Intuizione

Il lato concreto dell’ideale

Dualismo onda-particella della luce.

Tutta la materia è duale e cio significa che è sia onda sia particella.

Concretamente si può percepire solo come onda o solo come particella ma si può intuire e, si è osservato, che entrambe le condizioni accadono. (Esperimento della doppia feritoia e principio di complementarietà di Bohr.)

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Per partecipare al concreto è bene scegliere e sacrificare un po di intuito, avvicinandosi cosi alla proprietà duale della materia. Il concreto ha bisogno di sacrificare un po di dualità per riconoscere i due opposti. E cosi i due lati della percezione: intuizione e sensazione.

L’intuito per calarsi alchemicamente a terra (cosi’ in alto cosi’ in basso) deve sacrificare un po dalla sua non dualità, e la sensazione per elevarsi un po, ha bisogno di sacrificare un po della sua dualità.

C’è molta piu sensazione attualmente che intuizione, ma entrambe sono realtà.

Una più vicina al microscopico indagato dalla fisica quantistica (intuito) una piu vicina al macroscopico che segue le leggi della fisica classica. (Mi riferisco al paradosso del gatto di Schrödinger – sperando che non si usino piu gatti per queste cose-).

Ma credo che la natura umana risente di entrambe le leggi e questo sia applicabile alla medicina, oltre che alla psicologia (C.G.Jung).

E questo spiegherebbe perche vicino alla scienza concreta continuino ad esistere pratiche oracolari ancora oggi ridicolizzate, ma tuttavia consultate frequentemente in segreto.

La natura umana necessita di micro e di macro, di psiche e di materia, di astratto e di concreto anche se i due opposti non si possono esprimere nello stesso istante, ma si nella stessa casa.

 

Zaira Cestari

Rivista Anima fa Arte, n.10/2016; Zaira Cestari: L’invisibile, naturale sovranità. Riflessioni per e dal Seminario del Pensare 2015

Riflessioni per e dal Seminario del Pensare 2015

Invisibile, Naturale, Sovranità”

Mesi fa, Emilio Giacomo Berrocal, antropologo indipendente, mi ha invitata a partecipare come speaker alla seconda edizione del Seminario del Pensare, evento dal carattere interdisicplinare, tenutosi il 4 e il 5 settembre 2015 presso il Centro Studi Città di Orvieto, evento ideato e curato dallo stesso Emilio. Il Titolo dell’evento, composto da tre parole è stata, mi sembra. una guida decisa, sia per la struttura, sia per il senso in sé di quelle tre parole, che ha permesso all’interdisciplinarietà di essere comunicata al pubblico con una certa, se non omogeneità, armonia. Il titolo, Invisibile Naturale Sovranità mi è sembrato inzialmente una via diretta e maestra verso la disciplina che avrei rappresentato, la psicologia del profondo, e questo mi ha, per qualche tempo precedente al seminario, illusa di una certa comodità e privilegio. L’importanza e la pregnanza di quel titolo mi si è manifestato con la sua forza quando l’illusione di comodità si è dipanata in poco tempo. L’invito, da me presentato in forma bibliografica, teorica e astratta ad accedere a strati profondi del reale e a rinunciare alla pretesa di sovranità della luce della certezza razionale e oggettiva, l’ ho visto gradito dai colleghi del pensare, ma in qualche modo distante dagli obiettivi e dalle motivazioni dei dibattiti che vertevano per lo piu sullo stabilire una qualche soluzione concreta (nella realtà estera) alle urgenze che la contemporaneità pone alle coscienze dei pensatori odierni.

Inizialmente questa distanza ha attivato in me l’atteggiamento complessuale e proiettivo tipico di certi grandi introversi: l’eterno incompreso. Ho preso di li a poco però la briga di dare un occhiata a cio che era affar mio e vidi che io stessa non avevo incarnato appieno cio che andavo dicendo. La presentazione, che si poneva l’obiettivo di assumere una visione piu crepuscolare e interiore, aveva invece un linguaggio piu accademico, astratta e di spunto piu filosofico. A quale invisibile non avevo dato realtà?

La risposta è arrivata al momento della tavola rotonda, al termine dei due giorni plenari, presso la quale è emersa l’esigenza di rendere concreto il pensiero. Ho parlato allora della mia esperienza con ciò che andavo dicendo nella presentazione della mattinata precedente, addentrandomi nel senso che può assumere oggi la pratica clinica, cercando di non temere di usare un linguaggio metaforico e simbolico.

E’ con l’intento di dare forma a questa consapevolezza, che questo articolo si presenta in due parti: la prima è un riassunto della presentazione della conferenza tenutasi ad Orvieto, la seconda vuole essere una riflessione su ciò che rappresenta il polo pratico della proposta avanzata in forma di pensiero astratto, ossia la visione che può dischiudersi in un viaggio come quello della psicologia del profondo.

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Invisibile Sovranità

invisibile sovranità

invisibile sovranità

Conference Presentation, DEFINIZIONI DEL REALE: LA REALTA’ DELL’INCONSCIO, L’APPARENTE INVISIBILE E IL RUOLO DELL’INTUIZIONE NELLA CONTEMPORANEITA’

C.G Jung, in una famosa e tarda intervista, pronunciò la semplice e celebre frase, pregna di tutta la sua opera, che l’uomo non puo vivere senza un senso.

Miti, religioni e arte manifestano nella loro produzione, la ricerca dell’essere umano, attraverso il simbolo, di un senso di ciò che non è visibile e quindi non comprensibile all’interno di una legge lineare di causa ed effetto. .

Osservando la coscienza collettiva, rimanendo quindi su un piano generale, appare un movimento di cambiamento che ricorda la crescita asimmetrica dell’embriogenesi delle piante: ad esempio i miti della Dea, nelle società matrilineari esistenti probabilmente già 30.000 anni fa sono state soppiantate 5000 anni fa, relativamente gradualmente, dal mito del Dio Solare, che ha sostenuto lo spirito patriarcale e bellico che ancora vige. Restando sul tema del cambiamento che porta a soppiantare il vecchio e restando anche nel tema della dominanza del principio maschile a scapito di quello femminile a partire da 5000 anni fa, ecco le parole di Michael Daniels

” Appartenendo a questa maggioranza, i destri ritengono che si tratti di uno schema naturale, normale, giusto o corretto. La difficoltà con cui usano la sinistra, associata all’evidente goffaggine dei mancini in molti compiti, ha portato inevitabilmente a credere alla superiorità della destra.
(…)
Esiste un pregiudizio culturale a favore della mano destra.
(…)
La distinzione primaria tra destra e sinistra sembra essere dunque non tra bene e male. E’ piuttosto una distinzione tra il principio femminile-luna-notte a sinistra e il principio maschile-sole-giorno a destra.” 

In tale situazione ciò quindi che non contribuisce allo sviluppo della parte collettivamente emergente, è relegato ai margini. Da quando il culto della Dea è stato sostituito dai miti del dio solare, simbolo che ancora influenza la razionalità, è stata sovrana l’immagine di quel tipo di coscienza che illumina, che separa, che misura, l’animus della psiche, il maschile. Il femminile rappresenta il pericolo per questa coscienza che innalza dall’inconscio arcaico e animale. Il femminile nell’accezione negativa è l’istanza della regressione. Di questa dinstinzione se ne trova traccia a partire da Anassagora (vedi la Tavola Pitagorica degli Opposti), ma l’attribuzione di giudizi di valore (positivo e negativo) si attribusce all’epoca il cui la succesione matrilineare è stata sostituita da patriarcato. Come dice di nuovo Daniels

“ il dispregio della sinistra e del mancinismo (per l’associazione con la debolezza, falsità, impurità, anormalità , disordine, male , tabù, etc) può essere un fenomeno storico relativamente recente. Queste associazioni possono allora non costituire il significato originario o fondamentale della sinistra. Analogalmente il significato originario della destra potrebbe non essere basato su concetti come forza, purezza, normalità, ordine, bontà o ortodossia. Queste attribuzioni, in altre parole, possono semplicemente riflettere un pregiudizio maschile o patriarcale.”

Quel che è sovrano rende invisibile ciò che destituirebbe la sua sovranità. Parlerò di intuizione proprio in virtù di questo rapporto sovranità-invisibile.

Forse l’opposizione tra questi due termini non è l’unica relazione possibile tra i due. Cosa succede se nella sovranità è inclusa un istanza che fa luce nel buio, e che vede il nero nel bianco e il bianco nel nero? E’ una sovranità che vede il suo essere limitata, che vede che confini ce ne sono ovunque e che vede che non può vedere tutto, non può controllare tutto. E’ una sovranità diversa. Ma è possibile?

Jung in Ricordi Sogni e Riflessioni, scritto alla fine della sua vita ed edito nel 1961, afferma che

“assimilare l’intuizione che la vita psichica ha due poli è un compito del futuro” (p.211).

Questa affermazione è pregna del fatto che anche in gran parte della psicologia e della ricerca spirituale moderna è come se vigesse ancora, o almeno fino a pochi anni fa, l’antico dogma trinitario, il dogma dell’hic et nunc, il dogma del padre, il dogma che è reale ciò che è presente, ciò che è già manifesto, ciò che è considerato oggettivo perchè cosciente per la collettività in un dato momento storico. Ancora vige la fascinazione per la luce. Tuttavia è intuitivo notare che l’energia antinomica degli opposti è presente anche dove c’è un tiranno. La luce del sovrano, piu è luminosa più annienta le luci dei sudditi, relegandoli nell’ombra del popolo dimenticato nei sobborghi della città o nei sobborghi della cultura umana, che da un punto di vita che considera la psiche come onnipresente, sono i sobborghi nella psiche, la cosiddetta Ombra e l’Inconscio.

La scienza cosiddetta oggettiva che rassicura il singolo e la collettività, relega il simbolico nell’inconscio proponendo invece il segno o l’allegoria, ovvero l’immagine che rappresenta chiaramente ciò che la coscienza vuole rappresentare, niente di più. Questo è il regno indiscusso dell’ego che si illude di essere il solo e di veder tutto. Questo è lo stadio dell’onnipotenza del bambino che ha bisogno di credere assolutamente in ciò che sa con chiarezza per poter proseguire nell’assimilazione del sapere e nell’accrescimento della coscienza. E’ la fiducia primaria in sé, necessaria per la nascita della coscienza .

Dice Neumann: “ Il collettivo trasmette come un bene culturale all’individuo che si va formando quei valori che nella storia dell’umanità hanno favorito lo sviluppo della coscienza, mentre interdice tutti gli sviluppi e tutti gli atteggiamenti contrari a quel processo.” 

Il bisogno e il tentativo di far fronte all’angoscia del buio, dell’incomprensibile, del non controllabile, rimanda solo un po più in là l’incontro con il buio, con il possibile e nello stesso tempo con il limite.

La negazione dell’inconscio, del simbolico e dell’intuizione si rivela chiaro nell’ambito della cura del corpo oltre che in certe forme della cura della psiche e della spiritualità. Subentra il conflitto tra reale ed irreale. Per esempio quando compare una difesa tipica come “si ma io sto male per un motivo reale, tangibile, mentre tu stai male solo per dei fantasmi creati dalla tua mente”, si rivela in tutta la sua drammaticità la sovranità di un tipo di realtà a scapito di un’altra realtà.

Concepire un tipo di sovranità, quindi un tipo di coscienza che non allontana il buio ma che muove la fonte della luce in modo dinamico e variabile, in modo tale da avere un’ idea il più completa possibile di ciò che c’è nella stanza buia, significa condurre la coscienza verso la consapevolezza delle sue stesse possibilità e dei suoi stessi limiti. E’ una coscienza, e quindi un tipo di sovranità che non dichiara guerra alle terre straniere per eludere l’angoscia che il confine attiva, ma è una coscienza che intuisce al di là dei confini ma rimane nel suo territorio al fine di coltivarlo con quel che gli è dato.

Ma esiste, è reale e quale è la parte che registra la presenza dell’invisibile? di ciò che non è qui ma di ciò che è là? È possibile dare realtà alla percezione di ciò che non è misurabile e non è percepibile con i 5 sensi fisici?

Jung parla d’ intuizione. E ne parla (ne scrive) come di una delle quattro funzioni psichiche. La pone quindi sullo stesso piano. Non è qualcosa di metafisico, o di illusorio o che ci può dire meno o più della realtà rispetto ad altre funzioni che collettivamente conosciamo meglio.

Riporto un’ eloquente citazione tratta da un libro inedito, curato da Elena Caramazza, consistente nelle trascrizioni di Roland Cohen alle conferenze di Basilea del 1934, ma ancora attuali, o meglio, ancora maestre sia in psicologia che in filosofia.

“L’intuizione, naturalmente, in quanto funzione irrazionale, non è facile da definire per l’intelletto. Nei miei “Tipi Psicologici”l’ho chiamata una “percezione per via inconscia”, poiché una delle sue caratteristiche consiste nella difficoltà a poter precisare dove e quando nasca. Essa sembra poter percorrere molte strade e, grazie al suo emergere, permette di vedere, per così dire, “dietro l’angolo”. Mi limito a questo, e confesso che non so, in fondo, come opera l’intuizione; non so cosa è successo quando un uomo sa improvvisamente una cosa che, per definizione, non dovrebbe sapere; non so come è giunto a questa conoscenza, ma so che è reale e che può servire come base per la sua azione. I sogni premonitori, la telepatia e tutti i fatti di questo tipo sono intuizioni. Ho constato questi fenomeni in grande quantità, e sono convinto che esistano; se ne incontrano tra i primitivi e da ogni parte, non appena prestiamo attenzione alle percezioni che ci giungono attraverso gli strati subliminlali del nostro essere, ossia che si trovano sotto la soglia della coscienza. L’intuizione è una funzione molto normale, perfettamente naturale e necessaria; si occupa di ciò che non possiamo né sentire né pensare, perchè manca di realtà, come il passato che non ne ha più, e il futuro che non ne ha ancora, per quanto possiamo immaginarlo. Dobbiamo essere molto riconoscenti al cielo di possedere una funzione che ci elargisce una qualche luce su ciò che è “molto al di là delle cose”. 

La psicoanalisi rappresenta un movimento della coscienza collettiva umana, che ha iniziato a riconsiderare reale, ciò che per secoli è stato collettivamente trascurato e relegato nell’ambito del falso.

Con la psicoanalisi in generale e con la psicologia analitica di Jung in particolare, si assiste ad una nuova risposta alla trasformazione della coscienza umana. Fa capolino il concetto di inconscio che porta con se il concetto di relatività della coscienza e di proiezione (all’esterno di ciò che inconscio) e il concetto di sincronicità, che delude la pretesa di sovranità della razionalità che coglie solo ciò che è lineare.

L’immaginario sull’ inconscio acquisisce nel corso del novecento validità grazie allo studio antropologico comparato della produzione simbolica nei sogni, nei sintomi, nei miti e nei riti. (si pensi ad esempio allo studio sulle religioni di Gerardus van der Leeuw)

Il guardare all’inconscio è lo sguardo nella notte, nella profondità della terra o appunto dietro l’angolo. Sovrana nella psicoanalisi è la funzione psichica che guarda in là, che percepisce ciò che non è visibile, ed è quella funzione che collettivamente per secoli è stata la quarta, ovvero l’ombra, quella inferiore, da deridere, da catalogare come falsa e pazza. Ciò o chi è caratterizzato da intuizione è cosi l’ombra per il collettivo. Ma si sa che è dall’ombra, che si accede alla trasformazione e quindi al cambiamento.

Dice Von Franz:

“La funzione inferiore è la ferita della personalità cosciente che mai si remargina e sanguina perennemente, ma è attraverso di essa che l’inconscio può entrare in ogni momento, apportando un ampliamento della coscienza e generando un atteggiamento nuovo.
Nella maggior parte delle società normali, la gente nasconde la propria funzione inferiore attraverso la Persona. La Persona trova una delle sue piu importanti ragioni di sviulppo nel desiderio di non esporre la propria inferiorità, specialmente l’inferiorità della quarta funzione.” 

Afferma inoltre che l’intuizione intuisce appunto il Sé e cosa avviene nel Sé (intesa come totalità psichica comprensiva di conscio e inconscio e che rappresenta la realizzazione piena di sé, al di là dell’imitazione di profeti ed eroi), e di come la collettività, rimuovendo l’intuizione si è allontanata dal Sé, da ciò che è invisibile agli occhi. Intuire il Sè significa intuire l’altra metà della mela. Significa non cedere alla sovranità indiscussa della coscienza che vede per polarità, ma può voler dire guidare la vita sapendo sempre che accanto al visibile c’è l’invisibile, accanto al sovrano ci sono sempre sudditi che possono in ogni momento divenire sovrani e che la natura ci insegna proprio questo: la presenza del dì e della notte.

L’auspicio è che lo sviluppo tecnologico teso a gestire la realtà esterna, possa essere bilanciato nella sua corsa da un’accettazione cosciente della realtà di ciò che è invisibile e incomprensibile razionalmente, e dalla consapevolezza che quello stesso sviluppo è nutrito dall’attività mitopoietica della psiche, e potendo cosi proseguire nell’opera di evoluzione umana in equilibrio con una più ampia fetta di ciò che è naturale, rinunciando ad un ideale di sovranità indiscussa della coscienza. Ancora Jung:

“ Il simbolo possiede il doppio carattere di realtà ed irrealtà. Il simbolo è inconoscibile poiché è mediatore tra coppie di opposti, quindi non si può comprendere né con il pensiero, né con il sentimento (pienamente). Si può solo intuire ed assimilare alla coscienza” 

Bibliografia

  •  M. Daniels, 1992, Alla scoperta di Sè, La psicologia junghiana e la tecnica del watchword. ( Self-discovery the jungian way. The watchword tachinique, 1992, London and New York: Routledge). Ubaldini Editore, Roma, 1996, (pp 30-34)
  • Ibidem, (p. 35)
  • Erich Neumann, 1949, Storia delle origini della coscienza ( Ursprungsgeschichte des nbewusstseins, Rascher Verlag, Zurich), Astrolabio Editore, Roma, 1978, (p.318)
  • C.G.Jung, 1934, Elena Caramazza (a cura di). Le conferenze di Basilea, Bergamo: Moretti e Vitali, 2015 (pp. 77, 78)
  • G. Van der Leeuw. 1933 Fenomenologia della religione (Phänomenologie der Religion),Torino, Boringhieri, 2002.
  • M.L.Von Franz, 1988, Tipologia Psicologica, ( Jung’s Typology), Edizioni red, Novara, 2004 (p. 95)
  • C.G.Jung, 1913-1936, Tipi Psicologici. Roma: Edizioni Newton, 2006 (p. 199 )

 

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