Parto

“Esperienze di parti”. In Anima fa Arte n. 13, gennaio 2017: Luci.

E’ uscito on line il numero 13 della rivista di Psicologia l’Anima fa Arte, il cui tema è “Luci”.

A pag. 40 il nuovo articolo della sottoscritta:

“Come è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire; esperienze di parti”

Clicca qui per accedere al Blog dell’Anima fa Arte e scaricare la rivista.

Anthony McCall. "Between You and I" (2006).

Anthony McCall. “Between You and I” (2006).

Qui di seguito una parte del testo dell’articolo della sottoscritta:

<<Accogliere l’altro è accogliere una vita intera, la sua imprevidibilità. Accogliere l’altro implica accettare che nell’incontro c’è anche il distacco; accogliere l’altro implica una morte di quel che c’era prima dell’incontro: nell’accoglienza di una vita, c’è anche l’accoglienza della morte.

Un figlio è una luce, poiché attiva quell’amore incondizionato che resiste nonostante l’oscurità. Solo quando l’oscurità non è un problema, la luce splende.

Dice Luce Irigaray in “Essere due” : “Ti percepisco, mi faccio un’idea di te, ti conservo nella mia memoria -nell’affetto, nel pensiero- per aiutarti nel tuo divenire. Mentre divengo io, mi ricordo di te. (…) Lasciare essere l’altro, possederlo per niente, contemplarlo come presenza irriducibile, assaporarlo in quanto bene inappropiabile, vederlo, ascoltarlo, toccarlo, sapendo che ciò che percepisco non è mio. Sentito da me, pur rimanendo altro, mai ridotto ad un oggetto.” Pp 54-57

Sebbene Luce Irigaray in questo passo si riferisce ad un amore di coppia maturo, qui lo pongo riferendomi al rapporto con l’Altro che le donne gravide portano dentro di sé. Prendersi cura dell’Altro senza impossesarsene racchiude quella capacità relazionale, non frequentemente scontata nemmeno nel rapporto con i figli, decantata dalla Irigaray.

Il passaggio da figlia a madre, sembra facilitare nella gravida, la creazione di una coppia genitoriale interna, che emana, dal Sè, quell’amore per se stessi, che è indice di un passaggio dalla fanciulezza all’età adulta, base per la capacità di amare l’Altro senza che sia il nostro bastone.

Nell’esperienza del parto, in quelle ora chiamate travaglio, il dolore fisico si intreccia, in forme inconoscibili dalla scienza più pura, a quel processo più o meno difficile, dell’affidarsi -in un momento acuto e preciso- all’accadere della natura, lasciando il sole della certezza e della razionalità, ad altri momenti. Lì avviene la morte, la nascita, il lutto e la gioia. Muore una figlia, nasce una madre, nasce il nuovo e muore il vecchio, il temporale si manifesta e l’antico si deve rivelare nella guida di nuove, ma eterne esperienze.>>