sincronicità

La coincidenza significativa (sincronicità) nella psicoterapia

Lo studio e il prendersi cura della dimensione psichica è scienza naturale o disciplina umanistica?

E’ possibile studiare scientificamente, avere una conoscenza oggettiva dello strumento stesso di studio? è possibile avere un quadro chiaro e pulito quando oggetto e soggetto sono sovrapponibili?

Non è a questi quesiti che oggi voglio rispondere, ma partire dalla realtà di questi dubbi, che tutt’ora scaldano i dibattiti tra i fan e sostenitori di differenti approcci alla psicoterapia e allo studio della psiche.

Qual’è l’approccio migliore, e per quale tipo di disagio e per quale tipo di personalità?

Esistono modelli di psicoterapia che si dichiarano evidence based (la cui efficacia è basata sulle evidenze) e modelli invece che contestano che una cura della psiche si possa svolgere grazie a delle procedure standard e che l’efficacia di un percorso si possa verificare con dei criteri oggettivi, e che l’unico criterio di validità sia l’alleanza terapeutica. 

Entrambi i modelli esistono ed entrambi ci informano su come possa essere visto il mondo; dall’interno o dall’esterno e da una prospettiva razionale che misura e valuta, o a-razionale,  che percepisce direttamente.

Il mondo può essere visto in tutti questi modi proprio perchè è la psiche stessa a manifestarsi in tutti questi modi. 

Mi sono avvicinata alla psicologia junghiana proprio perchè prendeva in considerazione un principio che ho spontaneamente, fin da piccina, preso come riferimento per continuare, per proseguire: la coincidenza significativa.

Sono fenomeni  che vivevo e vivo come dighe che si aprono e permettono al flusso (vitale, libidico) di continuare a fluire nel suo letto, nella sua via: la tensione insita tra una decisione razionale e un sentire più immediato,  il confronto tra la visione soggettiva con la consapevolezza della realtà oggettiva, trova espressione e risoluzione in quei momenti che chiamavo “fagioli dal cielo“.

Pensavo di essere la sola a vederli, dal momento che per molto tempo non trovai nessuno che non screditasse tali fenomeni come fortuna, caso, qualcosa privo di senso. Tuttavia non ho mai dubito della loro realtà, e della loro sacralità: era per me evidente a un livello intuitivo, ma anche a un livello concreto che la loro manifestazione mi era stata parecchio d’aiuto nel comprendere meglio una situazione.

Nel frattempo lessi di culture sciamaniche e di come questi fenomeni fossero il pane quotidiano per leggere sè e la natura circostante. Poco dopo giunsi a leggere di fisica e della meccanica dei quanti che descriveva un mondo in cui fenomeni di questo tipo avevano un loro posto teorico.

Quando ebbi percorso appunto varie strade (la mia interiore, la soggettiva sciamanica, l’oggettiva della fisica) trovai Jung con la sua sincronicità: arrivai a poter affrontare questo sul piano esterno, nel pensiero e nell’esperienza di un maestro.

Nei suoi scritti trovai esattamente i  miei  fagioli e l’uso di questi fagioli.

La sincronicità. Carl Gustav Jung, 1951

La sincronicità. Carl Gustav Jung, 1951

In Jung trovai dunque il coraggio di legittimare la mie immagini  interiori e  di mettere in pratica ciò che era stato un aiuto per me, anche nel mio lavoro, con i miei pazienti.

Non è raro che nella lettura di un sogno, nel dialogo tra me e il paziente, succedano fenomeni sincronistici, la cui forza e realtà, non è mai messa in dubbio da nessuna delle due parti. Il senso è spesso immediato e questo fa sfumare il pericolo che il paziente (o peggio, io stessa) si identifichi con la sincronicità manifestata, inflazionandosi, ovvero “montandosi la testa” di essere speciale o con qualche potere soprannaturale.

L’immediatezza del senso e il suo manifestarsi come qualcosa che sta al di là di opposti inconciliabili, regala un senso di sollievo appunto da conflitti pesantissimi, un senso di essere al posto giusto nel momento giusto. La semplicità della sincronicità che scaturisce appunto da sistemi complessi (vedi teoria dei sistemi complessi e del comportamento emergente), riporta la sincronicità a qualcosa che può essere sentito come naturale e umanamente vicino.

Dove l’irrazionale è bandito esso suscita fascino e il fascino può accecare.
Dove l’irrazionale è preso come esistente e saggio, viene studiato, e sì, anche razionalmente.

Perchè razionale e a-razionale (o irrazionale) sono la notte e il giorno, la sinistra e la destra, il davanti e il dietro..

Rimando dunque a questo articolo di provenienza statunitense (il link è qui sotto la mia firma).

Buona lettura!!!

Zaira Cestari

Come potremmo utilizzare le coincidenze in psicoterapia: lo scarabeo di Jung