Coppia

Uomo e donna: la relazione psicologica come strumento per una nuova coscienza collettiva.

Propongo dei passi di Ester Harding, psicoanalista junghiana che ha dedicato la sua ricerca alla psicologia femminile e alla relazione.
L’uomo e la donna, parlando riferendomi  alla mia esperienza di donna e terapeuta italiana, sono sempre più posti di fronte alla libertà relazionale. L’hanno forse sempre cercata, come eco di ciò che è più desiderabile e più creativo. La relazione psicologica come musa poetica è simbolo di quel processo alchemico della coniuctio interiore, ove maschile  e femminile, i primi due opposti che si scindono nella storia ontogenetica dell’essere umano, costituiscono il nocciolo da cui si sviluppa la vita in tutte le sue declinazioni e sfumature.
Relazionarsi, e con ciò intendo essere uno di fronte all’altro, completi di luci ed ombre, liberi di girare su se stessi e danzare la propria complessità dinnanzi all’altro, si palesa attualmente come un compito irrinunciabile per un rinnovamento culturale che andrebbe a nutrire diversi livelli della realtà sociale, dall’ambiente, alla politica, all’insegnamento fino alla spiritualità.
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Dice la Harding:
“Esaminiamo un matrimonio in cui i coniugi cerchino sinceramente di svilupparsi individualmente senza tuttavia vedere nella relazione psicologica una meta di eguale importanza. (…)Presto o tardi ecco scorgere una situazione nella quale tutti e due si sentono confusi ed urtati. (..). Il turbamento svanisce e ciascuno attribuisce la colpa all’altro o al proprio cattivo carattere. Ma senza fare alcun sforzo per arrivare alle radici delle difficoltà, essi non potranno raggiungere una comprensione costruttiva della sua causa. Più tardi o stesso turbamento si ripresenterà ed anche questa volta verrà represso. In questo modo essi potranno imparare un vero autocontrollo e potranno assumere un aria di serenità in momenti di agitazione,e se continueranno ad amarsi, aumenterà la tolleranza per le debolezze e le peculiarità dell’altro, ma al termine di una lunga vita in comune saranno ancora fondamentalmente estranei l’uno all’altro nonchè a se stessi.Essi hanno guadagnato in sviluppo personale, ma la relazione psicologica non può maturare in simili condizioni. Molti ritengono che questo sia il modo con cui ogni individuo ben educato e di buoni sentimenti deve passare sopra le divergenze con le persone che ama, senza dar peso a quei piccoli difetti del carattere o della condotta che turberebbero altrimenti la felicità e la pace della vita familiare. (…)Non tutti rimangono soddisfatti di questo modo di condursi. Gente più sensibile si rende più acutamente conto della disarmonia. Forse hanno una minor capacità di eliminare dalla coscienza le cose spiacevoli, o perchè sentono di più gli elementi inaccettabili, o perchè il loro desiderio di verità non viene soddisfatto da questo modo di condursi piuttosto cieco. Ed è così che  a molti oggi non basta avere come scopo felicità  ed armonia personali. Essi hanno da cercare l’effettiva verità della cosa per basarvi le loro relazioni. (…). La verità costituisce per loro un valore che sta al di sopra di quel’armonia e di quella felicità personali basati spesse volte sull’illusione. Agli occhi della generazione pi vecchia questo procedimento tendente alla “comprensione” potrebbe rassomigliare molto ad un contendere e disputare; ed effettivamente, se si perde di vista lo scopo, cioè la coscienza, il procedimento può degenerare in futilità del genere. Inoltre in queste discussioni vi è il preciso pericolo di perdere contatto con la situazione sentimentale in un analisi intellettualistica: solo una profonda sincerità di intenti potrà evitare questi sbagli. (…)la verità può essere servita soltanto se ciascuno tiene fede al proponimento di scoprire i propri moventi nascosti cercando di comprendere quel pezzo di vita che gli sta davanti. Se la discussione ha il fine di porre in luce gli elementi inconsci dell’incidente, allora le difficoltà che inevitabilmente sorgono tra due persone servono a strappare il velo dell’inconscio dove molti dei loro moventi si mascherano anche  a loro stessi. E’ in questo modo che sorge una relazione psicologica unica nel suo genere. 
Ester Harding (1951). La strada della donna, Roma: Astrolabio, p. 283- 285 
Pensare alla relazione psicologica,anche in questa chiave, di sincerità e sentimento, fatico a non temere che il tutto assuma un aria di pesantezza, in cui le ombre diventino il focus principale per  cui l’occhio inizia a focalizzarsi sul buio perdendo leggerezza e abitudine alla luce. Mi viene in aiuto lo zen, che tutto alleggerisce poichè nello zen, la verità e la non verità vanno insieme. Questo paradosso indica che la meta è la strada e che è possibile stare nel’incertezza della mente poichè è la mente che cerca se stessa attraverso la relazione. E la relazione non è mente, è prima di tutto qualcosa di percettivo e a-razionale che porta ad un incontro che profuma talvolta di compiutezza, di fermezza.  E allora l’ironia nel cercare la verità può divenire un habitus di casa che supera in compagnia qualsiasi programma televisivo o radiofonico. Rimandare ciò che non va attraverso l’ironia non è una pratica della mente, bensì è ironia solo quella che sgorga da una consapevolezza che la vita è complessa è il fine della mente umana è rivelarsi, aprirsi all’inafferrabilità della vita.
“Si è creduto nell’esistenza di qualcosa che si realizza o raggiunge fuori dalla mente e di conseguenza la mente viene usata per cercarla, non avendo capito che la mente e l’oggetto della sua ricerca sono una cosa sola. La mente non può essere usata dalla mente a cercare qualcosa.” 
 
Dottrina  zen dello Huang-po