate junghiane, le musiche scelte e che non abbiamo potuto ascoltare a causa del gruppo musical che si esibiva nella stanza sotto a noi.

Continuiamo l’avventura mercoledì 9 dicembre alle 20.00, vi aggiornerò in che sala del Lux lo faremo o in quale altro luogo. 

Serata junghiana 11 novembre 2015

Descrizione generale dei tipi 

In seguito al seminario del 28 ottobre, seminario di presentazione della tematica di questa terza “edizione” delle serate, la tipo-logia psicologica come modello alternativo alla visione pato-logica, inizieremo le letture da testi chiave.
L’11 novembre leggeremo pagine scelte al fine di affrontare la descrizione generale dei tipi e delle dinamiche intrapsichiche meglio comprensibili grazie a questa mappa studiata da C.G.Jung.
Le serate, questa compresa, sarà corredata dalle musiche scelte dal filosofo e musicista Carlo Cantisani. La fruizione musicale ci permetterà di contattare la tipologia nella nostra psiche, oltre che per via intellettiva, verbale, e conscia anche per via inconscia e percettiva.
Alla fine della serata avanzerò proposte per l’incontro di dicembre e democraticamente, sceglieremo.
Vi aspetto mercoledi 11 novembre ore 20.00, Cinema Teatro Lux, Piazza Santa Caterina 6. Pisa.
Oltre le 20.30 non sarà più possibile entrare. La serata finirà alle 22.00.

Commento al Seminario

“Dalla pato-logia alla consapevolezza delle differenze: la tipo.logia.”

28 ottobre 2015, Pisa.

“Quando ci interroghiamo sulla natura della coscienza, il fatto, meraviglia tra le meraviglie, che ci impressiona più profondamente, è che non appena avviene un evento nel cosmo, si crea simultaneamente un immagine di esso in noi, dove si sviluppa parallelamente, diventando cosi, cosciente.”

C,G.Jung, Conferenze di Basilea, p.44

Non so giudicare il seminario tenuto ieri sera al Teatro Lux, ma questa citazione vuole in parte esprimere ciò che mi sono portata a casa.

L’atmosfera era per me conflittuale: ambiente accogliente, persone partecipative e interessate, e accanto a tutto cio una distrazione continua data dalle persone che attraversavano il (in quel momento “nostro”) spazio per accedere al corso di inglese che si teneva nella saletta accanto.

Qual’era l’intento principale di questo seminario e delle serate junghiane che partiranno l’11 novembre? Quello di promuovere lo sguardo, l’osservazione, la coscienza. E quando la coscienza emerge le cose si illuminano e le differenze appaiono; le cose diverse iniziano ad essere accostate una all’altra e smettono di essere l’una l’ombra dell’altra.

Ebbene ciò che volevo affrontare si è incarnato: il conflitto si è palesato e si, lo vedo, appunto per questa sorta di “sincronicità”, un buon auspicio per queste serate, per il loro intento. l’attenzione del seminario si è in parte spostata su questo “inconveniente”. E domande sono sorte: è buona cosa affrontare il fastidio da dentro o da fuori? Accettare il limite del fastidio o sentire di aver ragione ad avere fastidio? quando si crea il conflitto? e quando viene superato?

I sintomi sono “simboli della trasformazione” (titolo Opere, V C.G.Jung) e quando si manifestano siamo, volenti o no chiamati al compito di divenire noi stessi.

Ringrazio Carlo Cantisani per la sua certosina ricerca musicale. I brani da lui presentati esprimono l’energia che ogni arche-tipo porta con sè, attirando ed evocando esperienze che ci accomunano.

Invito Carlo a postare sulla pagina Serate Junghiane la serie di brani ascoltati ieri. Grazie.

Seminario 28 ottobre 2015, clicca qui.

Il risveglio del vento
Nel colmo della notte, a volte, accade
che si risvegli, come un bimbo, il vento.
Solo, pian piano, vien per il sentiero,
penetra nel villaggio addormentato.
Striscia, guardingo, sino alla fontana;
poi si sofferma, tacito, in ascolto.
Pallide stan tutte le case, intorno;
tutte le querce mute.

R.M.Rillke

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Nell’immagine V.V.Gogh, Il Vento

Come un vento, l’energia che ha nutrito le serate junghiane, sta aumentando. Senza farsi vedere sfiora le vite e le case, raccoglie profumi e registra suoni.

Le serate riprendereanno nella seconda metà di ottobre. E mostreranno il frutto del lavoro invisibile avvenuto nella pausa, di cui potete intuirne il profilo dalle piccole ombre lasciate qua e là.

La serate da ottobre in poi avranno come finalità la divulgazione e l’approfondimento di temi a me cari.
Un anteprima l’ho gia dato a giugno che potete ritrovare in un post sparso nel gruppo Facebook “Serate Junghiane”  , un altro spoiler lo darò a fine settembre.

sarà gradito il coinvolgimento attivo di chiunque voglia diffondere e approfondire.

 

 

2 risposte a Serate junghiane 2015/2016

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