tipi psicologici

7 marzo 2017, Firenze. Serata junghiana: lo spirito del tempo e lo spirito del profondo.

quaternità

Per la serata del 9 aprile 2017 clicca qui

“Lo spirito del profondo mi ha tolto la ragione e tutte le mie conoscenze, per porle la servizio dell’inesplicabile e del paradossale.Mi ha privato del linguaggio e della scrittura per tutto ciò che non stava al servizio di quest’unica cosa, ossia dell’intima fusione di senso e non senso che produce il senso superiore.” C.G.Jung, Liber Novus, P. 229

“Lo spirito di questo tempo mi parlò e disse: << quale necessità ti obbliga a dire tutto ciò?>> Quella fu una brutta sensazione. Volli riflettere su quale necessità interiore o esterna mi potesse costringere a fare questo, e poichè non trovai alcuna necessità concreta, stavo per crearmene una. Ma in questo modo lo spirito di questo tempo aveva quasi ottenuto che , invece di parlare, io continuassi a riflettere sui motivi e sulle spiegazioni. Lo spirito del profondo però mi parlò e disse: << Capire una cosa è un ponte e una possibilità di tornare in carreggiata, mentre spiegare una cosa è arbitrio e a volte perfino assassinio. Hai contato quanti assassini ci sono tra i dotti?” C.G.Jung, Liber Novus,P. 230

 

Martedi ci addentreremo nei primi passi del Liber Novus, ove Jung affronta le polarità di cui ha sentito la presenza, più o meno conflittuale fin da piccino. In Ricordi Sogni e Riflessioni chiama questi due opposti personalità numero 1 e numero 2 , istanze più personali. Nel Liber Novus, affronta polarità piu tipiche rappresentate dallo spirito del tempo, che porta i valori buoni e cattivi e il senso di quel tempo, e lo spirito del profondo, che porta valori senza tempo, la relatività del senso e il sentore della propria totalità e del centro vitale.
Negli stessi anni Jung comincia a studiare e comporre Tipi Psicologici, l’opera fondamentale della sua equazione personale che vede oscillare la personalità numero 1, portatrice dello spirito del tempo e la personalità numero 2, portatrice dello spirito del profondo. Dalla numero 1 si possono vedere il mondo e le esperienze dalla propria prospettiva che la si puo difendere e si può costruire un’intera vita su di essa. Dalla numero 2 è possibile vedere la dinamica delle varie funzioni psichiche e quindi di diverse prospettive, spesso talmente opposte da essere inconciliabili. La comprensione del mondo, degli altri, di sè e delle proprie relazioni passa attraverso l’esperire e l’osservare le diverse tipologie tipiche, le diverse funzioni, mentre spiegare è adottare un punto di vista che guarda da una precisa tipologia della personalità.
 
Questo libro sebbene illustri il viaggio interiore di un individuo, ci indica però anche la presenza di due istanze archetipiche, la cui presenza è in ognuno di noi: lo spirito del tempo e lo spirito del profondo.
Martedi, presso Associazione La Rosa dell’Arte, via Ghibellina 92 Rosso ore 19.00- 20.30

Antichi e nuovi sciamani

E’ online il nuovo e-book intitolato Antichi e Nuovi Sciamani, curato da Paolo Minerva, Luca Panseri e Massimo Soldati, costituito dagli interventi di molti professionisti della relazione d’aiuto, tra i quali anche la sottoscritta ha lasciato un piccolo contributo riguardante il rapporto tra disciplina, formazione e tipologia psicologica.
Siamo tutti sciamani o a tutti è utile uno sciamano? La differenza tra essenza e fascino.

Ecco la lista-indice di tutti gli autori:

Premessa 6
Introduzione 7
 Dibattito 9
Tullio Carere-Comes   9
 Luca Panseri 9
 Maurizio Romanò 9
Massimo Soldati 10
Pier Luigi Lattuada 11
Paolo Minerva 11
Benedetta Silj 12
Maurizio Romanò 12
Tullio Carere-Comes   12
Emiliano Disarò 13
 Pier Luigi Lattuada 14
Benedetta Silj 14
 Massimo Soldati 15
 Riccardo Zerbetto 15
Massimo Soldati 16
Tullio Carer-Comes 16
Laura Simeoni 17
 Luca Panseri 17
 Pier Luigi Lattuada 17
Riccardo Zerbetto 18
 Pier Luigi Lattuada 18
Sara Bergomi 18
Maurizio Romanò 18
 Tullio Carere-Comes 19
 Pier Luigi Lattuada 19
Riccardo Zerbetto 20
Massimo Soldati 20
Paolo Minerva 21
 Luca Panseri 21
Sara Bergomi 22
Pier Luigi Lattuada 23
Maurizio Romanò 24
Cecilia Edelstein 25
Tullio Carere-Comes   26
 Pier Luigi Lattuada 27
Riccardo Zerbetto 28
Marialfonsa Fontana Sartorio 28
 Cecilia Edelstein 29
Tullio Carere Comes 29
Paolo Minerva 30
Pier Luigi Lattuada 31
 Riccardo Zerbetto 32
Zaira Cestari 33
Tullio Carere-Comes 33
Anna Barracco 36
Mariangela Corrias 36
Sara Bergomi 37
Luca Panseri 37
 Zaira Cestari 40
Pier Luigi Lattuada 40
Tullio Carere-Comes 41
Pier Luigi Lattuada 41
Tullio Carere-Comes 41
 Paolo Minerva 42
 Tullio Carere-Comes 43
Emiliano Disarò 43
Pier Luigi Lattuada 43
Maurizio Secondi 44
 Tullio Carere-Comes 45
Paolo Minerva 46
Martine Bucci 46
Benedetta Silj 46
Maurizio Romanò 48
Riccardo Zerbetto 49
Tullio Carere-Comes 50
Conclusione 51

clicca qui:

Antichi e Nuovi Sciamani

 

Trasformazione e Ombra

Leggi il commento alla serata 

Chiuderemo le serate 2015/2016 affrontando il tema cardine della tipologia psicologica, ovvero il motivo dell’importanza del suo studio o della coscienza di essa: la trasformazione, ovvero la funzione trascendente.

Il titolo di questa serata è  infatti Trasformazione e Ombra, perchè è là dove non siamo ancora trasformati, là dove siamo appena venuti al mondo (il basso, l’ombra, lo scuro, l’humus) che ci possiamo trasformare.

 

ombra e trasformazione

 

 

Mercoledi 25 maggio ore 20.30-22.30

Presso studio Zaira Cestari, Borgo stretto 10, Pisa

E’ gradita puntualità

Ci sarà  un brindisi finale  a chiudere l’anno e  qualche dolcetto vegan

Serata ad offerta libera 

per info: 3398041610

cestarizaira@gmail.com

Continua info sulle serate junghiane al link: http://www.cestarizaira.info/serate-junghiane/

o su facebook: http://www.facebook.com/groups/seratejunghiane

Dai Tipi agli Arche-tipi

Serata junghiana del 20 aprile 2016

Teatro Lux, Piazza S. Caterina 6, Pisa

ore 20.30-22.30

entrata libera

Dai Tipi agli Arche-tipi

” Se lei è se stessa può contattare la sua vita interiore, quando non è se stessa i suoi sintomi non le danno pace. I suoi sintomi la avvertono che sta rinunciando a vivere”

Maria Claudia Loreti, 16 aprile 2016, Livorno, seminario “Il gioco della sabbia”, presso “I Teatri dell’Anima”.

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In questi mesi ci siamo addentrati nelle dinamiche psichiche ove tipici movimenti e tipiche forme invisibili si creano. Invisibili ma proprio per questo molto presenti ed influenti.

Osservare e pensare di forme e di tipi non serve per creare criteri di patologia o per controllare l’energia emotiva che un essere umano in contatto con un altro crea, ma al fine di osservare le rotaie entro le quali ci muoviamo al fine di percorrerle con più consapevolezza e per poter aver maggiori gradi di libertà sul ritmo e l’andatura.

Prima di addentrarci sul nodo centrale della psicologia complessa , che è la funzione trascendente (quella necessità pischica d trasformarsi, che avviene mediante il conflitto nterno, dal quale nasce una nuova coscienza), assisteremo alla prima volta in cui la serata junghiana accoglie un ospite, il Dott. Paolo Minerva*, che ci parlerà e ci condurra nell’esperienza degli archetipi, che sono tipiche forme entro le quali i tipi psicologici si esprimono in concomitanza con vari eventi e fasi della vita.

Buona lettura, Zaira.

*
Paolo Minerva è psicologo, psicoterapeuta e formatore.

Ha sviluppato la sua formazione negli ambiti della Psicosociologia, della Gestalt Therapy, della PNL, dell’ipnosi ericksoniana, della psicanalisi junghiana. Ha ricoperto per molti anni incarichi di responsabilità nella gestione di servizi socio-sanitari. Si occupa di formazione aziendale, crescita personale, analisi delle organizzazioni, ricerca psicosociale, psicoterapia, marketing e comunicazione. Ha elaborato e coordinato diversi progetti in ambito europeo attraverso l’associazione culturale ARTNAT di cui è presidente, sull’utilizzo dell’arte come qualificatore della vita sociale.

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Paolo Minerva
psicologo, psicoterapeuta, counselor, formatore

https://www.facebook.com/ArchetipiGuida
paolominerva@gmail.com
+39 – 0523.1656139 – 388.1285758

skype: paolo.minerva

Gli Archetipi Guida

 

L’Archetipo, nel pensiero di Carl Gustav Jung, è una rappresentazione immaginifica primaria, che fa parte dell’inconscio collettivo e si manifesta in simboli presenti in tutte le culture e in ogni epoca storica.

L’archetipo è il prodotto delle esperienze primordiali dell’umanità relative agli aspetti fondamentali della vita.

Il Sé è esso stesso un archetipo, l’archetipo dell’unità e della totalità della psiche (Anima).

La struttura, l’architettura complessa e unitaria del Sé, può essere scomposta in funzioni archetipe che possono facilitare la comprensione di se stessi, e della relazione tra il mondo soggettivo e il mondo sociale.

“Se l’uomo affonda le proprie radici nell’inconscio collettivo e il suo corpo è il depositario di archetipi, allora attraverso riti, miti, immagini, che degli archetipi rappresentano la manifestazione sensibile, si può ricercare il senso unitario delle funzioni del corpo e della psiche e del rapporto tra queste e il macrocosmo.” (Carl Gustav Jung).

Possiamo individuare 7 Archetipi funzionali a questa “semplificazione”: Il Cacciatore, L’Amante, Il Capo Tribù, Il Guerriero, Il Saggio, L’Artista, Lo Sciamano.

Gli Archetipi Guida, interagendo tra loro, determinano lo stato delle cose, il modo di essere e di funzionare individualmente, collettivamente, politicamente, nella relazione.

 

Gli Archetipi Guida in sintesi:

 

1 – Il modello degli Archetipi Guida è un tentativo di definire un sistema di “immagini assiomatiche”, di simboli archetipici, rappresentativi della complessità del Sé per come esso si è formato fin dagli albori della coscienza, dalla nascita dell’Uomo. È dunque, in primo luogo, la rappresentazione di un Sé antropologico, filogenetico, generazionale.

 

2 – Gli Archetipi Guida rappresentano 7 funzioni irrinunciabili del Sé, raffigurati simbolicamente da altrettante immagini / entità. Ognuno di loro ha in “gestione” un territorio del Sé, e ognuno di loro, secondo le circostanze, i bisogni, i contesti, i periodi della vita, prende la guida del sistema, detta in qualche modo le regole, diventa l’espressione di maggiore pertinenza funzionale rispetto agli altri Archetipi. Sono dunque, in secondo luogo, l’espressione di una geografia sistemica del Sé, della sua mappa  profonda.

 

3 – Attraverso la loro potenza evocativa, sollecitata con specifiche tecniche di dinamiche di gruppo e di relazione, gli Archetipi Guida aggirano le difese razionali dell’Io, ponendoci gradualmente in contatto con la dimensione più inconscia del Sé. Sono dunque, in terzo luogo,  l’espressione di un potente strumento di consapevolezza, per la comprensione di  Sé e della natura umana.

La propria croce o l’abisso.

L’importanza della funzione inferiore

(termine usato nella descrizione della tipologia psicologica)

“La differenziazione dei tipi ha inizio già nella primissima infanzia. Per esempio, in un bambino di un anno e mezzo si possono già scorgere i due atteggiamenti (estroversione o introversione). (…) I bambini, come gli adulti, tendono a fare spesso quello in cui riescono bene, e a evitare ciò in cui non riescono. (…) L’ambiente rafforza la tendenza unilaterali preesitenti, i cosiddetti “doni di natura”, contribuendo a questo modo a sviluppare ulteriormente la funzione superiore e a lasciare che l’altro lato della personalità degeneri lentamente.

(…) Alcuni incontrano qualche difficoltà a riconoscere il proprio tipo, cosa molto spesso dovuta al fatto che si tratta di tipi distorti. Non è un caso molto frequente, che tuttavia tende a verificarsi allorchè l’atmosfera che circonda un individuo lo costringe a sviluppare una funzione diversa da quella originaria. (…) La sua funzione principale, semplicemente, non viene valorizzata dall’ambiente in cui cresce.

I tipi distorti presentano vantaggi e svantaggi. Gli svantaggi risiede nel fatto che (…) rimangono un pò sotto il livello che avrebbero raggiunto se fosse stato loro consentito di svilupparsi in modo unilaterale. D’altro canto, sono stati obbligati fin da subito a fare qualcosa che avrebbero comunque dovuto fare nella seconda metà della vita.

(…) Quando studiamo i casi individuali, ci accorgiamo che la funzione inferiore tende a comportarsi alla maniera di un eroe “folle” di questo genere, il folle divino o l’eroe idiota. Egli rappresenta la parte disprezzata della personalità, la parte ridicola e non adattata, ma anche quella che costituisce il legame con l’inconscio e detiene quindi la chiave segreta per raggiungere il legame con l’inconscio  e detiene quindi la chiave segreta per raggiungere la totalità conscia dell’individuo. Possiamo dire che la funzione inferiore costituisce sempre il ponte con l’inconscio. Essa è costantemente diretta verso l’inconscio e il mondo simbolico. Ciò però non equivale ad affermare che essa è diretta verso l’interno o verso l’esterno: questo varia di caso in caso.

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(…)Uno dei guai maggiori della funzione inferiore è al sua lentezza, e questa è una delle ragioni per cui la gente detesta mettersi a lavorare su di essa. (…). Ma non possiamo farne a meno, è uno stadio che non possiamo saltare. Perdere la pazienza e mandare tutto al diavolo significa rinunciare. Bisogna lasciare tempo al tempo. Tendiamo a escludere la quarta funzione e a sostituirla con un meccanismo artificiale di qualche sorta, una specie di stampella

(…) Fare un osservazione sulla funzione inferiore di un’altra persona significa camminare sulle uova; si tratta di un argomento in cui la gente non sopporta la minima critica. Occorre un rite d’entree: aspettare il momento giusto, che l’atmosfera sia propizia. Solo allora con cautela, dopo un lungo discorso introduttivo, potremmo azzardare qualche leggera critica alla funzione inferiore. Se, al contrario investiamo la persona con le nostre critiche, questa rimarrà del tutto sopresa, faticherà a controllare le proprie emozioni e avremo rovinato tutto.

(…) I riti di passaggio vengono praticati ogni qualvolta si deve stabilire un rapporto con gli altri a livello della funzione inferiore.

(…) Il regno della funzione inferiore nasconde, un gran concentrato di vitalità. Tutto nel regno della funzione inferiore diventa eccitante, drammatico, ricco di possibilità positive e negative. La tensione è tremenda, sembra quasi che la funzione inferiore ci permetta di riscoprire il mondo. (…) La funzione inferiore porta a un rinnovamento della vita, se le permettiamo di occupare il suo legittimo spazio. 

(…) La vita non ha pietà per l’inferiorità della funzione inferiore. Questa è la ragione  per cui produciamo reazioni di copertura. Poichè la nostra reazione non è reale, non facciamo che prenderne in prestito una dal collettivo. Un tipo sentimento, quando è costretto a esprimere la propria funzione di pensiero, si compiace di sciorinare un sacco di frasi fatte o di pensieri che non sono i suoi veri pensieri. Questo succede perchè egli è obbligato a pensare velocemente, mentre il suo pensiero reale ha ritmi più lenti e gli manca quindi il tempo di elaborarlo prima di esprimerlo. 

(…) Nel dominio della funzione inferiore, l’individuo prova un senso di oppressione, di infelicità. (…) Qual’è la sua croce più pesante? Dov’è la sua sofferenza maggiore? Dove sente di continuare a battere la testa soffrendo le pene dell’inferno? 

Marie Louise Von Franz (1988). Trento: Edizioni Red, 2004. pp 19-45

 

 

 

Il lato concreto dell’ideale

Dualismo onda-particella della luce.

Tutta la materia è duale e cio significa che è sia onda sia particella.

Concretamente si può percepire solo come onda o solo come particella ma si può intuire e, si è osservato, che entrambe le condizioni accadono. (Esperimento della doppia feritoia e principio di complementarietà di Bohr.)

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Per partecipare al concreto è bene scegliere e sacrificare un po di intuito, avvicinandosi cosi alla proprietà duale della materia. Il concreto ha bisogno di sacrificare un po di dualità per riconoscere i due opposti. E cosi i due lati della percezione: intuizione e sensazione.

L’intuito per calarsi alchemicamente a terra (cosi’ in alto cosi’ in basso) deve sacrificare un po dalla sua non dualità, e la sensazione per elevarsi un po, ha bisogno di sacrificare un po della sua dualità.

C’è molta piu sensazione attualmente che intuizione, ma entrambe sono realtà.

Una più vicina al microscopico indagato dalla fisica quantistica (intuito) una piu vicina al macroscopico che segue le leggi della fisica classica. (Mi riferisco al paradosso del gatto di Schrödinger – sperando che non si usino piu gatti per queste cose-).

Ma credo che la natura umana risente di entrambe le leggi e questo sia applicabile alla medicina, oltre che alla psicologia (C.G.Jung).

E questo spiegherebbe perche vicino alla scienza concreta continuino ad esistere pratiche oracolari ancora oggi ridicolizzate, ma tuttavia consultate frequentemente in segreto.

La natura umana necessita di micro e di macro, di psiche e di materia, di astratto e di concreto anche se i due opposti non si possono esprimere nello stesso istante, ma si nella stessa casa.

 

Zaira Cestari

L’introversione non è associalità o malattia

Introverso non è associale o malato.

C’è moltissima letteratura ormai a proposito dello stile di educazione nutrito, e nutriente, per il tipo di mondo nel quale viviamo. Già con questa frase manifesto la volontà di introdurre il tema dei “tipi”. In questo campo, parlando di educazione, non intendo entrare nella sfera di competenza antropologica, comparando società monoteistiche con quelle animistiche, e luoghi dove la corsa tecnologica predomina, con paesi ove lo stile di vita non ha scelto la tecnologia. Parlo di tipi di mondi, dal punto di vista psicologico, ove un tipo di sguardo ha collettivamente predominato su di un altro.

Già Jung con il suo testo Tipi Psicologici approfondisce il problema dei tipi nella storia dello spirito, nella poesia e nella letteratura e  nella filosofia

Proiezione della caratteriologia nello zodiaco, vetrata.

Proiezione della caratteriologia nello zodiaco, vetrata.

Non è raro sentire la lamentela di come il modello educativo ancora vigente non vada bene.

Le lamentele, così come i sintomi, esprimono, più inconsciamente rispetto ad un assunzione di responsabilità più attiva,  esigenze di cambiamento. Il modello educativo spesso manifesta il tipo psicologico dominante in una data società. Quando esso non risponde più ai bisogni, si pongono a mio avviso due serie di problemi: il fatto che il collettivo e dunque ciò che è valido collettivamente tende a cancellare dalla coscienza ciò che da esso differisce;  e il fatto che più l’alternativa è rimossa, in ombra,  più il movimento di cambiamento è violento. L’inconscio che vuole manifestarsi esprime i suoi contenuti in modo autonomo, senza la collaborazione della coscienza: il modello smette di funzionare, non è più in contatto con il contesto al quale vuole applicarsi e il contesto  stesso inizia a produrre forme diametralmente opposte al modello.

Jung studiò e diffuse i concetti di introversione ed estroversione; questi termini sono entrati a far parte del linguaggio comune. Purtroppo lo spirito con il quale Jung approfondì la tipologia, ovvero osservare la differenza  e vivere con una coscienza che si confronta continuamente con cio che è da lei differente, con ciò che c’è nell’inconscio, non entrò a far parte del collettivo che invece ha assunto, anche in ambiti colti, questi termini dal punto di vista psicologico dominante: non osservare e accogliere le differenze, bensì innalzare ciò che è dominante e relegare nell’ombra ciò che non lo è.

In una cultura  tesa al materialismo, al trionfo dell’uomo sulla natura,  al qui ed ora ( e su questo scriverò in seguito) l’estroversione e la sensazione sono ciò che è visto come sano e bello. Per contro l’introversione è entrata nel linguaggio comune come qualcosa di malato. Nelle classificazioni psichiatriche e psicologiche americane, che hanno grande influenza anche negli atenei e negli ambienti culturali italiani, l’introversione è spesso un criterio per valutare la deviazione dalla norma e quindi la patologia.

Ma la cosiddetta patologia viene in parte, dalla repressione della propria personalità, la cui accettazione è il primo passo per accedere ad un essenza più ampia, più integrata. Cosi come il movimento femminile, e la ancora attuale rabbia femminile nei confronti del maschile nasce da secoli in cui il femminile è stato una sorta di ombra del collettivo, così, ma in forma differente, l’introversione presente a livello individuale, per una distorsione collettiva viene represso, portando cosi ad una distorsione della personalità individuale..

Dall’altra parte il disagio di chi ha una personalità di natura principalmente estroversa si nega la possibilità di integrare nella coscienza quella parte introversa, per la forte identificazione con i valori collettivi dominanti.

La psicologia analitica (junghiana) non si pone infatti come therapeia, ma come qualcosa che aiuta l’individuo a ricontattare, attraverso il processo individuativo, la propria natura. La via per giungere al Sè, la totalità psichica avviene attraverso il riconoscimento di varie parti di sè e la differenziazione di e da questa stesse parti: il centro è piu della somma di queste parti.

Spesso i pazienti che incontro, ovvero le persone la cui sofferenza è cosciente, hanno una personalità prevalentemente introversa ma distorta. In questo caso si crea proprio una scissione tra mondo interno e mondo esterno, e il complesso legato a questa scissione si manifesta con stati motivi intensi, legati principalmente ad un senso di insicurezza,  scarsa appartenenza, bisogno forte di accettazione. Ciò che è avvertito come nutriente è anche vissuto con ambivalenza: il mondo interno diventa esclusivo, non viene mai condiviso, viene nascosto portando l’individuo a manifestarsi all’esterno con un Falso Sè, con il quale tenderà progressivamente ad identificarsi, sentendolo quindi come distante da un vero nutrimento, da ciò che gli dà piacere ed energia.

Non c’è più un armonica alternanza tra sistole e diastole, non c’è più un flusso di elaborazione del mondo tra esterno ed interno e viceversa.

Il titolo di questo articolo mi riporta all’intenzione principale di questo frangente. Si inserisce al’interno della spinta a diffondere la conoscenza e la coscienza dell’esistenza di differenti coordinate psichiche, che portano i confini psichici a farsi flessibili e promuove  il “turismo” verso altri lidi psicologici, interni ed esterni, ma il nodo principale, qui,  è l’introversione. Che cos’è? come si esprime? quali sono le sue peculiarità?

Pare che molte delle categorie diagnostiche per indicare una psicopatologia si riferiscano a esigenze inconsce introverse che premono la coscienza per essere considerate e ascoltate. Nella citazione che pongo in seguito, Lenore Thomson accenna all’esigenza che molte persone esprimono,  di avere uno spazio esterno tranquillo a livelli diversi, ma tutti sembrano rispondere alla possibilità di creare spazi con poche stimolazioni ( visive, sonore, etc.), al fine da poter permettere all’introverso, di esprimere anche le sue parti estroverse.

In genere, gli Introversi si sentono più a loro agio quando l’ambiente è in perfetta sintonia con ciò che sentono di essere; in quei casi potranno sembrare dei perfetti Estroversi. Per esempio quando la situazione esterna è delimitata chiaramente e congeniale alle loro esigenze (una cena tra amici, un’ora di lezione in classe, una predica dal pulpito), saranno espansivi ed aperti, e non la finiranno più di parlare. Questo a rigor di termini corrisponderebbe a un comportamento Estroverso, ma in realtà non lo è. L’Estroversione ci spinge ad adattarci alla realtà esterna, mentre l’Introverso, in genere, è contento se la situazione esterna si adatta al suo mondo interno.

 Lenore Thomson, Il libro dei tipi psicologici.

 

Ripensiamo ora, alla luce del passo citato qui sopra, a come poniamo uno sguardo ben direzionato dalla scala di valori collettivamente vigenti, su come pensiamo e definiamo la persona ossessionata (gia questo termine pone l’attenzione su ciò che devia dalla norma, invece che sul bisogno inconscio di manifestare qualcosa che preme per essere vissuto) dall’ordine, dalla pulizia, alla persona molto emotiva in situazioni di folla, all’agitazione psicofisica in situazioni mondane, o all’apparente remissività, o ancora alla tendenza al controllo di quanto accade esternamente. Tendenzialmente queste manifestazioni, e il linguaggio già denota il giudizio, sono collettivamente viste come qualcosa che ha a che fare con una complessualità psicologica, con una psicopatologia o con un disagio all’adattamento.

Ma è veramente sbagliato non adattarsi? forse è solo l’opposto di un eccessivo adattamento.

Riporto un aneddoto: stavo scegliendo casa. La scelta si era ridotta fra due opzioni entrambe molto buone ed entrambe centrali. Ma una delle due era in una zona molto traqnuilla, mentre l’altra stava tra la ferrovia e una strada molto trafficata. Nella seconda entrai varie volte per verificare quanto l’inquinamento acustico fosse elemento non trascurabile. Non riuscivo a scegliere. Ma mi aiutò l’agente immobilare, che mi disse, a proposito della casa della ferrovia: “con il tempo ti abituerai”. Si accese in me la consapevolezza che già mi ero adattata a vivere in una città, ma abituarmi a qualcosa di velenoso non era certo un movimento di consapevolezza. Scelsi facilmente per l’altra.

Ritorniamo a quelle manifestazioni di disagio sopra accennate. E se l’ossessione per l’ordine fosse un bisogno di avere un esterno poco confuso, al fine da permettere all’introverso di esprimere i suoi contenuti all’esterno? E se la tendenza a controllare fosse una via per riuscire a bilanciare l’introversione con la spinta all’esterno? Allora il controllare sarebbe un concedersi in modo programmato, momenti di socialità e di vita esteriore. E se la remissività fosse un non colludere con le tendenze estroverse alla proiezione sull’Altro? E se l’emotività fosse un lasciarsi andare al contatto con l’esterno ma senza l’appoggio dell’abitudine a farlo, come se fosse quindi una genuina e primitiva espressione del piacere della condivisione?

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Foto di scena dal film “Il favoloso mondo di Ameliè” , 2001

Tutto ciò parla sì, della parte psichica meno sviluppata della persona principalmente introversa,  di quella parte che si comporta in modo autonomo, non consciamente. Ma collettivamente è questa stessa ombra che viene sottolineata, portando a mettere un velo sulle qualità introverse di questi individui. Le difficoltà estroverse che si notano in introversi estremi sono viste come patologie. Ma accade il contrario?

Proviamo  a metter luce su ciò che è visto normale, e su ciò che è esaltato come sano: arrivare un pò ritardo, dire tutto ciò che si pensa, esprimere la propria opinione sempre e dovunque, avere una stanza disordinata, non avere la giornata programmata, avere tanti amici, uscire spesso e viaggiare molto. etc etc. Nessun dubbio??

Non so se la mia è pigrizia, o come si direbbe in Campania “cazzimma”, ma non voglio terminare questo articolo rispondendo a questa domanda. Forse una domanda lasciata a aperta può generare riflessione.

Il dubbio può essere gia una prima porta verso se stessi. Verso un avventura interiore. L’introverso ama il viaggio interiore e per far questo, troppi stimoli esterni costituiscono un disturbo. Una casa ordinata può essere un luogo quieto ove esprimere l’avventura interiore. L’introverso ama la solitudine, ma sa che è sano avere un po di vita estroversa, ma questa la programma, la studia e per questo appare rigido. L’introverso ama rapporti profondi e questo non può avvenire su vasta scala.

In un collettivo estroverso, l’introverso ha esperienza di estroversione, a rischio di distorcere le sue preferenze in fatto di approccio alla vita, sentendosi spesso, in virtù di questa distorsione,inadatto, malato, sbagliato. Venire a patti con gli stimoli esterni è visto come indice di disturbo, di disagio. In effetti è in qualche modo così, ma non diversamente da quanto avviene al polo opposto. La proiezione di disagio sopravvaluta di molto quindi il versante patologico di queste persone.

Al polo opposto, per gli individui di personalità prevalentemente estroversa, eliminare le distrazioni del mondo interiore è qualcosa di sano. Non permettere al mondo interno di disturbare la vita esterna è collettivamente sostenuto e professato anche da nuove forme di spiritualità e di filosofia della crescita spirituale. Condividere è spesso la regola fondamentale.

Da un punto di vista introverso so che la vera condivisione emerge solo quando mi sono permessa una lunga introversione. Senza di essa la condivisione è sempre stata portata avanti da un Falso Sè.

La mia anima e la mia coscienza, ecco ciò che è il mio Sè, nel quale io sono contenuto come un’isola nelle acque, come una stella nel cielo. Così il Sè è infinitamente più vasto dell’Io. Amare se stessi dovrebbe significare amare questa totalità, attaverso la quale ameremmo l’umanità intera. E’ impossibile amare qualcuno se si odia se stessi.

(Jung, conferenze di Basilea, pp. 198, 199)

Quest’anno  (ciclo 2015/2016) a Pisa, la terza edizione delle serate junghiane tratterrà la tipologia psicologica. L’idea è nata dal vedere che il conflitto può essere affrontato e superato solo da una consapevolezza di diverse posizioni psicologiche e dell’accettazione della diversità, accettazione che riduce l’area del patologico. Per maggiori info, clicca qui:

La tipo-logia psicologica. Dalla concezione di pato-logia alla consapevolezza della differenza.

Zaira Cestari

La tipo-logia psicologica. Dalla concezione di pato-logia alla consapevolezza della differenza.

Commento al Seminario

“Dalla pato-logia alla consapevolezza delle differenze: la tipo.logia.” 28 ottobre 2015, Pisa.

“Quando ci interroghiamo sulla natura della coscienza, il fatto, meraviglia tra le meraviglie, che ci impressiona più profondamente, è che non appena avviene un evento nel cosmo, si crea simultaneamente un immagine di esso in noi, dove si sviluppa parallelamente, diventando cosi, cosciente.”

C,G.Jung, Conferenze di Basilea, p.44

Non so giudicare il seminario tenuto ieri sera al Teatro Lux, ma questa citazione vuole in parte esprimere ciò che mi sono portata a casa.

L’atmosfera era per me conflittuale: ambiente accogliente, persone partecipative e interessate, e accanto a tutto cio una distrazione continua data dalle persone che attraversavano il (in quel momento “nostro”) spazio per accedere al corso di inglese che si teneva nella saletta accanto.

Qual’era l’intento principale di questo seminario e delle serate junghiane che partiranno l’11 novembre? Quello di promuovere lo sguardo, l’osservazione, la coscienza. E quando la coscienza emerge le cose si illuminano e le differenze appaiono; le cose diverse iniziano ad essere accostate una all’altra e smettono di essere l’una l’ombra dell’altra.

Ebbene ciò che volevo affrontare si è incarnato: il conflitto si è palesato e si, lo vedo, appunto per questa sorta di “sincronicità”, un buon auspicio per queste serate, per il loro intento. l’attenzione del seminario si è in parte spostata su questo “inconveniente”. E domande sono sorte: è buona cosa affrontare il fastidio da dentro o da fuori? Accettare il limite del fastidio o sentire di aver ragione ad avere fastidio? quando si crea il conflitto? e quando viene superato?

I sintomi sono “simboli della trasformazione” (titolo Opere, V C.G.Jung) e quando si manifestano siamo, volenti o no chiamati al compito di divenire noi stessi.

Ringrazio Carlo Cantisani per la sua certosina ricerca musicale. I brani da lui presentati esprimono l’energia che ogni arche-tipo porta con sè, attirando ed evocando esperienze che ci accomunano.

Invito Carlo a postare sulla pagina Serate Junghiane la serie di brani ascoltati ieri. Grazie.

Mercoledi 28 ottobre 2015 ore 19.00-20.00, Piazza Santa Caterina 6, Pisa

Per le serate junghiane 2015/2016  

Seminario introduttivo alla Tipologia Psicologica: 

Dalla pato-logia alla consapevolezza delle differenze: la tipo-logia psicologica.

 

I conflitti ci sono, sempre. 
Tra sè e sè, tra le persone, tra gruppi, tra stati, tra credi politici e religiosi. 

Piazza Santa Caterina 6, Pisa

Piazza Santa Caterina 6, Pisa


Il conflitto non è stupido, il conflitto porta in se la difficoltà ad andare oltre a ciò che sappiamo bene e vediamo bene. Il conflitto parla della difficoltà e della paura dell’alterità. 

Il conflitto può essere un invito a osservare sè e il mondo un pò come le vignette di trova le differenze. Non c’è una vignetta migliore di un altra. Ci può essere una che ci piace più di un altra.  Cresciamo e coltiviamo quella che ci piace di più, mentre l’altra rimane piccola, bambina,  con le espressioni urgenti tipiche dei bambini: la fantasticheria romantica,  i bisogni di un corpo esigente che richiede soddisfazione immediata, pensieri enormi e autoritari, presentimenti agghiaccianti come se ci fossero qua e là mostri e streghe, per citare macrocategorie tipologiche.

Se concepiamo queste espressioni come malattie, con le relative categorie legate alla pato-logizzazione (pazzia, disturbo d’ansia, ossessione, depressione..) e come se concepissimo come malattia  l’essere bambino. Ma il bambino/a va amato/a e preso/a per mano. Solo così può crescere e interagire più democraticamente con il mondo.

 Zaira Cestari.

Serate junghiane 2015/2016

Mercoledi 11 novembre riprendono le serate junghiane. Questa terza edizione si differenzia dagli anni precedenti per due cambiamenti importanti: la sede e la modalità.

Si svolgeranno in una saletta del Teatro Lux, in Piazza Santa Caterina 6, Pisa. dalle ore 20.00 alle ore 22.00, generalmente il secondo mercoledi di ogni mese.  Per accedere a questa saletta è necessario passare dal palco principale, per cui non sarà possibile entrare dopo le 20.20. Nell’attesa sarà possibile godere dell’aperitivo del bar posto all’ingresso del teatro.

Quest’anno sarà all’insegna di un tema dominanteLa tipologia psicologica: la diversità fuori e dentro la psiche individuale. Ogni serata non avrà una conduzione identica: qualche volta leggeremo, qualche volta discuteremo, qualche volta sarà un piccolo seminario su questo aspetto, tenuto da me o da qualche ospite.

In particolare mercoledi 28 ottobre dalle 19.00 alle 20.00, nella sala principale del Lux, si terrà il seminario suddetto. Sarà un ora di studio introduttivo alla tipologia psicologica, sulle fondamenta di questo sistema di riferimento, sulla sua utilità per il proprio benessere e per il benessere della relazione.

 

Non esistono difficoltà che in ultima analisi non scaturiscano dall’interno di noi stessi

C.G.Jung

 

Brochures serate junghiane. Scarica qui.

 

L’altra metà della mela: l’introverso (traduzione di un articolo da “Quiet Revolution”)

” Venivo spesso chiamata “timida” quando ero piccola. Scommetto quanti di noi lo erano. I grandi gruppi di bambini mi rendevano ansiosa, e questo era un problema, perchè la scuola è qualcosa di conosciuto per i suoi grandi gruppi di bambini. Fuori da scuola, c’erano feste di compleanno con lotte, adunate rumorose da cercare di evitare. Niente mi faceva sorgere sintomi psicosomatici piu della frase “incontriamoci alla pista di pattinaggio”.

Con il passare degli anni cercavo di fare in modo di reprimere cio che gli altri percepivano come “timidezza”. Ho interiorizzato il concetto che sarei stata piu accettatata ad essere estroversa, cosi ho imparato ad essere una farfalla sociale e feci in tempo a sentirmi (una sorta) tale.

Cosi sono cresciuta e ho avuto un bambino, e si rivelò essere maldisposto alle feste come me.Io compresi da dove veniva, ma sarei stata bugiarda se avessi detto di essere stata a mio agio con ciò. Non ero a mio agio con me stessa, appunto; come avrei potuto abbracciare la natura di mio figlio?”

 

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    Immagine: Sheep Island, Ireland, agoust 2015, Zaira Cestari

 

Ho solo potuto rileggere in tempo i consigli di Priscilla Gilmann sul sito “Quiet Revolution“. E’ un dolce e sensibile invito a incoraggiare e stimolare un bimbo introverso (riservato) senza farlo sentire come un disadattato. Abbiamo bisogno di maggiori suggerimenti come questo: il suggerimento di rispettare il temperamento dei bambini, per sorreggerli invece che scoraggiarli, cosi da sollevarli da un senso di vergogna.” (traduzione mia dall’inglese all’italiano)


 

“I was called “shy” a lot when I was growing up. I bet many of us were. Large groups of kids made me anxious, which was a problem, because school is kind of known for its large groups of kids. Outside of school, there were birthday parties to contend with, rowdy gatherings to try to avoid. Nothing could cause me to break out into psychosomatic hives quite like the phrase “Let’s meet at the roller rink.”

As the years passed I managed to quash what others perceived as my “shyness”; I had internalized the notion that it was far more acceptable to be outgoing, so I acted like a social butterfly and in time came to (sort of) feel like one.

Then I grew up and had a child, and my child turned out just as party-averse as I was. I understood where he was coming from, but I’d be lying if I said I was totally comfortable with it. I wasn’t even comfortable with myself at that point; how could I embrace my kid’s nature?

If only I could go back in time to read Priscilla Gilman’s advice column on Helping Your Quiet Child Navigate Social Settings. It’s such a gentle, sensible take on encouraging and challenging a quiet kid without making them feel like they’re a bad fit with the world. We need more advice like this: advice that respects children’s temperament, that builds them up instead of breaking them down, that takes shame out of the equation.”

http://www.quietrev.com/

 

Serate junghiane 2015/2016

Commento alla serata del 25 maggio

Ieri sera abbiamo festeggiato l’ombra, la ferita, la bellezza della diversità che è possibile solo grazie alle crepe, ai ritmi, ai salti. La perfezione è stasi. E’ una pausa verso l’ulteriore trasformazione. L’ombra, il diasgio, il crollo, la crisi è quel momento dove le cose si creano. Occuparsi dell’ombra è come coltivare un humus nero per fare nascere la biodiversità.

Per onorare questi processi, oltre a un brindisi e a dolci vegani fatti da Clorofilla Veg and Bio, abbiamo avuto una sorpresa musicale: da Volterra Thomas Santarsiero con il suo duo d’improvvisazione: Didgeridoo e campanellini dal mondo.

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Gli aborigeni d’Australia nei secoli non hanno mai smesso di utilizzare il didgeredoo. Popolo in stasi, che non si evolve? O popolo che si trasforma interiormente? Questo strumento è ricavato dal cavo che le termiti lasciano negli alberi. Questo strumento è frutto di una trasformazione.  Ma cosa non lo è? Anche le pietre lo sono. Le roccie, le montagne, le dune, la sabbia. Allora preciso il mio lessico e dico che, la particolarità del didgeredoo è che è’ colto come trasformazione e non come deficit o scarto. Questo strumento amplifica suoni formanti, trasformanti. I suoni che ci ricordano le origini della coscienza. Dove c’è il vuoto, la ferita o chiamamolo pure deficit, errore, etc,c’è attiva una funzione formante, trasformante, che cresce raipidamente. Siamo ai gorgoglii della vita. La vita nascente. Le vibrazioni che lo strumento amplifica paiono arrivare da quello stato della coscienza che inizia ad approcciarsi al mondo attraverso l’acqua. Sono suoni e vibrazioni che colgono uno strato archetipico prenatale e preterreno. Uno stato al confine tra finito ed infinito.

Quest’anno il ciclo delle serate junghiane si è concluso in modo direi gnostico, ovvero intriso di vita, grazie al duo di Thomas e al didgeredoo, ma grazie anche ai partecipanti che mi hanno decisamente aiutata a rendere le serate qualcosa di autentico, aperto all’inconscio, alle immagini e a ciò che è inferior.

Grazie, arrivederci ad ottobre con il ciclo Jung e le Neuroscienze di frontiera.

Zaira Cestari

CLICCA QUI per la serata del 25 maggio, serata di chiusura del terzo ciclo, “la tipologia psicologica”: Ombra e Trasformazione.

Commento alla serata dell’11 maggio

Percorsi junghiani di vita e di cura: riflessioni cliniche su narcisismo e anoressia

I problemi patologici con quali chiunque può imbattersi non hanno probabilmente nulla a che vedere con il quadro clinico, ma è essenzialmente un espressione di quel preciso carattere.

Come è difficile uscire dalle strutture collettive e diventare sé, inventarsi e trovare altre strade. Percorsi junghiani di vita e di cura: la lettura del volume ci immerge in questa dimensione e ci da un esempio di ciò.

“A sei anni avevo chiaro che in famiglia dovevo rimanere il meno possibile.

Avvertivo spesso un senso di struggimento, di inquietudine, di noia che sentivo un po’ miei, molto miei ma anche rimandatimi dai diversi componenti familiari.”

Estratto dalla biografia di Mario Mengheri
Mercoledi  c’è stata la presentazione del suo ultimo volume ” Percorsi junghiani di vita e di cura. Riflessioni cliniche su narcisismo e anoressia”, contente per l’appunto, la riflessione intorno a due casi clinici, di anoressia e narcisismo.


L’individuazione, ovvero il divenire se stessi è una spinta spesso avvertita con disagio e proveniente dal disagio. Il compito dell’individuazione chiama tutti, in modo più o meno chiaro, più o meno violento, più o meno riconosciuto. La vita è la via dell’individuazione e se la madre e in senso più lato la famiglia, simboleggia quel calore da cui si origina quella stessa vita, l’individuazione richiede necessariamente un rivolgere la coscienza verso quel primigenio legame con la madre e con tutto ciò che è madre, famigliare. Dove c’è coscienza c’è differenziazione, separazione psichica, nonostante l’inscindibile legame. Essere sè stessi significa in primo luogo rinunciare alla protezione dell’identificazione.

Mario mercoledi sera ci  ha parlato del suo iter, e di come anoressia e narcisismo siano esempi di come le ferite siano gli abissi da cui scorgere quel profondo in cui si cela la totalità del Sè.

Serata del 11 maggio 2016, cliccami!

Commento alla serata del 20 aprile 2016

Ieri abbiamo toccato con l esperienza la funzione del fare anima e l immaginare i processi psichici che accadono al di la della nostra volontá. Immaginare forme e funzioni, ci permette di muoverci nel mondo delle forme imaginando. Mettere forma nell energia crea energia nella forma. Vivere diviene un immaginale che trascende la cesura che divide funzionale e dusfunzionale. Il concetto di disturbo perde la sua connotazione negativa, senza sganciarsi dall esperienza del dolore, ma anzi svelando il senso del dolore.
Ed ecco che l invenzione della tragedia e della drammatizzazione diviene ai nostri occhi esperenziali come un tesoro di inestimabile valore.

Ringrazio Paolo Minerva per aver visto in questo spazio delle serate junghiane un terreno fertile per la drammatizzazione immaginale.

E ringrazio i partecipanti per aver aperto le porte del proprio mondo interno.

La prossima serata sarà l’11 maggio con la presentazione di un libro inedito. A breve l invito.

Buona giornata, con l augurio che il vivere possa contattare una dimensione poetica.

 

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Per la serata del 20 aprile 2016 cliccami!

Mercoledi 16 marzo, ore 20.30 Cantiere S. Bernardo, via Pietro Gori, Pisa

Torna la

Serata junghiana,

la 4a del terzo ciclo.

Questa volta ci addentreremo in quelle tendenze psichiche della coscienza, meno riconsociute dal linguaggio, proprio perchè non veicolano i loro messaggi mediante il linguaggio, ma mediante altri canali.

Sono tendenze, facoltà, caratteristiche che sono poco afferrabili dai concetti razionali. Per questo le definiamo “funzioni irrazionali”.

E’ una serata importante, più di altre, per lo stesso motivo per cui le cause per le minoranze fanno più scalpore, rispetto alle cause delle maggioranze.

In mezzo a noi ci sono tante persone che hanno represso o non hanno ancora potuto riconoscere queste funzioni irrazionali,per cui emergono senza che il pensiero o il nostro sistema di valori gli abbia trovato un posto, o rientrano nelle nostre categorie di ciò che è sbagliato, che non va bene. Diventano sintomi.

La psicologia complessa ( junghiana) percepisce il sintomo come portatore di cambiamento, quindi l’istanza più saggia di quel momento.

Ma queste funzioni non sono nemmeno sintomi: sono i lati oscuri di un collettivo che ha preferito le cosiddette funzioni razionali.

Entro queste ci sono quelle più accetatte e quelle piu svalutate.

Conosceremo allora le peculiarità della funzione sensazione e della funzione intuizione. Entrambe irrazionali, ma molto diverse tra di loro, opposte.

Vi invito a partecipare al fine di contribuire ad una vita che guarda dentro, alla propria natura, ove riconsce poi, fuori, la natura più vasta. Nè giusta né sbagliata. La natura. Saggia anche quando ci sembra senza senso.

Il significato più ampio è nella natura che non cerca un senso. Ce l’ha.

Serata gratuita di lettura e confronto.

Due ore.

Servizio Bar.

Vestitevi caldi: il Cantiere S. Bernardo è situato in una chiesa sconsacrata.

Per info:

cestarizaira@gmail.com

http://www.cestarizaira.info/serate-junghiane-2016/

Commento alla Serata junghiana del 10 febbraio 2016

Le serate junghiane non sono un’idea mia. E’ un’idea che ha usato me come canale espressivo affinchè l’idea prendesse forma viva.

Questa frase avrei potuto asserirla su mille altre cose e prima di averle sperimentate. Perchè sono una “tipa” intuitiva e di pensiero. Ma mi accorgo dall’osservazione di ciò che sta avvenendo negli ultimi mesi, che l’idea che “io” portavo con me e cercavo di metterla in pratica nella forma più fedele possibile a ciò che scaturiva da dentro, era già presente.

Alle serate sono giunte persone che ho sentito come se portino in grembo quell’idea. Poter riconoscere quello che avviene in noi senza giudizio, poterlo associare a qualcosa di umano e non solo di personale, porta alla pace dentro e fuori. Anche i conflitti possono essere visti come dei passaggi che portano le diverse parti e processi dentro di noi, ad esprimersi, a palesarsi. Vedere il conflitto come un espressione necessaria del processo di individuazione permette, in accordo con le vie di liberazione orientale, a disidentificarsi dal conflitto stesso e dalle parti in gioco nella “guerra”. Poter osservare se stessi come delle piccole stelle che concorrono a creare l’universo, permette alle stelle di poter brillare qualche istante senza la pretesa di essere altro.

Il cielo ci riporta all’infinito che non possiamo essere ma al quale apparteniamo.

La terra ci riporta all’evento che è il ciclo di nascita e di morte che permette a delle parti finite e peculiari di infinito di osservare il tutto.

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Ringrazio le piccole grandi stelle che incontro nel mio cammino e quelle che non incontro permettendomi di continuare ad immaginare l’infinito. Ringrazio inoltre il Cantiere San Bernardo per la pronta ed ampia ospitalità.

In questo link trovate i testi letti:

http://www.cestarizaira.info/esempi-di-tipologie-psicologi…/

Vi invito a iscrivervi al gruppo FB serate junghiane e/o alla mailinglist cestarizaira@gmail.com

Dalla prossima serata saranno disponibili dei video.
Per la prossima serata vi sarà comunicato giorno, orario e sede prossimamente sia per mail che su FB e su Google plus. Sarà circa a metà marzo.

Serata junghiana del 10 febbraio 2016

Mercoledi 1o febbraio ci addentreremo ancora più in profondità nel tema della volta scorsa: la differenziazione della coscienza.

Abbiamo scoperto o riscoperto che esistono diversi tipi di coscienza. Mercoledi andremo a leggere esempi specifici delle tipologie pure. Questo può essere un banale esercizio che ci aiuta però a distinguere due punti che da lontano sembravano un unica linea. Più individuiamo questi punti, più possiamo vedere che la loro presenza, di entrambi, crea una linea,  e da lì, potendo proseguire nel gioco, creano un cerchio, ovvero  quel simbolo che rappresenta la loro connessione.

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Jung ha iniziato questo lavoro distillando nell’alambicco delle sue osservazioni ed esperienze, 4 funzioni psicologiche che ci orientano nel mondo interno ed esterno. Ognuno se ne avvale in diverso modo e così esse si relazionano in differenti forme dando origine a mondi di vario colore e luce  (almeno 16 peculiari tipologie). Ogni mondo ha diritto di esistenza. Talvolta ci sono mondi che vogliono essere gli unici legittimi ed è questa la forma in cui queste 4 coscienze non collaborano armoniosamente. Dentro e fuori la psiche individuale. E nella psiche collettiva.

Leggeremo e dialogheremo passo passo motivati  scoperta di queste  diverse coscienze all’interno di noi e in relazione con chi ci è caro e con chi ci è estraneo. Conoscere la nostra forma ci permette di essere empatici e di essere coscienti dei nostri confini, che appunto confinano con l’infinito.

 

Mercoledì 10 febbraio 2016, ore 20.30- 22.30

Cantiere San Bernardo, Via Pietro Gori, Pisa.  (http://www.cantieresanbernardo.com/)

Potrete seguire le letture cliccando alla seguenti pagine: 1 e 2

Per info: cestarizaira@gmail.com

Commento alla serata junghiana del 13 gennaio 2016

ritornare sui propri passi significa approfondire

più l’esperienza si apre alla complessità più ci si addentra in profondità

Questo breve pensiero mi è stato necessario per iniziare a scrivere questo commento.

Le serate sono alla terza edizione, ma qualcosa di nuovo è iniziato. La fase preparatoria è forse terminata e ora il terreno per gli intenti iniziali ha cominciato ad essere vivo. Questo commento sarà quindi il primo nel suo genere.

Tenterò di mettere luce sulle cose affrontate con piu semplicità possibile al fine di vederne la complessità. Inserirò, tramite link e approfondimenti, accanto ad un commento che tenta di dare pensiero all’immagine complessiva della serata, anche qualche cosetta nozionistica utile a tutti, conduttrice compresa.

La piccola sala che sembra essere adibita ai retroscena del teatro, dell’espressione di ciò che avviene nella psiche, e della messa in relazione dell’individuo con altri individui ed oggetti, era piena, colma. Mi si è detto che siamo rimasti in 55, e circa una quindicina di persone se ne sono andate, mentre altre erano influenzate. Disposti a cerchio, lo sguardo era rivolto al centro. Servirà una nuova sala, ove disporci sempre a cerchio ma ove permettere a tutti di scegliere ove disporsi. Le serate junghiane, sebbene tutte le funzioni psichiche (vedi breve descrizione delle funzioni) possano esprimersi, si offrono come laboratorio interiore, ove convinzioni e credenze, valori, percezioni ed ideali, tutte espressioni delle funzioni psichiche e della propria equazione personale (la propria struttura della coscienza), si pongano in dialogo una con l’altra. Il cerchio  (Il Sè, la totalità psichica, composta da coscienza e inconscio) si rende visibile. Ognuno occupa un posto ma ognuno può vedere l’intero cerchio. Anche l’altra opposta parte esiste. Ed io (l’IO) la posso comprendere solo in minima parte. E quella minima parte è la misura che mi indica la relazione della mia coscienza (l’IO) con l’inconscio, con ciò che non conosco, che temo, che rifuggo o che mi affascina. Questa grande affluenza mi suggerisce che un archetipo (vedi glossario) si sta attivando.

Il teatro là fuori è bello, vitale, rumoroso o quieto, pieno e vuoto, ma non potremmo fruirne o nutrirlo senza un laboratorio, uno specchio, una sofferenza, un impegno e un approfondimento di ciò che fa il teatro, le azioni,i gesti e le espressioni. Nel mondo si parla di politica, di calcio, di scienza, di religione, di economia, di diritti, di guerra, di alimentazione, di pratiche spirituali e di crescita personale. Ma queste cose, sia per chi le fa sia per chi ne parla, riflettono la posizione psicologica di ognuno e della cultura che esprime. L’affluenza della serata di mercoledi mi parla di questa nuova immagine del mondo: il centro, il laboratorio, l’immersione, il guardare, il sentire, lo stare con ciò che non ha un nome preciso, con ciò che è sconosciuto dentro e fuori di noi. Guardare alla psiche come cardine di quello che accade anche nel mondo, riflette un movimento verso il centro. E questo è approfondimento, è ampliare la coscienza. Più si è al centro, in profondità, più si può vedere la complessità della superficie e della periferia.

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Siamo tutti all’inzio di questo processo. Epoche e culture che lavorano sull’interiorità sono già state viste nella storia dell’umanità, ma chissà che l’archetipo della coniuctio stia facendo capolino. La coniuctio parla della congiunzione degli opposti dalla quale nasce una terza cosa, quindi una terza visione, una nuova coscienza. E allora razionale e irrazionale possono inziare a essere visti entrambi come legittimi, importanti, utili, veri, possibili. La ricerca della verità  (funzione pensiero) e la ricerca della giustizia  (funzione sentimento) seppur espressione di principi opposti e quindi inconciliabili tra loro, possono essere entrambi presenti nel cerchio, così come la vita all’insegna della concretezza e la vita all’insegna dell’ideale possono smettere di considerarsi inferiori o patologici l’uno con l’altro. Il cerchio come immagine permette anche una certa circolarità dell’energia, una certa contaminazione, una crescita che è interiore, ma a livello inconscio si nutre di ciò che ci sta accanto. E allora quel che è accanto può bilanciare un pò ciò che è l’equazione personale, la posizione della coscienza, che meno è bilanciata tanto più è tipica ed è quindi patologizzante o vista come patologica.

L’esigenza di entrare nel vivo del principio delle serate junghiane, si è rivelato infine quando l’affluenza è stata molta. Quando al laboratorio sono confluiti diversi elementi chimici. Con solo aria, o con solo acqua, o terra o fuoco, non si fa un laboratorio, ma una bella respirata che puo bloccarsi in vista di un violento vento distruttivo, una bel mare che può se troppo, alluvionare, e cosi via per il fuoco che scalda ma brucia e la terra che sostiene ma sotterra.

E allora questi elementi si sono rivelati mostrando la loro funzione e caratteristica nei dialoghi. Una parola ha attivato una discussione che solo fra tanto tempo potremo vederne appieno la funzione di integrare coscienze differenti. Ho pronunciato la parola morte, per esemplificare qualcosa che in una società di sensazione estroversa (concreta ed esteriore,), è stato rimosso e temuto. Questo tema, in un ambiente creato da una coscienza  (intuitiva introversa) che incarna un pò l’opposto della coscienza sociàle in cui questa coscienza è cresciuta, è esploso con implicazioni filosofiche e speculative grandi e potenti ( archetipi, fisica quantistica, connessione inconscia delle persone) che si sono però dovute confrontare con dei sentimenti concreti che hanno voluto mostrarsi, rendersi visibili, stimolati da quella speculazioni intuitive e di pensiero che stavano prendendo possesso della sala, in virtù del sentirsi a casa, dato che l’ambiente delle serate junghiane ha sicuramente  un impronta più intellettuale che morale, e più ideale che concreta. Il dibattito è stato acceso ma aperto. Nessuno è uscito vinto o vincitore, se non l’intento stesso del progetto che dopo 3 anni ha visto a sua prima realizzazione. Ognuno ha un pò compreso l’altro punto di vista o comunque ne ha dovuto accettare l’esistenza e la presenza. Qualcosa, una nuova coscienza può ora nascere.

Si è forse così toccato anche l’intento della psicologia complessa di C.G.Jung, che tanto si è occupato di relazione tra razionalità e arazionalità, di introversione e di estroversione e di dialogo tra oriente e occidente, e di passato e presente e futuro. Abbiamo infatti affrontato il problema dell’oggettività e del soggettivismo, il cui confine è labile  e che diviene assoluto da un punto di vista estroverso, mentre relativo da un punto di vista introverso. I primi passi infatti del testo letto “Tipi Psicologici” di C.G.Jung, si addentrano nella disamina tra diverse concezioni all’interno della religione, della filosofia, e della poesia, di ciò che è reale e perseguibile. C’è un oggettività psichica e un oggettività dei limiti concreti della vita. Sono oggettività differenti, ma entrambi esistenti. La prima, che è vista oggi come soggettività,  è però tipica e atemporale, nel senso che non soggiace alle leggi del tempo, la seconda, quella che si confà ai limiti del livello concreto dell’esistenza, è molto mutevole a seconda del periodo storico. Vedere questo è la base del laboratorio alchemico ove la complessità può essere abbracciata ineteriormente e non più rifuggita e proiettata sull’altro da sè.

E così, un ideale, passando attraverso il pensiero (2 anni di valutazioni, commenti e analisi degli incontri) e sentimenti personali (mi sono affezionata alle serate moltissimo) è divenuto un pò concreto. Spero che questa avventura continui e che mi accompagnate in questo progetto ideale, affinchè prenda un pochino piede in questa cultura che ha molto bisogno di rinnovarsi.

Nel tempo nutrirò la pagina Tipologia psicologica ove inserirò passi letti e passi guida per questa avventura della scoperta delle varie coscienze, e dei vari mondi tipici che dimorano nello spirito del profondo.

La prossima serata sarà mercoledì 10 febbraio, alle ore 20.00, sperando di avere a disposizione una sala più capiente. Vi aggiornerò presto qui sul sito e tramite la newsletter. Continueremo la lettura e l’approfondimento di come si incarnano nelle persone le 4 funzioni vitali della coscienza.

Ringrazio tutte le anime presenti e quelle vicine con l’intento, per mostrare che esiste un reale nell’ideale, e un ideale nel reale.  

Zaira Cestari

 

Serata junghiana del 13 gennaio 2016

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Mercoledi 13 ci addentreremo nella differenziazione della coscienza. Ovvero nello scoprire o riscoprire che esistono diversi tipi di coscienza. Jung ha iniziato questo lavoro distillando nell’alambicco delle sue osservazioni ed esperienze, 4 funzioni psicologiche che ci orientano nel mondo interno ed esterno. Ognuno se ne avvale in diverso modo e così esse si relazionano in differenti forme dando origine a mondi di vario colore e luce. Ogni mondo ha diritto di esistenza. Talvolta ci sono mondi che vogliono essere gli unici legittimi ed è questa la forma in cui queste 4 coscienze non collaborano armoniosamente. Dentro e fuori la psiche individuale. E nella psiche collettiva.

Leggeremo per poi poter iniziare, nella serata stessa, una scoperta di queste coscienze all’interno di noi e in relazione con chi ci è caro e con chi ci è estraneo. Conoscere la nostra forma ci permette di essere coscienti dei nostri confini, che appunto confinano con l’infinito.

Mercoledi 13 gennaio ora 20.00-22.00, Teatro Lux, Piazza Santa Caterina 6, Pisa.

INGRESSO GRATUITO, CONSUMAZIONE CONSIGLIATA

Commento alla serata junghiana del 9 dicembre 2015

In risonanza con il motore che, mio malgrado, mi ha portato a pensare alle serate junghiane e a ripensarle come laboratorio ove fare esperienza della differenza, attraverso le letture sulla tipologia psicologica ( Ieri: C.G.Jung, Tipi Psicologici, Paragrafo “L’atteggiamento introverso”; Lenore Thomson, Il libro dei Tipi Psicologici, pp 124-130 , Astrolabio 1999), hanno attivato la riflessione psicologica, che trascende la comprensione intellettuale.

I movimenti di identificazione, confronto, rispecchiamento, hanno messo in circolo una condivisione di sè che è quel fare anima di cui parla Hillman.

La tipologia psicologica, già l’intuizione di Jung di approfondire il problema dei tipi ad un livello sia individuale che collettivo, sebbene serva a dividere, riconoscere e classificare e porta alla differenziazione della coscienza, è un fare anima. Veder la differenza è mettere in relazione. Parlare della differenza, porta con se i vissuti e l’esperienza della differenza.

In particolare la serata di ieri che partiva dall’introversione, ha portato nel gruppo il dramma attuale dell’introversione: la leggittimità. Soggettività è opinionismo? Questo è il punto di vista di un estroversione che non accetta l’opposta tendenza introversa. Anche un’introversione assoluta, che non accetta nessuna oggettività esterna e butta nell’ombra qualsiasi movimento estroverso, porta a un eccessiva soggettivizzazione della coscienza, ma la parola opinionismo,chiaramente denigratoria, è traccia di quell’estroversione che vede come unica realtà valida, quella esterna oggettiva. Il mondo interno (ove tra l’io e l’oggetto esterno, c’è il Sè, ovvero la psiche, la totalità psichica), è reale tanto quanto la realtà esterna.

Entrambe le realtà, quella del soggetto e quella dell’oggetto sono relative perchè soggette entrambe al mutamento (Eraclito), ma riferite all’uomo, sono entrambe valide. Una più riferita alla validità delle esperienze archetipiche, che trascendono un determinato periodo storico, una più riferita al tempo della vita fisica. Una natura più introversa è portatrice di quelle immagini archetipiche che trascendono le epoche. Individui più introversi hanno forse il compito di testimoniare questa ricchezza interiore della psiche oggettiva: il soggetto umano, lo spirito del profondo (Liber Novus, C.G.Jung). Individui più estroversi sono invece portatori della consapevolezza di quello che è manifesto in quel momento, e hanno forse il compito di testimoniare lo spirito del tempo (Ibidem).

Immagine presa dal web. Fotografia di un particolare del muro Tra lo stato di Israele e la Striscia di Gaza.

Immagine presa dal web. Fotografia di un particolare del muro Tra lo stato di Israele e la Striscia di Gaza.

Il risveglio introverso, in una società prevalentemente estroversa come la nostra in questa epoca, è una necessità che non può prescindere dall’urgenza del dialogo con il diverso. Se l’introverso si è alienato da se stesso, deve prima tornare a casa, deve incontrare se, dopo aver incontrato l’altro. Se l’estroversione ha bisogno di dare spazio al soggetto  e quindi alla possibilità che esista un altro diverso, l’introversione ha bisogno, ora, di approfondirsi e di darsi legittimità come lo riesce a dare all’estroversione ( proprio perche dall’esperienza di una realtà soggettiva, è più pensabile e accettabile che esista altro e quindi una realtà diversa da quella esperita). Una troppa introversione può essere segnale di un violento ritorno a casa e di una necessità urgente di difendere la propria realtà soggettiva. Un troppo soggettivismo è pericoloso per sè e per gli altri, proprio per questo la legittimità della realtà soggettiva, che le permette di esistere senza difendersi nè giustificarsi, è una necessità urgente dell’economia psichica sia individuale che collettiva.

Ho scordato di invitare i  nuovi partecipanti nella rete internet (mail, gruppo facebook e il presente sito). Tutti i commenti sono ispirati dalla presenza e dalla partecipazione degli individui che creano ogni volta un gruppo e un’esperienza diversa.

Ringrazio tutti e invito tutti a dare qualsiasi contributo: commenti scritti, semplici parole, immagini, musica,…

Ringrazio il Teatro Lux per l’ospitalità e per l’attenzione ai lamenti espressi rispetto alla serata di novembre (troppo rumore dall’altra sala). Ieri ci è stato garantito calore e intimità.

La prossima serata sarà mercoledi 13 gennaio alle ore 20.00, Teatro Lux, Piazza Santa Caterina 6, Pisa.

Zaira Cestari

 

 

Serate junghiane 2015/2016, terza edizione

Teatro Lux, Piazza Santa Caterina 6, Pisa

Mercoledì 9 dicembre 2015 ore 20.00-22.00

SERATA DI LETTURA SUL TEMA DELL’INTROVERSIONE

guida

immagine tratta dal web sul sito www.lateladicarlotta.com

scrive Jung (Tipi psicologici, 1921):

Trascurare, ignorare il fattore soggettivo significherebbe mentire, negare che dubitiamo che sia possibile raggiungere la conoscenza assoluta.

Se lo facessimo imboccheremmo la via del vuoto e insulso positivismo che ha imperversato all’inizio del XX secolo, e peccheremmo d’immodestia, di quell’immodestia mentale che è l’anticamera della durezza affettiva e della prepotente e ottusa presunzione.

Sopravvalutando la capacità di consocenza oggettiva rimuoviamo l’importanza del fattore soggettivo, cioè il valore del soggetto.”

Letture di C.G.Jung, Marie Louise Von Franz, Lenore Thomson.

PER INFO:

www.cestarizaira.info/serate-junghiane-2016/

cestarizaira@gmail.com

o

info@teatrolux.it

P.S. Il problema del rumore dovrebbe essere più contenuto rispetto alla volta scorsa. Cmq sia questo “ostacoluccio” si risolverà definitivamente a breve. Non abbandonateci soli tra le grida battagliere del gruppo musical al piano di sotto!!!

Commento alla serata junghiana del 11/11/2015

Sono contenta.
Serena si, ma qui parlo proprio di contentezza.
L’essere contenti ha a che fare con l’emozione e l’emozione emerge quando qualcosa per noi difficile, nasce e prende vita. L’emozione sta laggiù. dove siamo bambini.
Questa è un emozione positiva in virtù del fatto che ciò che era difficile era qualcosa, per me, auspicabile,un desiderio.

Che cosa è avvenuto?
Nonostante il disagio della stanza (pare che il rumore sia qualcosa con cui dobbiamo confrontarci, e forse, potremmo prenderlo come esempio costante per addentrarci nella difficoltà a dialogare con qualcosa di diverso da noi, un qualcosa che impedisce lo svolgimento perfetto di ciò che la coscienza vuole), si è forse manifestata l’anima di questo progetto.

Partire da sè ed aprirsi al dubbio, all’altro, al difficile, al mai pensato e porre la coscienza in uno stato di ascolto al di più da lei, all’oltre da lei, a cio che la mette in uno stato di di meno.

La bellezza delle parti del testo lette ieri sta nell’anima che le ha create. Un anima che mette in relazione. Che guarda alla vita e alle sue manifestazioni senza la paura nè di privarla del suo mistero, e senza la paura di perdere vecchi significati.
Sono frutti coltivati da Jung che a sua volta ha lasciato dei semi che forse stiamo iniziando a concimare, a prendercene cura.

Siamo tutti connessi, nel tempo e nello spazio. Esiste un tempo e uno spazio definito, ma anche una continuità, che rende tutto ciò che avviene pregno di senso.

Raccogliere la storia delle persone, gli anedotti, i grandi fatti e osservare essi come milioni di pietre diverse nel letto di un fiume, ci permette di entrare in uno stato di dia-logo tra noi, essere individuali e definiti, con il tutto da cui veniamo ed a cui torniamo.

Grazie a voi, grazie a Jung e grazie alle anime che mi hanno accompagnato fino qui.

Mi auguro che il rumore non spaventi e che questo viaggio continui il 9 dicembre, alle 20. Tuttavia mi impegnerò per migliorare le condizioni del luogo che ci accoglierà.

Lascio qui qualche frase-chiave letta e raccolta ieri sera.

” Come dimostra la biologia generale, le due vie [estroversione e introversione], sono entrambe percorribili e i due tipici atteggiamenti a modo loro portano entrambi al successo. Ciò che l’uno realizza intrattenendo molteplici rapporti, viene raggiunto dall’altro mediante un monopolio”

C.G.Jung, Tipi Psicologici,p. 263

Questo, come altre letture è stato spunto per un osservazione più profonda di ciò che spesso sono nostro cruccio odierno: le relazioni sentimentali (d’amore e d’amicizia). Una relazione tra persone affini è vista come narcisistica dagli estroversi. Una relazione tra opposti è vista come dipendenza dagli introversi. Ma le relazioni sono sempre vie per giungere a sè. C’è chi ha bisogno di conoscere il mondo perchè è stato dentro casa ( qui non intendo l’introverso ma colui, i cui certi aspetti della sua natura non sono stati distorti dall’ambiente)e andrà cosi alla ricerca di parti diverse dalla sua coscienza, e c’è chi è stato fuori casa (no perche sia estroverso, o introverso, ma perche l’ambiente ha esercitato su di lui un influenza tale da distorcere la sua natura) e ha bisogno di trovare la strada per casa, cosi avrà bisogno di relazioni con persone simili, che lo rispecchiano.

Queste vie si possono alternare nel corso di una vita, poiche siamo esseri complessi, la cui via passa attraverso l’ìintegrazione di parti molteplici e ricche di sfumature. Gli estremi sono sempre espressione di una scissione tra bianco e nero, tra notte e giorno. Una relazione equilibrata non è ne dipendente nè di simbiosi narcisistica, ma spesso l’equilibrio avviene solo dopo aver sperimentato gli opposti.

“Più la coscienza si rifiuta di conoscere le energie delle tendenze dell’inconscio, più queste oppongono resistenza alla rimozione; perciò quando non vengono riconosciute affatto cessano di essere compensatorie per diventare distruttive. E cessano di essere compensatorie precisamente quando raggiungono quella profondità che corrisponde a un livello culturale che è del tutto incompatibile col nostro. A partire da questo momento le tendenze inconsce formano un blocco che contrasta sotto ogni aspetto l’atteggiamento della coscienza, un blocco la cui esistenza porta ad un conflitto aperto”

C.G.Jung, Tipi Psicologici, p. 269

Ogni sintomo è simbolo di ciò che non è conosciuto dalla coscienza. Ogni sintomo è l’urlo di un bambino che non ha parole per esprimersi e per questo, se non percepito sottilmente, fatica ad essere pienamente compreso dall’adulto, del quale necessita cura ed attenzione. Il conflitto è l’urlo di due parti. Se anche il genitore urla, non è la voce dell’adulto che emette quel suono, ma la parte rimasta bambina che ancora esige attenzione. Insomma un sintomo nel sintomo. Un simbolo nel simbolo. Un’espressione nell’espressione. Vita che reclama vita.

Molto altro è emerso, ed è per questo che invito chi ha partecipato a lasciare commenti, ricordi della serata e riflessioni aggiunte. 

Ringrazio particolarmente Carlo Cantisani per la ricerca musicale e per l’impegno costante nell’ascolto di ciò che alle serate avviene. Carlo metterà nel gruppo FB Serate junghiane, le musiche scelte e che non abbiamo potuto ascoltare a causa del gruppo musical che si esibiva nella stanza sotto a noi.

Continuiamo l’avventura mercoledì 9 dicembre alle 20.00, vi aggiornerò in che sala del Lux lo faremo o in quale altro luogo. 

Serata junghiana 11 novembre 2015

Descrizione generale dei tipi 

In seguito al seminario del 28 ottobre, seminario di presentazione della tematica di questa terza “edizione” delle serate, la tipo-logia psicologica come modello alternativo alla visione pato-logica, inizieremo le letture da testi chiave.
L’11 novembre leggeremo pagine scelte al fine di affrontare la descrizione generale dei tipi e delle dinamiche intrapsichiche meglio comprensibili grazie a questa mappa studiata da C.G.Jung.
Le serate, questa compresa, sarà corredata dalle musiche scelte dal filosofo e musicista Carlo Cantisani. La fruizione musicale ci permetterà di contattare la tipologia nella nostra psiche, oltre che per via intellettiva, verbale, e conscia anche per via inconscia e percettiva.
Alla fine della serata avanzerò proposte per l’incontro di dicembre e democraticamente, sceglieremo.
Vi aspetto mercoledi 11 novembre ore 20.00, Cinema Teatro Lux, Piazza Santa Caterina 6. Pisa.
Oltre le 20.30 non sarà più possibile entrare. La serata finirà alle 22.00.

Commento al Seminario

“Dalla pato-logia alla consapevolezza delle differenze: la tipo.logia.”

28 ottobre 2015, Pisa.

“Quando ci interroghiamo sulla natura della coscienza, il fatto, meraviglia tra le meraviglie, che ci impressiona più profondamente, è che non appena avviene un evento nel cosmo, si crea simultaneamente un immagine di esso in noi, dove si sviluppa parallelamente, diventando cosi, cosciente.”

C,G.Jung, Conferenze di Basilea, p.44

Non so giudicare il seminario tenuto ieri sera al Teatro Lux, ma questa citazione vuole in parte esprimere ciò che mi sono portata a casa.

L’atmosfera era per me conflittuale: ambiente accogliente, persone partecipative e interessate, e accanto a tutto cio una distrazione continua data dalle persone che attraversavano il (in quel momento “nostro”) spazio per accedere al corso di inglese che si teneva nella saletta accanto.

Qual’era l’intento principale di questo seminario e delle serate junghiane che partiranno l’11 novembre? Quello di promuovere lo sguardo, l’osservazione, la coscienza. E quando la coscienza emerge le cose si illuminano e le differenze appaiono; le cose diverse iniziano ad essere accostate una all’altra e smettono di essere l’una l’ombra dell’altra.

Ebbene ciò che volevo affrontare si è incarnato: il conflitto si è palesato e si, lo vedo, appunto per questa sorta di “sincronicità”, un buon auspicio per queste serate, per il loro intento. l’attenzione del seminario si è in parte spostata su questo “inconveniente”. E domande sono sorte: è buona cosa affrontare il fastidio da dentro o da fuori? Accettare il limite del fastidio o sentire di aver ragione ad avere fastidio? quando si crea il conflitto? e quando viene superato?

I sintomi sono “simboli della trasformazione” (titolo Opere, V C.G.Jung) e quando si manifestano siamo, volenti o no chiamati al compito di divenire noi stessi.

Ringrazio Carlo Cantisani per la sua certosina ricerca musicale. I brani da lui presentati esprimono l’energia che ogni arche-tipo porta con sè, attirando ed evocando esperienze che ci accomunano.

Invito Carlo a postare sulla pagina Serate Junghiane la serie di brani ascoltati ieri. Grazie.

Seminario 28 ottobre 2015, clicca qui.

Il risveglio del vento
Nel colmo della notte, a volte, accade
che si risvegli, come un bimbo, il vento.
Solo, pian piano, vien per il sentiero,
penetra nel villaggio addormentato.
Striscia, guardingo, sino alla fontana;
poi si sofferma, tacito, in ascolto.
Pallide stan tutte le case, intorno;
tutte le querce mute.

R.M.Rillke

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Nell’immagine V.V.Gogh, Il Vento

Come un vento, l’energia che ha nutrito le serate junghiane, sta aumentando. Senza farsi vedere sfiora le vite e le case, raccoglie profumi e registra suoni.

Le serate riprendereanno nella seconda metà di ottobre. E mostreranno il frutto del lavoro invisibile avvenuto nella pausa, di cui potete intuirne il profilo dalle piccole ombre lasciate qua e là.

La serate da ottobre in poi avranno come finalità la divulgazione e l’approfondimento di temi a me cari.
Un anteprima l’ho gia dato a giugno che potete ritrovare in un post sparso nel gruppo Facebook “Serate Junghiane”  , un altro spoiler lo darò a fine settembre.

sarà gradito il coinvolgimento attivo di chiunque voglia diffondere e approfondire.