Processo Corporeo, Bioenergetica e Respiro

Sabato 5 marzo, inaugurazione di un gruppo di lavoro sul corpo e le emozioni.

Presso lo studio Yoga Shadana a pisa, dalle 10.30 alle 16, con pausa pranzo “Porta party”.

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Lavoreremo sul processo corporeo, quello che avviene ad un livello sia piu visibile, sia piu sottile, quale fenomeno che è linguaggio universale. Invito alla diffusione oltre che alla partecipazione.

La rinascita del mondo e della società, sia fa attraverso i singoli.

Non cerchiamo troppo lontano da noi (in filosofie il cui modello di pensiero è diversissimo dal quale siamo abituati, a meno che abbiamo un inclinazione naturale e non intellettuale verso tali “Vie”) ma avviciniamoci a ciò che ci è oscuro, spaventoso e disturbante, attraverso noi stessi.

Le energie che si muovono entro il nostro organismo non sono qualcosa da concettualizzare con concetti a noi sconosciuti. Troppo spesso vedo gente parlare di chakra senza avere una minima consapevolezza corporea,ma potendo tenere conferenze di ore su che cosa siano i chakra. La saggezza non sta nella conoscenza dei concetti, che sono convenzioni intellettuali.
Le convenzioni sono vuote se non hanno il loro substrato naturale: la percezione.
Da sempre i saggi non sono sono coloro che gareggiano con il sapere, ma coloro che rendono nuovo il sapere attraverso la loro peculiare esperienza.

Vi aspetto il 5 marzo. Ciao

Laboratorio esperenziale:

CORPO ed EMOZIONI

Siete tutti invitati Sabato 5 Marzo, presso il centro Studio Yoga Sadhana di Pisa, per un laboratorio esperenziale dal tema “Corpo ed emozioni”.

“Noi siamo nel corpo e siamo il corpo.

Noi sogniamo e siamo i nostri sogni.

Corpo e sogni hanno il loro vocabolario. 
Da lontano è diverso e i segni sono indistinguibili, indecifrabili, incomprensibili.

Da vicino il loro messaggio è sottilmente ma solidamente percepibile.”

Zaira Cestari

 

Cascate del Reno, luglio 2015
Cascate del Reno, luglio 2015

Proponiamo una giornata in cui grazie a degli esercizi psicocorporei (di bioenergetica) specifici, sistematizzati da Alexander Lowen, medico e psicoterapueta, e un lavoro in cui il vissuto corporeo trova uno spazio, così come il sogno trova uno spazio durante il nostro sonno, il corpo smette di essere un involucro pesante e preoccupante, e diviene messaggero saggio e fidato, ove i pensieri, le emozioni, i sentimenti, le azioni e le intuizioni trovano una casa comune.

Il laboratorio si svolgerà dalle 10,30 alle 16,00
con una pausa pranzo PORTA PARTY (ognuno porta qualcosa per sè e per gli altri).

Conducono:

Dott.ssa Zaira Cestari, psicologa e psicoterapeuta. Si occupa di corpo, sogni e danza. Per maggiori info: www.cestarizaira.info

Dott. Valerio Casini, conduttore di classi Bioenergetiche, musicista e sociologo.La giornata ha il costo di 40 euro.Prenotazione necessaria (posti limitati)

Per info e prenotazioni:
3398041610 – Zaira
3389142829 – Valerio

Evento Livorno

Segnalo un interessante, nonchè importante (per il recupero della piena vitalità e per l’autenticità) evento promosso dal collega Valerio Casini.

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Prossimamente anche a Pisa.

 

 

 

Per un’evoluzione globale di sè

Un corso che promuove la consapevolezza globale (intelletuale, emotiva, e somatica) del legame tra corpo e mente.

Gli esercizi proposti hanno hanno per obiettivo l’esperienza sensoria della propria psiche fisica in modo da includerla in una consapevolezza gobale di sé.

Ad un ampliamento della consapevolezza, si affianca un cambiamento nella percezione del proprio corpo, delle proprie tensioni muscolari e delle proprie posture, che a loro volta mettono in rilevo la complessità dell’insieme psiche-soma e facilitano l’emergere delle ricchezze interiori.

La finalità di chi si avvicina al corso è quella di migliorare l’armonia psiche-soma, che si realizza in un miglioramento del respiro, della postura, della percezione di sé e del mondo.

7 incontri bimensili

ogni due mercoledi dalle 21.30 alle 23.00

Costo dell’intero corso è 150 euro

Conduce Zaira Cestari, psicoterapeuta ad indirizzo analitico junghiano, approccio psicosomatico e corporeo.

É consigliato abbigliamento comodo e calzini 

Pensare col Corpo

Pensare col Corpo:

integrazione tra esercizi di Bioenergetica , Mindfulness  e Yoga

 

 “Pensare col corpo” è un approccio psicocorporeo ad una dimensione psichica tralasciata da secoli dal mondo occidentale, difficilmente recuperabile da approcci totalmente “orientali” poichè siamo “geneticamente” occidentali nell’inconscio. Pensare col corpo è un primo passo per avvicinarsi autonomamente, e non attraverso saggie ed autorevoli (che cmq io apprezzo) discipline al comunicare sottile del corpo, che sembra così pesante se non ascoltato. 

Nell'immagine: Ma douce rose, John Waterhouse
Nell’immagine: Ma douce rose, John Waterhouse

Tale modello si inserisce naturalmente all’interno del percorso di psiche-analisi: in tal caso viene esplorata la propria dimensione psichica ove per psiche intendo l’intera esperienza, anche e a partire dal corpo.

Pensare col corpo può essere invece il livello principale d’intervento: in particolare presteremo attenzione all’anatomia esperenziale, ovvero all’ascolto, al riconoscimento e alla sperimentazione di come cambia il corpo in relazione alle diverse situazioni in cui si trova.

Nel caso di consulenze o terapie via Skype l’approccio corporeo sarà limitato a ciò che lo strumento virtuale consente, ma non sarà assente.

Il nome di tale aspetto della terapia è stato ispirato dall’omonimo libro “Pensare col corpo” di Jader Tolja e Francesca Speciani

Zaira Cestari

Serate junghiane 2015/2016

Commento alla serata del 25 maggio

Ieri sera abbiamo festeggiato l’ombra, la ferita, la bellezza della diversità che è possibile solo grazie alle crepe, ai ritmi, ai salti. La perfezione è stasi. E’ una pausa verso l’ulteriore trasformazione. L’ombra, il diasgio, il crollo, la crisi è quel momento dove le cose si creano. Occuparsi dell’ombra è come coltivare un humus nero per fare nascere la biodiversità.

Per onorare questi processi, oltre a un brindisi e a dolci vegani fatti da Clorofilla Veg and Bio, abbiamo avuto una sorpresa musicale: da Volterra Thomas Santarsiero con il suo duo d’improvvisazione: Didgeridoo e campanellini dal mondo.

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Gli aborigeni d’Australia nei secoli non hanno mai smesso di utilizzare il didgeredoo. Popolo in stasi, che non si evolve? O popolo che si trasforma interiormente? Questo strumento è ricavato dal cavo che le termiti lasciano negli alberi. Questo strumento è frutto di una trasformazione.  Ma cosa non lo è? Anche le pietre lo sono. Le roccie, le montagne, le dune, la sabbia. Allora preciso il mio lessico e dico che, la particolarità del didgeredoo è che è’ colto come trasformazione e non come deficit o scarto. Questo strumento amplifica suoni formanti, trasformanti. I suoni che ci ricordano le origini della coscienza. Dove c’è il vuoto, la ferita o chiamamolo pure deficit, errore, etc,c’è attiva una funzione formante, trasformante, che cresce raipidamente. Siamo ai gorgoglii della vita. La vita nascente. Le vibrazioni che lo strumento amplifica paiono arrivare da quello stato della coscienza che inizia ad approcciarsi al mondo attraverso l’acqua. Sono suoni e vibrazioni che colgono uno strato archetipico prenatale e preterreno. Uno stato al confine tra finito ed infinito.

Quest’anno il ciclo delle serate junghiane si è concluso in modo direi gnostico, ovvero intriso di vita, grazie al duo di Thomas e al didgeredoo, ma grazie anche ai partecipanti che mi hanno decisamente aiutata a rendere le serate qualcosa di autentico, aperto all’inconscio, alle immagini e a ciò che è inferior.

Grazie, arrivederci ad ottobre con il ciclo Jung e le Neuroscienze di frontiera.

Zaira Cestari

CLICCA QUI per la serata del 25 maggio, serata di chiusura del terzo ciclo, “la tipologia psicologica”: Ombra e Trasformazione.

Commento alla serata dell’11 maggio

Percorsi junghiani di vita e di cura: riflessioni cliniche su narcisismo e anoressia

I problemi patologici con quali chiunque può imbattersi non hanno probabilmente nulla a che vedere con il quadro clinico, ma è essenzialmente un espressione di quel preciso carattere.

Come è difficile uscire dalle strutture collettive e diventare sé, inventarsi e trovare altre strade. Percorsi junghiani di vita e di cura: la lettura del volume ci immerge in questa dimensione e ci da un esempio di ciò.

“A sei anni avevo chiaro che in famiglia dovevo rimanere il meno possibile.

Avvertivo spesso un senso di struggimento, di inquietudine, di noia che sentivo un po’ miei, molto miei ma anche rimandatimi dai diversi componenti familiari.”

Estratto dalla biografia di Mario Mengheri
Mercoledi  c’è stata la presentazione del suo ultimo volume ” Percorsi junghiani di vita e di cura. Riflessioni cliniche su narcisismo e anoressia”, contente per l’appunto, la riflessione intorno a due casi clinici, di anoressia e narcisismo.


L’individuazione, ovvero il divenire se stessi è una spinta spesso avvertita con disagio e proveniente dal disagio. Il compito dell’individuazione chiama tutti, in modo più o meno chiaro, più o meno violento, più o meno riconosciuto. La vita è la via dell’individuazione e se la madre e in senso più lato la famiglia, simboleggia quel calore da cui si origina quella stessa vita, l’individuazione richiede necessariamente un rivolgere la coscienza verso quel primigenio legame con la madre e con tutto ciò che è madre, famigliare. Dove c’è coscienza c’è differenziazione, separazione psichica, nonostante l’inscindibile legame. Essere sè stessi significa in primo luogo rinunciare alla protezione dell’identificazione.

Mario mercoledi sera ci  ha parlato del suo iter, e di come anoressia e narcisismo siano esempi di come le ferite siano gli abissi da cui scorgere quel profondo in cui si cela la totalità del Sè.

Serata del 11 maggio 2016, cliccami!

Commento alla serata del 20 aprile 2016

Ieri abbiamo toccato con l esperienza la funzione del fare anima e l immaginare i processi psichici che accadono al di la della nostra volontá. Immaginare forme e funzioni, ci permette di muoverci nel mondo delle forme imaginando. Mettere forma nell energia crea energia nella forma. Vivere diviene un immaginale che trascende la cesura che divide funzionale e dusfunzionale. Il concetto di disturbo perde la sua connotazione negativa, senza sganciarsi dall esperienza del dolore, ma anzi svelando il senso del dolore.
Ed ecco che l invenzione della tragedia e della drammatizzazione diviene ai nostri occhi esperenziali come un tesoro di inestimabile valore.

Ringrazio Paolo Minerva per aver visto in questo spazio delle serate junghiane un terreno fertile per la drammatizzazione immaginale.

E ringrazio i partecipanti per aver aperto le porte del proprio mondo interno.

La prossima serata sarà l’11 maggio con la presentazione di un libro inedito. A breve l invito.

Buona giornata, con l augurio che il vivere possa contattare una dimensione poetica.

 

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Per la serata del 20 aprile 2016 cliccami!

Mercoledi 16 marzo, ore 20.30 Cantiere S. Bernardo, via Pietro Gori, Pisa

Torna la

Serata junghiana,

la 4a del terzo ciclo.

Questa volta ci addentreremo in quelle tendenze psichiche della coscienza, meno riconsociute dal linguaggio, proprio perchè non veicolano i loro messaggi mediante il linguaggio, ma mediante altri canali.

Sono tendenze, facoltà, caratteristiche che sono poco afferrabili dai concetti razionali. Per questo le definiamo “funzioni irrazionali”.

E’ una serata importante, più di altre, per lo stesso motivo per cui le cause per le minoranze fanno più scalpore, rispetto alle cause delle maggioranze.

In mezzo a noi ci sono tante persone che hanno represso o non hanno ancora potuto riconoscere queste funzioni irrazionali,per cui emergono senza che il pensiero o il nostro sistema di valori gli abbia trovato un posto, o rientrano nelle nostre categorie di ciò che è sbagliato, che non va bene. Diventano sintomi.

La psicologia complessa ( junghiana) percepisce il sintomo come portatore di cambiamento, quindi l’istanza più saggia di quel momento.

Ma queste funzioni non sono nemmeno sintomi: sono i lati oscuri di un collettivo che ha preferito le cosiddette funzioni razionali.

Entro queste ci sono quelle più accetatte e quelle piu svalutate.

Conosceremo allora le peculiarità della funzione sensazione e della funzione intuizione. Entrambe irrazionali, ma molto diverse tra di loro, opposte.

Vi invito a partecipare al fine di contribuire ad una vita che guarda dentro, alla propria natura, ove riconsce poi, fuori, la natura più vasta. Nè giusta né sbagliata. La natura. Saggia anche quando ci sembra senza senso.

Il significato più ampio è nella natura che non cerca un senso. Ce l’ha.

Serata gratuita di lettura e confronto.

Due ore.

Servizio Bar.

Vestitevi caldi: il Cantiere S. Bernardo è situato in una chiesa sconsacrata.

Per info:

cestarizaira@gmail.com

http://www.cestarizaira.info/serate-junghiane-2016/

Commento alla Serata junghiana del 10 febbraio 2016

Le serate junghiane non sono un’idea mia. E’ un’idea che ha usato me come canale espressivo affinchè l’idea prendesse forma viva.

Questa frase avrei potuto asserirla su mille altre cose e prima di averle sperimentate. Perchè sono una “tipa” intuitiva e di pensiero. Ma mi accorgo dall’osservazione di ciò che sta avvenendo negli ultimi mesi, che l’idea che “io” portavo con me e cercavo di metterla in pratica nella forma più fedele possibile a ciò che scaturiva da dentro, era già presente.

Alle serate sono giunte persone che ho sentito come se portino in grembo quell’idea. Poter riconoscere quello che avviene in noi senza giudizio, poterlo associare a qualcosa di umano e non solo di personale, porta alla pace dentro e fuori. Anche i conflitti possono essere visti come dei passaggi che portano le diverse parti e processi dentro di noi, ad esprimersi, a palesarsi. Vedere il conflitto come un espressione necessaria del processo di individuazione permette, in accordo con le vie di liberazione orientale, a disidentificarsi dal conflitto stesso e dalle parti in gioco nella “guerra”. Poter osservare se stessi come delle piccole stelle che concorrono a creare l’universo, permette alle stelle di poter brillare qualche istante senza la pretesa di essere altro.

Il cielo ci riporta all’infinito che non possiamo essere ma al quale apparteniamo.

La terra ci riporta all’evento che è il ciclo di nascita e di morte che permette a delle parti finite e peculiari di infinito di osservare il tutto.

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Ringrazio le piccole grandi stelle che incontro nel mio cammino e quelle che non incontro permettendomi di continuare ad immaginare l’infinito. Ringrazio inoltre il Cantiere San Bernardo per la pronta ed ampia ospitalità.

In questo link trovate i testi letti:

http://www.cestarizaira.info/esempi-di-tipologie-psicologi…/

Vi invito a iscrivervi al gruppo FB serate junghiane e/o alla mailinglist cestarizaira@gmail.com

Dalla prossima serata saranno disponibili dei video.
Per la prossima serata vi sarà comunicato giorno, orario e sede prossimamente sia per mail che su FB e su Google plus. Sarà circa a metà marzo.

Serata junghiana del 10 febbraio 2016

Mercoledi 1o febbraio ci addentreremo ancora più in profondità nel tema della volta scorsa: la differenziazione della coscienza.

Abbiamo scoperto o riscoperto che esistono diversi tipi di coscienza. Mercoledi andremo a leggere esempi specifici delle tipologie pure. Questo può essere un banale esercizio che ci aiuta però a distinguere due punti che da lontano sembravano un unica linea. Più individuiamo questi punti, più possiamo vedere che la loro presenza, di entrambi, crea una linea,  e da lì, potendo proseguire nel gioco, creano un cerchio, ovvero  quel simbolo che rappresenta la loro connessione.

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Jung ha iniziato questo lavoro distillando nell’alambicco delle sue osservazioni ed esperienze, 4 funzioni psicologiche che ci orientano nel mondo interno ed esterno. Ognuno se ne avvale in diverso modo e così esse si relazionano in differenti forme dando origine a mondi di vario colore e luce  (almeno 16 peculiari tipologie). Ogni mondo ha diritto di esistenza. Talvolta ci sono mondi che vogliono essere gli unici legittimi ed è questa la forma in cui queste 4 coscienze non collaborano armoniosamente. Dentro e fuori la psiche individuale. E nella psiche collettiva.

Leggeremo e dialogheremo passo passo motivati  scoperta di queste  diverse coscienze all’interno di noi e in relazione con chi ci è caro e con chi ci è estraneo. Conoscere la nostra forma ci permette di essere empatici e di essere coscienti dei nostri confini, che appunto confinano con l’infinito.

 

Mercoledì 10 febbraio 2016, ore 20.30- 22.30

Cantiere San Bernardo, Via Pietro Gori, Pisa.  (http://www.cantieresanbernardo.com/)

Potrete seguire le letture cliccando alla seguenti pagine: 1 e 2

Per info: cestarizaira@gmail.com

Commento alla serata junghiana del 13 gennaio 2016

ritornare sui propri passi significa approfondire

più l’esperienza si apre alla complessità più ci si addentra in profondità

Questo breve pensiero mi è stato necessario per iniziare a scrivere questo commento.

Le serate sono alla terza edizione, ma qualcosa di nuovo è iniziato. La fase preparatoria è forse terminata e ora il terreno per gli intenti iniziali ha cominciato ad essere vivo. Questo commento sarà quindi il primo nel suo genere.

Tenterò di mettere luce sulle cose affrontate con piu semplicità possibile al fine di vederne la complessità. Inserirò, tramite link e approfondimenti, accanto ad un commento che tenta di dare pensiero all’immagine complessiva della serata, anche qualche cosetta nozionistica utile a tutti, conduttrice compresa.

La piccola sala che sembra essere adibita ai retroscena del teatro, dell’espressione di ciò che avviene nella psiche, e della messa in relazione dell’individuo con altri individui ed oggetti, era piena, colma. Mi si è detto che siamo rimasti in 55, e circa una quindicina di persone se ne sono andate, mentre altre erano influenzate. Disposti a cerchio, lo sguardo era rivolto al centro. Servirà una nuova sala, ove disporci sempre a cerchio ma ove permettere a tutti di scegliere ove disporsi. Le serate junghiane, sebbene tutte le funzioni psichiche (vedi breve descrizione delle funzioni) possano esprimersi, si offrono come laboratorio interiore, ove convinzioni e credenze, valori, percezioni ed ideali, tutte espressioni delle funzioni psichiche e della propria equazione personale (la propria struttura della coscienza), si pongano in dialogo una con l’altra. Il cerchio  (Il Sè, la totalità psichica, composta da coscienza e inconscio) si rende visibile. Ognuno occupa un posto ma ognuno può vedere l’intero cerchio. Anche l’altra opposta parte esiste. Ed io (l’IO) la posso comprendere solo in minima parte. E quella minima parte è la misura che mi indica la relazione della mia coscienza (l’IO) con l’inconscio, con ciò che non conosco, che temo, che rifuggo o che mi affascina. Questa grande affluenza mi suggerisce che un archetipo (vedi glossario) si sta attivando.

Il teatro là fuori è bello, vitale, rumoroso o quieto, pieno e vuoto, ma non potremmo fruirne o nutrirlo senza un laboratorio, uno specchio, una sofferenza, un impegno e un approfondimento di ciò che fa il teatro, le azioni,i gesti e le espressioni. Nel mondo si parla di politica, di calcio, di scienza, di religione, di economia, di diritti, di guerra, di alimentazione, di pratiche spirituali e di crescita personale. Ma queste cose, sia per chi le fa sia per chi ne parla, riflettono la posizione psicologica di ognuno e della cultura che esprime. L’affluenza della serata di mercoledi mi parla di questa nuova immagine del mondo: il centro, il laboratorio, l’immersione, il guardare, il sentire, lo stare con ciò che non ha un nome preciso, con ciò che è sconosciuto dentro e fuori di noi. Guardare alla psiche come cardine di quello che accade anche nel mondo, riflette un movimento verso il centro. E questo è approfondimento, è ampliare la coscienza. Più si è al centro, in profondità, più si può vedere la complessità della superficie e della periferia.

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Siamo tutti all’inzio di questo processo. Epoche e culture che lavorano sull’interiorità sono già state viste nella storia dell’umanità, ma chissà che l’archetipo della coniuctio stia facendo capolino. La coniuctio parla della congiunzione degli opposti dalla quale nasce una terza cosa, quindi una terza visione, una nuova coscienza. E allora razionale e irrazionale possono inziare a essere visti entrambi come legittimi, importanti, utili, veri, possibili. La ricerca della verità  (funzione pensiero) e la ricerca della giustizia  (funzione sentimento) seppur espressione di principi opposti e quindi inconciliabili tra loro, possono essere entrambi presenti nel cerchio, così come la vita all’insegna della concretezza e la vita all’insegna dell’ideale possono smettere di considerarsi inferiori o patologici l’uno con l’altro. Il cerchio come immagine permette anche una certa circolarità dell’energia, una certa contaminazione, una crescita che è interiore, ma a livello inconscio si nutre di ciò che ci sta accanto. E allora quel che è accanto può bilanciare un pò ciò che è l’equazione personale, la posizione della coscienza, che meno è bilanciata tanto più è tipica ed è quindi patologizzante o vista come patologica.

L’esigenza di entrare nel vivo del principio delle serate junghiane, si è rivelato infine quando l’affluenza è stata molta. Quando al laboratorio sono confluiti diversi elementi chimici. Con solo aria, o con solo acqua, o terra o fuoco, non si fa un laboratorio, ma una bella respirata che puo bloccarsi in vista di un violento vento distruttivo, una bel mare che può se troppo, alluvionare, e cosi via per il fuoco che scalda ma brucia e la terra che sostiene ma sotterra.

E allora questi elementi si sono rivelati mostrando la loro funzione e caratteristica nei dialoghi. Una parola ha attivato una discussione che solo fra tanto tempo potremo vederne appieno la funzione di integrare coscienze differenti. Ho pronunciato la parola morte, per esemplificare qualcosa che in una società di sensazione estroversa (concreta ed esteriore,), è stato rimosso e temuto. Questo tema, in un ambiente creato da una coscienza  (intuitiva introversa) che incarna un pò l’opposto della coscienza sociàle in cui questa coscienza è cresciuta, è esploso con implicazioni filosofiche e speculative grandi e potenti ( archetipi, fisica quantistica, connessione inconscia delle persone) che si sono però dovute confrontare con dei sentimenti concreti che hanno voluto mostrarsi, rendersi visibili, stimolati da quella speculazioni intuitive e di pensiero che stavano prendendo possesso della sala, in virtù del sentirsi a casa, dato che l’ambiente delle serate junghiane ha sicuramente  un impronta più intellettuale che morale, e più ideale che concreta. Il dibattito è stato acceso ma aperto. Nessuno è uscito vinto o vincitore, se non l’intento stesso del progetto che dopo 3 anni ha visto a sua prima realizzazione. Ognuno ha un pò compreso l’altro punto di vista o comunque ne ha dovuto accettare l’esistenza e la presenza. Qualcosa, una nuova coscienza può ora nascere.

Si è forse così toccato anche l’intento della psicologia complessa di C.G.Jung, che tanto si è occupato di relazione tra razionalità e arazionalità, di introversione e di estroversione e di dialogo tra oriente e occidente, e di passato e presente e futuro. Abbiamo infatti affrontato il problema dell’oggettività e del soggettivismo, il cui confine è labile  e che diviene assoluto da un punto di vista estroverso, mentre relativo da un punto di vista introverso. I primi passi infatti del testo letto “Tipi Psicologici” di C.G.Jung, si addentrano nella disamina tra diverse concezioni all’interno della religione, della filosofia, e della poesia, di ciò che è reale e perseguibile. C’è un oggettività psichica e un oggettività dei limiti concreti della vita. Sono oggettività differenti, ma entrambi esistenti. La prima, che è vista oggi come soggettività,  è però tipica e atemporale, nel senso che non soggiace alle leggi del tempo, la seconda, quella che si confà ai limiti del livello concreto dell’esistenza, è molto mutevole a seconda del periodo storico. Vedere questo è la base del laboratorio alchemico ove la complessità può essere abbracciata ineteriormente e non più rifuggita e proiettata sull’altro da sè.

E così, un ideale, passando attraverso il pensiero (2 anni di valutazioni, commenti e analisi degli incontri) e sentimenti personali (mi sono affezionata alle serate moltissimo) è divenuto un pò concreto. Spero che questa avventura continui e che mi accompagnate in questo progetto ideale, affinchè prenda un pochino piede in questa cultura che ha molto bisogno di rinnovarsi.

Nel tempo nutrirò la pagina Tipologia psicologica ove inserirò passi letti e passi guida per questa avventura della scoperta delle varie coscienze, e dei vari mondi tipici che dimorano nello spirito del profondo.

La prossima serata sarà mercoledì 10 febbraio, alle ore 20.00, sperando di avere a disposizione una sala più capiente. Vi aggiornerò presto qui sul sito e tramite la newsletter. Continueremo la lettura e l’approfondimento di come si incarnano nelle persone le 4 funzioni vitali della coscienza.

Ringrazio tutte le anime presenti e quelle vicine con l’intento, per mostrare che esiste un reale nell’ideale, e un ideale nel reale.  

Zaira Cestari

 

Serata junghiana del 13 gennaio 2016

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Mercoledi 13 ci addentreremo nella differenziazione della coscienza. Ovvero nello scoprire o riscoprire che esistono diversi tipi di coscienza. Jung ha iniziato questo lavoro distillando nell’alambicco delle sue osservazioni ed esperienze, 4 funzioni psicologiche che ci orientano nel mondo interno ed esterno. Ognuno se ne avvale in diverso modo e così esse si relazionano in differenti forme dando origine a mondi di vario colore e luce. Ogni mondo ha diritto di esistenza. Talvolta ci sono mondi che vogliono essere gli unici legittimi ed è questa la forma in cui queste 4 coscienze non collaborano armoniosamente. Dentro e fuori la psiche individuale. E nella psiche collettiva.

Leggeremo per poi poter iniziare, nella serata stessa, una scoperta di queste coscienze all’interno di noi e in relazione con chi ci è caro e con chi ci è estraneo. Conoscere la nostra forma ci permette di essere coscienti dei nostri confini, che appunto confinano con l’infinito.

Mercoledi 13 gennaio ora 20.00-22.00, Teatro Lux, Piazza Santa Caterina 6, Pisa.

INGRESSO GRATUITO, CONSUMAZIONE CONSIGLIATA

Commento alla serata junghiana del 9 dicembre 2015

In risonanza con il motore che, mio malgrado, mi ha portato a pensare alle serate junghiane e a ripensarle come laboratorio ove fare esperienza della differenza, attraverso le letture sulla tipologia psicologica ( Ieri: C.G.Jung, Tipi Psicologici, Paragrafo “L’atteggiamento introverso”; Lenore Thomson, Il libro dei Tipi Psicologici, pp 124-130 , Astrolabio 1999), hanno attivato la riflessione psicologica, che trascende la comprensione intellettuale.

I movimenti di identificazione, confronto, rispecchiamento, hanno messo in circolo una condivisione di sè che è quel fare anima di cui parla Hillman.

La tipologia psicologica, già l’intuizione di Jung di approfondire il problema dei tipi ad un livello sia individuale che collettivo, sebbene serva a dividere, riconoscere e classificare e porta alla differenziazione della coscienza, è un fare anima. Veder la differenza è mettere in relazione. Parlare della differenza, porta con se i vissuti e l’esperienza della differenza.

In particolare la serata di ieri che partiva dall’introversione, ha portato nel gruppo il dramma attuale dell’introversione: la leggittimità. Soggettività è opinionismo? Questo è il punto di vista di un estroversione che non accetta l’opposta tendenza introversa. Anche un’introversione assoluta, che non accetta nessuna oggettività esterna e butta nell’ombra qualsiasi movimento estroverso, porta a un eccessiva soggettivizzazione della coscienza, ma la parola opinionismo,chiaramente denigratoria, è traccia di quell’estroversione che vede come unica realtà valida, quella esterna oggettiva. Il mondo interno (ove tra l’io e l’oggetto esterno, c’è il Sè, ovvero la psiche, la totalità psichica), è reale tanto quanto la realtà esterna.

Entrambe le realtà, quella del soggetto e quella dell’oggetto sono relative perchè soggette entrambe al mutamento (Eraclito), ma riferite all’uomo, sono entrambe valide. Una più riferita alla validità delle esperienze archetipiche, che trascendono un determinato periodo storico, una più riferita al tempo della vita fisica. Una natura più introversa è portatrice di quelle immagini archetipiche che trascendono le epoche. Individui più introversi hanno forse il compito di testimoniare questa ricchezza interiore della psiche oggettiva: il soggetto umano, lo spirito del profondo (Liber Novus, C.G.Jung). Individui più estroversi sono invece portatori della consapevolezza di quello che è manifesto in quel momento, e hanno forse il compito di testimoniare lo spirito del tempo (Ibidem).

Immagine presa dal web. Fotografia di un particolare del muro Tra lo stato di Israele e la Striscia di Gaza.
Immagine presa dal web. Fotografia di un particolare del muro Tra lo stato di Israele e la Striscia di Gaza.

Il risveglio introverso, in una società prevalentemente estroversa come la nostra in questa epoca, è una necessità che non può prescindere dall’urgenza del dialogo con il diverso. Se l’introverso si è alienato da se stesso, deve prima tornare a casa, deve incontrare se, dopo aver incontrato l’altro. Se l’estroversione ha bisogno di dare spazio al soggetto  e quindi alla possibilità che esista un altro diverso, l’introversione ha bisogno, ora, di approfondirsi e di darsi legittimità come lo riesce a dare all’estroversione ( proprio perche dall’esperienza di una realtà soggettiva, è più pensabile e accettabile che esista altro e quindi una realtà diversa da quella esperita). Una troppa introversione può essere segnale di un violento ritorno a casa e di una necessità urgente di difendere la propria realtà soggettiva. Un troppo soggettivismo è pericoloso per sè e per gli altri, proprio per questo la legittimità della realtà soggettiva, che le permette di esistere senza difendersi nè giustificarsi, è una necessità urgente dell’economia psichica sia individuale che collettiva.

Ho scordato di invitare i  nuovi partecipanti nella rete internet (mail, gruppo facebook e il presente sito). Tutti i commenti sono ispirati dalla presenza e dalla partecipazione degli individui che creano ogni volta un gruppo e un’esperienza diversa.

Ringrazio tutti e invito tutti a dare qualsiasi contributo: commenti scritti, semplici parole, immagini, musica,…

Ringrazio il Teatro Lux per l’ospitalità e per l’attenzione ai lamenti espressi rispetto alla serata di novembre (troppo rumore dall’altra sala). Ieri ci è stato garantito calore e intimità.

La prossima serata sarà mercoledi 13 gennaio alle ore 20.00, Teatro Lux, Piazza Santa Caterina 6, Pisa.

Zaira Cestari

 

 

Serate junghiane 2015/2016, terza edizione

Teatro Lux, Piazza Santa Caterina 6, Pisa

Mercoledì 9 dicembre 2015 ore 20.00-22.00

SERATA DI LETTURA SUL TEMA DELL’INTROVERSIONE

guida
immagine tratta dal web sul sito www.lateladicarlotta.com

scrive Jung (Tipi psicologici, 1921):

Trascurare, ignorare il fattore soggettivo significherebbe mentire, negare che dubitiamo che sia possibile raggiungere la conoscenza assoluta.

Se lo facessimo imboccheremmo la via del vuoto e insulso positivismo che ha imperversato all’inizio del XX secolo, e peccheremmo d’immodestia, di quell’immodestia mentale che è l’anticamera della durezza affettiva e della prepotente e ottusa presunzione.

Sopravvalutando la capacità di consocenza oggettiva rimuoviamo l’importanza del fattore soggettivo, cioè il valore del soggetto.”

Letture di C.G.Jung, Marie Louise Von Franz, Lenore Thomson.

PER INFO:

www.cestarizaira.info/serate-junghiane-2016/

cestarizaira@gmail.com

o

info@teatrolux.it

P.S. Il problema del rumore dovrebbe essere più contenuto rispetto alla volta scorsa. Cmq sia questo “ostacoluccio” si risolverà definitivamente a breve. Non abbandonateci soli tra le grida battagliere del gruppo musical al piano di sotto!!!

Commento alla serata junghiana del 11/11/2015

Sono contenta.
Serena si, ma qui parlo proprio di contentezza.
L’essere contenti ha a che fare con l’emozione e l’emozione emerge quando qualcosa per noi difficile, nasce e prende vita. L’emozione sta laggiù. dove siamo bambini.
Questa è un emozione positiva in virtù del fatto che ciò che era difficile era qualcosa, per me, auspicabile,un desiderio.

Che cosa è avvenuto?
Nonostante il disagio della stanza (pare che il rumore sia qualcosa con cui dobbiamo confrontarci, e forse, potremmo prenderlo come esempio costante per addentrarci nella difficoltà a dialogare con qualcosa di diverso da noi, un qualcosa che impedisce lo svolgimento perfetto di ciò che la coscienza vuole), si è forse manifestata l’anima di questo progetto.

Partire da sè ed aprirsi al dubbio, all’altro, al difficile, al mai pensato e porre la coscienza in uno stato di ascolto al di più da lei, all’oltre da lei, a cio che la mette in uno stato di di meno.

La bellezza delle parti del testo lette ieri sta nell’anima che le ha create. Un anima che mette in relazione. Che guarda alla vita e alle sue manifestazioni senza la paura nè di privarla del suo mistero, e senza la paura di perdere vecchi significati.
Sono frutti coltivati da Jung che a sua volta ha lasciato dei semi che forse stiamo iniziando a concimare, a prendercene cura.

Siamo tutti connessi, nel tempo e nello spazio. Esiste un tempo e uno spazio definito, ma anche una continuità, che rende tutto ciò che avviene pregno di senso.

Raccogliere la storia delle persone, gli anedotti, i grandi fatti e osservare essi come milioni di pietre diverse nel letto di un fiume, ci permette di entrare in uno stato di dia-logo tra noi, essere individuali e definiti, con il tutto da cui veniamo ed a cui torniamo.

Grazie a voi, grazie a Jung e grazie alle anime che mi hanno accompagnato fino qui.

Mi auguro che il rumore non spaventi e che questo viaggio continui il 9 dicembre, alle 20. Tuttavia mi impegnerò per migliorare le condizioni del luogo che ci accoglierà.

Lascio qui qualche frase-chiave letta e raccolta ieri sera.

” Come dimostra la biologia generale, le due vie [estroversione e introversione], sono entrambe percorribili e i due tipici atteggiamenti a modo loro portano entrambi al successo. Ciò che l’uno realizza intrattenendo molteplici rapporti, viene raggiunto dall’altro mediante un monopolio”

C.G.Jung, Tipi Psicologici,p. 263

Questo, come altre letture è stato spunto per un osservazione più profonda di ciò che spesso sono nostro cruccio odierno: le relazioni sentimentali (d’amore e d’amicizia). Una relazione tra persone affini è vista come narcisistica dagli estroversi. Una relazione tra opposti è vista come dipendenza dagli introversi. Ma le relazioni sono sempre vie per giungere a sè. C’è chi ha bisogno di conoscere il mondo perchè è stato dentro casa ( qui non intendo l’introverso ma colui, i cui certi aspetti della sua natura non sono stati distorti dall’ambiente)e andrà cosi alla ricerca di parti diverse dalla sua coscienza, e c’è chi è stato fuori casa (no perche sia estroverso, o introverso, ma perche l’ambiente ha esercitato su di lui un influenza tale da distorcere la sua natura) e ha bisogno di trovare la strada per casa, cosi avrà bisogno di relazioni con persone simili, che lo rispecchiano.

Queste vie si possono alternare nel corso di una vita, poiche siamo esseri complessi, la cui via passa attraverso l’ìintegrazione di parti molteplici e ricche di sfumature. Gli estremi sono sempre espressione di una scissione tra bianco e nero, tra notte e giorno. Una relazione equilibrata non è ne dipendente nè di simbiosi narcisistica, ma spesso l’equilibrio avviene solo dopo aver sperimentato gli opposti.

“Più la coscienza si rifiuta di conoscere le energie delle tendenze dell’inconscio, più queste oppongono resistenza alla rimozione; perciò quando non vengono riconosciute affatto cessano di essere compensatorie per diventare distruttive. E cessano di essere compensatorie precisamente quando raggiungono quella profondità che corrisponde a un livello culturale che è del tutto incompatibile col nostro. A partire da questo momento le tendenze inconsce formano un blocco che contrasta sotto ogni aspetto l’atteggiamento della coscienza, un blocco la cui esistenza porta ad un conflitto aperto”

C.G.Jung, Tipi Psicologici, p. 269

Ogni sintomo è simbolo di ciò che non è conosciuto dalla coscienza. Ogni sintomo è l’urlo di un bambino che non ha parole per esprimersi e per questo, se non percepito sottilmente, fatica ad essere pienamente compreso dall’adulto, del quale necessita cura ed attenzione. Il conflitto è l’urlo di due parti. Se anche il genitore urla, non è la voce dell’adulto che emette quel suono, ma la parte rimasta bambina che ancora esige attenzione. Insomma un sintomo nel sintomo. Un simbolo nel simbolo. Un’espressione nell’espressione. Vita che reclama vita.

Molto altro è emerso, ed è per questo che invito chi ha partecipato a lasciare commenti, ricordi della serata e riflessioni aggiunte. 

Ringrazio particolarmente Carlo Cantisani per la ricerca musicale e per l’impegno costante nell’ascolto di ciò che alle serate avviene. Carlo metterà nel gruppo FB Serate junghiane, le musiche scelte e che non abbiamo potuto ascoltare a causa del gruppo musical che si esibiva nella stanza sotto a noi.

Continuiamo l’avventura mercoledì 9 dicembre alle 20.00, vi aggiornerò in che sala del Lux lo faremo o in quale altro luogo. 

Serata junghiana 11 novembre 2015

Descrizione generale dei tipi 

In seguito al seminario del 28 ottobre, seminario di presentazione della tematica di questa terza “edizione” delle serate, la tipo-logia psicologica come modello alternativo alla visione pato-logica, inizieremo le letture da testi chiave.
L’11 novembre leggeremo pagine scelte al fine di affrontare la descrizione generale dei tipi e delle dinamiche intrapsichiche meglio comprensibili grazie a questa mappa studiata da C.G.Jung.
Le serate, questa compresa, sarà corredata dalle musiche scelte dal filosofo e musicista Carlo Cantisani. La fruizione musicale ci permetterà di contattare la tipologia nella nostra psiche, oltre che per via intellettiva, verbale, e conscia anche per via inconscia e percettiva.
Alla fine della serata avanzerò proposte per l’incontro di dicembre e democraticamente, sceglieremo.
Vi aspetto mercoledi 11 novembre ore 20.00, Cinema Teatro Lux, Piazza Santa Caterina 6. Pisa.
Oltre le 20.30 non sarà più possibile entrare. La serata finirà alle 22.00.

Commento al Seminario

“Dalla pato-logia alla consapevolezza delle differenze: la tipo.logia.”

28 ottobre 2015, Pisa.

“Quando ci interroghiamo sulla natura della coscienza, il fatto, meraviglia tra le meraviglie, che ci impressiona più profondamente, è che non appena avviene un evento nel cosmo, si crea simultaneamente un immagine di esso in noi, dove si sviluppa parallelamente, diventando cosi, cosciente.”

C,G.Jung, Conferenze di Basilea, p.44

Non so giudicare il seminario tenuto ieri sera al Teatro Lux, ma questa citazione vuole in parte esprimere ciò che mi sono portata a casa.

L’atmosfera era per me conflittuale: ambiente accogliente, persone partecipative e interessate, e accanto a tutto cio una distrazione continua data dalle persone che attraversavano il (in quel momento “nostro”) spazio per accedere al corso di inglese che si teneva nella saletta accanto.

Qual’era l’intento principale di questo seminario e delle serate junghiane che partiranno l’11 novembre? Quello di promuovere lo sguardo, l’osservazione, la coscienza. E quando la coscienza emerge le cose si illuminano e le differenze appaiono; le cose diverse iniziano ad essere accostate una all’altra e smettono di essere l’una l’ombra dell’altra.

Ebbene ciò che volevo affrontare si è incarnato: il conflitto si è palesato e si, lo vedo, appunto per questa sorta di “sincronicità”, un buon auspicio per queste serate, per il loro intento. l’attenzione del seminario si è in parte spostata su questo “inconveniente”. E domande sono sorte: è buona cosa affrontare il fastidio da dentro o da fuori? Accettare il limite del fastidio o sentire di aver ragione ad avere fastidio? quando si crea il conflitto? e quando viene superato?

I sintomi sono “simboli della trasformazione” (titolo Opere, V C.G.Jung) e quando si manifestano siamo, volenti o no chiamati al compito di divenire noi stessi.

Ringrazio Carlo Cantisani per la sua certosina ricerca musicale. I brani da lui presentati esprimono l’energia che ogni arche-tipo porta con sè, attirando ed evocando esperienze che ci accomunano.

Invito Carlo a postare sulla pagina Serate Junghiane la serie di brani ascoltati ieri. Grazie.

Seminario 28 ottobre 2015, clicca qui.

Il risveglio del vento
Nel colmo della notte, a volte, accade
che si risvegli, come un bimbo, il vento.
Solo, pian piano, vien per il sentiero,
penetra nel villaggio addormentato.
Striscia, guardingo, sino alla fontana;
poi si sofferma, tacito, in ascolto.
Pallide stan tutte le case, intorno;
tutte le querce mute.

R.M.Rillke

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Nell’immagine V.V.Gogh, Il Vento

Come un vento, l’energia che ha nutrito le serate junghiane, sta aumentando. Senza farsi vedere sfiora le vite e le case, raccoglie profumi e registra suoni.

Le serate riprendereanno nella seconda metà di ottobre. E mostreranno il frutto del lavoro invisibile avvenuto nella pausa, di cui potete intuirne il profilo dalle piccole ombre lasciate qua e là.

La serate da ottobre in poi avranno come finalità la divulgazione e l’approfondimento di temi a me cari.
Un anteprima l’ho gia dato a giugno che potete ritrovare in un post sparso nel gruppo Facebook “Serate Junghiane”  , un altro spoiler lo darò a fine settembre.

sarà gradito il coinvolgimento attivo di chiunque voglia diffondere e approfondire.

 

 

JULES E JIM di F. Truffaut. FORSENNATA RICERCA DI UN SGUARDO D’AMORE.

JULES E JIM di F. Truffaut.
FORSENNATA RICERCA DI UN SGUARDO D’AMORE.

 Commento al film in seguito alla visione condivisa all’interno

del GRUPPO CINEMA COSTA AIPA

Desidero condividere qualche riga rispetto ai sentimenti suscitati dal film
Questa volta i miei pensieri sono mediati proprio da sentimenti, più che da immagini, riflessioni e sensazioni.
Sono sentimenti che turbano la mia coscienza fatta di scelte e stile di vita.
Ho amato questo film nella mia adolescenza e nella mia giovinezza, mentre attualmente ha suscitato in me a tratti, sentimenti quasi giudicanti, come se osservassi le dinamiche protagoniste della pellicola da un punto di vista di una rigida educatrice. Come se guardassi alla mia recentemente passata giovinezza con ripugnanza.
Alla luce di questa veloce analisi, cercherò di osservare il tutto  con un pochino più di distanza.
Nel film vedo come protagonista la bellezza che si declina nel vivere come atto poetico.
Ogni azione, ogni parola, le forme, sembrano celebrazioni di un vivere poetico che ben rende una forma d’arte, come un film, piacevolmente fruibile. Se l’arte è tante cose, l’arte è anche spettacolo. Con lo spettacolo ci si distrae ( e questo lo sa bene la TV italiana) e ci si eleva dalla natura. L’arte è tipica umana e in quanto tale è technè, ma non è una tecnica finalizzata a qualche azione o scopo preciso. L’arte è tecnica dell’essere, non del fare. E’ anelito all’essere divino. Si fa spettacolo quando si materializza questo divino, questo andare oltre quel che la terra ci offre. E’ eros allo stato puro, privo della pesantezza plumbea della materia.
Jules, Jim e Catherine, ma già anche Theresè, sono rappresentati nella loro persona, nella loro maschera, così come si rappresentano, così come si mostrano. E’ un film sulla maschera? O questo film ignora che alla base di questo fare poesia c’è l’umana e terrena ferita?
La recita è impostata sul tema dell’amore, di cui se ne parla, ma che non se ne vede. L’amore quale? umano o divino?
Intuisco che siano domande che si potrebbero assai approfondire e le lascio lì, come spunti.
I due uomini sono decisamente affascinati, da una figura (proiettata su Catherine), direbbe C.G.Jung, d’Anima, e come lui spiega nelle sue opere, ben si presta alla proiezione d’Anima quella donna caratterizzata da un’incoscienza notevole  <<è addirittura cieca per quanto riguarda il suo modo d agire, il quale si rivela tutt’altro che vantaggioso, non solo per le sue “vittime” ma per lei stessa. (…) Una donna di questo tipo ama infatti le relazioni romantiche e sensazionali in sè e per sè >>  ( C.G.Jung, Gli archetipi e l’inconscio collettivo. Il complesso materno).
Com’era la madre di Chaterine? di quale amore è stata investita?
Si riconosce come il materno è sostituito dall’ opposto eros. Sia nel totalmente materno che nel totalmente eros, l’altro  (e una parte di se stessi) è oggetto accessorio. Non c’è nessun sacrificio reale che porterebbe all’incontro di due anime distinte e separate, vere, umane, ma anche divine nel loro incontro.
Catherine Incarna non un’ipertrofia del materno, ma il suo opposto, la sua ombra, ovvero un’ipertrofia dell’eros.
Nelle sue dinamiche è come se cercasse forsennatamente quello sguardo d’amore che le è mancato, quello sguardo che la guarda, che la riconosce.
Nella ricerca del sensazionale Catherine incontra Jules e Jim, che amano questa sua immagine priva di sostanza. E così Catherine ritrova questi sguardi che non vedono oltre questa personalità, come forse è stata l’esperienza primaria con la madre. E così recita quella parte tesa a suscitare uno sguardo d’amore, ma tragicamente mai verrà, perchè lei stessa se ne discosta, rifuggendolo, sia come amata che come amante e come madre.
A fine film abbiamo osservato il duetto canoro di Jeanne Moreau (Catherine) e Vannessa Paradise. sul tema della Tourbillon de la Vie.
Mi ha colpito la somiglianza delle due attrici. Di fatto sono state scelte per ruoli simili. Si veda (nonostante il nostro ciclo di quest’anno,sia centrato sui temi del’amicizia, ma offro uno spunto futuro) il film di Patrice Leconte, “La ragazza sul ponte”, con protagonista Vanessa Paradise (Adele),. Il dramma da cui parte la vicenda di questo capolavoro si accomuna a quello di Catherine pur procedendo in direzione contraria: Catherine si suicida nel finale del film, Adele inizia il film con un tentativo di suicidio e lo termina salvando il suo amato in un gesto d’amore umano. Adele rappresenta in tutto il film un’energia erotica che lascia la dimensione d’amore (per sè e per i suoi affascinati) in un pozzo nero ignoto.
Anche qui c’è una disperata ricerca di quello sguardo d’amore che desidera e che accudisce, di uno sguardo che è erotico e materno insieme, senza un’ipertrofia di uno o dell’altro. Uno sguardo mai esperito e mai fatto, ma che Adele piano piano trova in sè stessa, differentemente dalla tragicità di Catherine.

Serate junghiane in Toscana e articolo sulla rivista L’Anima fa Arte

Ieri sera si è svolta l’ultima Serata junghiana di una lunga serie durata 4 anni. Assecondo il mio spirito mercuriale e lascio che le creazioni, donatemi da qualcosa di più grande di me, mutino, si evolvano e lascino il posto ad altre “creature”. Nel nostro paese, esperienze simili stanno già fiorendo, ad esempio a Lecce a cura di Silvana Forchetti e a Sulmona a cura di Francesca Bellini.

Ciò che esiste e ciò che nasce, anche se grazie al nostro lavoro non è nostro, ma è della vita. Nutrirlo e lasciarlo andare sono gli opposti di una stessa qualità, sia che si tratta di un’opera d’arte, di un progetto, di un’azienda o di un figlio. Grazie a tutti per aver contribuito alla vita delle Serate. Intanto vi lascio con l’ultimo numero della rivista (n. 14, dal titolo “Nuvole” ) l’Anima fa Arte, entro cui è presente anche un articolo da me composto, “Calde Nuvole. L’esperienza psichica nella capanna sudatoria” a p. 17.

Per scaricare la rivista in formato PDF: Nuvole

I Sermoni ai morti. Terza Serata junghiana a Firenze

  • Domenica 14 maggio dalle ore 19:30 alle ore 21:00
     
  •  
     
    Galleria la Rosa d’Oro dell’Arte, via Ghibellina 92 rosso, Firenze

     

    Da sempre l’essere umano ha trovato gli insegnamenti della vita dentro di sè. E c’è sempre qualcuno il cui compito è raccogliere gli insegnamenti antichi ed eterni per colmare l’abisso tra inconscio e conscio che separa i vivi dai morti. Riproponendo il mito gnostico, qui Filemone parlerà ai morti che ci tormentano nell’inconscio e nei drammi umani, per ammaestrarli sulle visione della totalità interiore.

    Conduce la serata: Zaira Cestari.

    Per info:

    www.cestarizaira.info
    cestarzaira@gmail.com

    Ingresso libero

Corpo primitivo e Corpo Tecnologico

Primitivo, Tecnologico, Cittadino.

Orvieto, 2016

Techne fuori, imago dentro. Corpo primitivo e corpo tecnologico.

Zaira Cestari

Abstract

La psiche è ovunque. Dentro e fuori.

Tutto ciò che immaginiamo, e quindi creiamo è psiche. Psiche non è solo dentro. Noi siamo nella psiche. Ma psiche non è la nostra coscienza. Non possiamo percepire tutto. Sapere tutto e controllare tutto. Più cerchiamo di controllare qualcosa, più qualcos’altro ci sfugge, come in una legge fisica di omeostasi.

Nella psicologia è clinicamente e fenomenologicamente chiaro che gli esseri umani proiettano all’esterno ciò che è a loro inconscio.

Gli uomini si sono fermati. Hanno costruito e costruiscono attrezzi indispensabili per concretizzare delle intuzioni e delle immagini che vivevano e vivono.

Dentro di sé, a volte impercettibilmente a volte chiaramente, ma fenomenologicamente evidente, gli uomini hanno artigli, zanne, volano e vanno sott’acqua, hanno caverne sicure e esseri viventi minacciosi.

Dentro hanno avventure al limite della sopravvivenza. Fuori di sé, come attraverso l’estensione del corpo, hanno trovato di dominare in qualche modo, attraverso qualche tcenica, il fuoco, hanno messo a punto coltelli e seghe, sottomarini, aeroplani, case meravigliose e guerre spaventose; hanno creato parchi di divertimento, film di vario genere ove rivivere comodamente ciò che è da sempre immaginato e musiche grazie alle quali le emozioni da sempre provate e da sempre umane si riattivano.
Così costruendo macchine che diventano autonome, spaventose e alienanti, l’essere umano ha riprodotto il mondo mesozoico, quello dei grandi sauri, esperienza che è rimasta nel nostro inconscio di scimmia.

E’ necessario tutto ciò? Può essere diverso? Recuperare allora la realtà della natura, nel bene e nel male, recuperare le nostre radici è di fondamentale importanza per vivere più armoniosamente senza dover incorrere in crisi esistenziali così forti come quella attuale.

Pensiero ed esperienza, sono il dentro e il fuori di cui sopra.

In noi vive il primitivo e il tecnologico vive forse fuori di noi. Esiste un ponte tar questi due funzionamenti. Questo ponte esiste nelle immagini, nei sogni, ma anche nel corpo.

Nel corpo è tutto scritto. E’ un documento scritto e orale allo stesso tempo, ed è scritto con una scrittura automatica che è forse possibile decifrare in modo non razionale ma percettivo.

In questa sede, dopo una breve relazione, proporrò un esperienza collettiva di esplorazione immagnifica e sensoriale, ove poter rintracciare quel lungo, complesso e circolare filo che unisce l’abitante della natura con il cittadino abitante tecnologico.

Testo

 

Le macchine che abbiamo inventato sono adesso i nostri padroni, esse sono i nostri nuovi demoni. Esse sono come i vecchi grossi sauri che sono esistiti quando l’uomo ( e donna) era una sorta di scimmia-lucertola (nel tardo mesozoico) e viveva condizionato dalla paura del suono dei loro versi. L’uomo ha ora, con il suo pollice opponibile, inventato di nuovo il mondo mesozoico un altra volta e ridando vita con nuove forme ai mostri che ci schacciano a migliaia con la loro voce e il loro peso:

le enorme macchine nelle fabbriche, le enormi navi e treni e automobili, e tutto quello che è diventato enormemente schacciante tanto che l’uomo è divenuto sua vittima.

Osserviamo la città di New York. Nessuno può dire che si sente un re a New York. Si può giusto sentire una formica sopra un cumolo di formiche e sentire che comunque non conta nulla, è superfluo lì, il cumolo di formiche è l’unica cosa che conta. E’ una città che sembra appartenere a dei giganti, mentre l’uomo è solo una vittima e un servo di quest giganti.

Una grande città rappresenta un relativamente lento olocausto dell’umanità, come Emile Zola si è espresso. L’uomo ha costruito la sua pira funeraria e essa compie il suo compito di distruggerlo, insieme alla terra che lo ospita.

Il compito più alto di un uomo è sottrarre gli animali alla crudeltà.
– Emile Zola

Jung, disse nel 60 (visions seminars, p. 502) : “L’uomo ha portato il pane lontano da milioni di persone,e questo processo di autodistruzione è ancora in corsa senza coscienza; che è davvero il nocciolo della crisi attuale “

Osservando da questa prospettiva vediamo bene come l‘arte è solo un modo particolare di decorare il nido in cui mettiamo le uova .

Ebbene , il punto di vista biologico è che la vita è mangiare, bere, propagare la specie, dormire, 
e morire; ridursi a ciò significa regredire ad uno stato di sola vita biologica. 
Non c'è spazio per lo psichico. 
E' sola natura materiale. E in contrasto con la natura , o al di là della natura è il punto di vista culturale , la nostra civiltà . 
Ma questa è la particolare realizzazione dell'uomo , nessun altro animale ha mai sognato e realizzato la cultura.
È una condizione di per sé , una creazione dovuta all'aumento della coscienza umana , e questo ha prodotto un mondo 
nuovo e diverso .La superficie del mondo è cambiata .Si hanno visioni sottoforma di convinzioni ad esempio, 
rispetto a dove deve andare l'acqua  e la si mette dove l'acqua non è mai stata e non dovrebbe essere : 
un canale che va anche oltre le colline , contro tutte le leggi della natura .
E si hanno visioni di  strade dritte e vengono realizzare , linee rette sulla terra , che non sono mai state viste prima ; 
l'unica linea retta che sia mai esistito in terra era il solco di una meteora .

" Ma la storia insegna che l'uomo civilizzato fin'ora ha distorto troppo la sua parte fisica animale, il suo passato animale, 
e così ciò si manifesta anche, nella realtà esterna: troppa civiltà rende gli animali  e la natura, malati" C.G.Jung, visions seminars, 1960. 

Gli uomini fanno agli animali ciò che sono capaci di fare ai propri simili: 
gli allevamenti di bestiame e i macelli sono il prototipo dei campi di concentramento 
così come c'è analogia tra l'uso degli insetticidi e le armi chimiche, e via dicendo.
S. Mordysnky 

Eppure le cose non sono così semplici come sembra. Il desiderio egoico  (Eros) dell'uomo, è una componente essenziale 
dell'uomo,  discutibile ma c'è e rimarrà sempre così, qualunque sia la filosofia spirituale che dica qualcosa a proposito. 
Il desiderio egoico appartiene proprio a quel lato di natura animale originale dell'uomo che durerà finché l'uomo ha un 
corpo animale.
L'altro lato dell'uomo è correlata alle più alte forme dello spirito, a immagini psichiche, non egoiche. 
L'uomo e le sue opere contribuiscono all'equlibrio solo quando lo spirito e l'istinto, o Il sé e l'ego sono in armonia cosciente.

Se uno o l'altro aspetto manca, il risultato è sempre un tipo o l'altro di rigidità che vira verso il patologico, che sia fisico, 
psichico, sociale, ambientale, politico.

Troppa animalità distorce l'uomo civilizzato ma troppa civiltà rende gli animali malati.

Questo dilemma rivela la grande incertezza rispetto al tema  del desiderio, della cultura, dell'arte e delal tecnologia. 
Perché, in fondo, Eros  (il desiderio) è un potere che trascende il singolo individuo, è archetipico, è comune a tutti. Ma il trionfo sulla natura viene pagato a caro prezzo.
La natura non richiede spiegazioni di principio, ma chiede solo tolleranza (ovvero non violenza) e la saggia misura. 

«Quando alzate lo sguardo al cielo e vi meravigliate della bellezza delle stelle, queste vi appaiono non come sono ora, ma come furono innumerevoli milioni di anni fa. Stando alle apparenze, è una nuova stella quella che vedete risplendere, ma quella stella brillò per la prima volta quando in Egitto regnava Tutankhamon e può darsi che oggi non esista più. Se per miracolo tutte le stelle del cielo venissero spazzate via da un momento all’altro, noi continueremmo a vederle […] ancora: dopodicchè, forse, inizierebbe a scomparire la prima, e venti o cinquant’anni più tardi potrebbero seguirla altre, ma il cielo continuerebbe a starsene là come prima, e ci vorrebbero innumerevoli milioni di anni prima che svanisse l’ultima.

Perciò noi viviamo sempre in tempi in cui cose che sono state esistono ancora. La sola cosa spiacevole è che non sia possibile vedere ciò che si trova nel futuro. Il nostro inconscio, però, è in qualche modo in anticipo rispetto ai nostri occhi e ha una qualche nozione delle cose che saranno, poiché è dal passato più remoto che viene creato il futuro.»

(C.G.Jung – dai seminari dello Zarathustra di Nietzsche tenuti del 1934-39. Edizioni B.Boringhieri, p.48-49, 2014)

 

In questa corsa tecnologica, alla misura, alla vivisezione, del desiderio adolescenziale distruttivo, occorre ritornare alla terra , alla Madre, a recuperare ciò che è stato calpestato per permettere questa corsa. Infatti, affinche questa corsa si riequilibri è necessario ricorrere anche a ciò che ricorda a questa corsa, che non è possibile controllare la natura, possederla, fermarla, e ricrearla.

Lowen suggerisce un atteggiamento di umiltà, di presa di coscienza della propria impotenza nei confronti dell’universo. I suoi esercizi di grounding della bioenergetica mirano proprio al radicamento a terra, al ripristino di un contatto sano con il suolo, con le origini.

L’atteggiamento tipicamente patriarcale del predone va abbandonato. Se l’uomo si fa piccolo, particella di una vastità più ampia, la sua coscienza può espandersi, la natura torna a vivere nella carne ed egli può tornare a sentire in sé la grandezza della forza immensa della natura. Può trascendere.

La bioenergetica si è ispirata dall’osservazione della forza e della sicurezza degli animali, padroni del loro spazio, e dei primitivi, in balia dei fenomeni naturali ma al tempo stesso fedeli alla divinità insita nella natura.

La pratica terapeutica della bioenergetica insegna ad affidarsi, lasciare andare il controllo, lasciarsi andare. Lowen fa la metafora del cavallo: se il cavaliere dovesse svenire, il cavallo lo porterebbe a casa. La parte inferiore del corpo, la parte psichica primitiva va riconosciuta, accetata, contemplata nella sua irrazionalità

Lowen dice: “la personalità integrata si costruisce a partire dal suolo”.

Gli esercizi di grounding che proporrò, sono volti a percepire la terra sotto i piedi, a distinguerne il ritmo e a riconoscere il proprio

Molti disequilibri chiamati disturbi fisici hanno a che fare con una non integrazione dell’inconscio nella vita cosciente e della memoria o coscienza corporea. La memoria del corpo si manifesta spesso con sintomi somatici, sensazioni corporee e sentimenti, tensioni muscolari, e movimenti divenuti abituali.

Riappropiarsi dell’esistenza corporea è una goccia importantissima per quel mare che può controbilanciare la corsa sfrenata del technè contro il primitivo, contro il corpo.

 

 

9 aprile 2017 Serata junghiana a Firenze: Il confronto con l’Io.

Ore 19, 30, Via Ghibellina 92, rosso. Ingresso gratuito.

Finalmente il tema dei prossimi incontri a Firenze finalizzati alla conoscenza del messaggio piu universale contenuto nel Libro Rosso, si è chiarito.

L’intero libro intreccia l’esperienza personale di Carl Gustav Jung con intuizioni che attingono a e colgono dinamiche archetipiche che sottendo al succedersi dei tempi e delle coscienze collettive.

Approfondiremo l’ultima parte del libro, “Le Prove” considerate dai curatori la terza parte del libro, come una sezione a se come le precedenti chiamate “Liber Primus” e “Liber Secundus”. Questa ultima parte chiarifica l’intero viaggio interiore testimoniato nelle parti precedenti. Jung è riuscito a contattare il Sè (la parte totale della psiche, più grane rispetto a cio con cui la nostra identità si, appunto, identifica) e ad osservare l’Io, quella parte della coscienza con il quale l’essere umano si identifica, con certi confini più o meno netti e più o meno saldi. Non si tratta quindi di un viaggio di fuga nell’inconscio come può avvenire in certe esperienze di forte disagio, ma un viaggio di esplorazione per riconnettere l’Io alla totalità.

La scelta di approfondire l’ultima parte dell’Opera si motiva da un osservazione quotidiana e clinica della più diffusa difficoltà dell’essere umano che gli procura regressioni, rigidità e conflitti sia interni che esterni. Il tempo attuale, caratterizzato da un ultima disperata ricerca di un ideale esterno e di una connessione con gli altri e con il mondo attraverso l’esperienza esteriore, manifesta una tendenza collettiva ad un irrigidimento identitario che porta con sè odio, sfiducia e diffidenza verso l’alterità rispetto all’identità dell’Io.

Suggerisco a tutti di leggere personalmente il testo intero per attivare la funzione che percepisce il mondo immaginale ed interiore. Ma in queste sessioni collettive, scelgo ora, di diffondere il senso del limite di questo Io, che penso sia l’unico modo per iniziare ad osservarlo come una parte di sè, e a scorgere che cè altro da osservare, conoscere e accettare per poterlo comprendere (intuitivamente) domare e umanizzare.

Questa sezione è la più connessa alle immagini mandaliche del Libro Rosso (O Liber Novus), come espressione dell’eperienza interiore della totalità psichica. Domenica inizieremo da…

Systema Munditiotius, C.G.Jung (1955)

“Sono riluttante, non riesco ad accettare questo nulla vuoto che sono. Che cosa sono io? Che cosa è il mio “Io”? Ho sempre dato per scontato il mio “Io”. Adesso è lui a stare davanti a me…e io sto davanti a lui. Adesso ti parlo o mio “Io”. (…) Ti lamenti che i tormenti non sono ancora terminati? Lascia che te lo dica: sono appena cominciati. Tu non hai nè pazienza nè serietà. Solo quando si tratta del tuo piacere, tu elogi la tua pazienza. Per questo raddoppierò i tuoi tormenti affinchè impari la pazienza. Tu trovi insopportabile il dolore, ma ci sono cose che fanno ancora piu male e puoi infliggerle agli altri con la massima ingenuità, adducendo come scusa di essere ignaro. ” P.333 Liber Novus, C.G.Jung

Anoressia, Bulimia: la psiche e il nutrirsi

Il 27 marzo 2017, si è svolta una rubrica online, alla quale ho partecipato come “esperta”, promossa da Professioniste Insieme di Pisa, chiamata “Rispondi all’Esperta”. Il tema affrontato è : Disagi legati al cibo: Anoressia e Bulimia.  Riporto qui il dialogo della rubrica.

Dipinto di Anne Bachelier

Membro di Professioniste Insieme: <<Zaira, l’argomento è molto delicato e ostico. Una cosa che ho notato è che quasi sempre il problema viene affrontato molto tardi, quando magari la persona che ne soffre ha iniziato a mostrare segni abbastanza grossi. Quali sono secondo te i segnali da non sottovalutare nel comportamento di una persona che inizia ad avere questi problemi e in che modo si possono aiutare oltre, ovviamente, ad avvicinarli ad una psicoterapia adeguata? Grazie>>

 

Risposta: <<Ciao. Si, l’argomento è molto delicato e interpretato spesso in modo superficiale come qualcosa di legato all’immagine corporea o ai modelli mediatici. La profondità delle persone che sviluppano un DISAGIO LEGATO AL NUTRIRSI, coinvolge significati difficili da scorgere. In generale il problema del nutrirsi sopraggiunge quando nasce un conflitto tra identità sociale di appartenenza e identità personale ed essenziale, laddove l’identità sociale che si NUTRE dell’appartenenza ad un gruppo sociale ( famiglia, gruppo sportivo, compagnia di amici, gruppo dei coetanei, etc) contrasta molto con l’identità individuale. A livello contestuale ciò richiama il rapporto con, proseguendo dal microsistema al macrosistema, la madre, il femminile in famiglia, il femminile nel sociale e il femminile nella storia ( e qui si chiarisce quanto queste persone manifestano un disagio che parla di storia). Si può pensare a ciò anche se a manifestare il disagio è una persona di sesso maschile. All’interno di questa ottica è importante prestare più attenzione quando la persona mostra gran sensibilità e conflitto nel gestire il suo corpo: da una parte grande ostinazione per fare ciò che vuole e non lasciarsi influenzare dagli altri, dalle mode, dalle abitudini ( cibo, vestiti, ritmi) e dall’altra parte tendenza a lasciarsi andare molto alla situazione sociale in cui si trova dimenticando invece le sue necessità personali. Questò è un conflitto molto profondo, che può portare disagi legati all’alimentazione, laddove alimentarsi è sia rito sociale sia bisogno individuale. I primi segnali di un disagio che già si manifesta tramite il nutrirsi, è quando una persona parla molto di cibo mostrando ansia e quando tenta di avere tanto controllo sulle situazioni sociali di convivio ( cene, pranzi, aperitivi). Un altro segno che però non è univo per i disagi dell’alimentazione è sia un bisogno costante di contatto con il proprio corpo ( esercizi fisici, specchio…) e dell’altro una difficoltà a vivere il proprio corpo ( rigidità muscolare, respiro alto e corto, tendenza frequente alla somatizzazione). L’aiuto non professionale che suggerisco è avvicinarsi a queste persone non come a delle persone che manifestano un disagio, ma come a persone profonde che manifestano un disagio di tutti, quello legato all’ascoltare sè, e la natura, vs ascoltare il sociale, gli altri e cio che si dice sia un “bene”. Quindi a riconoscere una saggezza nel disagio stesso. Altro suggerimento è creare un atmosfera di compagnia priva di regole e di costrizioni, ove la persona si possa sentire a suo agio e non osservata, ma nello stesso tempo “vista”, contenuta e amata. Altro suggerimento ancora è ritrovare dentro di sè, ciò che ci accomuna alla persona e parlare dei propri conflitti interiori con tranquillità, per aiutare la persona a riconoscere i suoi bisogni come non strani e lontani da un mondo sociale. Spero di essere stata utile. Per ulteriori domande potete scrivermi a cestarizaira@gmail.com. Ciao!!!>>

Membro di Professioniste Insieme: <<Grazie Zaira per la risposta, molto esaustiva e spero possa essere di aiuto anche ad altri.>>

Commento al film “Silence” di Martin Scorsese

SILENCE

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Sono forse questi pensieri scomodi, a che forse potrebbero urtare, senza la mia intenzione, chi a fede, ma che forse hanno qualcosa del mondo, nè brutto nè bello. 

Fino alla comparsa dell’interprete giapponese che spiega a Rodriguez qual’è l’epistemologia di riferimento dell’agire giapponese nei confronti dei “conquistadores” cristiani, ho faticato a rimanere nella costanza di finire il film.

La fenomenologia cristiana, mi tocca con una violenza (ad un livello psichico) tale che la violenza giapponese  (fisica) la percepivo poco consistente

L’interprete placa quell’inflazione cristiana che appesantisce gli animi insegnando il rifiuto e la vergogna del male, tanto che la proiezione dell’ombra diventa feroce. L’interprete con grande calma, vede quel complesso che sta agendo ciecamente e che purtroppo ha agito per secoli plasmando la psiche e il pensiero europeo e lo osserva come se lo conoscesse, come se fosse una  delle tante forme dell’energia che agisce nella psiche umana. 

Ho vissuto quella fede estrovertita dei cristiani, questa proiezione di un sè fuori di sè, come qualcosa di distruttivo, come un movimento non verso il centro ma verso la periferia, un movimento che consuma la coscienza, mentre quella feroce dittatura giapponese come una compensazione inconscia a quella coscienza che abbraccia la consolazione di un perdono, la consolazione di fare a meno di sè, di essere stretti da un abbraccio di un padre gigantesco che porta tutte le croci. Mentre Rodriguez vive l’inflazione del buono, il cui orgoglio lo rende il figliol prodigo che lo farà entrare come un eletto tra i ranghi più alti vicino al Padrone chiamato Dio, la ferocia giapponese riporta questa inflazione alla natura, saggia e crudele. 

Nonostante tutta quella violenza, ieri sera, nello sdraiarmi nel fouton giapponese,steso su un tatami giapponese, ho sentito pace. Come se la visione avesse riequilibrato un poco quel sentore di violenza simbolica della chiesa dalla patristica in poi. 

Quei roghi, quelle torture non erano altro che l’ombra stessa di quella religione che ha agito nel nome del bene e del buono. Per servire il padrone. Servire il padrone è tradire se stessi e i propri fratelli. E’ il bravo scolaro la cui intera energia è conquistare il benestare dell’insegnante. 

Tradire se stessi è fidarsi dell’altro. Fede e spiritualità sono forse due opposti incarnati qui da occidente e oriente.  La fede può essere un tradire se stessi, e questo Ferreira lo comprende bene quando asserisce che il Giappone lo ha portato a riavvicinarsi alla propria natura. Rodriguez non può, è più fragile. I cristiani rincorrevano illusioni, lasciando dietro di sè, in una negazione profondissima, ciò che non va bene, pensieri, desideri, persone; mentre i giapponesi impongono saggezza, con violenza fisica. Da una parte i sentimenti, da una parte i pensieri. Non c’è cosa più giusta o cosa più vera. 

Le mie non sono parole politiche, ma dettate da un percepire che da voce a un vissuto spesso celato. Forse il tutto tende a un equilibrio. 

La violenza chiama violenza, l’amore chiama amore. Un estremo può essere riequilibrato solo da un altro estremo. Questo processo è stato chiamato eneantiedromia, e spesso è necessario. 

Spero di non aver urtato nessuno, in tal caso sono disponibile a proseguire il dialogo. 

Commento al Film “Gloria” di J. Cassavetes (1980)

Una notte d’estate (Gloria) è un film del 1980 diretto da John Cassavetes.

Il film ha vinto il Leone d’oro alla 37ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Ricordo che questa non è una recensione, ma un commento al film, da leggere, nel caso non si volesse provare l’effetto spoiler, solo in seguito alla visione del film, al fine di stimolare o confrontare una propria lettura, riflessione, evocata dalle immagini e dalla sonorità del film.

Commento di Zaira Cestari

Durante tutto il film, al di là e oltre, oppure prima, dei temi che caratterizzano l’opera, ho avvertito un filo, forse sottile, ma tenace e che calamita su di sè molte emozioni, espressioni e dialoghi.

Questo filo si rintraccia principalmente appunto tra i dialoghi dei protagonisti, Gloria e il bambino portoricano. Eppure anche quando le conversazioni di Gloria con altri personaggi emergono, rivelano la presenza di quel filo.

Quel filo pare essere teso tra l’esserci e il perdere, tra il “ci sono” e il “non sono per te”, tra l'”affidiamoci”e il “separiamoci”, tra il “vivere” e il “sopravvivere”.

La tensione è sottolineata dalla musica e dai ritmi delle scene, che sono incalzanti, dinamiche e di forte impatto emotivo. Le sparatorie e gli inseguimenti sono solo i contorni del dibattito del susseguirsi delle dimensioni prima indicate.

Il bambino, reagisce agi eventi drammatici guardando il presente e provando ad accettarlo, amarlo, dargli un nome, trovare una sua collocazione dopo aver perso ogni riferimento stabile e ogni coordinata conosciuta. Si rivolge a Gloria adorandola, odiandola, adulandola e offendendola. Gloria  cercando una strada per il bambino, si ritrova a re-immaginare la sua. Entrambi hanno già scelto, e cosi accade quando nella novità si pone un conflitto. La novità porta in se il lutto per il vecchio, ma se non ci fosse scelta non ci sarebbe nemmeno conflitto e tensione.  La scelta, profonda e vera non significa infatti rimozione immediata di ciò che prima era, ma rimescolamento di tutto l’essere, della sua storia e dei suoi fini.

Durante tutto il film si assiste alla bufera che comporta il processo che porta dall’innamoramento all’amore. L’esterno pare a tratti qualcosa che porta respiro, a tratti qualcosa di minaccioso. Gloria aveva il suo equilibrio e la sua indipendenza, tutti presupposti per sperimentarsi donna pienamente senza intrighi, legami, dettami, e impegni di qualche genere. Ma come diceva il nostro Jung da qualche parte, non ci si individua in cima all’Himalaya. Nella solitudine e con se stessi è possibile raggiungere la pace, l’illuminazione, la spiritualità, tutte carte necessarie per un vero incontro con il mondo. Ma l’essere umano non è solo yoga, meditazione, equilibrio con se stessi, è anche essere sociale e essere complesso. In Gloria c’è anche una mamma: il gatto le permetteva di esserlo in un certa misura. Arriva poi il piccolo portoricano che le mostra che forse c’è un’energia piu grande nel suo essere madre.  E durante il film, affrontando le vicissitudini che il mondo e la vita pone, in questo caso complicate e rischiose, si misura con quell’accoglienza che ribalta le priorità, le paure e i desideri.  La nuova dimensione di vita emerge piano piano portando all’epilogo ove la scelta è dichiarata e chiara per tutti.

Anche il bambino percorre piano piano la strada che lo porterà ad appartenere ad una nuova famiglia, ad una nuova casa. La sceglie nel momento in cui , all’inzio del film, entra nella casa di Gloria, diversamente dalla sorella che preferisce morire. Scegliendo se stesso, sceglie anche Gloria, o scegliendo Gloria, sceglie se stesso. L’innamoramento è in atto. Ma prima di divenire la bella mamma, Gloria è dapprima brutta, poi fidanzata da lasciare e da farsi lasciare. I conflitti dovuti al lutto pongono una strenua difesa di fronte al nuovo che arriva. Il nuovo è sabotato, minacciato, ferito, rovinato. Ma se trionfa, è amore.

La scena finale è un trionfo d’amore