Famiglia

Nascita, rinascita, amore : il rito del natale.

Che cosa possiamo augurarci come DONO di NATALE?
Il Natale, se percorriamo la sua storia,che affonda le radici nel paganesimo, possiamo ben comprendere come sia un momento legato alla celebrazione del solstizio d’inverno e a ciò che archetipicamente esso è: la rinascita della luce dall’oscurità. Proprio in questi giorni incontro persone che, che sia con racconti, con atti e fatti, gesti o sguardi, mi rimandano al fatto che dopo l’oscurità c’è la la luce, che, citando una cara persona, dove c’è sofferenza c’è saggezza.
Tutto ciò può rimanere solo sterile esercizio intellettuale se la riflessione parte osservando fenomeni esterni o processi che già hanno avuto una manifestazione concreta, esterna, senza arrivare ad interrogare ciò che più ci è vicino, quotidiano, intimo e famigliare.  Il vero dono di Natale può essere quello di provare ad osservare l’alba e tramonto in ogni processo che avviene a livello della nostra anima (per chiarimenti sulla nozione di anima rimando al qui presente glossario in costruzione), quando sentiamo una tensione, un dubbio, un indecisione, uno struggimento, rabbia, tristezza, ma anche gioia, felicità, contentezza, poichè anche alla luce segue inevitabilmente la notte rigeneratrice.

Scrive magistralmente Jung:

” E’ cosa atroce, come una notte senza sonno, intuire dall’aldiquà l’aldilà, ossia l’Altro, l’opposto presente in me. Si insinua come una febbre, come una nebbia venefica. […] La via verso il tuo aldilà passa attraverso l’inferno, e precisamente attraverso il tuo inferno del tutto personale.”

C.G.Jung, Liber Novus

Il Natale, la festa che associamo al calore umano, alla luce della nascita, alla celebrazione della creazione, è in realtà la celebrazione dell’Amore. Quell’Amore che è possibile solo laddove non c’è unilateralità. Dove c’è unilateralità, c’è dualità e quindi accanto al cosiddetto amore c’è l’odio. Quell’amore che forse celebra il Natale è l’Amore che trascende la coppia amore-odio. E quindi conosce anche l’odio. Ecco, invito ad una natale di un nuovo anno all’insegna dell’Amore che comprende e per questo sceglie. Amore che vede entrambi gli opposti e li sceglie continuamente, differenziandoli e raffinandoli.

Una coscienza che vede gli opposti potrebbe, inizialmente,  desiderare di annullarsi. Troppi dubbi, troppa lacerazione, troppa responsabilitá. Per questo spesso si preferisce non vedere, non approfondire, non viaggiare nella propria intima interiorità così oscura e talvolta sottile e rarefatta o densa e pesante. Ma una volta arrivati la dove la complessità, si schiude, c’è ancora almeno un passo da fare: amare la vita come ambiguità, contradditorietá, alternanza di luce e buio. E riuscire a passare da una cosa all’altra pur sentendosi un nucleo saldo, finito ed infinito.

Ancora Jung:

“Compresi che dovevo rimanere fedele all’amore per eliminare la promiscuità che deriva dall’amore non vissuto. Compresi che la promiscuità è un vincolo che prende il posto della dedizione spontanea. Come mi aveva insegnato Filemone, dalla dedizione spontanea deriva lo scioglimento o la lacerazione, che rimuove la promiscuità. Io sciolgo dunque il vincolo mediante la dedizione spontanea. Perciò devo rimanere fedele all’amore e, dedicandomi spontaneamente a esso, patisco la lacerazione e in questo modo divento figlio della Grande Madre, ossia ottengo la natura siderale, la liberazione dal vincolo con persone o cose. Se sono vincolato a persone o cose, la mia vita non può procedere verso la sua destinazione e io non posso pervenire alla mia natura più profonda. Nè la morte può iniziare in me come una nuova vita; invece posso soltanto aver timore della morte. Devo perciò rimanere fedele all’amore”

C.G.Jung, Liber Novus

Concludo questa breve riflessione sul Natale e sull’Amore, con un pensiero più concreto, che si rivolge alla tradizione di celebrare il natale in famiglia. Se il Natale è la festa della natività, della nascita, del rinnovamento, e della schiusa del nuovo, ritornare alla famiglia fisica o simbolica, alla famiglia intesa come ciò che rispecchia le tracce iniziali da cui sempre partiamo per qualunque trasformazione, può essere un atto d’Amore inteso, come Jung ricorda, come quell’energia che riconosce il simile ed il diverso, rendendo possibile un rapporto libero da aspettative e dipendenze.

Fare piena esperienza del rituale e della tradizione del natale, riallacciata alle sue antiche origini archetipiche, significa abbracciare la vita che porta in sè contraddizioni e movimenti continui. Un abbraccio alla vita da cui nasce Amore.

Buon Natale dunque.

Zaira Cestari