psicologia analitica

La durata della psicoterapia

Articolo in costruzione…

Scrivo questa breve riflessione per cercare di chiarire molti dubbi e paure sull’impegno che comporta la psicoterapia.

la costanza

l’indeterminatezza della durata

l’importanza della ridefinizione  periodica  e di un eventuale chiusura

la dipendenza dall’analista

il limite della relazione terapeutica

III CONVEGNO DI PSICOLOGIA TERRORI ANTICHI E MODERNI Storie Psicologiche di Monoteismi – 2 Ottobre 2016

PROGRAMMA CONVEGNO 2016

« Qui chi non terrorizza | si ammala di terrore. »
(Fabrizio De André)
« Finora ignoravo cosa fosse il terrore: ormai lo so. E’ come se una mano di ghiaccio si posasse sul cuore. E’ come se il cuore palpitasse, fino a schiantarsi, in un vuoto abisso. »
(Oscar Wilde)
❖ Ecco il PROGRAMMA del III Convegno di psicologia
– TERRORI ANTICHI E MODERNI – Storie Psicologiche di monoteismi ❖
QUANDO?
2 Ottobre 2016
DOVE?
Chieti – Camera di Commercio (sala Cascella)
COME ISCRIVERSI?
Basta inviare una mail a lanimafaarte@gmail.com scrivendo
✓ NOME,
✓ COGNOME
✓ VCYL o foto del versamento
effettuato sul ccp 001014320707 intestato a L’Anima Fa Arte, via Vicoli 9 Chieti – 66100
Quota di partecipazione: 50 euro; 30 euro per studenti di psicologia, convenzioni e soci.
(PRANZO INCLUSO)
☎ Per info: 327.8404347 oppure 320.4822302
Per maggiori info clicca QUI

Tributo a Jung a più mani: l’incontro con sè stessi.

Ieri, 6 giugno 2016, è ricorso il 55esimo anniversario dalla morte di C.G.Jung, uomo e psicologo che ha dedicato la vita e la ricerca all’accostarsi alla psiche con rispetto ed umiltà.

L’occasione è stata celebrata con un tributo a più mani.

 6 Giugno 1961.
Moriva il più grande psicologo al mondo:
Carl Gustav Jung.
Dedicò la sua vita all’anima…

(di Emanuele Casale)

Lo ricordiamo con alcuni inediti,
racconti e testimonianze di oggi

 «Nessuno sa quello che faccio; non è rappresentabile e non lo si può fotografare.»
(Jung in un’intervista concessa a Cleonie Carroll Wadsworth, 1 Marzo 1954, Countway Library of Medicine, Harvard Medical School)

Indice dell’articolo:

  • Introduzione
  • Tributo a Jung
  • Chi non era Jung. Una piccola parentesi
  • Il giorno in cui Jung morì: sincronicità e presenze. Racconto di Barbara Hannah.
  • Che cosa ci ha lasciato oggi Jung?
  • SPECIALE!! Testimonianze odierne: ognuno racconta il proprio incontro con Jung !!

Continua a leggere…

Altra mano: sinistra

E’ uscito il nuovo numero della Rivista di Psicogia L’Anima Fa Arte: MANI

 

Editoriale n.11 – Maggio 2016

“Ti mangi le unghie? È una brutta abitudine. La gente dice sempre che gli occhi sono la finestra dell’anima… tutte cazzate! Le mani… sono quelle che distinguono un vero signore.” (dal film Paradiso perduto del 1998 regia di Alfonso Cuarón)

Le mani sono il vero specchio dell’anima? In questo primo numero monotematico della rivista parleremo di Mani per provare ad afferrarne segni e significati.

Tante sono le novità qui presenti con l’intento di dare un carattere unico ad ogni nuovo numero, ed una maggiore fruibilità a posteriori per i lettori, affinché l’archivio sia più facilmente consultabile. Novità, quindi, anche nei contenuti divisi in Articoli; inoltre è nuovissima sezione dedicata alla Micropsicoanalisi e ispirata all’analista svizzero Silvio Fanti. La sezione degli articoli conterrà i contributi più complessi, nel senso junghiano del termine, la sezione Micropsicoanalisi invece, avrà come protagonista i particolari del tema centrale, in questo caso, delle mani: piccoli frammenti di immagini che arricchiranno di significato ed importanza il tema Mani. Infine come di consuetudine la rivista sarà onorata dalla presenza di un ospite importante: abbiamo avuto l’onore di intervistare Giorgio Antonucci, che ci parlerà di psichiatria, antipsichiatria e di un ricordo “manuale” legato ad essa.

Valentina Marroni
L’Anima Fa Arte n.10

www.animafarte.it

Indice del Numero

Editoriale di Valentina Marroni
___________ di Michele Mezzanotte
S’io fossi mano: il simbolo della mano nei sogni di Luca Urbano Blasetti
Cinque esercizi di manutenzione di Federico Leoni
Altra mano: sinistra di Zaira Cestari
Le mani dei timidi di Aniela Corsini
Ri-mani accanto di Vincenzo Ampolo
Le mani di Rank di Michele Mezzanotte
Intervista a Giorgio Antonucci a cura di Michele Mezzanotte

Rivista Anima fa Arte, n.10/2016; Zaira Cestari: L’invisibile, naturale sovranità. Riflessioni per e dal Seminario del Pensare 2015

Riflessioni per e dal Seminario del Pensare 2015

Invisibile, Naturale, Sovranità”

Mesi fa, Emilio Giacomo Berrocal, antropologo indipendente, mi ha invitata a partecipare come speaker alla seconda edizione del Seminario del Pensare, evento dal carattere interdisicplinare, tenutosi il 4 e il 5 settembre 2015 presso il Centro Studi Città di Orvieto, evento ideato e curato dallo stesso Emilio. Il Titolo dell’evento, composto da tre parole è stata, mi sembra. una guida decisa, sia per la struttura, sia per il senso in sé di quelle tre parole, che ha permesso all’interdisciplinarietà di essere comunicata al pubblico con una certa, se non omogeneità, armonia. Il titolo, Invisibile Naturale Sovranità mi è sembrato inzialmente una via diretta e maestra verso la disciplina che avrei rappresentato, la psicologia del profondo, e questo mi ha, per qualche tempo precedente al seminario, illusa di una certa comodità e privilegio. L’importanza e la pregnanza di quel titolo mi si è manifestato con la sua forza quando l’illusione di comodità si è dipanata in poco tempo. L’invito, da me presentato in forma bibliografica, teorica e astratta ad accedere a strati profondi del reale e a rinunciare alla pretesa di sovranità della luce della certezza razionale e oggettiva, l’ ho visto gradito dai colleghi del pensare, ma in qualche modo distante dagli obiettivi e dalle motivazioni dei dibattiti che vertevano per lo piu sullo stabilire una qualche soluzione concreta (nella realtà estera) alle urgenze che la contemporaneità pone alle coscienze dei pensatori odierni.

Inizialmente questa distanza ha attivato in me l’atteggiamento complessuale e proiettivo tipico di certi grandi introversi: l’eterno incompreso. Ho preso di li a poco però la briga di dare un occhiata a cio che era affar mio e vidi che io stessa non avevo incarnato appieno cio che andavo dicendo. La presentazione, che si poneva l’obiettivo di assumere una visione piu crepuscolare e interiore, aveva invece un linguaggio piu accademico, astratta e di spunto piu filosofico. A quale invisibile non avevo dato realtà?

La risposta è arrivata al momento della tavola rotonda, al termine dei due giorni plenari, presso la quale è emersa l’esigenza di rendere concreto il pensiero. Ho parlato allora della mia esperienza con ciò che andavo dicendo nella presentazione della mattinata precedente, addentrandomi nel senso che può assumere oggi la pratica clinica, cercando di non temere di usare un linguaggio metaforico e simbolico.

E’ con l’intento di dare forma a questa consapevolezza, che questo articolo si presenta in due parti: la prima è un riassunto della presentazione della conferenza tenutasi ad Orvieto, la seconda vuole essere una riflessione su ciò che rappresenta il polo pratico della proposta avanzata in forma di pensiero astratto, ossia la visione che può dischiudersi in un viaggio come quello della psicologia del profondo.

Scarica l’intero numero della rivista ove proseguire anche la lettura dell’articolo.

La Teoria della clinica junghiana: introduzione alla psicologia analitica

7 febbraio 2015. All’intero  del ciclo di seminari Alla Ricerca dell’Anima, Livorno, organizzati da Aipa.

A seguire la presentazione delle fondamenta della psicologia analitica, ci si addentrerà in quello che è il tema di verifica delle basi della suddetta psicologia: l’equazione personale dello stesso Jung che lo ha portato alla creazione di un enorme opera, di cui parte è ancora inedita e forse anche per questo, la comprensione di essa è ancora in divenire. La personalità del creatore è lo specchio d’acqua da cui è nata la psicologia complessa che approfondiremo in questi seminari. La sua opera, da cui sono scaturiti numerosi ampliamenti di altri studiosi, si origina dalla conoscenza che l’autore ha fatto di se stesso e che ha lasciato traccia in due delle sue opere più pregnanti (il Libro Rosso e Ricordi Sogni e Riflessioni) e dalle numerose lettere a persone significative incontrate nel corso della sua lunga vita. Vedremo quindi quanto la comprensione delle sue intuizioni e dei suoi studi è imprescindibile da una curiosità rispetto alla sua poliedrica personalità.

Video: La ricerca dell’Anima, conferenza stampa, Comune di Livorno

Zaira Cestari

La psicoterapia del profondo: l’incontro con l’Altro, con il Diverso.

La realtà non è solo ciò che io penso, sento, intuisco, percepisco, ma anche ciò che mi si palesa davanti in modo inaspettato e che può indispormi.  Z.C.

psicoterapia-profondo-Anne-Bachelier

L’immagine: Featured Artist: Anne Bachelier – Luscious art, warm earth tones and dramatic spiritual suggestion.

Lavoro come psicoterapeuta ad indirizzo analitico junghiano, approccio che non è stato una scelta a scopi professionali, ma si è presentato come rappresentazione del mio mito personale, del senso dei miei disagi, problemi, gioie e delle motivazioni piu intense e tenaci. La visione che questa psicologia mi permette, è lo strumento principale di lavoro e di approccio alla vita, a ciò che mi accade nel quotidiano e nelle esperienze piu intense. Tuttavia la sfida e forse lo scopo di questo modus vivendi è quello di interagire con il diverso, con altri miti, altre motivazioni, altre aspirazioni, anche quindi con il mai immaginato e con cio che posso pensare come non utile per la propria crescita.

La richiesta che spesso mi viene posta nel lavoro di divulgazione della suddetta psicologia, ma anche nel quotidiano e nelle relazioni affettive, è quella di saggi consigli, mista però al timore, legittimo (e poi vedremo perchè) che io possa “psicanalizzare” nel corso di una chiaccherata.

La richiesta di cui sopra giunge per un sentimento umano che da valore alla crecita, al superamento di se stessi e all’aspirazione ad un ideale. In quest’ottica la richiesta appare allora legittima, in quanto la piscoterapia del profondo è la strada per giungere al centro di se stessi, da dove è possibile scorgere gli anfratti più oscuri della propria psiche, da dove è possibile intuire l’opposto della propia posizione cosciente, anche se non contemporaneamente e da dove le risorse per gestire gli eventi della vita esteriore e i turbamenti dell’anima sono raggiungibili nel modo più semplice possibile.

Dalla psicologia junghiana, oltre che dalla vita, apprendiamo che ogni cosa ha il suo opposto, e che il problema del male non si può evitare in questa strada. Anche questa stessa strada ha un suo opposto e anche essa, sebbene voglia ergersi al di sopra del bene e del male, getta un’immancabile ombra.

Da queste riflessioni emerge, nel percorso terapeutico, la necessità di considerare che anche l’individuazione junghiana è un mito. E allora, si può percorre la strada sapendo che il cammino non è mai finito. Nulla di cio che accade non ha un seguito.E nulla non ha il suo diverso. Ecco forse la difficoltà sta nell’accettare questo. Come se dovesse sempre esserci qualcosa di meglio, e scoprire che non è cosi, porta il conflitto inconscio ad una tragedia conscia.

Quando si scopre di non poter far altro che fare piccoli passi, diventa possibile percorerre la strada con impegno e serietà, mantenendo una visione ironica, e un energia giocosa.

La consapevolezza è importante, ma la differenza di consapevolezza tra gli esseri umani e tra un proprio prima e un proprio dopo è minuscola. Importantissima ma minuscola.

Tra la ricerca di una formula magica e il pregiudizio che la psicologia non serva a nulla, esiste qualcosa che rende entrambi gli enunciati veri ma limitati: il cambiamento è possibile, ma sarà visibile solo all’interno di aspettative umane. Nessun miracolo è prevedibile. Non impossibile ma questo come diceva Jung, dipende dal Deo concedente. La psicoterapia non può seguire le leggi scientifiche di previdibilità e replicabilità, poichè i fattori in gioco sono troppo complessi per essere estrapolati dal tutto che costituisce la relazione terapeutica. Eppure ci sono certi cambiamenti prevedibili che rendono poi a loro volta piu proabili successivi passi, come ad esempio l’iniziare a prestare attenzione ai propri sogni, aumenta l’accessibilità del sognatore ai propri sogni notturni e al proprio inconscio e

“sentirsi vivi non è solo un fatto fisico, è un fatto psichico. Siamo vivi quando ci snetiamo vivi. Ciò che ci fa sentire vivi è il contatto con la psiche inconscia, per questa ragione i sogni sono così importanti” (M.L.Von Franz, Il mondo dei sogni).

Comprendere prima e accettare poi sia la libertà ma anche la limitatezza del proprio cammino, ci pone in una dimensione in cui la coscienza è umanizzata. E l’essere umano è quello che può compiere sia il bene che il male. Il male esiste e non è solo assenza di bene. E’ una dimensione esistente al pari del bene. Non è la sola volontà che decide quale strada intraperendere, ed essere schiavi di un giudizio che condanna il male, non cancella il male.

Vadiamo questo punto con le parole di Jung:

“ (…)noi non abbiamo immaginazione del male, ma il male ci ha in suo potere. Alcuni si rifiutano di saperlo e altri invece si identificano con lui. Questa è la situaizione psicologica del mondo odierno: gli uni si chiamano cristiani e immaginano di calpestare il cosiddetto male soltanto volendolo; gli altri ne sono divenuti preda e non vedono più il bene. Il male oggi è divenuto una visibile grande potezna: metà dell’umanità si sostiene sulla base di una dottrina costruita dal raziocinio umano. Ma sono importanti proprio perche sono piccoli. Vedere il piccolo passo come importantissimo e tuttavia vedere che è solo un piccolissimo passo, ma bellissimo, comporta allo stesso tempo una liberazione da pesi assai opprimenti e un ridimensionamento dell’ego.”

C.G.Jung, Ricordi Sogni e Riflessioni

Sulla stessa linea di quanto affermato precedentemente in questo articolo, la psicoterapia del profondo non mira ad un idealità, come a prima vista, il linguaggio simbolico porterebbe a pensare, e quindi non mira alla guarigione, alla completezza come perfezione, alla completezza come bene assoluto, ma la direzione, ribadisco è quella verso il centro, da dove è possibile osservare meglio ciò che è nostro, con o senza l’accordo della volontà cosciente. La meta, che mai è raggiunta, per la natura dinamica della psiche, è quella di una coscienza il più ampia possibile e di una coscienza che rimane aperta proprio perchè vede che c’è qualcosa anche oltre a ciò che può vedere.

“O uomo, se sai quello che fai sei benedetto; ma se non lo sai sei maledetto e sei un trasgressore della legge”Vangelo aprocrifo (Codex Bazae ad Lucam)

“Faccio proprio quel male che non vorrei” S. Paolo

In questo fiume del percorso di vita e del percorso analitico, un primo importante obbiettivo dell’analisi psicologica può essere quello di iniziare a camminare sapendo che c’è sopratutto all’inizio, una forte e violenta forza di gravità che invita suadente alla regressione e quello, allo stesso tempo, di accettare che c’è tanto da fare, talmente tanto che i piccoli passi sono importantissimi

“Questo nucleo è costituito all’inconscio e dai suoi contenuti, sul quale non possiamo pronunciare alcun giudizio definitivo. Ne abbiamo necessariamente idee inadeguate, poiché siamo nell’impossibilità di comprenderne l’essenza con un atto conoscitivo, e di stabilirne i limiti razionali”

e ancora:

“La scienza si serve del termine “inconscio” e con questo ammette di non saperne niente, poiché non può conoscere nulla della sostanza dell’anima, in quanto l’anima è appunto l’unico suo mezzo di conoscenza”

(C,G.Jung, Ricordi, Sogni e Riflessioni)

E non c’è infatti una direzione giusta. L’esigenza di qualcosa di assolutamente giusto, emerge in una dimensione di ricerca di sicurezza. La sicurezza è un bisogno primario, biologico, ma su un piano psichico rappresenta la regressione. Mentre il cammino nell’oscurità, l’assunzione di un rischio che però racchiude energia psichica vitale, rappresenta un’evoluzione psicologica, e come dice E. Harding

“Evidentemente è una legge di vita che ogni essere vivente non debba ristagnarsi ma evolversi.”

La psicoterapia del profondo si svolge nella tensione tra conquista biologica (che ci da sicurezza) e conquista psicologica (che viene dal rischiare). In quest’ottica, non ci sarà mai la strada perfetta, come nemmeno una donna, un uomo, un figlio, un genitore, un amico, e cosi via, perfetto. Ci sarà un strada che ci piace e che si imparerà ad amare dopo gioie e sofferenze, dopo noie, dubbi e piaceri. Così come succede nelle relazioni.

Se qualcosa piace già è un buon segno. La ricerca di perfezione non è amore. Quando nasce amore e accettazione per la propria umanità, ci sarà la possibiità di amare anche l’Altro, lo Sconosciuto, il Diverso.

“La nostra psiche è costituita in armonia con la struttura dell’universo, e ciò che accade nel macrocosmo accade egualmente negli infinitesimi e piu soggettivi recessi dell’anima.” (C.G.Jung)

Amare il dolore e la sofferenza di se e degli altri è qualcosa che emerge in sincronia con la possibilità di rinuncia alla perfezione e quando la paura della contaminazione cessa. La psicoterapia del profondo conduce laddove è possibile lasciare emergere il caos a fianco della volontà che con calma e amore mette un po di ordine in quello stesso caos, senza urgenza o frenesia.

Zaira Cestari.

 

 

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