Terrore ed età della coscienza

“Come analisti junghiani, sappiamo bene che i dubbi e le ansie che colpiscono una persona che si trova alle prese del processo d’individuazione. Un apparente caos e una buona dose d incertezza accompagnano un viaggio psichico che si muove verso una nuova integrazione e una maggiore consapevolezza. Il principio d individuazione, applicato ai valori internazionali, richiede dialogo fra le posizioni opposte e contrarie, e in questi progetto dubbi e periodi di disperazione ci saranno sicuramente. Quando una posizione definita e tradizionale viene relativizzata, l identita culturale si destabilizza. Nelle questioni internazionali non c è un potere di controllo che abbia la responsabilita di questo processo, e il centro è invisibile.”

Murray Stein, Il principio d individuazione. P.140.

Dott. Jung, pensa che ci possa essere la terza guerra mondiale? Una guerra nucleare?

Jung: se le persone che avranno unito gli opposti dentro di se, saranno in numero maggiore di chi non sara arrivato a questo processo, allora non ci sará un disastro nucleare.

(Ho riportato questo passo a memoria, perdonatemi le imprecisioni).

Oggi su Facebook ho pubblicato una vignetta, tratta dalla pagina Bioenergetica Italia che descrive l’età della psiche umana, che sembra trascendere molto dal’età anagrafica. La descrizione divide i bambini dagli adolescenti perchè questi ultimi iniziano a rendersi conto che tutti gli altri sono imperfetti e non degli dei idealizzati, nel bene e nel male. Gli adulti invece iniziano a perdonare gli altri e i saggi perdonano pure se stessi!

 

Grazie a www.bioenergeticaitalia.org

Grazie a www.bioenergeticaitalia.org

Quanti like ho ricevuto. E tutte queste approvazioni mi hanno portato ad un ambivalenza: speranza o disperazione? Questa vignetta parla di qualcosa di medicamentoso, qualcosa che arriva a placare la sete ,la fame, la sofferenza. C’è dunque fame, sete e sofferenza.

Alla psiche sembra non bastare un nutrimento esclusivamente intellettivo, come mostra la rarità del binomio colto-saggio. Spero che questi like rappresentino la contingente evoluzione psichica dell’umanità che porta a pigiare mi piace nel momento in cui quel concetto lo sente come parte della propria sostanza psichica, della propria esperienza individuativa ( vedi Individuazione).

Questa speranza sarà forse realistica quanto l’opposta disperazione che emerge dal constatare che ciò che sta portando alla distruzione della nostra specie e della nostra terra è la scissione netta tra, usiamo metafore non metafore, testa e corpo, tra giorno e notte, tra vita esterna e vita interna:quante delle persone che hanno messo il like facevano parte di quelle persone che vivono in ascolto del richiamo ad osservarsi, a prendere in mano quello specchio, così pericoloso per Narciso, o quante invece  fanno parte di quelle persone che colgono con l’intelligenza razionale le parole sagge e le usano per allontanarsi ancora più da sè, per additare gli altri come bambini e identificarsi così con un falso saggio.

Ricordo i Nativi Americani, quegli esseri che sono stati spazzati via dal colonialismo europeo. Questo è stato concretizzato da uomini che volendosi evolvere come società e come individui, erano come posseduti. In psicologia analitica si dice che un archetipo aveva preso il sopravvento sulla loro coscienza, portando cosi a distruggere i loro simili che però rappresentavano dei vecchi saggi. Una volta distrutti l’Europa è diventata cosi il vecchio continente. E ancora si identifica con la saggezza. Falsa saggezza. Ancora l’Occidente è una società dipendente, che dipende dalla sicurezza, dal confort, dalla tecnologia, o da qualsivoglia cosa. Ancora la colpa è dell’altro. Dei musulmani o degli americani. Dei banchieri o dei politici, della tv o del calcio, delle soubrette o della Chiesa.

Il razionalismo occidentale si mostra ben meno saggio di quell’antica cultura che ancora i pochi nativi americani viventi, incarnano, così come la saggezza di altre culture sciamaniche.

 

Il razionalismo occidentale è giovane e per diventare saggio dovrebbe farsi prenedere per mano da saggezze ben più antiche, la cui essenza si radica in una conoscenza percettiva delle leggi della vita, una conoscenza che per il pensiero intellettuale è raggiungibile solo partendo dalla percezione, propria o altrui. Ma una coscienza intellettiva puerile che si crede saggia,è in realtà un ego bisognoso, spaventato e fragile. E’ un puer che se lasciato senza guida, con il suo bisogno insoddisfatto, si organizza nei modi più immediati per sopravvivere (rammento il libro Il Signore delle Mosche [William Golding, 1952] ), in modi lontani dalla coscienza e lontani dall’amore adulto, quello che perdona.

Quale età ha la nostra coscienza?

Il primo lavoro da fare (prendendo spunto dalla vignetta) è con i genitori. La maggior parte dei pazienti con cui ho fatto un tratto di strada insieme, temono di guardare alla propria infanzia per non dover vedere quell’aggressività e quelle emozioni negative che intuiscono di nutrire verso i genitori. Anche o sopratutto se questi sono già defunti. Negano qualsiasi emozione negativa depurando la loro storia dalle parti più interessanti, intese come più gravide, più dolorose, privandosi però del più grosso potenziale trasformativo. Dichiarano un amore che è ancora dipendente, negano l’emozione negativa rivelando così la necessità dell’altro. Negano e nascondono a sè stessi tutto ciò che parla di bisogno, di dipendenza. L’amore dipendente è’ ombreggiato,  e destinato a cambiare, come quello del bambino, che ha bisogno del genitore, ma che presto cercherà un amore sempre più  adulto. Quell’amore per le luci e le ombre, per il passato e per il futuro, quell’amore per il famigliare e per lo sconosciuto.

Vedere quest’ombra d’odio, di rabbia e di disprezzo è il primo passo per il perdono, per l’umanizzazione degli altri. Finchè gli altri e noi stessi siamo figure archetipiche, degli dei, è difficile che quel processo descritto nella foto abbia inizio.

Se ritorniamo alla vignetta vediamo che quando nutriamo emozioni negative verso l’Altro da sè, siamo, almeno in parte, nella fase del bambino, la fase della dipendenza, ovvero quella fase dell’esistenza in cui l’emozione negativa è di vitale importanza, perchè smuove il bimbo e il genitore verso quella necessità che è basilare, fisicamente e psicologicamente.

La coscienza adulta è quella che si assume le responsabilità, che di fronte a ciò che non può controllare, non si arrende ma nemmeno combatte, prende atto, accetta e trova le strategie migliori per convivere con questa forza più grande. Questa parte adulta è quella che può prendere in mano quello specchio per iniziare a guardare il proprio peggior nemico, che è dentro di sè. E’ peggiore perche è dentro e perchè è  diventato spesso un mostro dalla disperazione di non essere ascoltato. Ma l’inconscio non si puo ammazzare, incolpare, allontanare, zittire, negare. Una volta visto, induce la coscienza a divenire ancora più adulta, ancora più responsabile. E così inizia il perdono e da lì la saggezza.

Cosa si vede nello specchio? Pensieri, valori, sensazioni, paure, emozioni. Più lo specchio riflette, più questi elementi appaiono nitidi e distinti. Si separano, depotenziando cosi gli oggetti, le situazioni, le persone alla quali attribuivamo questo miscuglio incandescente ed inconscio.

Ma se la coscienza è bambina, far finta di essere grande e saggia, grazie ai titoli di laurea, grazie a milioni di libri letti, o sventolando la propria veneranda età e le proprie esperienza di vita dolorose, non la si permette di crescere. Quando i bambini prendono in mano lo specchio la coscienza inizia ad emergere da una nebbia che dava l’illusione che le cose esistenti fossero solo quelle visibili e vicine.

Si potrà penserà cosa c’entra tutto ciò con le guerre, gli attacchi terroristici, etc? Se stiamo pensando questo non abbiamo ancora preso in mano lo specchio.

Dopo questa domanda retorica snob, vi lascio con un video:

Zaira Cestari

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