Skype

Consulenza e Psicoterapia a distanza (Skype)

La psicoterapia a distanza è preferibile una volta avvenuta una tappa del percorso dal vivo, quando è già avvenuta una conoscenza vis a vis con l’espressione di tutte le difficoltà e le emozioni che si manifestano in una relazione concreta, ove a mettersi in relazione è anche la psiche incarnata, ove quell’inconscio che si manifesta nel corpo, si manifesta in tutta la sua potenza, quando sa che è in un contesto in cui può essere visto e accolto, seppure la coscienza possa far di tutto per controllarlo e metterlo a tacere. Lo schermo connette ma separa e questo può addirittura rivelarsi utile in certe fasi della terapia, ad esempio quando la dimensione non verbale è un contenitore regressivo che contrasta l’evoluzione di un indipendenza del pensiero e del sentimento. Ma quando invece ad essere regressivo è l’uso eccessivo di una funzione che pone distanza come appunto la razionalità del pensiero e del sentimento (intesa come funzione che dà giudizi di valore a oggetti interni od esterni) l’aspetto percettivo della relazione diventa essenziale.

In un’epoca in cui l’evoluzione tecnologica è stata veloce, l’adattamento umano si è rivelato in parte assai buono. Capaci di affidarci al nostro simbolizzare ed astrarre, riusciamo a sentirci interamente connessi anche a distanza. Tuttavia nei casi in cui la distanza è una difesa psichica abituale, uno schermo può rallentare il processo della discesa nelle profondità dell’inconscio e della relazione.

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Sapere questo è utile al fine di strutturare il percorso terapeutico online tenendo conto di limiti e risorse diverse. Negare la realtà delle forme preclude la possibilità di trascendere questi limiti e di renderli preziosi, e quindi è importante monitorare sempre gli effetti che lo schermo ha sulla relazione terapeutica.
Talvolta Skype si rivela necessario: quando avvengono spostamenti in Italia o all’estero prima che il percorso terapeutico abbia avuto una sua armonica chiusura o quando si verifica una difficoltà a trovare una psicoterapia in lingua madre nel paese estero ospitante.

Due aspetti: la chiusura della terapia e la lingua.

La chiusura armonica è qualcosa che avviene a livello percettivo, ma talvolta la coscienza del cliente ( e puo accadere anche nel terapeuta, anche se si spera che questo aspetto non venga agito in terapia) non è in accordo con questa percezione. Tale percezione riguarda il raggiungimento di un equilibrio, il superamento di un conflitto interno del paziente e la percezione che quella relazione non è funzionale al passo successivo. Forse si necessita ora di sperimentare la capacità di un introspezione indipendente e la capacità di tollerare la frustrazione di sentirsi impotenti di fronte alla propria natura, oppure si necessita di un terapeuta di sesso e età differenti. Quando questa chiusura armonica non è possibile, per paure o per eventi esterni di forza maggiore, spesso a distanza di tempo si riavverte la necessità di riprendere quel percorso, insomma, “tutti i nodi vengono al pettine”. Continuare la terapia a distanza può essere allora una buona alternativa ad una chiusura drastica nel caso di interruzioni per forti cause esterne (trasferimenti o malattie), ma anche in questo caso è opportuno portare alla luce gli effetti del forte cambiamento strutturale delle sedute, che possono essere percepiti in un modo e cambiare nel corso del tempo.

La spiegazione dell’importanza di affrontare una terapia in lingua madre è contenuta nel significato etimologico della parola madre stessa, nonchè della parola lingua. Madre: ciò da cui una cosa procede, che genera, che produce, che contiene. Lingua, da lambire: toccare leggermente qualcosa di umido.
Spesso sento dire che l’aver studiato o vissuto tanto all’estero o lavorare e studiare tanto con un lingua come l’inglese non crea problemi in una terapia in questa nuova lingua.
Forse non ne crea e ne crea. Intendo con questa contraddizione che per qualcuno sarà piu difficoltoso che per altri e che qualcosa di dificoltoso non significa che sia problematico. Tuttavia la lingua madre attinge e torna al livello più profondo, ove si è più vicini alla totalità psichica e ove è più possibile osservare meglio.
Tornando infatti, al signficato etimologico, la qualità di madre di una lingua è che si distingue dalle lingue apprese in un periodo successivo alla prima infanzia, poiché essa veicola toccando delicatamente cio che contiene a livello inconscio, e che a sua volta genera a livello inconscio dei significati e delle nuove narrazioni simboliche. La lingua è più di un insieme di parole traducibili. E’ qualcosa che è indossolubilmente legato al suono e alle immagini e a come risuona in noi. E’ qualcosa che va oltre il razionale ed attinge a strati profondi che difficilmente possono essere raggiunti imparando una lingua in un’età differente da quella neonatale. E solo una lingua che attinge al simbolico può raggiungere questi livelli.

Zaira Cestari