Zaira's Blog

Sacrifico e rigenerazione: anoressia e digiuno a confronto

Zaira Cestari

14/12/2018

IL DIGIUNO

“In tutte le tradizioni il digiuno ha avuto un ruolo di primissimo piano. Nel mondo antico, la guarigione dalle malattie era centrata sulla depurazione: liberarsi dalle tossine alimentari era considerato il fulcro della cura. Ma questa pratica non aveva soltanto un significato terapeutico, bensì permetteva agli uomini di coltivare la propria dimensione spirituale, aprendo le porte verso i territori sacri e le energie più sottili dell'anima.” (Morelli, 2018)

Nella storia comparata delle religioni è di rilievo la pratica del digiuno come rituale per avvicinarsi a Dio, alla dimensione spirituale. All'epoca dell'antica civiltà egizia, il digiuno veniva osservato in concomitanza con la luna nuova, intuita come segnalante il momento propizio per la rigenerazione. Nella tradizione chassidica, ebraica, il digiuno è descritto come mezzo per accedere ad una dimensione interiore, non contaminata dalla dimensione terrena ed esteriore che viene assimilata, in via privilegiata, attraverso il cibo. Dalla religione cristiana a quella ebraica, dalle popolazioni indigene e sciamaniche dell'America a quelle dell'Africa, la dimensione archetipica della purificazione, per ricercare l'aspetto spirituale di sé e del mondo, è ricercata attraverso varie forme di digiuno, rituali e ben delimitate e momenti finiti che creano una parentesi necessaria alla mondanità quotidiana.

Ciò che le tradizioni religiose intuivano i[...]


Psicologia e corpo. La mano sinistra: Altra mano

Zaira Cestari

23/08/2018

(Immagine gentilmente concessa dal blog Jung Italia)

L’ESPERIENZA SENSORIALE

Tra le immagini che più, silenziosamente accompagnano la mia atmosfera psichica, c’è un gran bollo rosso dipinto sulla mia mano destra.Credo fosse la seconda elementare, la lezione di “didattica”, l’ora della terza maestra, oltre all’ora della maestra di italiano e a quella di matematica.La ricordo come l’ora più luminosa, chiara, trasparente, forse per l’aula più esposta al sole, o forse per la specificità di ciò che veniva affrontato: in quell’ora si facevano le cose “vere”, i regoli per contare venivano costruiti in grande, i diagrammi venivano disegnati sul pavimento e i bambini divenivano i costituenti degli insiemi, la sinistra e la destra si imparavano con bolli rossi e gesti tipici.

Il passato legato all’esperienza e al tempo delle scuole elementari lo avverto, per mia “fortuna” e gioia, come qualcosa di fluido, le immagini si susseguono una accanto all’altra come legate da un senso coerente, non ci sono nette predominanze né di intensità né di valore.Ma quel bollo rosso sulla mano destra mi accompagna silente in ogni mio gesto. Quel bollo rosso emerge dal tutto dei ricordi come qualcosa di cruciale. Se mi soffermo, ricordo distintamente la maestra che mi ridisegna il bollo sulla mano giusta.L’avevo disegnato sulla sinistra quando aveva detto: “disegnate un bollo sulla mano che preferite”. Non ricordo quale pensiero accompagnò la mia scelta della mano preferita, e se mai ci fu una consapevolezza rispetto a quale fosse la mia mano prediletta.

 

SENTIMENTI DI RADICI<[...]


L'introversione non è asocialità o malattia

Zaira Cestari

22/08/2018

(Dipinto di Edvard Munch -Passeggiata sul Corso Karl Johann)

Introverso non è associale o malato.

C’è moltissima letteratura ormai a proposito dello stile di educazione nutrito, e nutriente, per il tipo di mondo nel quale viviamo. Già con questa frase manifesto la volontà di introdurre il tema dei “tipi”. In questo campo, parlando di educazione, non intendo entrare nella sfera di competenza antropologica, comparando società monoteistiche con quelle animistiche, e luoghi dove la corsa tecnologica predomina, con paesi ove lo stile di vita non ha scelto la tecnologia. Parlo di tipi di mondi, dal punto di vista psicologico, ove un tipo di sguardo ha collettivamente predominato su di un altro.Già Jung con il suo testo Tipi Psicologici approfondisce il problema dei tipi nella storia dello spirito, nella poesia e nella letteratura e  nella filosofiaNon è raro sentire la lamentela di come il modello educativo ancora vigente non vada bene.Le lamentele, così come i sintomi, esprimono, più inconsciamente rispetto ad un assunzione di responsabilità più attiva,  esigenze di cambiamento. Il modello educativo spesso manifesta il tipo psicologico dominante in una data società. Quando esso non risponde più ai bisogni, si pongono a mio avviso due serie di problemi: il fatto che il collettivo e dunque ciò che è valido collettivamente tende a cancellare dalla coscienza ciò che da esso differisce;  e il fatto che più l’alternativa è rimossa, in ombra,  più il movimento di cambiamento è violento. L’inconscio che vuole manifestarsi esprime i suoi contenuti in modo au[...]