psicoterapia

La durata della psicoterapia

Articolo in costruzione…

Scrivo questa breve riflessione per cercare di chiarire molti dubbi e paure sull’impegno che comporta la psicoterapia.

la costanza

l’indeterminatezza della durata

l’importanza della ridefinizione  periodica  e di un eventuale chiusura

la dipendenza dall’analista

il limite della relazione terapeutica

Altra mano: sinistra

E’ uscito il nuovo numero della Rivista di Psicogia L’Anima Fa Arte: MANI

 

Editoriale n.11 – Maggio 2016

“Ti mangi le unghie? È una brutta abitudine. La gente dice sempre che gli occhi sono la finestra dell’anima… tutte cazzate! Le mani… sono quelle che distinguono un vero signore.” (dal film Paradiso perduto del 1998 regia di Alfonso Cuarón)

Le mani sono il vero specchio dell’anima? In questo primo numero monotematico della rivista parleremo di Mani per provare ad afferrarne segni e significati.

Tante sono le novità qui presenti con l’intento di dare un carattere unico ad ogni nuovo numero, ed una maggiore fruibilità a posteriori per i lettori, affinché l’archivio sia più facilmente consultabile. Novità, quindi, anche nei contenuti divisi in Articoli; inoltre è nuovissima sezione dedicata alla Micropsicoanalisi e ispirata all’analista svizzero Silvio Fanti. La sezione degli articoli conterrà i contributi più complessi, nel senso junghiano del termine, la sezione Micropsicoanalisi invece, avrà come protagonista i particolari del tema centrale, in questo caso, delle mani: piccoli frammenti di immagini che arricchiranno di significato ed importanza il tema Mani. Infine come di consuetudine la rivista sarà onorata dalla presenza di un ospite importante: abbiamo avuto l’onore di intervistare Giorgio Antonucci, che ci parlerà di psichiatria, antipsichiatria e di un ricordo “manuale” legato ad essa.

Valentina Marroni
L’Anima Fa Arte n.10

www.animafarte.it

Indice del Numero

Editoriale di Valentina Marroni
___________ di Michele Mezzanotte
S’io fossi mano: il simbolo della mano nei sogni di Luca Urbano Blasetti
Cinque esercizi di manutenzione di Federico Leoni
Altra mano: sinistra di Zaira Cestari
Le mani dei timidi di Aniela Corsini
Ri-mani accanto di Vincenzo Ampolo
Le mani di Rank di Michele Mezzanotte
Intervista a Giorgio Antonucci a cura di Michele Mezzanotte

Terrore ed età della coscienza

“Come analisti junghiani, sappiamo bene che i dubbi e le ansie che colpiscono una persona che si trova alle prese del processo d’individuazione. Un apparente caos e una buona dose d incertezza accompagnano un viaggio psichico che si muove verso una nuova integrazione e una maggiore consapevolezza. Il principio d individuazione, applicato ai valori internazionali, richiede dialogo fra le posizioni opposte e contrarie, e in questi progetto dubbi e periodi di disperazione ci saranno sicuramente. Quando una posizione definita e tradizionale viene relativizzata, l identita culturale si destabilizza. Nelle questioni internazionali non c è un potere di controllo che abbia la responsabilita di questo processo, e il centro è invisibile.”

Murray Stein, Il principio d individuazione. P.140.

Dott. Jung, pensa che ci possa essere la terza guerra mondiale? Una guerra nucleare?

Jung: se le persone che avranno unito gli opposti dentro di se, saranno in numero maggiore di chi non sara arrivato a questo processo, allora non ci sará un disastro nucleare.

(Ho riportato questo passo a memoria, perdonatemi le imprecisioni).

Oggi su Facebook ho pubblicato una vignetta, tratta dalla pagina Bioenergetica Italia che descrive l’età della psiche umana, che sembra trascendere molto dal’età anagrafica. La descrizione divide i bambini dagli adolescenti perchè questi ultimi iniziano a rendersi conto che tutti gli altri sono imperfetti e non degli dei idealizzati, nel bene e nel male. Gli adulti invece iniziano a perdonare gli altri e i saggi perdonano pure se stessi!

 

Grazie a www.bioenergeticaitalia.org

Grazie a www.bioenergeticaitalia.org

Quanti like ho ricevuto. E tutte queste approvazioni mi hanno portato ad un ambivalenza: speranza o disperazione? Questa vignetta parla di qualcosa di medicamentoso, qualcosa che arriva a placare la sete ,la fame, la sofferenza. C’è dunque fame, sete e sofferenza.

Alla psiche sembra non bastare un nutrimento esclusivamente intellettivo, come mostra la rarità del binomio colto-saggio. Spero che questi like rappresentino la contingente evoluzione psichica dell’umanità che porta a pigiare mi piace nel momento in cui quel concetto lo sente come parte della propria sostanza psichica, della propria esperienza individuativa ( vedi Individuazione).

Questa speranza sarà forse realistica quanto l’opposta disperazione che emerge dal constatare che ciò che sta portando alla distruzione della nostra specie e della nostra terra è la scissione netta tra, usiamo metafore non metafore, testa e corpo, tra giorno e notte, tra vita esterna e vita interna:quante delle persone che hanno messo il like facevano parte di quelle persone che vivono in ascolto del richiamo ad osservarsi, a prendere in mano quello specchio, così pericoloso per Narciso, o quante invece  fanno parte di quelle persone che colgono con l’intelligenza razionale le parole sagge e le usano per allontanarsi ancora più da sè, per additare gli altri come bambini e identificarsi così con un falso saggio.

Ricordo i Nativi Americani, quegli esseri che sono stati spazzati via dal colonialismo europeo. Questo è stato concretizzato da uomini che volendosi evolvere come società e come individui, erano come posseduti. In psicologia analitica si dice che un archetipo aveva preso il sopravvento sulla loro coscienza, portando cosi a distruggere i loro simili che però rappresentavano dei vecchi saggi. Una volta distrutti l’Europa è diventata cosi il vecchio continente. E ancora si identifica con la saggezza. Falsa saggezza. Ancora l’Occidente è una società dipendente, che dipende dalla sicurezza, dal confort, dalla tecnologia, o da qualsivoglia cosa. Ancora la colpa è dell’altro. Dei musulmani o degli americani. Dei banchieri o dei politici, della tv o del calcio, delle soubrette o della Chiesa.

Il razionalismo occidentale si mostra ben meno saggio di quell’antica cultura che ancora i pochi nativi americani viventi, incarnano, così come la saggezza di altre culture sciamaniche.

 

Il razionalismo occidentale è giovane e per diventare saggio dovrebbe farsi prenedere per mano da saggezze ben più antiche, la cui essenza si radica in una conoscenza percettiva delle leggi della vita, una conoscenza che per il pensiero intellettuale è raggiungibile solo partendo dalla percezione, propria o altrui. Ma una coscienza intellettiva puerile che si crede saggia,è in realtà un ego bisognoso, spaventato e fragile. E’ un puer che se lasciato senza guida, con il suo bisogno insoddisfatto, si organizza nei modi più immediati per sopravvivere (rammento il libro Il Signore delle Mosche [William Golding, 1952] ), in modi lontani dalla coscienza e lontani dall’amore adulto, quello che perdona.

Quale età ha la nostra coscienza?

Il primo lavoro da fare (prendendo spunto dalla vignetta) è con i genitori. La maggior parte dei pazienti con cui ho fatto un tratto di strada insieme, temono di guardare alla propria infanzia per non dover vedere quell’aggressività e quelle emozioni negative che intuiscono di nutrire verso i genitori. Anche o sopratutto se questi sono già defunti. Negano qualsiasi emozione negativa depurando la loro storia dalle parti più interessanti, intese come più gravide, più dolorose, privandosi però del più grosso potenziale trasformativo. Dichiarano un amore che è ancora dipendente, negano l’emozione negativa rivelando così la necessità dell’altro. Negano e nascondono a sè stessi tutto ciò che parla di bisogno, di dipendenza. L’amore dipendente è’ ombreggiato,  e destinato a cambiare, come quello del bambino, che ha bisogno del genitore, ma che presto cercherà un amore sempre più  adulto. Quell’amore per le luci e le ombre, per il passato e per il futuro, quell’amore per il famigliare e per lo sconosciuto.

Vedere quest’ombra d’odio, di rabbia e di disprezzo è il primo passo per il perdono, per l’umanizzazione degli altri. Finchè gli altri e noi stessi siamo figure archetipiche, degli dei, è difficile che quel processo descritto nella foto abbia inizio.

Se ritorniamo alla vignetta vediamo che quando nutriamo emozioni negative verso l’Altro da sè, siamo, almeno in parte, nella fase del bambino, la fase della dipendenza, ovvero quella fase dell’esistenza in cui l’emozione negativa è di vitale importanza, perchè smuove il bimbo e il genitore verso quella necessità che è basilare, fisicamente e psicologicamente.

La coscienza adulta è quella che si assume le responsabilità, che di fronte a ciò che non può controllare, non si arrende ma nemmeno combatte, prende atto, accetta e trova le strategie migliori per convivere con questa forza più grande. Questa parte adulta è quella che può prendere in mano quello specchio per iniziare a guardare il proprio peggior nemico, che è dentro di sè. E’ peggiore perche è dentro e perchè è  diventato spesso un mostro dalla disperazione di non essere ascoltato. Ma l’inconscio non si puo ammazzare, incolpare, allontanare, zittire, negare. Una volta visto, induce la coscienza a divenire ancora più adulta, ancora più responsabile. E così inizia il perdono e da lì la saggezza.

Cosa si vede nello specchio? Pensieri, valori, sensazioni, paure, emozioni. Più lo specchio riflette, più questi elementi appaiono nitidi e distinti. Si separano, depotenziando cosi gli oggetti, le situazioni, le persone alla quali attribuivamo questo miscuglio incandescente ed inconscio.

Ma se la coscienza è bambina, far finta di essere grande e saggia, grazie ai titoli di laurea, grazie a milioni di libri letti, o sventolando la propria veneranda età e le proprie esperienza di vita dolorose, non la si permette di crescere. Quando i bambini prendono in mano lo specchio la coscienza inizia ad emergere da una nebbia che dava l’illusione che le cose esistenti fossero solo quelle visibili e vicine.

Si potrà penserà cosa c’entra tutto ciò con le guerre, gli attacchi terroristici, etc? Se stiamo pensando questo non abbiamo ancora preso in mano lo specchio.

Dopo questa domanda retorica snob, vi lascio con un video:

Zaira Cestari

La coincidenza significativa (sincronicità) nella psicoterapia

Lo studio e il prendersi cura della dimensione psichica è scienza naturale o disciplina umanistica?

E’ possibile studiare scientificamente, avere una conoscenza oggettiva dello strumento stesso di studio? è possibile avere un quadro chiaro e pulito quando oggetto e soggetto sono sovrapponibili?

Non è a questi quesiti che oggi voglio rispondere, ma partire dalla realtà di questi dubbi, che tutt’ora scaldano i dibattiti tra i fan e sostenitori di differenti approcci alla psicoterapia e allo studio della psiche.

Qual’è l’approccio migliore, e per quale tipo di disagio e per quale tipo di personalità?

Esistono modelli di psicoterapia che si dichiarano evidence based (la cui efficacia è basata sulle evidenze) e modelli invece che contestano che una cura della psiche si possa svolgere grazie a delle procedure standard e che l’efficacia di un percorso si possa verificare con dei criteri oggettivi, e che l’unico criterio di validità sia l’alleanza terapeutica. 

Entrambi i modelli esistono ed entrambi ci informano su come possa essere visto il mondo; dall’interno o dall’esterno e da una prospettiva razionale che misura e valuta, o a-razionale,  che percepisce direttamente.

Il mondo può essere visto in tutti questi modi proprio perchè è la psiche stessa a manifestarsi in tutti questi modi. 

Mi sono avvicinata alla psicologia junghiana proprio perchè prendeva in considerazione un principio che ho spontaneamente, fin da piccina, preso come riferimento per continuare, per proseguire: la coincidenza significativa.

Sono fenomeni  che vivevo e vivo come dighe che si aprono e permettono al flusso (vitale, libidico) di continuare a fluire nel suo letto, nella sua via: la tensione insita tra una decisione razionale e un sentire più immediato,  il confronto tra la visione soggettiva con la consapevolezza della realtà oggettiva, trova espressione e risoluzione in quei momenti che chiamavo “fagioli dal cielo“.

Pensavo di essere la sola a vederli, dal momento che per molto tempo non trovai nessuno che non screditasse tali fenomeni come fortuna, caso, qualcosa privo di senso. Tuttavia non ho mai dubito della loro realtà, e della loro sacralità: era per me evidente a un livello intuitivo, ma anche a un livello concreto che la loro manifestazione mi era stata parecchio d’aiuto nel comprendere meglio una situazione.

Nel frattempo lessi di culture sciamaniche e di come questi fenomeni fossero il pane quotidiano per leggere sè e la natura circostante. Poco dopo giunsi a leggere di fisica e della meccanica dei quanti che descriveva un mondo in cui fenomeni di questo tipo avevano un loro posto teorico.

Quando ebbi percorso appunto varie strade (la mia interiore, la soggettiva sciamanica, l’oggettiva della fisica) trovai Jung con la sua sincronicità: arrivai a poter affrontare questo sul piano esterno, nel pensiero e nell’esperienza di un maestro.

Nei suoi scritti trovai esattamente i  miei  fagioli e l’uso di questi fagioli.

La sincronicità. Carl Gustav Jung, 1951

La sincronicità. Carl Gustav Jung, 1951

In Jung trovai dunque il coraggio di legittimare la mie immagini  interiori e  di mettere in pratica ciò che era stato un aiuto per me, anche nel mio lavoro, con i miei pazienti.

Non è raro che nella lettura di un sogno, nel dialogo tra me e il paziente, succedano fenomeni sincronistici, la cui forza e realtà, non è mai messa in dubbio da nessuna delle due parti. Il senso è spesso immediato e questo fa sfumare il pericolo che il paziente (o peggio, io stessa) si identifichi con la sincronicità manifestata, inflazionandosi, ovvero “montandosi la testa” di essere speciale o con qualche potere soprannaturale.

L’immediatezza del senso e il suo manifestarsi come qualcosa che sta al di là di opposti inconciliabili, regala un senso di sollievo appunto da conflitti pesantissimi, un senso di essere al posto giusto nel momento giusto. La semplicità della sincronicità che scaturisce appunto da sistemi complessi (vedi teoria dei sistemi complessi e del comportamento emergente), riporta la sincronicità a qualcosa che può essere sentito come naturale e umanamente vicino.

Dove l’irrazionale è bandito esso suscita fascino e il fascino può accecare.
Dove l’irrazionale è preso come esistente e saggio, viene studiato, e sì, anche razionalmente.

Perchè razionale e a-razionale (o irrazionale) sono la notte e il giorno, la sinistra e la destra, il davanti e il dietro..

Rimando dunque a questo articolo di provenienza statunitense (il link è qui sotto la mia firma).

Buona lettura!!!

Zaira Cestari

Come potremmo utilizzare le coincidenze in psicoterapia: lo scarabeo di Jung

 

 

Consulenza e Psicoterapia a distanza (Skype)

La psicoterapia a distanza è preferibile una volta avvenuta una tappa del percorso dal vivo, quando è già avvenuta una conoscenza vis a vis con l’espressione di tutte le difficoltà e le emozioni che si manifestano in una relazione concreta, ove a mettersi in relazione è anche la psiche incarnata, ove quell’inconscio che si manifesta nel corpo, si manifesta in tutta la sua potenza, quando sa che è in un contesto in cui può essere visto e accolto, seppure la coscienza possa far di tutto per controllarlo e metterlo a tacere. Lo schermo connette ma separa e questo può addirittura rivelarsi utile in certe fasi della terapia, ad esempio quando la dimensione non verbale è un contenitore regressivo che contrasta l’evoluzione di un indipendenza del pensiero e del sentimento. Ma quando invece ad essere regressivo è l’uso eccessivo di una funzione che pone distanza come appunto la razionalità del pensiero e del sentimento (intesa come funzione che dà giudizi di valore a oggetti interni od esterni) l’aspetto percettivo della relazione diventa essenziale.

In un’epoca in cui l’evoluzione tecnologica è stata veloce, l’adattamento umano si è rivelato in parte assai buono. Capaci di affidarci al nostro simbolizzare ed astrarre, riusciamo a sentirci interamente connessi anche a distanza. Tuttavia nei casi in cui la distanza è una difesa psichica abituale, uno schermo può rallentare il processo della discesa nelle profondità dell’inconscio e della relazione.

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Sapere questo è utile al fine di strutturare il percorso terapeutico online tenendo conto di limiti e risorse diverse. Negare la realtà delle forme preclude la possibilità di trascendere questi limiti e di renderli preziosi, e quindi è importante monitorare sempre gli effetti che lo schermo ha sulla relazione terapeutica.
Talvolta Skype si rivela necessario: quando avvengono spostamenti in Italia o all’estero prima che il percorso terapeutico abbia avuto una sua armonica chiusura o quando si verifica una difficoltà a trovare una psicoterapia in lingua madre nel paese estero ospitante.

Due aspetti: la chiusura della terapia e la lingua.

La chiusura armonica è qualcosa che avviene a livello percettivo, ma talvolta la coscienza del cliente ( e puo accadere anche nel terapeuta, anche se si spera che questo aspetto non venga agito in terapia) non è in accordo con questa percezione. Tale percezione riguarda il raggiungimento di un equilibrio, il superamento di un conflitto interno del paziente e la percezione che quella relazione non è funzionale al passo successivo. Forse si necessita ora di sperimentare la capacità di un introspezione indipendente e la capacità di tollerare la frustrazione di sentirsi impotenti di fronte alla propria natura, oppure si necessita di un terapeuta di sesso e età differenti. Quando questa chiusura armonica non è possibile, per paure o per eventi esterni di forza maggiore, spesso a distanza di tempo si riavverte la necessità di riprendere quel percorso, insomma, “tutti i nodi vengono al pettine”. Continuare la terapia a distanza può essere allora una buona alternativa ad una chiusura drastica nel caso di interruzioni per forti cause esterne (trasferimenti o malattie), ma anche in questo caso è opportuno portare alla luce gli effetti del forte cambiamento strutturale delle sedute, che possono essere percepiti in un modo e cambiare nel corso del tempo.

La spiegazione dell’importanza di affrontare una terapia in lingua madre è contenuta nel significato etimologico della parola madre stessa, nonchè della parola lingua. Madre: ciò da cui una cosa procede, che genera, che produce, che contiene. Lingua, da lambire: toccare leggermente qualcosa di umido.
Spesso sento dire che l’aver studiato o vissuto tanto all’estero o lavorare e studiare tanto con un lingua come l’inglese non crea problemi in una terapia in questa nuova lingua.
Forse non ne crea e ne crea. Intendo con questa contraddizione che per qualcuno sarà piu difficoltoso che per altri e che qualcosa di dificoltoso non significa che sia problematico. Tuttavia la lingua madre attinge e torna al livello più profondo, ove si è più vicini alla totalità psichica e ove è più possibile osservare meglio.
Tornando infatti, al signficato etimologico, la qualità di madre di una lingua è che si distingue dalle lingue apprese in un periodo successivo alla prima infanzia, poiché essa veicola toccando delicatamente cio che contiene a livello inconscio, e che a sua volta genera a livello inconscio dei significati e delle nuove narrazioni simboliche. La lingua è più di un insieme di parole traducibili. E’ qualcosa che è indossolubilmente legato al suono e alle immagini e a come risuona in noi. E’ qualcosa che va oltre il razionale ed attinge a strati profondi che difficilmente possono essere raggiunti imparando una lingua in un’età differente da quella neonatale. E solo una lingua che attinge al simbolico può raggiungere questi livelli.

Zaira Cestari

Cos’è l’utile in psicoterapia

Utile è cio che contribuisce direttamente al completare te stesso
Non è direttamente utile cio che devia dalla strada sopra menzionata
Utile è cio che soddisfa il centro e non la tirannia di sole parti
E’ utile cio che va verso l’integrazione e quindi l’espansione della coscienza ; non verso la regressione, un po come l’espansione dell’universo
Utile è cio che ti porta fin dove puoi arrivare
Non è utile cio cha ti porta a girare le spalle al limite, a cio quindi che ti porta a incontrarlo scontrandoti e a cio che ti porta a desiderarlo cosi fortemente da sbatterci contro
Utile è cio che quando è compiuto, senti per un po che c’è equilibrio, almeno finche non sopraggiunge un nuovo passo da compiersi.
Utile lo puoi menzionare solo in virtù di una relazione buona conscio-inconscio, e di un asse Io-Sè ben fluido.
Spero che questo ti sia utile.

Zaira Cestari

“Salomè non piangere!La felicità sta solo in cio che crei tu stessa, e non in cio che ricevi.” Carl Gustav Jung, Liber Novus, p. 325